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Da quello che descrivi emerge una sofferenza importante, ma anche un elemento molto significativo: sei consapevole di ciò che accade, provi un forte senso di colpa e desideri interrompere questo circolo vizioso. Questo è un buon punto di partenza, perché significa che non ti identifichi con questi comportamenti e stai cercando una soluzione.
Le tue reazioni rappresentano una perdita temporanea del controllo emotivo, favorita dall'accumulo di stress, frustrazione, senso di impotenza e vulnerabilità che stai vivendo da mesi. Il trasferimento all'estero, le difficoltà lavorative e la paura di non riuscire a costruire il futuro che desideravi costituiscono fattori di pressione molto intensi che possono ridurre la capacità di regolare le emozioni durante i conflitti.
Detto questo, è importante non sottovalutare gli episodi di aggressività fisica o le minacce di farti del male. Non definiscono chi sei, ma rappresentano un segnale che il tuo sistema emotivo sta superando la soglia di tolleranza e che è necessario intervenire con strategie concrete prima che la situazione degeneri.
In un approccio breve strategico , io proporrei e lavoreremmo proprio sull'interrompere la sequenza che porta all'esplosione. Dal tuo racconto emerge che esistono alcuni "inneschi" molto precisi, come quando il tuo compagno interrompe la discussione o pronuncia determinate frasi. Proprio perché questi trigger sono riconoscibili, può essere utile concordare insieme una parola di sicurezza, scelta da entrambi in un momento di calma. la scelta congiunta serve a rendere chiaro che per entrambi e da entrambi può e deve essere usata. Quando ti accorgi che il livello di rabbia sta aumentando e senti che stai perdendo lucidità, pronunci quella parola. Il suo significato deve essere chiaro per entrambi: la discussione viene sospesa immediatamente per un tempo prestabilito (ad esempio 20-30 minuti), durante il quale nessuno cerca di convincere l'altro, provocarlo o inseguirlo. L'obiettivo non è evitare il confronto, ma rimandarlo a un momento in cui entrambi possiate ragionare con maggiore lucidità.
Allo stesso tempo può essere utile sostituire la comunicazione impulsiva con una comunicazione più assertiva. Ad esempio, invece di arrivare al punto di esplodere o accusare l'altro, prova a descrivere ciò che provi utilizzando frasi in prima persona: "Quando interrompi la discussione e vai via mi sento abbandonata e questo aumenta moltissimo la mia rabbia. Ho bisogno che ci prendiamo una pausa, ma che mi rassicuri sul fatto che riprenderemo il dialogo". In questo modo esprimi il tuo vissuto senza attribuire intenzioni o colpe, aumentando la probabilità che il messaggio venga ascoltato.
Infine, ti incoraggio a rivolgerti quanto prima a uno psicologo o a una psicoterapeuta. Non perché tu sia "malata", ma perché stai vivendo episodi che ti fanno soffrire, compromettono la relazione e ti spaventano. Un percorso psicologico può aiutarti a comprendere cosa alimenta questa rabbia, ad apprendere strumenti efficaci per regolarla e a interrompere definitivamente questo schema.
Vorrei aggiungere un ultimo aspetto. Hai raccontato di aver minacciato di farti del male perché ti sentivi disperata e desideravi essere capita. Se dovesse ricapitare di sentire che il desiderio di farti del male diventa concreto o difficile da controllare, è importante non affrontare quel momento da sola: contatta immediatamente una persona di fiducia o un servizio di emergenza del Paese in cui ti trovi. Chiedere aiuto in quei momenti è un atto di protezione verso te stessa, non un segno di debolezza.
Non sei il tuo momento peggiore. Quello che stai vivendo è un problema serio, ma è un problema che può essere affrontato e trattato con gli strumenti adeguati. Se reputi opportuno , sono in ascolto.
con cura dott.ssa giusi vicino