Elaborazione del lutto

Per me la morte non è più un tabù, la trovo normale.

Stefano

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Ho vissuto una serie di lutti, quasi a cascata, ora ho interiorizzato la morte, come un fatto del tutto normale a cui assistere, trovo normale che la gente muore, trovo altrettanto difficile provare empatia per chi è morto e per chi rimane.
Mi sembra normale che non tutti debbano vivere e che qualcuno possa morire.
Non sto dicendo che intendo negare il diritto alla vita, per me rimane inalienabile, tuttavia sto dicendo che per gli equilibri che si sono creati in questo paese, c'è chi fa di tutto per salvare vite, per gli altri, senza chiedere nulla in cambio, poi negli ospedali arrivano gli incompetenti, i raccomandati e gli incapaci, di conseguenza per paradosso, chi ha fatto di tutto per il diritto alla vita, di vita perde la propria, come è successo alle persone che mi sono venute a mancare.
Non vi chiedo di immedesimarmi in me, quanto meno vi auguro di provare ciò che da anni sto provando io. Il mio senso di morale resta intatto? Eccessivo o difettoso?
Non mi importa cosa pensate di me oggi, dopo ciò che ho scritto. L'esperienza mi insegna che nonostante le vostre vite perfette, i bei sorrisi, i vostri fantocci e valori propinati dalle vostre famigliole "mulino bianco" o non… domani morirete. Se non morirete domani, morirete oggi, non sarò certo io a pagarvi il funerale o a rimpiangervi.
Grazie in anticipo per le risposte (anche per quelle scortesi).
Saluti

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno Stefano, a volte il dolore, soprattutto quando e' difficile da sopportare ci puo' rendere cinici o indifferenti.


A volte ci puo' schiacciare talmente tanto da allontanarci dalla vita e la vita non e' quella del mulino bianco, quella e' una rappresentazione, la realtà e' ben altro. Allontanare il dolore significa perdere pezzi di vita e perdere di vista le emozioni belle come l'empatia.


Le auguro di ricomporre i pezzi della sua vita


 


 

Gentile Stefano,


Trovo molto forte il suo desiderio di condivisione della sua esperienza con la morte. Esperienza che sembra essere stata molto dolorosa, anche se ora lei avverte, e le credo, di non avere più sentimenti di disperazione o tristezza in relazione ad essa. Non credo che questo abbia a che fare con la morale, mi sembra piuttosto che questa "desensibilizzazione emotiva" possa essere una valida difesa da quei sentimenti molto forti che immagino possa aver provato nella cascata di lutti che racconta di aver vissuto.


Mi sembra, comunque, che non siano completamente sparite tutte le emozioni riguardo alla morte e alla sua accettabilità. Qualcosa è rimasto, tanto che lei si è trovato a scrivere su questo portale. Credo sia molto etico il fatto che lei si stia interrogando su questa apparente insensibilità e sulla rabbia che sembra accompagnarsi ad essa, perché è un atto di salute e di responsabilità prendersi cura del proprio benessere emotivo.

Buongiorno Stefano,


la sua lettera è scortese. È vero. Anche perché la scrive a noi che non La conosciamo.


Se la sua collera è dettata dal fatto che ritiene la causa della morte di qualche suo congiunto dovuta all’inefficienza di strutture ospedaliere o ad inadempienze mediche, allora potrebbe esserLe utile rivolgersi ad un avvocato per verificare che esistano elementi concreti e sufficienti per ricorrere, eventualmente, ad una causa legale.


Se, invece, La sua collera è la conseguenza di un accumulo di sofferenza per un susseguirsi di perdite care, allora le suggerisco di valutare la possibilità di richiedere un sostegno psicologico. La morte è un fenomeno universale e quindi un evento naturale, lo sappiamo bene tutti, tuttavia quando se ne fa esperienza, può essere difficile accettare il dolore e la sofferenza (in chi rimane).


Chiedere aiuto quando si è in difficoltà non è mai segno di debolezza, ma la contrario prova della nostra semplice e modesta condizione di esseri umani.


AugurandoLe il meglio, la saluto cordialmente.

Salve Stefano,


è un tuo diritto pensare ciò che scrivi, provare determinate emozioni e comportarti nel modo che ti senti di fare (sempre, ovviamente nel rispetto degli altri)... Detto ciò, il tuo messaggio mi rimanda tutta una serie di altri messaggi e si sensazioni....In questo contesto quello che vorrei scriverti è una frase che mi ha colpito in un libro che ho letto tempo fa:


"Ogni perdita fa fare i conti con quella parte di di sé che con quella persona risaltava di più...Chi se ne va ci priva non solo della sua presenza e di tutto ciò che questa ci dava, ma anche di quella parte di noi che brillava con e per quella persona....".


Cordiali saluti

Gentile Stefano,


il suo sfogo non merita risposte scortesi, anzi il dolore che emerge dalle sue parole merita un profondo rispetto. 


L'elaborazione del lutto (dei molti lutti che ha subito) è un cammino lungo e doloroso  che passa anche attraverso la rabbia e la disperazione, ma può essere superato.


Non le suggerisco di rivolgersi ad un collega perchè penso che in questo momento, non accetterebbe un consiglio di questo tipo  ma le auguro di arrivare alla consapevolezza che la vera accettazione della morte passa anche attraverso l'accettazione della vita stessa (di cui la morte è parte integrante in quanto esito inevitabile) in tutti i suoi aspetti: è molto giovane, non si chiuda alla vita ed alle opportunità che può ancora offrirle.


Mi rendo conto che ciò che le dico potrà sembrarle assurdo in un momento come quello che sta attraversando ma glielo auguro di cuore.

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