Disturbi della personalità

Disturbo di personalità BORDERLINE

Silvia

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Ciao, ho 40 anni e ho scoperto di recente di essere una Borderline. Mi è stata fatta questa diagnosi e sono sorpresa. Ho sempre pensato che gli altri fossero bordeline. Per esempio mio marito. Mi ero convinta che lui fosse un borderline e sono riuscita a convincere anche lui di questo. Ora rivedo alcuni dei miei comportamenti e mi vergogno. Per anni gli dicevo che era manipolatore e abusivo. Ogni volta che provava a difendersi trovavo sempre una conferma che cercava di manipolarmi. Per anni è stato geloso di me e io dicevo che era tutto nella sua testa. Da quando mi è stata fatta questa diagnosi è come se non fossi più in grado di dirmi menzogne. In realtà sapevo di sedurre tutti gli uomini. Non lo facevo perché non lo amassi ma perché avevo un bisogno interiore di sentirmi amata e corteggiata. Sono arrivata a tradirlo e a fargli accettare questa cosa. Non so come abbia potuto accettare ma eravamo arrivati ad un punto in cui ogni volta che lui si lamentava per qualcosa lo facevo sentire un pazzo. Nel frattempo lui era diventato dipendente totalmente da me. Avevo convinto anche i suoi amici che fosse borderline. Ogni volta che mi accorgevo di avere un problema lo proiettavo su di lui. Dicevo sempre che faceva la vittima ed era arrivato ad un punto in cui non poteva più lamentarsi di nulla perché ogni cosa era per me un esempio di vittimismo. Ho anche scoperto che lui ha sempre saputo che io fossi una borderline. Non me lo ha mai detto perché altrimenti avrei sofferto troppo. Lo facevo sempre sentire in colpa per tutto. Mi vergogno tanto di tutto questo ma non so come fargli capire che lo amo, è solo che avevo e ho bisogno di proteggermi con quei comportamenti. Mi ha chiesto un sacco di volte di fidarmi di lui e io non capivo. In realtà mi chiedeva di lasciarmi andare e di ammettere che mentivo e lo manipolavo. Quando qualche volta si arrabbiava facevo la comprensiva ma se poi lui si calmava e non faceva più il geloso mi arrabbiavo io. Spesso mi sono arrabbiata davanti ad amici o per strada e lui non rispondeva mai. Mi ha rivelato qualche tempo fa che stava in silenzio perché ha sempre odiato le scenate davanti agli altri. In realtà lo sapevo e lo punivo in quel modo. Ora è finita. Un giorno si è svegliato e mi ha lasciato. Ho sempre pensato che potesse accadere ma pensavo non me ne sarebbe importato nulla. Invece mi sono accorta che era l'unica persona che mi amava. Mi ha protetta da me stessa un sacco di volte. Ho sempre fatto credere a lui che io fossi stanca della sua follia e che lui fosse uno difficile. In realtà si difendeva come poteva. Non lo ascoltavo mai e non gli davo lo spazio per esprimersi. Tuttavia mi arrabbiavo quando scoprivo qualcosa che non mi aveva detto. Cosa posso fare? Ho distrutto la sua vita.

13 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Silvia,
grazie per la sua sincerità nel descrivere il suo disagio e la sua sofferenza. Credo che per ognuno di noi sia sempre drammaticamente duro accettare delle parti che sentiamo come più fastidiose e meno amabili. E' necessario tempo e un processo di accettazione e tolleranza verso noi stessi. Anche perchè il rischio è poi quello di farsi carico anche delle sofferenze altrui e di darsi troppe colpe. 
Avrei delle domande che mi sorgono: chi le ha fatto questa diagnosi, se ora sta seguendo un percorso, e se le hanno prescritto anche qualche terapia farmacologica. Io credo che sia fondamentale per lei intraprendere un percorso di psicoterapia. Rimango a Sua disposizione per domande o chiarimenti. 

Cara Silvia, il momento che sta attraversando è un momento delicato, ma probabilmente è da molto tempo che la sua relazione lamenta delle difficoltà. Questa diagnosi è utile per interrogarsi maggiormente su di sè. Ora puo' sicuramente ripartire e trovare dentro di Lei le risorse piu' idonee a superare queste difficoltà. Mi può contattare e fissare un appuntamento presso il mio studio a Bergamo, per un primo colloquio gratuito. Puo' contattarmi anche telefonicamente per ulteriori informazioni. La saluto cordialmente.

Buongiorno Silvia,
posso capire il suo stato d'animo dopo aver preso consapevolezza degli atteggiamenti-comportamenti che ha sempre avuto.
Quindi si domanda cosa possa fare , dicendo che ha distrutto la su vita, mi sento di risponderle che suo marito avrà le risorse per potersela cavare (magari anche con un aiuto specialistico).
Una cosa è certa: per se stessa lei può fare molto. Se si prende cura di sè anche le relazioni con gli altri saranno diverse, è un principio universale.
Il disturbo borderline di personalità è una psicopatologia importante, ma allo stesso tempo è solo una etichetta che descrive un comportamento (come ogni diagnosi). Tuttavia dietro a questa etichetta c'è una persona, Silvia, con la sua storia (probabilmente dolorosa) che l'ha portata a costruirsi una visione di sè e del mondo di un certo tipo (il tutto o nulla dei borderline per esempio: ti amo e poco dopo ti odio).
Il mio consiglio è di prendere sempre più consapevolezza e di farsi aiutare da uno specialista ( non tanto per il disturbo borderline, quanto per la sofferenza che esso nasconde).
Un caro saluto

Cara Silvia,
non serve a nulla guardare al passato. Ciò che è stato non può essere cambiato. Puoi fare molto invece per ciò che sarà soprattutto per quanto riguarda la tua persona. Ciò che scrivi indica che hai iniziato un percorso di presa di coscienza per cui non esitare a cercare un aiuto. Hai delineato un quadro abbastanza netto della tua situazione, ma uno psicologo che ti guidi verso la maturità può essere un ausilio rilevante. Per quanto riguarda la tua storia d'amore emerge che in definitiva hai punito te stessa rinunciando alla persona che ti amava, ma sei proprio certa vivere che sia tutto finito? Forse questo è solo l'inizio di una nuova vita dove troverai un altro compagno e con l'esperienza che hai maturato saprai vivere ogni emozione connotandola di significati più profondi tenendo a bada il tuo bisogno di trasgredire.
Ti auguro una buona giornata!

Gentile signora lo specialista che le ha fatto la diagnosi di disturbo borderline di personalità, immagino le abbia anche consigliato un appoggio di uno psicologo/psicoterapeuta. Quindi, senza tante parole ulteriori,  nella sua mail mi sembra che lei abbia già scritto tanto e abbia bisogno urgente di qualcuno che contenga le sue emozioni e la ascolti, aiutandola a fare chiarezza in se stessa. Le consiglio quindi di rivolgersi a uno/a psicologo/psicoterapeuta , perchè per lettera non è proprio sufficiente. Uno psicoterapeuta instaura un rapporto diretto e di persona, cosa che tra l'altro le sarà utile per comprendere meglio le sue dinamiche relazionali e i suoi tentativi di seduzione dei quali fin ora, non è riuscita a fare a meno. E altro ancora. Cordiali saluti e auguri.

Cara Silvia, mi pare di capire che sta attraversando un momento delicato, e che questa diagnosi l'abbia portato ad interrogarsi maggiormente su di sè. Questo potrebbe costituire un inizio... se volesse, potrei offrirle la possibilità di  un colloquio di consulenza gratuito presso lo studio a Milano. In tal caso o anche solo per avere ulteriori informazioni può contattarmi. Cordialmente

Buongiorno Silvia, ho trovato questa sua lettera molto intensa e piena di consapevolezza, le faccio i miei complimenti per il lavoro che sta facendo su di se, un lavoro non facile dove sta accedendo a punti di vista che fino ad ora non si era concessa. Mi preme solo dirle però che lei NON è una borderline, ma SOFFRE di un disturbo che si chiama borderline. Io penso che sia molto diverso dirsi questo ..a livello di prospettive e funzionalità. Ricevere una diagnosi di disturbo di personalità e'un momento molto cruciale e delicato; può anche essere però anche un punto di partenza per lei, un'occasione per lavorare su quelle parti di se che si porta dietro da molti anni e che la portano ad avere problemi relazionali come quelli con suo marito. Questo può essere uno spunto per un lavoro terapeutico  di spessore.

Le faccio un grande in bocca al lupo

Ciao Silvia, 
io direi che la cosa migliore per il momento è rispettare la sua decisione e intanto seguire un percorso di Psicoterapia per evitare di rimettere in gioco determinati copioni nel momento in cui dovreste riprendere la relazione.
Il tipo di approccio che io conosco e utilizzo è quello Breve Strategico, ma ad ogni modo l'importante è iniziare a gestire questi problemi di rabbia verso l'altro e paura dell'abbandono.
Buona giornata

Gentile signora,
il problema di cui parla purtroppo ha un impatto notevole sulla vita ed in particolar modo sulle relazioni affettive e necessita di un percorso specialistico per poterlo superare. le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta specialista che sicuramente la aiuterà a risolvere il suo malessere e a ridivenire protagonista della sua vita.
Un cordiale saluto

Dalla sua descrizione direi che la prima cosa da fare sia affrontare seriamente la disfunzionalità del suo modo di rapportarsi: a suo marito, certamente, ma anche con le persone affettivamente a lei vicine. Se le è stata diagnosticata una patologia borderline forse è già in contatto con un professionista, psichiatra o psicoterapeuta. A mio avviso dovrebbe rivolgersi ad uno psicoterapeuta per farsi aiutare.

Un caro saluto

Buongiorno,
la diagnosi, da sempre, serve per comprendere quale sia il trattamento più adeguato.. cosa può fare? una terapia. 
un percorso psicoterapico potrà aiutarla a dare senso e comprendere i suoi sintomi; ha 40 anni e se vorrà avrà modo di coltivare anche una vita affettiva sana e non continuamente minata e minacciata da se stessa, come in passato.
in bocca a lupo e buon lavoro

Buongiorno Silvia
non è tanto la domanda "cosa posso fare" su cui mi concentrerei ma piuttosto sul grado di consapevolezza che ad oggi ha rispetto alla situazione che ha vissuto con suo marito e rispetto al suo disagio.
Le caratteristiche di personalità e comportamentali che ha elencato fanno parte di un quadro borderline di personalità, ma non per questo deve cristallizzarsi nella diagnosi.
Provi a non pensare alla definizione del disturbo, le consiglio di riflettere sul fatto che probabilmente si è avvicinata a suo marito perchè lui inconsciamente soddisfava suoi bisogni interiori che nemmeno lei stessa conosceva. E' difficile da comprendere e non sto dicendo che il sentimento che provava per suo marito non fosse reale, solamente che spesso i nostri desideri, le nostre paure o fragilità non ci permettono di guardarci dentro fino in fondo e per questo gli altri diventano lo specchio di noi stessi, ciò che in noi non riusciamo o vogliamo vedere,  o un mezzo, l'unico che in quel momento si conosce, per arrivare a soddisfare i propri bisogni interni.
Sarebbe utile non continuare a focalizzarsi sui comportamenti passati per evitare di cronicizzare uno stato di disagio, al contrario provi a partire dalle sue risorse e non dalle difficoltà, si concentri sulle sue potenzialità, ad oggi per lei il passato non è più così oscuro e questo è un utile vantaggi per iniziare proprio da questo punto, per valorizzarsi, per soddisfare i propri bisogni inconsci a partire da se stessa e non dal legame con un'altra persona, conoscendoli e non evitandoli.

Cara Silvia 
ammettere di avere un problema è già il primo passo per prendersi cura di se, quello che deve fare farsi aiutare da un terapeuta, lei vive a Milano si rivolga al San Raffaele li ci sono dei bravi psicologi che le possono dare una mano, poi cerchi di trovare un modo di vivere in modo sereno, cercare di recuperare la sua serenità.

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