Salve. Sono una ragazza trentenne e ho una relazione con un ragazzo da tre anni, con cui convivo da un anno e mezzo. Mi sono abituata molto alla sua presenza e solitamente è una persona molto gentile. Ultimamente però mi sembra si innervosisca sempre più facilmente e sia spesso infastidito, anche nei miei confronti. E' molto impegnato, tra il lavoro e l'università, mentre io sono in un periodo un po' difficile, perché ho concluso degli studi che non mi hanno portata a molto e fatico a trovare lavoro. Sono purtroppo una persona molto ansiosa e ho molta rabbia repressa. Mi innervosisco facilmente, anche per piccole cose, quando vedo degli oggetti spostati, per esempio, e ho varie manie di pulizia e igiene che per me sono molto importanti. Spesso si sente accusato da me perché tendo spesso a fargli pesare determinati gesti e abitudini. Piango facilmente, quasi ogni giorno, e sono molto ansiosa e tendo a deprimermi. Temo che lui abbia accumulato del rancore e che non abbia più molta pazienza nei miei confronti. Litighiamo abbastanza spesso e ultimamente i nostri litigi sono diventati più violenti. Io ho dei problemi di autocontrollo e non riesco a gestire i litigi perché tendo all'autolesionismo, nello specifico mi do schiaffi in faccia e colpi in testa o colpisco con le mani qualcosa, a volte molto forte, quando non sopporto più la tensione delle discussioni e vorrei finissero il prima possibile. Lui invece in quei momenti tende a rimanere immobile per molto tempo e a non fare nulla, guardandomi con rabbia, mentre piango e lo imploro di abbracciarmi o dirmi qualcosa. Questo contribuisce solo ad aumentare la mia rabbia, portandomi quindi a farmi male. A volte lo spingo, non molto forte, per avere una reazione. In un ultimo litigio mi ha dato uno schiaffo abbastanza pesante e non era mai accaduto. Ha detto che non gli era mai successo prima e non credeva di potersi comportare così con nessuno. Ha anche detto che non mi avrebbe mai più fatto del male, ma ieri, purtroppo, abbiamo avuto il nostro litigio peggiore. Mentre litigavamo, ho insistito e l'ho spintonato perché parlasse o facesse qualcosa. Ho provato più volte a tirargli fuori le mani dalle tasche per toccarlo e abbracciarlo. Lui allora si è infastidito per le spinte e mi ha tenuto ferme le braccia perché non mi facessi male, fino a quasi torcermi un polso. Mi ha stretto forte i polsi e mi ha detto che Me lo spezzava quel braccio. Mi ha messo la mano sul collo facendo pressione e facendomi sentire come soffocata per un istante, tanto che poi ho dovuto tossire. Poi mentre gli dicevo: No, no, incredula e piangente, lui ha scimmiottato quello che avevo detto imitandomi e poi se n'è andato verso casa lasciandomi lì. Eravamo entrambi molto stanchi perché era un sabato sera e avevamo fatto l'alba. Il giorno dopo sono rimasta a letto tutto il giorno e poi lui è venuto a piangere nella mia stanza, dicendo che gli dispiaceva tantissimo e si faceva schifo da solo, dicendomi che non avrebbe mai più voluto toccarmi, perché si vergognava. Pensava fosse meglio lasciarci, io l'ho convinto a riprovare e a non andarsene. In realtà, non so se è la cosa giusta e non so cosa pensare. Mi chiedo, se non ha mai fatto qualcosa del genere, sono forse stata io a istigarlo? Ha appreso da me quel tipo di violenza? In realtà è la prima relazione e ho troppa paura di separarmi da lui perché non ho nessun reale affetto, la mia famiglia è molto distante, non ho amici e mi sento completamente persa. Ho accumulato bei ricordi solo con lui e non riesco a pensare di allontanarmene nonostante ciò che è accaduto, ma ho anche paura, perché penso che in fondo mi detesti o di essere una persona che fa impazzire gli altri. Ci può essere ancora qualche speranza per noi? Esistono coppie che riescono a trasformare certe dinamiche in qualcosa di sano, o è solo un'illusione?