Cara Federica,
una storia come la tua non si risolve chiedendosi se “dovevi restare”.
Quello che hai vissuto non è una crisi di coppia. È una situazione che mette a rischio la tua sicurezza, quella di tua figlia e la stabilità emotiva della vostra vita quotidiana. Quando entrano in gioco la ludopatia, la perdita totale dei risparmi, le sostanze, le notti fuori casa, il telefono spento, la solitudine nel crescere una bambina così piccola… non siamo più nel campo delle difficoltà relazionali. Siamo nel campo della tutela.
La cosa più importante è che tu hai già fatto la scelta giusta.
Non perché “non lo ami abbastanza”, non perché “non hai provato abbastanza”, ma perché hai visto qualcosa che molte donne faticano a vedere: il punto in cui restare non è più un atto d’amore, ma un rischio.
Un uomo che brucia quarantamila euro, che usa sostanze, che sparisce la notte, che ti lascia sola con una bambina di pochi mesi, non è in una fase complicata. È in una spirale che non puoi fermare tu. La ludopatia non si cura con le parole, con la pazienza, con la speranza. Si cura quando la persona decide di farsi aiutare, quando riconosce il problema, quando si affida a un percorso serio. E tu non avevi nessuno di questi elementi.
Convincerlo non era possibile.
Proteggerti sì.
Andare via non è stato un gesto impulsivo. È stato un gesto di lucidità. Hai messo tua figlia al sicuro, hai messo te stessa al riparo, hai interrotto una dinamica che avrebbe continuato a consumarti. E questo non significa che non ti manchi, che non ti faccia male, che non ti chieda mille volte “e se…?”. Il dolore che senti non è la prova che hai sbagliato. È la prova che sei una donna che ha amato davvero, che ha sperato davvero, che ha creduto davvero. E che oggi sta facendo la cosa più difficile: scegliere la realtà invece dell’illusione.
La domanda che ti aiuterà non è “dovevo restare?”.
La domanda è: “cosa sarebbe successo a me e a mia figlia se fossi rimasta?”.
La risposta la conosci già.
E fa paura.
Federica, non hai abbandonato nessuno.
Hai smesso di abbandonare te stessa.
Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
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