Relazione finita con bimba di 18 mesi

Federica

Buonasera, Sono una ragazza di 29 anni con una figlia di 18 mesi, avevo già scritto qui quando mia figlia aveva 9 mesi per problemi con il mio compagno, in quanto mi lasciava sola con la bambina intere notti e rientrava alle 6 di mattina spegnendo il telefono. Un paio di mesi fa ho scoperto che lui ha un problema di ludopatia, ha finito circa 40000 euro di suoi risparmi personali, finendo completamente tutte le sue risorse. Ho scoperto in seguito che fa anche utilizzo di sostanze. Attualmente sono andata via di casa con mia figlia, e sto in appoggio da mia madre. Mi chiedo ancora oggi se questa è la scelta giusta per me e per mia figlia o se dovevo restare e provare a convincerlo di farsi curare

19 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno,

La scelta di allontanarti insieme a tua figlia da un ambiente che non è solo instabile, ma potenzialmente pericoloso, è la scelta giusta. Hai vissuto una situazione in cui la fiducia è stata tradita sistematicamente: le assenze notturne, il silenzio, la gestione opaca delle finanze e, soprattutto, la scoperta della ludopatia e dell'uso di sostanze Puoi stare vicino a una persona, offrirle ascolto e incoraggiamento, ma non puoi "convincerla" a guarire se lei non lo vuole con tutte le sue forze. La guarigione dalla ludopatia e dalla dipendenza da sostanze richiede un impegno costante, trasparenza radicale e, spesso, un percorso terapeutico lungo e faticoso. Rimanere nel tentativo di "curarlo" mentre sei vittima delle conseguenze delle sue azioni (abbandono, instabilità economica, mancanza di sicurezza) ti mette in una posizione di estrema vulnerabilità. Non sei una terapeuta, sei la sua compagna e, prima di tutto, sei una madre che deve proteggere la propria bambina.  La tua bambina ha bisogno di osservare modelli di cura e di rispetto reciproco. ​Il tuo dubbio nasce dal senso di colpa, ma è importante ribaltare il punto di vista: andare via non è abbandonare lui, è scegliere di proteggere te stessa e tua figlia. A volte, l'unica vera "spinta" che una persona con dipendenze può ricevere per capire la gravità della propria situazione è proprio l'allontanamento delle persone care. Rimanere a subire, cercando di gestire la crisi, spesso finisce per creare un "cuscinetto" che permette alla persona dipendente di continuare i propri comportamenti distruttivi senza subirne le conseguenze finali. Anche se sei da tua madre, non affrontare questo peso da sola. Considera l'idea di parlare con uno psicologo (se non ne hai già uno) per elaborare questo trauma e il senso di colpa che ancora senti. È normale sentirsi smarrite dopo aver preso una decisione così drastica. Non devi avere tutte le risposte oggi. Il tuo compito principale in questo momento è la stabilità quotidiana tua e di tua figlia.

​Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia 

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Cara Federica,

la tua scelta di allontanarti può essere considerata una forma di tutela per te stessa e per tua figlia. La presenza di una ludopatia, dell’uso di sostanze e delle difficoltà nella gestione delle responsabilità familiari indica una situazione complessa che richiede un intervento specifico.

L’unica cosa che puoi fare è invitarlo ad affrontare queste problematiche attraverso strutture e percorsi specializzati, ma il cambiamento può avvenire solo se nasce da una sua decisione e da una reale motivazione personale: non puoi essere tu a sostituirti alla sua volontà di curarsi.

In questo momento è importante che tu possa concentrarti sulla stabilità e sul benessere tuo e di tua figlia. Eventuali cambiamenti futuri potranno essere valutati sulla base di comportamenti concreti e non solo di promesse.

Resto a disposizione

Un caro saluto

Emanuele

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Gentile Federica. L'esperienza ci insegna che solo chi si convince da solo può risolvere davvero e definitivamente i problemi di dipendenza.  G M

Buongiorno giovane mamma,

Credo che hai fatto bene intanto ad andare via da casa, ma nel contempo puoi cercare di iniziare un percorso di psicoterapia di coppia e lui anche individuale per farsi aiutare nel problema che ha. Il tuo compagno deve essere responsabile sia nei tuoi confronti sia nei confronti della bambina.

Cordiali saluti

Dr.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Roma

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Cara Signora ha fatto un'azione difficile ma necessaria, deve difendere la minore questo è il suo primo dovere di mamma. Se lui vorrà farsi aiutare dovrà prima ammettere di avere un problema e non sarà lei a poterlo fare..

Brava

Cara Federica,

una storia come la tua non si risolve chiedendosi se “dovevi restare”.

Quello che hai vissuto non è una crisi di coppia. È una situazione che mette a rischio la tua sicurezza, quella di tua figlia e la stabilità emotiva della vostra vita quotidiana. Quando entrano in gioco la ludopatia, la perdita totale dei risparmi, le sostanze, le notti fuori casa, il telefono spento, la solitudine nel crescere una bambina così piccola… non siamo più nel campo delle difficoltà relazionali. Siamo nel campo della tutela.

La cosa più importante è che tu hai già fatto la scelta giusta.
Non perché “non lo ami abbastanza”, non perché “non hai provato abbastanza”, ma perché hai visto qualcosa che molte donne faticano a vedere: il punto in cui restare non è più un atto d’amore, ma un rischio.

Un uomo che brucia quarantamila euro, che usa sostanze, che sparisce la notte, che ti lascia sola con una bambina di pochi mesi, non è in una fase complicata. È in una spirale che non puoi fermare tu. La ludopatia non si cura con le parole, con la pazienza, con la speranza. Si cura quando la persona decide di farsi aiutare, quando riconosce il problema, quando si affida a un percorso serio. E tu non avevi nessuno di questi elementi.

Convincerlo non era possibile.
Proteggerti sì.

Andare via non è stato un gesto impulsivo. È stato un gesto di lucidità. Hai messo tua figlia al sicuro, hai messo te stessa al riparo, hai interrotto una dinamica che avrebbe continuato a consumarti. E questo non significa che non ti manchi, che non ti faccia male, che non ti chieda mille volte “e se…?”. Il dolore che senti non è la prova che hai sbagliato. È la prova che sei una donna che ha amato davvero, che ha sperato davvero, che ha creduto davvero. E che oggi sta facendo la cosa più difficile: scegliere la realtà invece dell’illusione.

La domanda che ti aiuterà non è “dovevo restare?”.
La domanda è: “cosa sarebbe successo a me e a mia figlia se fossi rimasta?”.

La risposta la conosci già.
E fa paura.

Federica, non hai abbandonato nessuno.
Hai smesso di abbandonare te stessa.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Gentilissima,

Sono dinamiche che possono accadere con l'arrivo di una bambina per una serie di motivazioni che non le elenco qui per motivi di tempo ma che potrà approfondire mediante una psicoterapia. Tuttavia, la persona tossicodipendente presenta meccanismi complessi e non sarà facile convincerlo a curarsi. Questo glielo dico perché ci può provare ma credo dovrebbe fare attenzione a non esaurire tutte le sue energie in questo arduo compito, energie che le servono per lei e per sua figlia. In ogni caso mi sembra sano il fatto che vi siate allontanate per evitare situazioni spiacevoli e/o pericolose per lei e la bambina.  Poi vedrà lei il da farsi , nel caso in cui il suo ex compagno si convinca ad intraprendere un percorso in una comunità.

Se vuole approfondire rimango a disposizione telefonicamente.

Dott.ssa Laura Cascio Gioia

Dott.ssa Laura Cascio Gioia

Roma

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Cara Federica, quale sia la scelta giusta per te e per tua figlia, lo devi sentire dentro di te: cosa ti fa stare meglio? Devi valutare i pro e i contro delle varie alternative, magari facendoti aiutare da una persona, come uno psicologo, che dall'esterno può aiutarti a considerare più punti di vista, ma la decisione finale rimane la tua. Ti suggerisco alcuni elementi da valutare come: è meglio stare con un uomo che in pratica è assente, sperpera i soldi e che non può dare fiducia e stabilità né a te e, cosa ancora più importante, alla vostra bambina, oppure allontanarsi da lui e cercare di creare un ambiente emotivamente e materialmente più stabile per te e tua figlia? Capisco il tuo desiderio di volerlo aiutare ma se non è la persona in prima persona che vuole cambiare, i tentativi che possono fare gli altri risultano impotenti. E questo alla fine non  aiuterà né lui e né potrai proteggere te e la tua bambina. Quindi ti consiglio di parlare con lui apertamente per capire quali intenzioni abbia, se parla con sincerità, e poi valutare ciò che sia meglio per te e tua figlia.

Dott.ssa Cristina Branca

Dott.ssa Cristina Branca

Roma

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Capisco quanto sia stato difficile per Lei arrivare alla decisione di allontanarsi, e quanto sia naturale che oggi emergano dubbi o ripensamenti. Vorrei offrirle un punto di vista fermo e rispettoso, la scelta che ha fatto è una scelta di sicurezza. Non è stata una reazione impulsiva, ma un atto di tutela verso di sé e verso sua figlia. Quando in una relazione compaiono comportamenti legati alla ludopatia, all’uso di sostanze, alla gestione disorganizzata del denaro e a assenze prolungate, la quotidianità familiare diventa imprevedibile e potenzialmente rischiosa. In queste condizioni, restare nella stessa casa significa esporsi a una instabilità che nessuna buona intenzione può compensare. Mettere distanza è stato un confine necessario, ha permesso a lei e alla bambina di ritrovare un ambiente più stabile, dove poter recuperare calma, energia e chiarezza.  Non è un gesto contro qualcuno, ma un gesto a favore della protezione di ciò che è fragile. Il dubbio che sente oggi non invalida la scelta che ha fatto. Le decisioni di tutela spesso portano con sé domande e sensi di colpa, ma questo non cambia la realtà dei fatti. Lei ha agito per garantire sicurezza, prevedibilità e cura alla sua famiglia. Ha fatto bene!

Buonasera,
grazie per aver condiviso una situazione così complessa e delicata. È comprensibile che tu ti senta combattuta e piena di dubbi: quando ci sono di mezzo una relazione importante e una bambina così piccola, le decisioni diventano ancora più difficili.

Vorrei aiutarti a osservare la situazione con uno sguardo il più possibile chiaro e realistico. Da quello che racconti, il tuo compagno presenta comportamenti che indicano una perdita di controllo significativa (gioco d’azzardo, uso di sostanze, assenza durante la notte, difficoltà a essere presente come partner e come padre). Questi non sono aspetti che possono essere risolti solo con la volontà o con l’insistenza di chi sta accanto: il cambiamento, in questi casi, richiede un riconoscimento del problema da parte sua e un percorso strutturato di aiuto.

La scelta che hai fatto di allontanarti non va letta come un “fallimento” o come una mancanza di impegno, ma come un comportamento orientato alla protezione: tua e di tua figlia. In terapia cognitivo-comportamentale, diamo molta importanza ai comportamenti che aumentano la sicurezza e riducono l’esposizione a situazioni instabili o potenzialmente dannose. Da questo punto di vista, la tua decisione appare coerente con il bisogno di stabilità, prevedibilità e tutela.

Il dubbio che esprimi (“avrei dovuto restare per convincerlo?”) è molto comune, ma può essere utile riformularlo:
quanto potere reale hai nel cambiare un’altra persona che, al momento, non sembra aver intrapreso un percorso di cura?
Spesso restare in queste condizioni porta a un sovraccarico emotivo e a un senso di responsabilità che non ti appartiene.

Potrebbe aiutarti distinguere tra ciò che è sotto il tuo controllo (le tue scelte, il benessere tuo e di tua figlia, i confini che stabilisci) e ciò che non lo è (le decisioni e i comportamenti del tuo compagno). Questa distinzione è fondamentale per ridurre il senso di colpa e aumentare la chiarezza.

Se in futuro lui dovesse riconoscere il problema e intraprendere un percorso serio (per esempio per la ludopatia e l’uso di sostanze), allora potrai valutare con più elementi concreti come muoverti. Ma questa eventuale possibilità non può basarsi su speranze o promesse, bensì su cambiamenti osservabili e mantenuti nel tempo.

Nel frattempo, è importante che tu possa sentirti sostenuta: il fatto che tu sia da tua madre è una risorsa. Se puoi, valuta anche un supporto psicologico per te, per avere uno spazio in cui elaborare queste emozioni e rafforzare la tua sicurezza nelle scelte. Se sei interessata io lavoro anche online ti lascio qui il mio numero di telefono 320 87 89 937 dott.ssa  Claudia Mosneagu. Cordiali saluti

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

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Buonasera Federica,

quello che stai vivendo è molto complesso e doloroso, e la tua domanda è profondamente comprensibile. Quando si è dentro a una relazione con una persona che ha una dipendenza come la ludopatia e l’uso di sostanze  è normale oscillare tra il bisogno di proteggersi e il desiderio di “salvare” l’altro. Parto da un punto fondamentale: la scelta di andare via di casa per proteggere te stessa e tua figlia è una scelta di responsabilità, non di abbandono.
Hai riconosciuto una situazione instabile, imprevedibile e potenzialmente dannosa, e hai messo al centro la sicurezza e il benessere vostro. Questo è un comportamento sano e protettivo. In merito al dubbio che ti accompagna... Il pensiero “avrei dovuto restare e convincerlo a curarsi” è molto frequente in queste situazioni. Tuttavia è importante chiarire un aspetto: non è possibile aiutare qualcuno che non riconosce il problema o non sceglie attivamente di curarsi.
Restare spesso non aiuta il cambiamento, ma rischia di mantenere una dinamica in cui tu ti carichi di una responsabilità che non ti appartiene.

La dipendenza è una condizione che richiede:

  • consapevolezza personale
  • presa in carico specialistica
  • continuità nel trattamento

E questo percorso può iniziarlo solo lui.  Nello stesso tempo dovresti valutare cosa "Cosa sta succedendo a te". Oltre alla gestione concreta della situazione, è probabile che tu stia vivendo:

  • un forte senso di confusione e ambivalenza
  • senso di colpa per esserti allontanata
  • stanchezza emotiva accumulata nel tempo
  • bisogno di sicurezza e stabilità, soprattutto come madre

Queste reazioni sono assolutamente coerenti con ciò che hai attraversato.  Ti suggerisco di intraprendere Un possibile percorso di sostegno psicologico. In questo momento, un percorso psicologico può essere molto utile per te, non perché tu “abbia qualcosa che non va”, ma perché stai affrontando una fase di grande impatto emotivo. Un supporto potrebbe aiutarti a:

  • elaborare ciò che è successo nella relazione
  • comprendere e gestire il senso di colpa e i dubbi
  • rafforzare la tua fiducia nelle decisioni che prendi
  • lavorare sui confini relazionali (imparare a distinguere ciò che è tuo da ciò che appartiene all’altro)
  • sostenerti nel tuo ruolo genitoriale in un momento delicato

In alcuni casi può essere utile anche affiancare:

  • gruppi di supporto per familiari di persone con dipendenze
  • eventualmente, se e solo se lui lo desiderasse, un percorso separato per il tuo compagno nei servizi per le dipendenze

Un percorso ben strutturato può portarti a:

  • maggiore chiarezza mentale nelle scelte
  • riduzione dell’ansia e del senso di responsabilità eccessiva
  • maggiore stabilità emotiva
  • una relazione più serena e protettiva con tua figlia
  • la possibilità di ricostruire, nel tempo, un equilibrio personale e relazionale

Federica, da ciò che racconti emerge una donna che, nonostante la difficoltà, ha trovato la forza di fare una scelta difficile ma orientata alla tutela. Il dubbio che senti non invalida la tua decisione: è parte del processo. Prenderti cura di te ora è fondamentale, sia per te che per tua figlia. Non sei sola in questo percorso, e con il giusto supporto puoi attraversare questa fase con maggiore stabilità e consapevolezza. Se senti che il peso è troppo grande da sostenere da sola, chiedere aiuto è un passo importante, non un segno di debolezza ma di responsabilità verso te stessa e verso tua figlia.

Un carissimo saluto.   Dott.ssa Chiara Ilardi  

Dott.ssa Chiara Ilardi

Dott.ssa Chiara Ilardi

Roma

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Da ciò che racconti, la tua scelta sembra essere stata una risposta di tutela, non una rinuncia. È importante distinguere ciò che è sotto il nostro controllo da ciò che non lo è: puoi decidere come proteggere te stessa e tua figlia, ma non puoi convincere una persona a curarsi se non riconosce il proprio problema e non sceglie di farlo. Restare con l’obiettivo di salvarlo avrebbe potuto mantenere una dinamica disfunzionale, nella quale tu ti assumevi una responsabilità che non ti appartiene. Questo non significa chiudere la porta per sempre, ma creare le condizioni affinché un eventuale cambiamento parta da lui. In questo momento la priorità è garantire sicurezza e stabilità a te e alla tua bambina. Se lui deciderà realmente di affrontare la ludopatia e l’uso di sostanze con un percorso di cura concreto, allora sarà possibile valutare, con il tempo e i fatti, se ricostruire il rapporto. Ma la responsabilità di quel cambiamento non può ricadere su di te. In bocca al lupo e se hai bisogno puoi contattarmi . Ricevo anche on-line.

Dott.ssa Valentina Nicoletti 

Dott.ssa Valentina Nicoletti

Dott.ssa Valentina Nicoletti

Roma

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Salve Federica,

Innanzitutto mi dispiace per la situazione che sta vivendo,.tra l'altro resa ancora più difficoltosa dal fatto che c' è in gioco anche una figlia.

Non credo si possa convincere qualcuno a farsi curare , ancor di più se la patologia è la ludopatia.

Immagino che Lei senta, ragionevolmente, il bisogno di essere ascolata.

Cordiali saluti

Dott.ssa Barbara Morelli 

Dott.ssa Barbara Morelli

Dott.ssa Barbara Morelli

Roma

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Gentile Federica,

Lei ha come dovere di ricominciare ad amare sé stessa e  tutelare la sua bambina.

Purtroppo non può aiutare, curare, né convincere il suo compagno a farsi curare. Se egli non è ancora disponibile. Se non comprende la realtà che ha/si è creata. E ciò che potrebbe accadere ancora.

Deve cercare forse un aiuto per sé stessa e garantire sua figlia. È Una situazione molto complicata. Dolorosa per tutti voi. Ci vorrebbe una segnalazione ai servizi sociali perché questa presa in carico ha un protocollo LEA. Un'equipe di professionalità che operano in pubblico e privato. 

 

Un caro saluto,

Prenda cura di sé.

Dr.ssa Simona Rocco, Roma.

Dott.ssa Simona Rocco

Dott.ssa Simona Rocco

Roma

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Gentile Federica,

grazie per la condivisione!

Da quello che racconta emerge quanto questa decisione sia stata dolorosa e quanto lei continui a interrogarsi sul fatto di aver fatto abbastanza. Questo dubbio potrebbe essere alimentato da un forte senso di responsabilità, che porta a sentirsi in dovere di salvare l’altro anche quando il peso diventa insostenibile. Tuttavia, la ludopatia e l’uso di sostanze sono problemi seri che possono essere affrontati solo se la persona riconosce la difficoltà e sceglie di intraprendere un percorso di cura. Lei può incoraggiarlo, ma non può guarirlo al suo posto. Allontanarsi non significa abbandonarlo: significa mettere al sicuro sé stessa e sua figlia in una fase in cui il contesto non offriva stabilità e protezione. La scelta di una madre non si misura solo dalla capacità di restare, ma anche da quella di garantire un ambiente sicuro e prevedibile al proprio bambino. Se il suo compagno deciderà di curarsi e dimostrerà nel tempo un cambiamento concreto e stabile, ci sarà eventualmente spazio per rivalutare la situazione. Per ora, provi a riconoscere che proteggere sua figlia e sé stessa non è un fallimento né un atto egoistico, ma un gesto di responsabilità.

Un caro saluto,
Dr.ssa Gabrielle Bolzoni

Buongiorno Federica, mi dispiace della seria problematica che stai affrontando e ritengo che il momento di allontanamento ti sia servito per riflettere sul da farsi infatti ti stai facendo delle domande! Ho pochi elementi per darti un adeguato consiglio ma provo: in casa dovresti rimanere tu con tua figlia; lui ha parenti? Genitori ?  se lui non sa dove andare deve essere 'obbligato a curarsi' magari anche in un Centro Specializzato e Residenziale ( se lavora può prendere un periodo di malattia- le dipendenze sono riconosciute - o aspettativa). La situazione non è facile da affrontare,  ti dovresti meglio consultare con uno psicologo che tratta le dipendenze di questo tipo (ce ne sono due) e con  un legale per tutelare sotto tutti gli aspetti anche la minore. Purtroppo devo dirti che il progetto per il recupero delle dipendenze non è breve  ma piano piano ci si riesce! Lui deve capire e tirare fuori tutta la forza per uscirne per questo dovrà essere aiutato all'inizio da professionisti anche per convincersi a curarsi! Potresti iniziare dalle indicazioni del medico di base. Ti faccio i miei migliori auguri e ti lascio un caro saluto 

Salve Federica

È comprensibile che oggi si chieda se abbia fatto la scelta giusta. Quando si prende una decisione importante, soprattutto se riguarda una persona che si ama, è normale che emergano dubbi e sensi di colpa. Tuttavia, è importante ricordare che nessuno può convincere un'altra persona a curarsi se quest'ultima non riconosce il proprio problema e non desidera affrontarlo. La motivazione al cambiamento non può essere imposta dall'esterno.

In questo momento lei ha scelto di proteggere sé stessa e sua figlia, cercando un ambiente più stabile e sicuro. Questa non significa aver smesso di voler bene al suo compagno, ma aver riconosciuto che una bambina ha bisogno di crescere in un contesto il più possibile prevedibile e sereno.

Più che chiedersi se sarebbe dovuta rimanere, forse potrebbe essere utile domandarsi: se fosse rimasta, cosa sarebbe cambiato davvero? Il suo compagno aveva già mostrato segnali importanti di difficoltà e, finché non sarà lui a chiedere aiuto e ad intraprendere un percorso di cura, il rischio è che la situazione continui a ripetersi. 

Se un giorno lui sceglierà di affrontare seriamente la propria dipendenza e di costruire un cambiamento concreto e stabile, sarà possibile valutare con maggiore serenità quale futuro desiderate per la vostra famiglia. Oggi, però, la priorità è garantire sicurezza e stabilità a lei e a sua figlia.

Si conceda il tempo di elaborare quello che sta vivendo e non affronti tutto da sola. Anche lei ha diritto a essere sostenuta, perché chi vive accanto a una persona con una dipendenza spesso porta sulle spalle un carico emotivo molto pesante.

A cura della Dott.ssa Lucie Gjoka

Gentile Federica,

dalle sue parole emerge una situazione molto complessa e dolorosa. Aver scoperto la presenza di una dipendenza da gioco e dell’uso di sostanze, oltre alle difficoltà che già descriveva nella gestione della vita familiare, rappresenta un carico emotivo importante.

Comprendo i dubbi che oggi la accompagnano, ma è importante ricordare che non spetta al partner convincere o “salvare” una persona che presenta una dipendenza: il cambiamento può avvenire solo se chi vive questa difficoltà riconosce il problema e sceglie di intraprendere un percorso di cura.

In questo momento credo sia fondamentale che lei continui a tutelare il suo benessere e quello di sua figlia, cercando al contempo un supporto psicologico che possa aiutarla a elaborare quanto sta vivendo e a prendere decisioni con maggiore serenità e consapevolezza.

Resto a disposizione, qualora lo desiderasse, per un primo colloquio conoscitivo.

Un cordiale saluto,

Dott.ssa Noemi Marcoccia
Psicologa 

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Frosinone

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Buonasera Federica, grazie per essere tornata a scrivere. La domanda che si pone è comprensibile, ma le vorrei dire una cosa con chiarezza: quando c'è una dipendenza attiva non affrontata (dal gioco, da sostanze), non è nelle possibilità di un partner convincere l'altro a curarsi, quella motivazione deve nascere dalla persona stessa. Nel frattempo, chi vive accanto a una dipendenza attiva, specialmente con un figlio piccolo, ha il diritto di mettersi in sicurezza. Aver lasciato la casa non ha chiuso le porte a una sua eventuale cura futura, ma ha protetto lei e sua figlia da una situazione che rischiava di peggiorare. È normale sentirsi comunque in dubbio dopo un passo così: fa parte del legame, non significa che la scelta fosse sbagliata. Ci sono diversi aspetti (pratici, legali, emotivi), che meritano più spazio di un confronto scritto. Se vuole, sono a disposizione per un primo colloquio.

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