Gestione della rabbia in una relazione

Letizia

Salve, scrivo qui perchè mi trovo in un periodo difficile e non so a chi rivolgermi. Da qualche mese sto avendo problemi a gestire la rabbia all'interno della mia relazione. Non so cosa mi stia succedendo, ma durante le discussioni con il mio fidanzato delle volte ho delle reazioni fisicamente violente, di cui mi vergogno e pento profondamente a termine della discussione e nei giorni successivi. Sprofondo un grande senso di colpa e vergogna per me stessa, ogni volta mi dico che non succederà più ma puntualmente capita di nuovo, nonostante mi sforzi di mantenere la calma. Mi sono accorta che succede soprattutto a seguito di determinate frasi o azioni da parte sua, che sa bene che mi feriscono (ad esempio quando abbandona la discussione e esce di casa lasciandomi sola, oppure quando usa la frase "hai iniziato tu"). Sono molto preoccupata per la mia salute mentale, quando ho questi episodi è come se mi sentissi accecata dalla rabbia, in un posto buio e profondo dove non ragiono. Purtroppo sonno arrivata anche a minacciare di fare del male a me stessa pur di essere capita e ascoltata, proprio perchè delle volte mi sento letteralmente disperata (e da questo episodio ora ho anche paura di avere un qualche disturbo mentale). Per dare un po' di contesto alla mia situazione, sono mesi che non mi sento bene a causa della situazione lavorativa. Nonostante sia giovane e laureata non riesco a trovare lavoro nel mio campo di studio, e questa cosa mi tormenta ogni giorno. Inoltre, il mio partner non è italiano e io mi sono trasferita all'estero da lui anche per avere più opportunità lavorative, che a quanto pare non sono arrivate per ora. Tengo moltissimo alla relazione con lui, ma ho paura che a lungo andare sarò io la responsabile se il nostro rapporto si rovinerà. Mi sento persa, non mi riconosco più e non so come uscirne...

23 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Letizia,

Quando parli di "sentirti accecata", descrivi quello che in psicologia chiamiamo un sequestro emotivo o un cortocircuito dell'amigdala: il tuo sistema di allarme interno è così sovraccarico che la parte razionale del cervello si "spegne", lasciando spazio a una reazione arcaica e incontrollata. Trasferirsi all'estero è un cambiamento radicale che toglie i punti di riferimento. La frustrazione lavorativa intacca l'autostima e crea un senso di impotenza che cerca, erroneamente, una valvola di sfogo. Sei lontana dalle tue reti di supporto originarie. In questa condizione, il partner diventa l'unico specchio in cui vedi te stessa e l'unica fonte di validazione. Quando lui non risponde come vorresti, il dolore che provi è amplificato dalla sensazione di non avere nessun altro posto dove andare. Queste dinamiche, in psicologia, sono spesso definite danza vittima-carnefice: tu ti senti disperata e non ascoltata, lui si ritrae, tu reagisci con rabbia per attirare l'attenzione, lui si allontana ulteriormente. È un circolo vizioso che rinforza in te l'idea di essere "la causa di tutto", il che è un peso ingiusto e distruttivo. E' fondamentale essere chiari: la violenza non è mai accettabile, ma le tue azioni sono sintomi di una sofferenza profonda che non trova altre vie d'espressione. Non cercare di uscire da sola da questa "nebbia". Hai bisogno di uno spazio protetto, di un terapeuta (possibilmente che parli italiano, per esprimere le tue sfumature emotive più profonde). Se non sai come fare, cerca professionisti online che offrano sedute in lingua italiana. La priorità ora è la tua stabilità emotiva. La tua crisi lavorativa ti ha tolto il ruolo di "professionista", ma tu sei molto più del tuo lavoro. Cerca attività che ti facciano sentire capace e competente al di fuori della relazione di coppia, per ridurre la dipendenza emotiva da essa.

Se senti che la tua disperazione aumenta e hai pensieri concreti di farti del male, ti prego di rivolgerti immediatamente a un servizio di emergenza locale o a una linea di ascolto per la salute mentale. Esistono risorse anche per chi vive all'estero.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Gentile Letizia

grazie per aver condiviso questa parte così delicata della sua esperienza. 

Lei descrive molto bene alcuni elementi ricorrenti: determinate frasi del suo partner, come quando interrompe la discussione o la lascia sola, sembrano attivare qualcosa di molto intenso dentro di lei. In quei momenti la rabbia prende il sopravvento, fino a farle perdere lucidità. Dal punto di vista terapeutico, è importante chiedersi non solo perché si arrabbia, ma soprattutto che cosa quella rabbia sta proteggendo.

Molte volte, dietro un'esplosione di rabbia, si nascondono emozioni ancora più dolorose, come il senso di abbandono, la paura di non essere importante, di non essere vista o ascoltata, oppure una profonda disperazione.

Un percorso la potrebbe la potrebbe aiutare a una maggiore consapevolezza di ciò che le succede e quindi una miglior gestione delle sue emozioni.

Se interessata  ricevo anche online.

Saluti

Dott. Amleto Petrarca Paladini

Dott. Amleto Petrarca Paladini

Bologna

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Cara Letizia
Da ciò che racconti, non sembra che tu sia una persona violenta, ma che in alcune situazioni emotivamente molto intense tu perda temporaneamente la capacità di regolare ciò che provi. Quando ti senti ignorata, abbandonata o non compresa, la rabbia sembra diventare così intensa da prendere il sopravvento sul ragionamento. Questo, però, non giustifica i comportamenti aggressivi: è importante riconoscere che la violenza, anche se avviene in un momento di forte disperazione, è un segnale da prendere sul serio e su cui lavorare.
Inoltre, il contesto che descrivi potrebbe contribuire ad aumentare la tua vulnerabilità: il trasferimento in un altro Paese, la lontananza dalla tua rete di supporto, la difficoltà a trovare lavoro e la frustrazione che ne deriva sono tutti fattori che possono ridurre le risorse emotive disponibili e rendere più difficile gestire i conflitti.

Il consiglio è di non affrontare tutto questo da sola. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere cosa accade nei momenti in cui "ti senti accecata dalla rabbia", a riconoscere i segnali che precedono l'esplosione emotiva e a costruire strategie più efficaci per gestire le emozioni e comunicare i tuoi bisogni. Intervenire ora è importante, sia per il tuo benessere sia per la salute della relazione. Nel frattempo, se dovessi accorgerti che la rabbia sta crescendo durante una discussione, prova a interrompere il confronto prima di arrivare al punto di non ritorno, riprendendolo solo quando entrambi sarete più calmi. Non è evitare il problema, ma creare le condizioni per affrontarlo senza che l'emozione prenda completamente il controllo.

Meriti di stare meglio e il fatto che tu abbia chiesto aiuto è già un primo passo nella direzione giusta.

Dott.ssa Flora Bacchi

Dott.ssa Flora Bacchi

Bergamo

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Ciao Letizia,
quello che descrivi non va minimizzato, ma nemmeno letto automaticamente come il segnale di un disturbo mentale. Sembra piuttosto che, in alcune situazioni molto specifiche, le emozioni diventino così intense da prendere il sopravvento e portarti a reagire in modi che poi non riconosci come tuoi.

Anche il periodo di forte stress che stai vivendo, legato al lavoro, al trasferimento e ai cambiamenti degli ultimi mesi, potrebbe contribuire ad abbassare la tua capacità di gestire queste emozioni.

Può essere utile capire cosa succede prima che la rabbia esploda: quali emozioni si attivano, quali bisogni vengono toccati e perché alcune dinamiche della relazione hanno su di te un impatto così forte.

Se vuoi, possiamo approfondire insieme questi aspetti.

Un caro saluto, Emanuele

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Gentile Letizia, data la complessità di quanto lei ha coraggiosamente condiviso, l'unico invito che mi sentirei di farle è quello di riuscire ad intraprendere un percorso di sostegno psicologico che possa accogliere le sue difficoltà e riattivare le sue risorse.

Cordialmente

Dott.ssa Angela Frattaruolo

Dott.ssa Angela Frattaruolo

Monza e della Brianza

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Buon pomeriggio e grazie per la condivisione .

Da quello che descrivi emerge una sofferenza importante, ma anche un elemento molto significativo: sei consapevole di ciò che accade, provi un forte senso di colpa e desideri interrompere questo circolo vizioso. Questo è un buon punto di partenza, perché significa che non ti identifichi con questi comportamenti e stai cercando una soluzione.

Le tue reazioni rappresentano una perdita temporanea del controllo emotivo, favorita dall'accumulo di stress, frustrazione, senso di impotenza e vulnerabilità che stai vivendo da mesi. Il trasferimento all'estero, le difficoltà lavorative e la paura di non riuscire a costruire il futuro che desideravi costituiscono fattori di pressione molto intensi che possono ridurre la capacità di regolare le emozioni durante i conflitti.

Detto questo, è importante non sottovalutare gli episodi di aggressività fisica o le minacce di farti del male. Non definiscono chi sei, ma rappresentano un segnale che il tuo sistema emotivo sta superando la soglia di tolleranza e che è necessario intervenire con strategie concrete prima che la situazione degeneri.

In un approccio breve strategico , io proporrei e lavoreremmo proprio sull'interrompere la sequenza che porta all'esplosione. Dal tuo racconto emerge che esistono alcuni "inneschi" molto precisi, come quando il tuo compagno interrompe la discussione o pronuncia determinate frasi. Proprio perché questi trigger sono riconoscibili, può essere utile concordare insieme una parola di sicurezza, scelta da entrambi in un momento di calma.  la scelta congiunta serve a rendere chiaro che per entrambi e da entrambi può e deve essere usata. Quando ti accorgi che il livello di rabbia sta aumentando e senti che stai perdendo lucidità, pronunci quella parola. Il suo significato deve essere chiaro per entrambi: la discussione viene sospesa immediatamente per un tempo prestabilito (ad esempio 20-30 minuti), durante il quale nessuno cerca di convincere l'altro, provocarlo o inseguirlo. L'obiettivo non è evitare il confronto, ma rimandarlo a un momento in cui entrambi possiate ragionare con maggiore lucidità.

Allo stesso tempo può essere utile sostituire la comunicazione impulsiva con una comunicazione più assertiva. Ad esempio, invece di arrivare al punto di esplodere o accusare l'altro, prova a descrivere ciò che provi utilizzando frasi in prima persona: "Quando interrompi la discussione e vai via mi sento abbandonata e questo aumenta moltissimo la mia rabbia. Ho bisogno che ci prendiamo una pausa, ma che mi rassicuri sul fatto che riprenderemo il dialogo". In questo modo esprimi il tuo vissuto senza attribuire intenzioni o colpe, aumentando la probabilità che il messaggio venga ascoltato.

Infine, ti incoraggio a rivolgerti quanto prima a uno psicologo o a una psicoterapeuta. Non perché tu sia "malata", ma perché stai vivendo episodi che ti fanno soffrire, compromettono la relazione e ti spaventano. Un percorso psicologico può aiutarti a comprendere cosa alimenta questa rabbia, ad apprendere strumenti efficaci per regolarla e a interrompere definitivamente questo schema.

Vorrei aggiungere un ultimo aspetto. Hai raccontato di aver minacciato di farti del male perché ti sentivi disperata e desideravi essere capita. Se dovesse ricapitare di sentire che il desiderio di farti del male diventa concreto o difficile da controllare, è importante non affrontare quel momento da sola: contatta immediatamente una persona di fiducia o un servizio di emergenza del Paese in cui ti trovi. Chiedere aiuto in quei momenti è un atto di protezione verso te stessa, non un segno di debolezza.

Non sei il tuo momento peggiore. Quello che stai vivendo è un problema serio, ma è un problema che può essere affrontato e trattato con gli strumenti adeguati. Se reputi opportuno , sono in ascolto.

con cura dott.ssa giusi vicino 

Dott.ssa Giusi Vicino

Dott.ssa Giusi Vicino

Catania

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Gentilissima,

le suggerisco di iniziare un percorso di psicoterapia individuale in modo da poter approfondire la radice della sua rabbia e della sua aggressività che sta sperimentando. 

Cordiali saluti

Dr.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Roma

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Buongiorno Letizia,

sembra che tu abbia cercato per molto tempo di gestire questa situazione da sola e che ora sia arrivata a un punto in cui senti davvero di non farcela più. Vedo tanto stress accumulato, e bisogni emotivi rimasti a lungo inascoltati legati a emozioni molto intense. Quando siamo sotto pressione per tanto tempo, infatti, diventiamo anche più sensibili, irritabili e facciamo più fatica a regolare le nostre reazioni.

Nel frattempo, prova a concederti qualche momento per respirare profondamente, fare qualcosa che ti piace e prenderti cura di te stessa. Ma soprattutto, ti incoraggio a chiedere il supporto di uno psicologo: parlarne in terapia è l’unico modo per comprendere cosa sta succedendo e a trovare strumenti concreti per gestire queste emozioni.

Ti auguro di trovare presto un po' di serenità.
Un caro saluto.

Dott. Charbel Farah

Dott. Charbel Farah

Roma

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Gentile Letizia,da quello che racconta emerge una sofferenza intensa, che non si riduce a un semplice “problema di rabbia”. Queste esplosioni sembrano comparire quando si attivano emozioni di abbandono, impotenza o mancato riconoscimento. Se, durante la discussione, percepisce che il partner la lascia sola o minimizza ciò che prova, è possibile che si riattivino paure profonde, facendo sì che la rabbia diventi il tentativo disperato di essere vista e compresa.Questo non giustifica i comportamenti violenti, che è importante interrompere, ma aiuta a comprenderne il significato. Il fatto che dopo ogni episodio provi vergogna, senso di colpa e desideri sinceramente cambiare indica che questi gesti non rappresentano ciò che vuole essere, ma una perdita temporanea di controllo sotto un forte carico emotivo.Anche il trasferimento all’estero, le difficoltà lavorative e la lontananza dai suoi punti di riferimento possono aver ridotto le sue risorse psicologiche, rendendola più vulnerabile. Sarebbe importante intraprendere un percorso psicologico che la aiuti a riconoscere i segnali che precedono queste esplosioni, comprendere le convinzioni profonde che le alimentano e sviluppare modalità più sicure di esprimere il dolore e il bisogno di vicinanza.Se le minacce di fare del male a sé dovessero ripresentarsi o diventare più intense, non affronti tutto da sola: chieda tempestivamente aiuto a un professionista. Chiedere aiuto in questi momenti è un atto di protezione verso sé stessa e verso la relazione.

Cari saluti,
Dr.ssa G. Bolzoni

Buongiorno Letizia, mi sembra di capire che questo è un momento particolarmente difficile e frustrante anche dal punto di vista professionale, che crea un'insofferenza di fondo, che la induce a non stare bene. A questo si aggiungono le discussioni con il suo fidanzato. Molto probabilmente le frasi che le dice il suo fidanzato durante i litigi le attivano dei vissuti del passato, momenti molto dolorosi che forse ha vissuto nella relazione con i suoi genitori in cui forse spesso non si sentiva capita e ascoltata, o in cui si sentiva abbandonata e lasciata sola a gestire le proprie difficoltà. Questi nostri ricordi dolorosi  rimangono bloccati in un'area del nostro encefalo insieme alle emozioni che abbiamo provato e non elaborati, pertanto proviamo molta rabbia e sofferenza ogni qualvolta viviamo delle situazioni simili. Sarebbe opportuno favorire l'elaborazione di ciò che ci portiamo dietro dal passato e ci condiziona la nostra vita attuale. La psicoterapia EMDR le sarebbe di grande aiuto, e l'aiuterebbe a ritrovare la serenità e la fiducia in sé stessa.

D.ssa Laura Cenni 

Dott.ssa Laura Cenni

Dott.ssa Laura Cenni

Roma

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Cara Letizia buongiorno e grazie di avere condiviso con noi questo tuo stato di sofferenza emotiva, quello che descrivi è molto importante e merita attenzione: sembra esserci una forte difficoltà di regolazione della rabbia, che in alcuni momenti diventa difficile da controllare e ti porta comportamenti che poi ti fanno stare male.

Il fatto che tu ne sia consapevole e ne soffra è un punto di partenza fondamentale. Proprio per la presenza di episodi aggressivi e pensieri di farti del male, è importante non affrontare tutto da sola ma rivolgerti a un/una psicoterapeuta, così da lavorare in sicurezza su questi meccanismi e trovare strategie più efficaci per gestire le emozioni e proteggere te stessa e la relazione.

Chiedere aiuto in questo momento è il passo più utile che puoi fare. Io lavoro anche online per cui se desideri trovare strategie mirate come gestire le tue emozioni resto a disposizione. Dott.ssa Claudia Mosneagiu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

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Gentile utente,

innanzitutto vorrei dirle che il fatto che abbia trovato il coraggio di raccontare ciò che sta vivendo è già un passo importante. Dalle sue parole emerge una grande sofferenza, ma anche una forte consapevolezza: riconosce che questi comportamenti non la rappresentano, prova senso di colpa e desidera comprendere cosa stia accadendo. Questo è un elemento prezioso da cui partire.

La rabbia, di per sé, è un'emozione naturale. Tuttavia, quando diventa così intensa da far perdere il controllo o da portare ad agire in modo violento verso l'altro o a minacciare di fare del male a sé stessi, è importante non sottovalutare questi segnali. Non significa necessariamente avere un disturbo mentale, ma indica che in questo momento il suo sistema emotivo è sotto un forte carico.

Nel suo racconto sono presenti diversi fattori di stress: il trasferimento in un altro Paese, la lontananza dalla propria rete di supporto, le difficoltà lavorative e la paura di compromettere una relazione a cui tiene molto. Tutti questi elementi possono ridurre le risorse emotive e rendere più difficile gestire situazioni percepite come dolorose o frustranti.

Sarebbe importante approfondire anche il significato che assumono, per lei, alcuni comportamenti del suo partner, come il sentirsi lasciata sola durante una discussione o il non sentirsi compresa. In alcune persone queste situazioni possono attivare vissuti di forte abbandono o rifiuto, rendendo la reazione emotiva molto più intensa rispetto all'evento in sé.

Le suggerisco di non affrontare tutto questo da sola. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere l'origine di queste reazioni, a sviluppare strategie per regolare le emozioni prima che diventino ingestibili e a migliorare la comunicazione all'interno della relazione.

Infine, poiché riferisce di aver minacciato di fare del male a sé stessa durante uno di questi episodi, è importante dare il giusto peso a questo aspetto. Se dovesse accorgersi che questi pensieri dovessero ripresentarsi o diventare più intensi, le consiglio di chiedere tempestivamente un supporto professionale nel luogo in cui vive.

Con il giusto aiuto è possibile comprendere ciò che sta accadendo e interrompere questo circolo, ritrovando un maggiore equilibrio emotivo e relazionale.

Gentile Letizia,

innanzitutto sembra che ci sono in atto cambiamenti di vita e/o incertezze, ognuno con specifico valore. Forse questi eventi possono farla sentire meno stabile nella sua storia attuale, anche a fronte di scelte desiderate, innescando inconsapevolmente delle tensioni interne. Tuttavia bisogna considerare secondo me anche delle risposte emotive che provengono da ragioni piu' profonde, attivabili quando qualcosa nel presente involontariamente le richiama. La rabbia e' un'espressione potente di qualcosa che supera la dimensione del ragionamento, ma che tocca aspetti interiori molto importanti e probabilmente antichi, vissuti di non-ascolto. Puo' essere opportuno, se persiste, rivolgersi ad uno psicoterapeuta o approfondire il suo disagio.  L'importanza che la relazione ha per lei e' comunque un punto fermo che al momento puo' aiutarla a mantenere uno sguardo meno apprensivo sul momento.

Cordiali saluti

Dott.ssa Paola Poeta

Dott.ssa Paola Poeta

Roma

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Buongiorno, grazie per aver condiviso la situazione delicata che sta vivendo.

Dalle sue parole emerge una sensazione di disagio e di vulnerabilità generate, in parte acuite, dai cambiamenti legati al trasferimento e dallo stress provocato dalle difficoltà lavorative. Il fatto che lei riconosca le dinamiche che si attivano durante le situazioni di conflitto, ne provi dispiacere e chieda un aiuto per comprenderle e gestirle in modo diverso, è un primo passo significativo.

Le difficoltà che descrive, possono essere affrontate attraverso un percorso psicologico, in uno spazio protetto e non giudicante, che la aiuti a sviluppare strategie più efficaci per gestire emozioni e conflitti, tutelando il suo benessere e quello della relazione. Se lo desidera, resto disponibile per una consulenza gratuita online, durante la quale potremo approfondire la sua situazione e valutare insieme il percorso più adatto alle sue esigenze.

Dott.ssa Grazia A. Vulpis

Dott.ssa Grazia A. Vulpis

Roma

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Letizia, quello che stai vivendo non parla di “perdere la pazienza”.
Parla di una donna che da mesi è sotto una pressione emotiva enorme e che, quando si sente ferita o abbandonata, entra in uno stato in cui la mente non riesce più a contenere ciò che prova. Non è cattiveria, non è mancanza di controllo, non è un difetto del carattere. È il segnale che sei arrivata a un punto in cui il tuo sistema emotivo non regge più da solo.

Quando racconti che durante le discussioni ti senti accecata dalla rabbia, come se finissi in un posto buio dove non ragioni, stai descrivendo un’esperienza molto precisa: un sovraccarico emotivo che ti manda fuori dalla finestra di tolleranza. In quel momento non sei “tu”, sei una parte ferita che reagisce per proteggersi. E il fatto che questo accada soprattutto quando lui esce di casa, ti lascia sola, o ti rimanda la responsabilità con frasi che ti fanno sentire in colpa, dice molto. Non è la discussione a scatenare la rabbia: è la sensazione di essere abbandonata proprio mentre stai chiedendo di essere vista.

Le minacce verso te stessa non parlano di un disturbo mentale.
Parlano di disperazione.
Parlano di un bisogno di essere ascoltata che non trova spazio.
Parlano di una solitudine emotiva che ti fa paura.

E poi c’è tutto il resto: il trasferimento all’estero, la ricerca di un lavoro che non arriva, la sensazione di aver lasciato la tua vita per costruirne una nuova che ancora non esiste. È un peso enorme. E quando una persona vive così tanta frustrazione, così tanta incertezza, così tanta paura di non farcela, la rabbia diventa il modo in cui il corpo prova a liberarsi da ciò che non riesce più a contenere.

Non sei pericolosa.
Sei stanca.
Sei spaventata.
Sei fuori equilibrio.
E stai chiedendo aiuto nel modo più sincero che hai.

La cosa più importante ora è riconoscere che non puoi affrontare tutto questo da sola. Parlare con un professionista — non per “curare la rabbia”, ma per capire cosa c’è sotto — sarebbe un passo fondamentale. Non perché tu sia malata, ma perché hai bisogno di uno spazio sicuro dove poter dire tutto senza paura di ferire nessuno. Hai bisogno di qualcuno che ti aiuti a rimettere ordine, a riconoscere i tuoi limiti, a trovare modi diversi di stare dentro le emozioni che oggi ti travolgono.

La tua relazione non è destinata a rompersi.
Ma non puoi essere tu, da sola, a reggere tutto il peso.
Hai bisogno di sostegno, di ascolto, di un luogo dove non devi difenderti né giustificarti. E questo non è un fallimento: è un atto di cura verso te stessa e verso la relazione che vuoi proteggere.

Letizia, non sei “diventata un’altra”.
Sei una donna che sta chiedendo aiuto perché sente che non ce la fa più.
Ed è proprio da qui che può iniziare un cambiamento vero.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Salve Letizia, la tua emotività eccessiva che spesso scaturisce in rabbia/ira potrebbe avere delle origini antiche forse risalgono alla tua infanzia  e/o adolescenza. Andrebbe un po' meglio analizzata la tua narrativa storica familiare per capire come -ora in una relazione parentale - tu  non riesca a controllare i sentimenti negativi. Il senso di rabbia che tu manifesti all'esterno durante i dissidi con il tuo compagno potrebbe anche implodere contro te stessa. Ti consiglio di consultare un professionista psicologo-psicoterapeuta per intraprendere un percorso conoscitivo e  di analisi profonda che ti possa aiutare piano, piano ad uscire da questa forte negativa gabbia emozionale !! Con i miei migliori auri ti lascio un cordiale saluto LT

Gentile Letizia,

la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua esperienza. Il fatto che lei riconosca questi comportamenti, ne provi sofferenza e desideri comprenderli è già un importante punto di partenza.

Da ciò che racconta emerge una difficoltà significativa nella regolazione delle emozioni, che sembra manifestarsi soprattutto durante i conflitti di coppia e in un periodo della sua vita già caratterizzato da forte stress, cambiamenti e frustrazione. Questo, tuttavia, non giustifica le reazioni violente, ma indica la necessità di comprenderne le cause e di imparare modalità più efficaci per gestire la rabbia e la sofferenza.

Mi ha colpito anche il fatto che riferisca di aver minacciato di fare del male a sé stessa per sentirsi ascoltata. È un segnale importante, che merita di essere approfondito con uno psicologo, affinché possa ricevere il supporto adeguato prima che la situazione diventi ancora più difficile.

Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere cosa accade nei momenti in cui si sente “accecata” dalla rabbia, a riconoscere i segnali che precedono queste reazioni e a sviluppare strategie più funzionali per affrontare il conflitto e il disagio emotivo.

Resto a disposizione, qualora lo desiderasse, per un primo colloquio conoscitivo.

Un cordiale saluto,

Dott.ssa Noemi Marcoccia
Psicologa Clinica

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Frosinone

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Gentile Signorina,

nella sua domanda di aiuto menziona delle reazioni fisicamente violente. In cosa consistono? Il fatto che manca la autonomia finanziaria e che Lei dipenda in tutto e per tutto dal suo fidanzato è certamente una situazione difficile. Essere laureati e non trovare lavoro esarcerba la frustrazione. Trovarsi da soli all' estero senza godere della vicinanza  degli amici e dei famigliari porta di fatto ad una riduzione della rete di sostegno sociale . Sarebbe auspicabile crearsi lo spazio per instaurare nuovi contatti se vuole continuare a rimanere nel nuovo paese.

In questa fase di smarrimento è estremamente necessario trovare una nuova ragione di vita, una motivazione suprema che prevalga su tutto, sia essa di tipo affettivo o lavorativo. Altrimenti il rischio che incorre è di essere spinta alla deriva, da correnti esterne di cui lei non ha scarso controllo, come le condizioni del lavoro e probabilmente la padronanza della lingua.

Spero di aver fatto un po' di luce nel buio. Le auguro di cuore di riprendere in mano la sua vita come merita la sua giovane eta'.

Cordiali saluti,

Dottoressa Alessandra Varotto 

Dott.ssa Alessandra Varotto

Dott.ssa Alessandra Varotto

Padova

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Cara Letizia,

la sofferenza che emerge dalle sue parole arriva con molta chiarezza. Sta vivendo un periodo di forte pressione: il trasferimento in un altro Paese, la difficoltà nel trovare lavoro, il senso di smarrimento e la paura di compromettere una relazione a cui tiene profondamente. Tutto questo può mettere a dura prova le risorse emotive di una persona.

Vorrei, però, soffermarmi su un aspetto importante: il fatto che lei riconosca i suoi comportamenti, ne provi vergogna e senso di colpa e stia chiedendo aiuto è un segnale significativo di consapevolezza; Allo stesso tempo, è fondamentale non sottovalutare ciò che sta accadendo. Le aggressioni fisiche e le minacce di farsi del male durante i conflitti indicano che, in quei momenti, le emozioni diventano così intense da farle perdere la capacità di autoregolarsi. Questo non significa necessariamente avere un "disturbo mentale", ma è un segnale che merita attenzione e un sostegno adeguato.

Mi colpisce quando descrive quei momenti come se fosse "accecata dalla rabbia" e incapace di ragionare. Molte persone, quando si sentono profondamente ferite, rifiutate o abbandonate, possono vivere un'attivazione emotiva così intensa da reagire impulsivamente. Sarebbe importante comprendere insieme a un professionista quali vissuti si attivano dentro di lei quando il suo compagno interrompe la discussione o pronuncia alcune frasi che percepisce come particolarmente dolorose. Spesso il comportamento che vediamo è solo la parte visibile di emozioni più profonde, come paura, senso di abbandono, impotenza...

Le suggerirei di non affrontare questa situazione da sola. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, a riconoscere i segnali che precedono l'esplosione della rabbia e ad acquisire strumenti concreti per interrompere questo circolo doloroso prima che degeneri. Intervenire ora è importante sia per il suo benessere sia per la tutela della relazione.

Infine, desidero soffermarmi sulle minacce di farsi del male che riferisce. Anche se sono nate in un momento di disperazione e con il desiderio di essere ascoltata, è importante prenderle molto sul serio. Se dovesse accorgersi che questi pensieri diventano più frequenti o intensi, o temesse di poter passare all'azione, le raccomando di rivolgersi tempestivamente ai servizi di emergenza del luogo in cui vive o a una struttura sanitaria, senza aspettare di affrontare tutto da sola.

Ha già compiuto un primo passo importante chiedendo aiuto e dando un nome a ciò che sta accadendo. Con il supporto adeguato è possibile comprendere le origini di queste reazioni e imparare modalità diverse di gestire il dolore e la rabbia, senza che prendano il sopravvento su di lei o sulla relazione.

Un caloroso saluto

Livia Mancini

Cara Letizia,
grazie per aver condiviso una parte così intima e dolorosa della tua esperienza. Dalle tue parole emerge quanto tu sia spaventata da ciò che accade durante i litigi e quanto soffra nel vedere una parte di te prendere il sopravvento, quasi come se in quei momenti non riuscissi più a riconoscerti.
Piu' che concentrarsi sulla rabbia in sé, è importante chiedersi cosa stia cercando di esprimere. Spesso emozioni così intense non nascono soltanto da ciò che accade nel presente, ma vengono amplificate da ferite profonde, vissuti di abbandono, di non ascolto o di non riconoscimento che possono riattivarsi nelle relazioni più significative. Quando descrivi il momento in cui il tuo partner interrompe la discussione e se ne va, o quando ti senti liquidata con frasi come “hai iniziato tu”, sembra emergere un dolore che va oltre il singolo episodio e che può trasformarsi rapidamente in una sensazione di disperazione e perdita di controllo.
Anche le minacce di fare del male a te stessa sembrano parlare del bisogno urgente di essere vista, compresa e raggiunta emotivamente, più che di un autentico desiderio di farti del male. Questo, però, non significa che debbano essere sottovalutate: rappresentano un segnale importante della sofferenza che stai vivendo e meritano uno spazio di ascolto e di cura.
Inoltre, il momento di vita che stai attraversando – il trasferimento all’estero, la difficoltà nel trovare un lavoro, il sentirti lontana dai tuoi riferimenti – può aver reso più fragile il tuo equilibrio emotivo. Quando ci sentiamo privati di punti di appoggio importanti, anche la relazione di coppia può diventare il luogo in cui si concentrano bisogni, paure e aspettative molto intense.
Credo che un percorso psicologico possa offrirti uno spazio in cui comprendere il significato di queste reazioni, anziché limitarsi a controllarle. Dare un senso a ciò che accade dentro di te, riconoscere i vissuti che si attivano e trovare parole per esprimerli è il primo passo per non esserne più travolta.
Non penso che tu debba definire te stessa attraverso questi episodi. Piuttosto, mi sembra che tu stia cercando di comprendere una sofferenza che oggi trova espressione nella rabbia. È proprio da questa domanda, così autentica e coraggiosa, che può iniziare un percorso di cambiamento.

Un caro saluto,

Dott.ssa Katia Romano

La situazione che descrive certo non è soddisfacente per quanto riguarda il lavoro e potrebbe influire, ma in ogni caso occorre almeno una consulenza professionale per esprimere valutazioni sui fattori che facilitano manifestazioni di rabbia. Potrebbero esserci ad esempio anche abitudini apprese familiari o un passato/presente familiare che ha generato o genera frustrazioni. E' bene che i fattori evidenziati vengano elaborati e risolti con l'aiuto di uno psicologo psicoterapeuta. Esistono poi delle strategie pratiche per far fronte agli episodi di rabbia. Il problema perciò può essere affrontato con due modalità diverse e complementari: la prima più dialogica per risolvere i fattori scatenanti e favorenti, la seconda più pratica per soluzioni del momento. La Terapia Breve strategico-gestaltica si propone di utilizzare entrambe queste modalità. Può trovare maggiori informazioni su di essa sul sito a mio nome.

Dott.ssa Valentina Sciubba

Dott.ssa Valentina Sciubba

Roma

La Dott.ssa Valentina Sciubba offre supporto psicologico anche online

Salve Letizia,

Comprendo il tuo dolore e la tua paura. Ti trovi in una condizione di sovraccarico emotivo: la delusione professionale, la lontananza da casa e le incomprensioni di coppia creano una miscela esplosiva. 

Quando lo stress supera la soglia di tolleranza e ti senti disperata o non compresa realmente, il cervello arcaico prende il sopravvento su quello razionale. Le reazioni violente o le minacce di farti del male sono tentativi disperati di fermare una minaccia percepita (l'abbandono o l'invalidazione emotiva) e di riprendere il controllo.

Il senso di colpa e la vergogna che provi a mente fredda dimostrano chiaramente che questa aggressività non definisce chi sei, ma è piuttosto un sintomo del tuo malessere attuale sul quale puoi intervenire e migliorare. Il primo passo fondamentale per uscire da questa spirale è separare il tuo valore personale dalla tua situazione lavorativa e relazionale.

Se vuoi, potremo approfondire insieme questi aspetti e definire se orientarci su un percorso psicologico o di coaching strategico. Resto a disposizione Farinelli Fabiana Maria

 

Gentile Letizia,

dalle tue parole emerge soprattutto quanto tu stia soffrendo e quanto ti senta spaventata da una parte di te che, durante le discussioni, sembra prendere il sopravvento. Il fatto che tu riesca a riconoscere ciò che accade, a interrogarti e a chiedere aiuto è già un elemento importante da cui partire.

Quando la rabbia raggiunge un livello così intenso, può diventare molto difficile mantenere la capacità di riflettere e di fermarsi. Per questo può essere utile non concentrarsi soltanto su ciò che succede “nel momento dell’esplosione”, ma comprendere cosa la precede: quali emozioni, paure, pensieri e vissuti si attivano e quali situazioni rendono più difficile ritrovare il controllo.

In questo senso, credo sarebbe importante intraprendere un percorso psicologico. Non tanto per trovare rapidamente un’etichetta a ciò che ti sta accadendo, quanto per capire meglio te stessa e costruire modalità diverse per affrontare la rabbia, la frustrazione e il conflitto. Anche la situazione lavorativa, il trasferimento all’estero e il senso di smarrimento che descrivi sembrano essere diventati fonti di forte pressione emotiva.

C’è poi un aspetto che merita particolare attenzione: le minacce di farti del male. Se dovessero ripresentarsi e sentissi di essere nuovamente in una situazione di forte disperazione, cerca subito sostegno e non rimanere sola con quello che stai vivendo.

Non devi necessariamente capire tutto adesso. Il primo passo può essere semplicemente trovare uno spazio in cui poter raccontare ciò che sta succedendo senza giudizio, e iniziare a comprendere cosa c’è dietro questa rabbia.

Un caro saluto,

dott.ssa Denise Procaccini 

Dott.ssa Denise Procaccini

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Roma

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