Allontanarsi per Recuperare o cosa ?

NICHOLAS

Buongiorno a tutti, ho 36 anni e la mia compagna 35. Abbiamo un figlio di 8 anni e siamo insieme da sempre. Quando avevamo circa 20 anni ci siamo allontanati per circa un anno e mezzo, poi da quel momento siamo sempre stati insieme, con momenti bellissimi ed altri meno.
Conviviamo dal 2012 ed abbiamo casa nostra dal 2016. La casa è della sua famiglia, che abita sopra. Persone fantastiche, mai invasive o inopportune. I classici nonni salvavita che ci hanno permesso di vivere momenti da fidanzati con serenità e leggerezza.
Siamo una coppia che non si è assolutamente annullata dopo la nascita del figlio: abbiamo sempre il piacere di fare cose insieme e di vivere momenti con nostro figlio senza, come scritto sopra, far mancare i momenti solo per noi. Anche dal punto di vista dell’intimità è sempre andato tutto benissimo.
Le nostre posizioni economiche personali sono molto diverse. Io mi occupo della maggior parte delle spese senza mai far pesare nulla, perché lo faccio sempre felicemente. Nel periodo della gravidanza questa situazione economica le ha permesso di fare la mamma e poi, grazie all’aiuto dei genitori, ha deciso di tornare a lavorare senza però trovare mai una situazione stabile.
Purtroppo alcuni miei lati personali hanno creato delle crepe nel nostro rapporto. Per anni sono stato incapace di ascoltarla, di gratificarla dal punto di vista familiare, inteso come farla sentire importante per ciò che faceva tutti i giorni come mamma e come compagna.
Il problema principale, anche dopo questo periodo in cui ho molto dialogato con me stesso, è che ho sempre provato molte emozioni ma ho sempre fatto difficoltà a trovare il modo di tirarle fuori. Ora, ed anche lei lo ha notato perché la persona con cui si confida me lo ha fatto presente, ho capito che esprimermi è quello di cui ho sempre avuto bisogno e che potrebbe farmi vivere in armonia, in primis con me stesso e con gli altri.
Sono un paio di mesi che la rottura sembra irreparabile. Dentro casa viviamo sempre in armonia: non ci sono litigi, non ci sono momenti di tensione, anzi, parliamo del più e del meno. Siamo andati anche a cena con amici e condiviso momenti spensierati, ma la distanza emotiva è chiaramente percepibile.
Lei mi ha chiesto spazi, quindi durante il giorno non ci sentiamo se non per cose legate a nostro figlio, anche se lei sporadicamente condivide con me dei fatti. È stata ad una riunione della scuola e poi siamo stati al telefono per 40 minuti per spiegarmi tutto. È stato veramente bello.
Ho purtroppo maturato l’idea che solo non stando sotto lo stesso tetto potrebbe veramente capire se è questo quello che vuole o se sono ancora io quello che vuole. La gestione di un figlio non sarebbe assolutamente un problema per via del sostegno di entrambe le famiglie.
Chiaramente ho una grossa paura che, uscendo da quella porta, potrei non rientrare più.

8 risposte degli esperti per questa domanda

Buon pomeriggio Nicholas, quello che sta vivendo è del tutto umano, quando una relazione entra in una fase di forte sofferenza e distanza affettiva. Un nucleo può con le sue ambivalenze costituire  complessi sistemi relazionali che influiscono e possono condizionare la relazione, agendo sulla coppia. Responsabilità e differenti bisogni possono inoltre orientare a momenti di confusione, facendo emergere blocco, paura e forte sofferenza.

Potrebbe essere utile approfondire insieme, la situazione molto delicata che merita tempo e spazio, per comprendere il significato delle attuali richieste emotive, ritrovare la lucidità per fare le scelte più giuste e ritrovare il benessere necessario.

Sperando di esserle stata utile, per un approfondimento mi trova online per un primo incontro conoscitivo. Un caro saluto.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Buonasera Nicholas,

da quello che descrive, il problema non sembra la mancanza di affetto o di storia condivisa, ma una distanza emotiva che si è costruita nel tempo, soprattutto attraverso difficoltà comunicative e bisogni rimasti poco ascoltati. Il fatto che oggi riusciate ancora a stare bene insieme in alcuni momenti è un segnale importante: spesso, nelle rotture davvero definitive, anche la serenità quotidiana viene meno.

La sua paura è comprensibile: separarsi fisicamente può essere vissuto come un rischio concreto di perdita. Ma è anche vero che, a volte, continuare a convivere mentre il rapporto è sospeso mantiene entrambi in una zona ambigua in cui è difficile capire cosa si prova davvero.

Più che convincerla o “fare tutto giusto”, forse ora il punto è continuare a mostrarsi autentico e coerente nei cambiamenti che ha iniziato a fare, rispettando però anche il bisogno di spazio che lei sta esprimendo. Le relazioni raramente si recuperano nella paura; più spesso si recuperano quando entrambi riescono a sentire con chiarezza cosa desiderano davvero.

Rimango a disposizione 

dott.ssa Rossi Greta 

Dott.ssa Greta Rossi

Dott.ssa Greta Rossi

Padova

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Gentile Nicholas,

ci sono storie in cui la distanza sembra l’unico modo per respirare, e altre in cui la distanza rischia di diventare un modo per non guardare ciò che fa davvero paura. La vostra, da come la racconti, è una storia che vive esattamente in mezzo: lei ha bisogno di spazio per capire cosa sente, e tu hai bisogno di capire se questo spazio può diventare un ponte o un confine definitivo. E la verità è che entrambe le cose possono essere vere allo stesso tempo.

Lei si è allontanata non perché non provi più nulla, ma perché per anni ha portato dentro un bisogno che non riusciva a dirti: quello di sentirsi vista, riconosciuta, scelta non solo nei fatti, ma nelle parole, nella gratitudine, nella tua capacità di farle sentire che aveva un posto importante nella vostra vita. Quando questo bisogno resta troppo a lungo senza risposta, qualcosa si spegne lentamente, senza rumore. E la calma che vivete oggi non è pace: è protezione. È il modo in cui lei cerca di capire se dentro ha ancora spazio per restare.

Tu, invece, sei arrivato nel punto più doloroso: hai trovato le parole proprio quando lei non riesce più a riceverle. È una delle ingiustizie emotive più difficili da sopportare, ma non rende inutile il tuo cambiamento. Lei lo vede, anche se non sa ancora cosa farne.

E qui entra la parte che forse non ti sei ancora concesso di dire ad alta voce: la distanza può aiutare, ma non può sostituire il dialogo. Se c’è davvero qualcosa da salvare e  da come ne parli, qualcosa c’è, allora serve un momento vostro, un tempo in cui non siete genitori, non siete coinquilini, non siete due persone che cercano di non farsi male. Siete solo voi due, con la vostra storia davanti. Un momento in cui provare a nominare ciò che vi ha ferito, ciò che vi ha allontanati, ciò che vi fa paura. Perché certe distanze si chiariscono solo parlando, non tacendo.

La tua idea di allontanarti non è sbagliata: a volte serve davvero uscire dal ritmo quotidiano per capire cosa si muove dentro. Ma se deciderai di farlo, fallo non come un gesto di resa, ma come un gesto di verità. E prima di farlo, prova a proporle un incontro sincero, un tempo protetto in cui dirvi ciò che non avete mai avuto il coraggio di affrontare. Perché se riuscite a parlarvi davvero, se riuscite a mettere parole dove per anni ci sono stati silenzi, allora qualunque cosa accada dopo sarà più chiara. E se doveste ritrovarvi, sarà proprio quel dialogo a diventare la base nuova da cui ripartire.

A volte ci si riavvicina proprio dopo aver avuto il coraggio di guardare insieme ciò che fa paura. E se questo accadrà, tutto il resto potrete affrontarlo insieme.


Se senti che può aiutarvi davvero, posso guidarvi a costruire quel momento di confronto in cui mettere ordine alle paure, ai silenzi e a tutto ciò che non siete riusciti a dirvi, così da capire se esiste ancora un modo per ritrovarvi.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo anche Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Buongiorno,

da ciò che racconta sembra che la vostra non sia una coppia priva di risorse, anzi: emerge una storia con una buona base affettiva, testimoniata anche dal fatto che riusciate ancora a stare insieme senza distruttività. Proprio per questo, da quello che racconta, più che a una rottura già definita, fa pensare a un momento di crisi che può essere affrontato.

Mi colpisce il fatto che lei stesso riconosca di non essere riuscito per anni ad ascoltare fino in fondo la sua compagna e a farla sentire sufficientemente vista, riconosciuta e accolta. È possibile che questa distanza emotiva, forse tollerata troppo a lungo, oggi presenti il conto. L’assenza di litigi, in questi casi, non va per forza sottovalutata: a volte può indicare che il legame si sia raffreddato o che una parte della coppia si sia ritirata e quindi semplicemente manca il confronto.

Per questo credo che, prima di prendere decisioni drastiche come uscire di casa, potrebbe essere utile valutare un percorso di coppia che vi aiuti a comprendere meglio che cosa si è incrinato e se esiste ancora uno spazio reale per costruire strategie utili a potenziare il legame. Parallelamente, potrebbe essere utile anche per lei uno spazio individuale per lavorare sul modo in cui riconosce, esprime e comunica i suoi vissuti, così da poter stare nella relazione in modo più chiaro e consapevole. Trovare quindi delle strategie individuali da riuscire a trasmettere poi nella coppia.

Saluti 

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Udine

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Buongiorno a te. Quello che descrivi è un momento di transizione delicatissimo, ma affrontato con una maturità e una lucidità non comuni. Si percepisce chiaramente l'amore profondo per la tua compagna, la gratitudine per la vostra storia e la stabilità che avete saputo costruire anche attorno a vostro figlio. Il paradosso che stai vivendo è frequente nelle coppie storiche: dentro casa c'è armonia, non ci sono urla o tensioni evidenti, eppure si respira un "silenzio emotivo" che fa più male di un litigio. Quando descrivi la telefonata di 40 minuti per la scuola come un momento "veramente bello", mostri quanto tu sia affamato di quella connessione che per anni è rimasta inespressa a causa della tua difficoltà a tirare fuori le emozioni. L'idea di allontanarsi fisicamente per "vedere cosa succede" è un bivio classico. Proviamo a guardare questa scelta da una prospettiva relazionale, analizzando i rischi e le opportunità del "passo fuori dalla porta". Togliere la tua presenza quotidiana elimina la pressione. La tua compagna, non avendoti più sotto gli occhi come "coinquilino amichevole", potrebbe iniziare a sentire la mancanza non solo della gestione pratica, ma della tua persona. La distanza crea lo spazio per il desiderio e per capire se la tua assenza lascia un vuoto incolmabile o un senso di sollievo. Avendo già vissuto una separazione a 20 anni, sapete che allontanarsi è possibile. Il rischio oggi, con un figlio e una routine consolidata, è che la distanza fisica finisca per "istituzionalizzare" la crisi. Se la tua compagna si adatta alla tua assenza e sperimenta una sensazione di pace rispetto alla fatica emotiva degli ultimi mesi, rientrare da quella porta potrebbe diventare molto più difficile. Se esci di casa, la tua compagna vedrà un uomo che accetta la distanza, ma non potrà vedere l'uomo che ha imparato ad ascoltare, a gratificarla e a comunicare in modo nuovo. Il rischio di un allontanamento precoce è che tu faccia un grandissimo lavoro su te stesso da solo, senza che lei possa testarne i frutti nella quotidianità. Se lei ti chiede spazio, rimanere sotto lo stesso tetto rispettando i suoi confini (non pressioni, non pretendere attenzioni, lasciarla respirare) è una prova di maturità enorme. Puoi concordare con lei che questo periodo in casa è una "pausa di osservazione" in cui entrambi vi date la possibilità di ridefinire il legame. Se decidete che l'allontanamento fisico è l'unica via rimasta per non logorarsi, non farlo "al buio". Stabilite una modalità e, idealmente, utilizzate questo tempo per farvi accompagnare da un professionista (una terapia di coppia). Separarsi fisicamente senza una guida o un obiettivo chiaro spesso trasforma la separazione temporanea in una transizione dolce verso l'addio. La tua paura di non rientrare più è legittima e protettiva: ti ricorda che la posta in gioco è altissima. Ma proprio perché c'è stima, non ci sono conflitti distruttivi e le famiglie vi sostengono, avete ancora un margine per esplorare se questa distanza emotiva sia un muro insormontabile o solo una nebbia che richiede tempo, e nuove parole, per diradarsi.

Cordiali saluti.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Salve Nicholas. Da ciò che scrive sembra che il vostro rapporto è in crisi per un bisogno di ridefinizione soprattutto personale, individuale. La sua scoperta di dare più ascolto alla sua compagna e di cominciare ad esprimere di più quello che lei stesso sente, porta a dei cambiamenti di comportamento che dovrebbero bilanciarsi. Probabilmente siete in una fase delicata, la vostra relazione è abbastanza lunga ed è inevitabile attraversare alti e bassi, bisogna provare a resistere al mare mosso e vedere come va. Attraversare insieme i momenti di crisi e superarli, spesso rafforza la relazione. È una messa alla prova. Camminare insieme significa assistere anche all'evoluzione della persona che si ha accanto. Ci si può dare spazio anche senza allontanarsi fisicamente, l'importante è non perdere la connessione, la comunicazione. E restare sempre leali e sinceri con se stessi e con il/la partner. Potrebbe aiutarvi  una consulenza di coppia. Buona vita . 

Buongiorno Nicholas, mi dispiace molto che la situazione stia diventando così dolorosa, e poco sostenibile. io credo sia importante innanzitutto che tu possa trovare uno spazio per capire davvero cosa ti frena, cosa tiene le tue emozioni incastrate e non ti permette di parlarne. mi sembra che questo elemento sia un cardine importante prima di prendere decisioni sulla vita di coppia, sulla vostra famiglia. non so se vivere sotto lo stesso tetto possa aiutarvi o penalizzare ulteriormente la coppia, ma penso che forse non siate più riusciti a trovare un nuovo equilibrio in famiglia, equilibrio che è cambiato con l'arrivo di vostro figlio e che necessariamente continua a modificarsi anche in funzione sua.

Provi davvero a pensare a quanto potrebbe aiutarla uno spazio per sè di riflessione, magari di sfogo, ma che la aiuti a mettere ordine dentro di sè, per capire i suoi vissuti e i suoi bisogni e  poi anche quelli di sua moglie.

Resto a disposizione

Dott.ssa Lorini Paola

Dott.ssa Paola Lorini

Dott.ssa Paola Lorini

Brescia

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Buongiorno, quello che descrivi sembra il momento di una coppia che sta cercando di capire se la distanza serva a ritrovarsi oppure a prendere atto di un cambiamento più profondo.
Il fatto che tra voi ci siano ancora dialogo, rispetto e momenti condivisi è un elemento importante, ma non basta da solo a chiarire cosa accadrà. A volte l’allontanamento può aiutare a comprendere meglio i propri bisogni, altre volte aumenta la distanza emotiva. Non esiste una risposta valida in generale. Più che cercare certezze immediate, potrebbe essere utile dare spazio a un confronto guidato, individuale o di coppia, con un professionista che vi aiuti a leggere meglio ciò che sta succedendo senza agire solo sulla paura o sull’urgenza del momento.

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