In che cosa sbaglio con il mio compagno?

Jennifer

Salve, scusatemi ma non voglio dire il nome.
Ho 29 anni, una bimba di 4 anni e mezzo, un papà ammalato di tumore, sono senza lavoro e vivo in casa del mio compagno. Non sono sposata e non voglio nemmeno sposarmi.
Sono 12 anni che sto con il mio compagno. Io lo amo ancora come il primo giorno, lui non lo so. Mi dice che mi ama, però si scrive, contatta e si trova addirittura con le zoccole.
Anche prima ho visto il messaggio che gli scriveva: "Ciao amore, oggi ci troviamo? Ti bastano 50€?".
Non ha 20/30 anni ma 42. Lui mi ha detto che non lo faceva più, e oggi una bugia dietro l'altra.
Io gli ho detto: "Ok, va bene...", ma tanto dentro di me morivo perché sapevo già dove andava. Lui mi fa credere che io sia stupida e scema, ma non è così.
Non so cosa fare. Sono stanca di essere delusa. Basta.
Sono 2 giorni che non mi calcola nemmeno. Mi calcola solo quando ha le sue voglie... e io le mie voglie? Le devo tenere!? Non è giusto!
Sono stanca! Vorrei sapere gentilmente dove sbaglio. Sono stanca di subire sempre dei tradimenti.

12 risposte degli esperti per questa domanda

Cara Jennifer,

la ringrazio per aver condiviso questo messaggio nella nostra community. Mi sembra una situazione molto complessa e, forse, non si tratta di dare o darsi colpe o di trovare ciò che si sta sbagliando. 

E’ possibile poter esplorare le sue emozioni, come si sente lei in questo momento e, dal suo messaggio, qualcosa l’ha detto già lei stessa: "sono stanca di essere delusa", "sono stanca di subire sempre (...)". Forse la complessità di questa situazione è che, nonostante questi sentimenti, ce ne sono altri che sembrano andare in contrasto e possono creare delle confusione e del disorientamento.

Credo che sia possibile trovare un po’ il bandolo di questa matassa, con l’aiuto di una o un professionista.

Resto a disposizione e le auguro un caro saluto,

Dott.ssa Di Tillio

Dott.ssa Tania Di Tillio

Dott.ssa Tania Di Tillio

Padova

La Dott.ssa Tania Di Tillio offre supporto psicologico anche online

Ti ringrazio per aver trovato il coraggio di scrivere. In questo momento, stai reggendo un carico altissimo: la maternità, la preoccupazione per la salute di tuo padre, l'incertezza economica e, al centro di tutto, un rapporto di coppia che ti sta negando quella dignità e quel rispetto che ogni persona merita.

Prima di tutto, voglio dirti una cosa importante: non stai sbagliando nulla.

Non c'è alcun "errore" che giustifichi il trattamento che stai ricevendo.

Chiederti "dove sbaglio" è un meccanismo di difesa che la tua mente usa per cercare di riprendere il controllo in una situazione caotica, ma la verità è che il comportamento del tuo compagno non dipende da te, né da quanto sei brava, bella o paziente.

Dipende esclusivamente dalle sue scelte e dalla sua totale mancanza di rispetto verso di te e verso la vostra famiglia.

Tu dici "Lui mi fa credere che io sia stupida", ma le tue parole dimostrano esattamente il contrario: vedi tutto, comprendi tutto e senti il dolore di questa consapevolezza.

Il fatto che lui usi le bugie per manipolare la realtà non ti rende ingenua, ti rende una persona che sta subendo un abuso psicologico. Il gaslighting — quel tentativo di farti dubitare della tua percezione della realtà — è una forma di violenza sottile che serve a farti sentire in colpa o inadeguata, così da non dover affrontare la responsabilità delle sue azioni.

Leggere di messaggi che mercificano l'affetto e la sessualità è straziante, specialmente dopo 12 anni di vita insieme. Ma voglio che tu ti soffermi su questo: lui ti cerca solo quando ha dei bisogni fisici da soddisfare, ignorando completamente il tuo benessere, la tua persona e i tuoi sentimenti.

Questo non è amore, è uso. Tu non sei una risorsa a sua disposizione; sei una donna, una madre e una figlia che sta affrontando momenti durissimi. Sei tu quella che sta portando avanti il peso della vita, mentre lui si muove nell'ombra senza assumersi alcuna responsabilità.

Capisco bene cosa ti tiene ferma: hai 29 anni, una bimba piccola, un genitore malato e non hai un lavoro. Il timore di restare senza un tetto o di affrontare tutto questo da sola è legittimo e paralizzante. Ma ti chiedo di guardare in faccia la realtà: sei davvero "accompagnata" ora?

Ti senti sola anche vivendo con lui, perché non hai al tuo fianco un partner, ma qualcuno che ti mente, ti tradisce e ti disprezza.

Il silenzio che lui ti impone da due giorni non è un problema da risolvere "facendolo tornare", ma è uno spazio che potresti iniziare a usare per capire come costruirti una via d'uscita.

In una situazione così complessa, la tua priorità assoluta è la tua stabilità e quella della tua bambina.

Smetti di cercare giustificazioni per il suo comportamento o colpe per il tuo.

Cerca supporto esterno. Non so se hai una rete familiare o di amici a cui appoggiarti, ma non restare sola con questo segreto.

Esistono centri antiviolenza e sportelli di ascolto psicologico (spesso gratuiti o legati al territorio) che possono aiutarti non solo dal punto di vista psicologico, ma anche orientandoti su come gestire la tua indipendenza economica e abitativa.

Riconnettiti con i tuoi bisogni. Hai scritto "e io le mie voglie? Le devo tenere?". Questa è un'affermazione potente.

È il tuo corpo e la tua dignità che ti dicono che non ti senti più valorizzata.

Ascolta questa voce: è la parte di te che vuole vivere, non solo sopravvivere.

Ti senti bloccata perché il mondo ti crolla addosso da ogni parte, ma non devi risolvere tutto in un giorno.

Il primo passo è smettere di accettare le bugie come moneta di scambio per la tua permanenza in casa.

Se potessi guardarti negli occhi oggi, ti chiederei: se avessi una bacchetta magica e fossi sicura di poter mantenere la tua autonomia e proteggere tua figlia, per quanto tempo ancora vorresti restare a guardare quest'uomo mentre ti manca di rispetto?

Non rispondere a me, rispondi a te stessa.

E ricorda che, per quanto la situazione sembri buia, la forza che stai dimostrando nel cercare di capire e di gestire una vita così difficile è immensa. Non lasciarla spegnere dal comportamento di chi non sa riconoscerla.

Dott.ssa Micol Loppo

Dott.ssa Micol Loppo

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Capisco quanto sia difficile quello che stai vivendo. Non c’è nulla di “sbagliato” in te: stai reagendo a una situazione che ferirebbe chiunque. Quando c’è tradimento, bugie e mancanza di rispetto, è normale sentirsi stanchi, confusi e svuotati.
Quello che descrivi non parla di un tuo errore, ma di un comportamento dell’altro che si ripete, nonostante le tue richieste, il tuo impegno e la tua presenza. E quando una persona ti fa sentire “stupida” o ti fa dubitare di te stessa, non è amore: è una dinamica che logora e che può diventare molto pesante da sostenere.
In questo momento hai due bisogni importanti:
- Proteggere la tua dignità 
- Ritrovare un punto fermo dentro di te
Non puoi controllare ciò che fa lui, ma puoi decidere come vuoi essere trattata e quali limiti mettere per te stessa e per tua figlia.
La domanda non è “dove sbaglio?”, ma: “Cosa merito davvero?” e “Cosa voglio insegnare a mia figlia sull’amore e sul rispetto?”
Hai già fatto un passo importante: riconoscere che sei stanca e che così non puoi più stare. Da qui in avanti, il lavoro è capire cosa ti serve per stare meglio, quali confini mettere e come costruire un futuro più sicuro per te.
Non sei sola, e non sei tu il problema.

Dott.ssa Elena Tono

Dott.ssa Elena Tono

Padova

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Cara Jennifer,

Da quello che racconti, non sembra che tu stia sbagliando qualcosa. Stai vivendo molte difficoltà contemporaneamente e, in più, ti trovi in una relazione in cui ti senti ferita, trascurata e tradita.

La domanda forse non è “dove sbaglio io?”, ma: quanto ancora sei disposta a tollerare comportamenti che ti fanno soffrire? Se il tuo compagno continua a mentire e a tradire la tua fiducia, il problema non è la tua ingenuità, ma le sue scelte.

Prova a chiederti cosa desideri davvero per te stessa e per tua figlia: una relazione basata sul rispetto, sull’onestà e sulla reciprocità. I tuoi bisogni, i tuoi sentimenti e le tue “voglie” contano quanto i suoi.

In questo momento, cerca di non colpevolizzarti. Hai diritto di essere amata, rispettata e ascoltata. La stanchezza che senti è un segnale importante: merita attenzione, non giudizio.

Rimango a disposizione, un caro saluto

dott.ssa Rossi Greta 

Dott.ssa Greta Rossi

Dott.ssa Greta Rossi

Padova

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Cara Jennifer, 

Togliiti immediatamente dalla testa l'idea che sia tu la causa di tutto questo. Quando una persona subisce tradimenti, bugie e manipolazioni, il primo grande inganno della mente è quello di chiedersi: "Dove sto sbagliando? Cosa c'è di sbagliato in me?". La risposta è: niente. Il comportamento del tuo compagno non dipende da quanto vali tu, da come ti comporti o da quanto lo ami. Dipende esclusivamente da lui, dalle sue scelte e dalla sua totale mancanza di rispetto nei tuoi confronti e della vostra storia.

Quando lui ti mente, nega l'evidenza e ti fa credere di essere "stupida o scema", sta mettendo in atto una precisa strategia psicologica. Vuole farti dubitare della tua stessa intelligenza e della tua percezione della realtà per continuare a fare i suoi comodi senza subire conseguenze. Tu hai visto quel messaggio, la realtà la conosci benissimo e il tuo intuito ha perfettamente ragione. Non sei scema. Sei una donna lucida che vede un uomo di 42 anni che si comporta in modo squallido. Lui approfitta di una tua grandissima vulnerabilità. In questo momento storico della tua vita hai 29 anni, una bimba piccola di 4 anni e mezzo da accudire, un papà gravemente ammalato che giustamente assorbe le tue energie e il tuo dolore, e sei senza lavoro in casa sua. Questa mancanza di indipendenza economica e questo carico di dolore familiare ti fanno sentire intrappolata, e lui si muove in questa situazione posizionandosi in una situazione di potere: ti cerca solo quando ha le sue "voglie", ignorandoti per il resto del tempo, sapendo che difficilmente puoi sbattere la porta e andartene via stasera. L'amore, per rimanere in vita, ha bisogno di reciprocità, protezione e rispetto. Quello che provi tu è un sentimento nobile, ma lo stai indirizzando verso il ricordo dell'uomo che hai conosciuto 12 anni fa, non verso l'uomo che hai davanti oggi. L'uomo di oggi ti tradisce con delle professioniste, spende soldi per loro, ti dice bugie e ti calpesta.

Il tuo errore non è nel perché lui ti tradisce (quello riguarda solo la sua immaturità e la sua morale), ma nel fatto che stai continuando a subire in silenzio, accettando le sue briciole e morendo dentro. Dirgli che sai la verità per poi accettare un "Ok, va bene..." dà a lui il permesso di continuare. Smetti di chiedere conferme o di aspettarti che cambi o che ammetta le sue colpe. Un uomo che si comporta così non cambierà con le lacrime o con le preghiere.

Non isolarti. Parla di questa situazione con i tuoi familiari (se possibile), con delle amiche fidate o con qualcuno che possa darti una mano. Hai bisogno di supporto emotivo, specialmente ora che stai affrontando anche la malattia di tuo padre. Anche se con una bimba piccola e la situazione familiare è difficilissimo, il tuo obiettivo prioritario deve essere trovare un lavoro, anche piccolo, anche part-time. L'indipendenza economica è l'unica chiave reale che ti permetterà di non dover più dipendere dal tetto di quest'uomo e di poter scegliere liberamente della tua vita e di quella di tua figlia.

Sei giovanissima, hai 29 anni e tutta la vita davanti per essere felice, desiderata e rispettata come meriti. Non permettere a nessuno di spegnere la tua luce e di farti credere che questa umiliazione sia l'unica vita possibile per te. Tu vali molto più di 50 euro e di una bugia. Prendi in mano la tua dignità e inizia a pensare solo a te stessa e alla tua bambina.

Cordiali saluti.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Buongiorno Jennifer Prima di tutto ti ringrazio che hai avuto il coraggio di condividere con noi professionisti questo tuo dolore immenso di sentirti tradita, impotente e passiva a subire i torti come questi dal tuo compagno. Tu stai dicendo che stai subendo questo maltrattamento dove tu sei lì ad amare quest'uomo a volerli bene a prenderti cura di lui e lui invece fa tutt'altro che amarti e rispettarti. Cara Jennifer devi imparare a difendere la tua personalità e imparare a rispettare i tuoi confini stai subendo questi atteggiamenti disfunzionali E questo porta alla mortificazione della tua personalità. Se sei in difficoltà e non riesci a effettuare un percorso psicologico in modo da imparare ad amarti a volerti bene e imparare a dire anche di no ti invito a uno ad uno sportello psicologico totalmente gratuito a Mestre una volta al mese.
Dottoressa Claudia Mosneago psicologa e psicoterapeuta di approccio cognitivo comportamentale in formazione. Con studio a Piazzola sul Brenta.

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

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Jennifer, scrivere in questa chat e avere reso visibile la sua sofferenza è già un modo per attivarsi e iniziare a interrogarsi su cosa fare.

Nel suo racconto descrive una relazione nella quale dice di sentirsi sempre più stanca e dentro la quale tornano spesso bugie, incontri con altre donne e momenti in cui si sente di non essere considerata.

Quando scrive: “Mi calcola solo quando ha le sue voglie... e io le mie voglie?”, introduce nel racconto anche il tema dello spazio che valuta di avere, oppure di non avere, dentro la relazione.

Allo stesso tempo usa parole molto forti: “Basta”, “Sono stanca”, “Sono stanca di subire sempre dei tradimenti”. Questo rende visibile una situazione che descrive come presente da tempo e che oggi racconta come sempre più difficile da sostenere.

In questo senso, più che chiedersi “dove sbaglio io?”, potrebbe essere utile chiedersi: “che cosa sto descrivendo della mia relazione attraverso queste parole?” e “che cosa rende oggi questa situazione così difficile da sostenere per me?”.

Questo consente di non fermarsi soltanto ai singoli episodi o alla ricerca di chi abbia torto o ragione, ma di osservare come oggi si costruisce il vostro stare insieme e quale posto abita lei dentro questa relazione.

Dal modo in cui descrive questa situazione emerge anche l’esigenza di avere a disposizione uno spazio in cui approfondire ciò che sta vivendo e osservare le modalità con cui questa relazione oggi si sta configurando.

A volte, infatti, quando una sofferenza viene raccontata come ripetuta nel tempo e sempre più difficile da sostenere, può diventare importante non affrontarla restando soli dentro i propri pensieri, ma iniziare a costruire uno spazio in cui poterla osservare, comprendere e gestire in modo differente.

Dott.ssa Emma Stecco

Dott.ssa Emma Stecco

Padova

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Cara Jennifer,

tu non stai sbagliando. Tu stai sopravvivendo. E quando una donna sopravvive invece di vivere, finisce per credere che la colpa sia sua, perché è l’unico modo per dare un senso a un dolore che non merita.

La verità è che tu sei dentro una relazione dove l’amore lo dai tu, e l’umiliazione la ricevi tu. Lui ti tradisce apertamente, ti mente senza nemmeno più nasconderlo, ti fa sentire stupida, ti ignora per giorni, ti cerca solo quando gli serve il tuo corpo, e poi ti lascia lì, vuota, come se tu non avessi desideri, dignità, bisogni. Questo non è un uomo che sbaglia. È un uomo che ti usa. E quando una donna è fragile, stanca, senza lavoro, con un padre malato e una bambina piccola, un uomo così non è un compagno: è un predatore emotivo.

Tu non sbagli perché soffri. Non sbagli perché ci speri ancora. Non sbagli perché ti senti bloccata. Sei in una situazione in cui dipendi da lui per la casa, per la stabilità, per la quotidianità. E lui lo sa. E lo usa. Ti tiene lì perché gli servi, non perché ti ama. Se ti amasse, non cercherebbe altre donne. Se ti amasse, non pagherebbe per vederle. Se ti amasse, non ti farebbe sentire invisibile. Se ti amasse, non ti lascerebbe sola proprio adesso, nel momento più fragile della tua vita.

Tu non devi chiederti “dove sbaglio”. Devi chiederti: “perché credo che il problema sia mio, quando lui mi tradisce, mi mente, mi svaluta e mi ignora?”. Perché sei stanca, perché sei sola, perché hai paura di perdere tutto, perché hai una bambina da proteggere, perché non hai una rete che ti sostiene. E quando una donna è così vulnerabile, finisce per credere che se cambia lei, allora forse lui smetterà di farle del male. Ma non funziona così. Un uomo che tradisce non smette perché tu sei più buona. Un uomo che mente non smette perché tu sei più paziente. Un uomo che ti usa non smette perché tu lo ami di più.

Tu non devi cambiare nulla. Devi proteggerti. Devi ritrovare un punto fermo dentro di te. Devi capire che non sei sola perché non vali: sei sola perché lui non ti vede. E non ti vedrà mai, perché non vuole vederti. Vuole solo che tu resti lì, zitta, disponibile, utile. Ma tu non sei nata per essere utile. Sei nata per essere amata.

Se vuoi, posso aiutarti a capire come iniziare a costruire un’uscita emotiva da questa prigione, anche senza fare passi immediati. Prima devi ritrovare te stessa. Poi potrai decidere cosa fare di lui.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo anche Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Da quello che racconti, stai affrontando contemporaneamente molte situazioni difficili: una bambina piccola da crescere, la malattia di tuo padre, la mancanza di lavoro, la dipendenza abitativa dal tuo compagno e, in più, il dolore dei tradimenti e delle bugie.

La domanda che poni è: "Dove sbaglio?"

Da ciò che scrivi, non emerge che tu stia sbagliando perché soffri per i tradimenti. La sofferenza che provi è comprensibile. Quando una persona scopre ripetutamente messaggi, incontri e menzogne, è normale sentirsi delusa, ferita, arrabbiata e svalutata.

Forse la domanda potrebbe diventare un'altra: "Perché continuo a rimanere in una situazione che mi fa soffrire così tanto?"

Forse in questo momento, più che chiederti se lui ti ama, potrebbe essere utile chiederti:

  • Cosa sto ricevendo davvero da questa relazione?
  • Cosa mi serve per stare bene?
  • Quali sono i miei limiti?
  • Se nulla cambiasse nei prossimi anni, sarei disposta a vivere ancora così?

Non sei obbligata a prendere una decisione immediata. Però potresti iniziare a costruire maggiore autonomia per te stessa: cercare sostegno nella tua rete familiare o amicale, valutare opportunità lavorative, informarti sui tuoi diritti come madre e compagna convivente. Avere più autonomia spesso aiuta anche a vedere con maggiore chiarezza cosa si desidera davvero.

Ciao,
da quello che racconti non stai sbagliando: stai descrivendo una situazione relazionale che ti sta generando sofferenza e instabilità.

Più che cercare dove “sbagli”, può essere utile osservare la qualità della relazione e ciò che stai vivendo al suo interno, inclusa la presenza di comportamenti che ti fanno stare male e la mancanza di continuità e affidabilità emotiva.

La domanda centrale diventa cosa ti permette, nel tempo, di stare in una condizione più tutelante per te stessa.

Se vuoi, possiamo riprendere questi aspetti insieme e rifletterci sopra.

Un saluto

Emanuele

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Cara Jennifer, deve avere il coraggio di fare le valigie e andarsene. Se si vuole bene un po, non c'è altro fare. Se non ce la fa, cerchi un aiuto psicologico che la porti a capite perché sta in questa relazione e magari a fare un passo per liberarsene.

Un saluto

Rosanna Schiralli 

Gentile Signora,

la domanda con cui conclude il suo messaggio mi ha colpito profondamente: "In che cosa sbaglio con il mio compagno?"

Le confesso che, leggendo la sua storia, mi sono chiesta se questa sia davvero la domanda più utile da porsi in questo momento.

Nel suo racconto descrive tradimenti ripetuti, promesse non mantenute, momenti in cui si è sentita umiliata, la fatica di affrontare responsabilità familiari importanti e il peso di una relazione che, invece di offrirle sicurezza, sembra averla lasciata sempre più sola. Eppure, nonostante tutto questo, la domanda continua a essere rivolta verso di sé.

Questo accade più spesso di quanto si pensi. Quando una persona vive a lungo una relazione nella quale i propri bisogni vengono messi in secondo piano o continuamente svalutati, può iniziare, quasi senza accorgersene, a cercare in sé la spiegazione di ciò che non funziona. Non perché sia realmente responsabile dei comportamenti dell'altro, ma perché attribuirsi una parte della colpa può dare l'illusione che, cambiando qualcosa di sé, la relazione possa finalmente migliorare.

Mi ha colpito anche un altro aspetto. Nel suo messaggio lei racconta molti episodi che riguardano il comportamento del suo compagno, ma dice molto poco di come sta lei oggi, di ciò che desidera, di ciò che sente di meritare e di ciò di cui avrebbe bisogno per stare bene. È come se, nel tempo, il tentativo di comprendere lui avesse lasciato sempre meno spazio alla possibilità di ascoltare sé stessa.

Naturalmente, da una consulenza online non è possibile conoscere tutte le sfumature della vostra relazione né formulare giudizi definitivi. Tuttavia, credo che valga la pena fermarsi su una domanda diversa da quella che lei pone: come mai, nonostante la sofferenza che descrive, continua a sentire di dover cercare in sé l'errore principale?

Questa domanda non serve ad attribuire nuove responsabilità, ma ad aprire uno spazio di riflessione sul modo in cui, nel tempo, si è costruito il vostro equilibrio di coppia e sul posto che lei ha imparato a occupare all'interno di quella relazione.

Credo che un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio in questo: non tanto a decidere immediatamente se restare o andare via, quanto a recuperare uno sguardo più chiaro sui propri bisogni, sui propri confini e sul proprio valore personale. Le decisioni importanti diventano spesso più consapevoli quando smettiamo di guardarle esclusivamente attraverso il senso di colpa.

Vorrei lasciarle una riflessione finale. A volte le persone arrivano a chiedersi "Cosa sbaglio io?" dopo aver passato molto tempo a cercare di salvare una relazione. Ma esistono aspetti di una coppia che dipendono dall'impegno di entrambi e che nessuno può sostenere da solo. Recuperare questa distinzione non significa rinunciare alla relazione, ma riconoscere che il peso di una storia non può ricadere interamente sulle spalle di una sola persona.

Le auguro di trovare uno spazio in cui sentirsi ascoltata e accompagnata nel ritrovare fiducia nel suo modo di percepire ciò che sta vivendo. È spesso da lì che inizia un cambiamento autentico.

Dott.ssa Claudia Campisi

Dott.ssa Claudia Campisi

Roma

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