Disturbi dell'alimentazione

Rifiuto totale di verdure e pesce

Federica

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Buonasera, sono una ragazza di 23 anni.

Il mio problema è il rifiuto verso le verdure e il pesce. Solo ad avvicinare una foglia di insalata alla bocca ho i conati di vomito ...è un problema che ho sempre avuto e vorrei risolverlo visto che sono giovane e ho un bambino di dieci mesi a cui dare il buon esempio. Quando mi invitano fuori a cena ho sempre l’ansia su cosa mi troverò nel piatto e la paura di dovermi comportare come una bambina “non mangio questo non mi piace”.

Come potrei risolvere questo problema?

Grazie

10 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno,
sarebbe utile confrontarsi più a fondo rispetto alle modalità in cui si è presentato questo rifiuto la prima volta, e ragionare sulle cause sottostanti che possano in qualche modo aver influenzato quest’avversione.
Sicuramente il cibo ha anche un valore simbolico importante, si ricollega alle cure materne ma anche al desiderio di controllo e indipendenza.
Le consiglio un percorso con uno psicologo per capire le motivazioni sottostanti questa avversione per alcune tipologie di cibo e insieme trovare le strategie adatte per risolverlo.
Cordialmente

Buonasera,


Mi scuso per la risposta tardiva.


Tutte le verdure le creano avversione o solo alcune? Quali? Il pesce le crea avversione se cotto, crudo o in entrambi i modi? Tutti i tipi di pesce le creano rifiuto o solo alcuni? E solo l'idea di mangiare verdura e pesce o anche cucinare/toccare le crea fastidio?


La invito a riflettere su quanto scritto sopra. Se ha dubbi, domande mi contatti.


Buona serata

Buongiorno sig.ra Federica,


secondo me può risolvere il suo problema con l'Ipnosi. Cerchi, se vuole, degli Psicoterapeuti Eriksoniani nella sua zona.


Mi faccia sapere, se vuole....

Carissima, spesso questo genere di sintomi sono l'inizio di comportamenti alimentari a rischio, quindi è importante non sottovalutarli. Capisco l'ansia per quel che riguarda il futuro comportamento alimentare di suo figlio, ma è ancora molto piccolo e lei avrà il tempo per risolvere questo problema. Spesso i contesti sociali e relazionali ci portano a condividere le ore dei pasti con parenti amici o colloghi di lavoro, e nel caso di una particolare dieta, intolleranze, o gusti particolari, occasioni del genere si trasformano in veri e propri incubi stressanti e particolamente problematici. Ma non si neghi il piacere della relazionalità.


Quello che mi sento di dirle è sicuramente di rivolgersi a degli esperti. Se ancora allatta sio figlio è il caso che provi a farsi seguire da uno specialista della nutrizione che la indirizzi in un momento così delicato dello sviluppo di suo figlio, ma anche suo. Se non allatta più, una dieta equilibrata è di certo consigliabile anche per lei è ancora molto giovane ed in una fase ancora di crescita. Per quel che riguarda questo rifiuto selettivo per verdure e pesce potrebbe provare a rivolgersi ad uno Psicologo-Psicoterapeuta che ne ricerchi insieme a lei le origini. Questo genere di problematiche, possono sia nascondere intolleranze, ma anche principi di disturbi alimentari che mettono a rischio la sua salute fisica ma anche la sua vita psichica e relazionale.


Le faccio i miei più cari auguri, speranzosa che rivolva il suo problema.

Gentile Federica,


Nell’evoluzione dell’uomo la selettività alimentare ha avuto un ruolo adattivo al fine di ridurre i rischi di assumere tossine o veleni.  Se un atteggiamento sospettoso e selettivo nella scelta dei cibi può avere una funzione adattiva, il cibo ha anche una fortissima componente relazionale in particolare nella relazione mamma-bambino. Come lei ha ben sottolineato è importante per il suo bambino avere un’alimentazione varia, che non sia condizionata dal suo modo di mangiare, e mi sembra di capire che lei sia disposta a lavorare sulle sue difficoltà per facilitarlo. Le consiglio di iniziare un percorso con uno psicologo, che possa aiutarla  sia a superare la sua selettività sia a non instaurare le medesime modalità alimentari con il suo bambino. Qualora lo desiderasse sono a sua disposizione, ricevo a Milano e Capriate San Gervasio.


Cordiali Saluti.

Gentile Federica, la ringrazio per la sua domanda. Avrei delle ulteriori questioni da porle rispetto a questo suo rifiuto per i sopradetti alimenti, ma avendo questo spazio specifico per risponderle provo a darle dei piccoli suggerimenti. Potrebbe provare a camuffare delle piccolissime quantita’ di Una verdura che le risulta un po’ più tollerabile in un piatto di pasta o in una minestra di legumi, in modo tale da poter diventare piano piano un po’ meno ostile a tali alimenti. Per quanto riguarda il pesce proverei ad orientarmi su quello che riesce a tollerare meglio, provando magari sempre con iniziali assaggini molto conditi con limone o spezie per camuffarne il sapore. Le verdure sono importanti a livello di vitamine, esistono pero’ sul mercato anche integratori buoni e potrebbe assumere molta frutta. Riguardo al suo bambino, un po’ più il la’ potrebbe essere proprio lo stimolo per iniziare a sperimentare cibi mai assaggiati prima, facendolo insieme e magari scoprendo dei sapori che sono di suo gradimento. Spero di esserle stata un pochino di aiuto e resto a disposizione.


 

Gentile paziente anche se non specifica le modalità in cui si è presentato il problema, sembrerebbe trattarsi di fobia specifica verso il pesce cotto e le verdure on generale


Esistono tecnica particolarmente veloci ed efficaci per risolvere questo disagio che le consentiranno di riavere un buon equilibrio non solo psicologico ma anche alimentare


A disposizione per ulteriori delucidazioni

Buongiorno Federica,


questo problema può essere affrontato con il metodo comportamentale dell'estinzione.


Evidentemente ci sarà stato un primo episodio, che lei non ricorda perché avvenuto quando era piccola, che le ha prodotto un sintomo di vomito in presenza di uno dei cibi da lei menzionati. Questa sensazione è stata spiacevole e immediatamente associata a quel cibo. Con il tempo avrà poi esteso l'associazione della sensazione di vomito ad altri cibi (fenomeno della generalizzazione).


In questi casi la terapia che si adotta, tipica delle situazioni che creano fobia, è quella dell'esposizione. Innanzitutto creo una tabella di situazioni, dalla più sopportabile alla meno sopportabile (ad es. 1- visione da lontano di quell'elemento, 2- mi avvicino e lo tocco, 3- lo appoggio solamente alle labbra chiuse, 4- lo appoggio alle labbra e lo tocco con langua, 5- lo stringo solamente tra i denti senza mangiarlo...). E così via fino a riuscire a mangiarlo.


Importantissimo:


- immediatamente prima di ogni fase deve fare un esercizio di rilassamento o di respirazione lenta per ridurre il più possibile l'agitazione;


- non deve passare al punto successivo fin quando non proverà più ansia e repulsione svolgendo quel punto. Deve cioè restare su ogni punto e riprovare a farlo fin quando riuscirà a farlo senza alcuna difficoltà.


Credo molto in questo metodo e nella sua riuscita, spero possa aiutarla. 


Mi tenga aggiornata, un caro saluto.

Carissima Federica,


Effettivamente questi rifiuto prende quasi le connotazioni di una fobia...ha paura di ciò che può trovarsi nel piatto. È molto interessante anche che Lei affermi di "non voler fare la bambina", probabilmente qualcosa di questo rifiuto le risuona in modo strano.


Il cibo veicola molti significati simbolici, è s nutrimento, ma in esso si manifesta una domanda d'amore rivolto all'Altro...


Sarebbe interessante e utile per Lei, considerando il Suo desiderio di cambiamento, iniziare un percorso di psicotetapia.


A disposizione


Cordialità.

Gentile Federica, è possibile che questo sia un apprendimento appreso in tenera età oppure un'associazione traumatica con un evento specifico che è poi stato identificato con questi cibi. Se quest'ultima fosse la spiegazione corretta occorrerebbe un percorso volto alla risoluzione dei ricordi traumatici specifici correlati a questa paura che lei sperimenta. Se questo non fosse possibile potrebbe provare una app anche da utilizzare con il cellulare con esercizi di rilassamento per contenere la risposta emotiva e valutare se, cosi facendo, la qualità di vita migliora e poi con calma decidere per un percorso terapeutico più specifico

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