La mia relazione si può ancora recuperare?

Giulia

Salve. Sono una ragazza trentenne e ho una relazione con un ragazzo da tre anni, con cui convivo da un anno e mezzo. Mi sono abituata molto alla sua presenza e solitamente è una persona molto gentile. Ultimamente però mi sembra si innervosisca sempre più facilmente e sia spesso infastidito, anche nei miei confronti. E' molto impegnato, tra il lavoro e l'università, mentre io sono in un periodo un po' difficile, perché ho concluso degli studi che non mi hanno portata a molto e fatico a trovare lavoro. Sono purtroppo una persona molto ansiosa e ho molta rabbia repressa. Mi innervosisco facilmente, anche per piccole cose, quando vedo degli oggetti spostati, per esempio, e ho varie manie di pulizia e igiene che per me sono molto importanti. Spesso si sente accusato da me perché tendo spesso a fargli pesare determinati gesti e abitudini. Piango facilmente, quasi ogni giorno, e sono molto ansiosa e tendo a deprimermi. Temo che lui abbia accumulato del rancore e che non abbia più molta pazienza nei miei confronti. Litighiamo abbastanza spesso e ultimamente i nostri litigi sono diventati più violenti. Io ho dei problemi di autocontrollo e non riesco a gestire i litigi perché tendo all'autolesionismo, nello specifico mi do schiaffi in faccia e colpi in testa o colpisco con le mani qualcosa, a volte molto forte, quando non sopporto più la tensione delle discussioni e vorrei finissero il prima possibile. Lui invece in quei momenti tende a rimanere immobile per molto tempo e a non fare nulla, guardandomi con rabbia, mentre piango e lo imploro di abbracciarmi o dirmi qualcosa. Questo contribuisce solo ad aumentare la mia rabbia, portandomi quindi a farmi male. A volte lo spingo, non molto forte, per avere una reazione. In un ultimo litigio mi ha dato uno schiaffo abbastanza pesante e non era mai accaduto. Ha detto che non gli era mai successo prima e non credeva di potersi comportare così con nessuno. Ha anche detto che non mi avrebbe mai più fatto del male, ma ieri, purtroppo, abbiamo avuto il nostro litigio peggiore. Mentre litigavamo, ho insistito e l'ho spintonato perché parlasse o facesse qualcosa. Ho provato più volte a tirargli fuori le mani dalle tasche per toccarlo e abbracciarlo. Lui allora si è infastidito per le spinte e mi ha tenuto ferme le braccia perché non mi facessi male, fino a quasi torcermi un polso. Mi ha stretto forte i polsi e mi ha detto che Me lo spezzava quel braccio. Mi ha messo la mano sul collo facendo pressione e facendomi sentire come soffocata per un istante, tanto che poi ho dovuto tossire. Poi mentre gli dicevo: No, no, incredula e piangente, lui ha scimmiottato quello che avevo detto imitandomi e poi se n'è andato verso casa lasciandomi lì. Eravamo entrambi molto stanchi perché era un sabato sera e avevamo fatto l'alba. Il giorno dopo sono rimasta a letto tutto il giorno e poi lui è venuto a piangere nella mia stanza, dicendo che gli dispiaceva tantissimo e si faceva schifo da solo, dicendomi che non avrebbe mai più voluto toccarmi, perché si vergognava. Pensava fosse meglio lasciarci, io l'ho convinto a riprovare e a non andarsene. In realtà, non so se è la cosa giusta e non so cosa pensare. Mi chiedo, se non ha mai fatto qualcosa del genere, sono forse stata io a istigarlo? Ha appreso da me quel tipo di violenza? In realtà è la prima relazione e ho troppa paura di separarmi da lui perché non ho nessun reale affetto, la mia famiglia è molto distante, non ho amici e mi sento completamente persa. Ho accumulato bei ricordi solo con lui e non riesco a pensare di allontanarmene nonostante ciò che è accaduto, ma ho anche paura, perché penso che in fondo mi detesti o di essere una persona che fa impazzire gli altri. Ci può essere ancora qualche speranza per noi? Esistono coppie che riescono a trasformare certe dinamiche in qualcosa di sano, o è solo un'illusione?

5 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Giulia, la situazione che descrive è complessa e merita uno spazio di approfondimento adeguato. Se lo desidera e crede le sia utile, possiamo lavorarci insieme per comprendere cosa sta accadendo, dare significato alle  emozioni, ritrovare all'interno di un lavoro condiviso strategie di gestione più efficaci e funzionali da mettere in atto nella relazione. Che ne pensa? Se sente di volermi contattare per primo colloquio conoscitivo, mi trova online, per valutare come procedere. Le auguro il meglio. 

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

La Dott.ssa Ursula Fortunato offre supporto psicologico anche online

Giulia,

mi dispiace davvero per quello che stai vivendo, si sente quanto tu sia confusa, spaventata e allo stesso tempo molto legata a lui.

Ti dico una cosa importante con chiarezza: quello che è successo non è colpa tua. Le tue reazioni nascono da una grande sofferenza, ma la violenza fisica  non è mai giustificabile. È un segnale serio, da non sottovalutare.

Allo stesso tempo, anche tu stai molto male: l’ansia, la rabbia, il farti del male durante i litigi… sono segnali che hai bisogno di aiuto e di essere sostenuta, non giudicata.

In questo momento siete entrati in una dinamica che vi fa male a entrambi: tu cerchi, insisti, esplodi; lui si chiude e poi reagisce in modo aggressivo. Da sola, questa cosa difficilmente migliora.

Una possibilità c’è, ma solo se entrambi vi fermate davvero e vi prendete cura di voi stessi, magari con un aiuto psicologico, imparando a gestire i conflitti senza farvi male.

Capisco tantissimo la paura di restare sola, ma restare così non ti protegge, ti fa soffrire di più.

Tu non sei sbagliata. Sei una persona in difficoltà che merita una relazione in cui sentirsi al sicuro. 

Un caro saluto, 

Dott.ssa Maria Rosa Biondo 

Buongiorno, ciò che racconti è molto intenso, doloroso e complesso, e si sente chiaramente quanto tu sia coinvolta emotivamente e quanto questa relazione rappresenti per te un punto di riferimento importante. Allo stesso tempo, però, emergono dinamiche che non possono essere ignorate, perché stanno diventando sempre più distruttive per entrambi.

Parto da una cosa fondamentale: non sei “tu che fai impazzire gli altri”. Questa è una convinzione che spesso nasce quando ci si trova dentro relazioni in cui la tensione cresce e non si riesce più a gestirla. Quello che sta accadendo tra voi è piuttosto l’incontro di due fatiche emotive: la tua, fatta di ansia, rabbia trattenuta, bisogno di vicinanza e rassicurazione; e la sua, fatta probabilmente di stress, sovraccarico e difficoltà a gestire il conflitto.

Detto questo, è importante essere molto chiari su un punto:

la violenza fisica, da entrambe le parti, è un segnale serio che la relazione ha bisogno di fermarsi e di essere ripensata.

Non è qualcosa da normalizzare, né da giustificare.

Tu stessa descrivi momenti in cui perdi il controllo e ti fai male, o cerchi una reazione fisica da lui. Questo non perché tu sia “sbagliata”, ma perché probabilmente sei sopraffatta da emozioni troppo intense che non riesci a regolare.

Allo stesso modo, il fatto che lui sia arrivato a stringerti, farti male e addirittura metterti una mano al collo è un limite molto grave che è stato superato.

Capisco profondamente la tua domanda: “sono stata io a istigarlo?”

La risposta, con delicatezza ma fermezza, è: no, la responsabilità dei suoi gesti è sua, così come la responsabilità dei tuoi è tua. Le dinamiche di coppia possono amplificare le reazioni, ma non le giustificano.

Quello che descrivi è un classico ciclo relazionale che può diventare pericoloso.

Questo ciclo può dare l’illusione che “ci sia ancora speranza”, perché dopo il dolore arriva il pentimento e la vicinanza. Ma senza un lavoro profondo, tende a ripetersi e spesso a peggiorare.

La tua paura di restare sola è comprensibilissima. Dici di non avere altri punti di riferimento, e questo rende la relazione ancora più centrale, quasi indispensabile. Però è proprio questo che rischia di tenerti dentro qualcosa che ti sta facendo male.

Alla tua domanda: “si può trasformare una dinamica così in qualcosa di sano?”

La risposta è: sì, ma non da soli e non continuando così.

Serve un cambiamento reale, concreto e guidato:

- un lavoro individuale su di te, per aiutarti a gestire l’ansia, la rabbia e l’autolesionismo

- un lavoro su di lui, per comprendere e bloccare le sue reazioni aggressive

- eventualmente, solo dopo, un percorso di coppia

Senza questo, il rischio è che resti una speranza più che una realtà.

Ti dico anche un’altra cosa importante: il fatto che tu riesca a raccontarti così, con lucidità e onestà, è già un segnale di consapevolezza molto prezioso. Non sei “persa”, anche se ora ti senti così.

Aggiungo una nota più personale: il tuo messaggio mi ha toccato profondamente, perché in alcune parti mi ha ricordato un vissuto che ho conosciuto da vicino. So quanto possa essere difficile sentirsi intrappolati tra il bisogno d’amore e il dolore che si vive nella relazione. Ma so anche che è possibile uscirne e costruire qualcosa di più sano, prima di tutto dentro di sé.

Se senti che questo momento ti sta sfuggendo di mano e, dai segnali che descrivi sembra proprio così, il passo più importante che puoi fare ora non è decidere subito se lasciarlo o restare, ma prendere uno spazio per te e farti aiutare. Non devi affrontare tutto questo da sola.

Meriti una relazione in cui sentirti al sicuro, non in allerta. E questo è possibile, ma parte da te.

Dott.sa Fioldisa

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

La Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo offre supporto psicologico anche online

Salve, da quello che ha descritto credo che il problema sia legato a una forte rabbia accumulata nel tempo. Questa, nei momenti di difficoltà, sembra emergere senza controllo. Le consiglierei di farsi aiutare: prima è importante prendersi cura di sé stessi, e solo dopo si potrà cercare di salvare la coppia.

Buonasera Giulia, 

Capisco la sua forte preoccupazione per i comportamenti che si sono manifestati, sicuramente sono indicatori di un malessere (probabilmente reciproco) che andrebbe indagato. Non ci sono relazioni che a priori si possono o non si possono salvare, tutto sta nel capire come state e come sta lei nella relazione e se c'è davvero da parte di entrambi la volontà di recuperare un rapporto più sano. Sicuramente tutte le sue ansie e i suoi comportamenti così rigidi sono indicatori di un bisogno di controllo, di ordine, che andrebbe approfondito, così come le sue tendenze autolesioniste. 

Resto a disposizione se volesse contattarmi per una semplice chiamata conoscitiva e per valutare di intraprendere un percorso.

Dott.ssa Elena Cappa

Dott.ssa Elena Cappa

Dott.ssa Elena Cappa

Mantova

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