Disturbi della personalità

Relazione con un bipolare: dubbi, paure, speranze

Eleonora

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Buonasera,
vi scrivo per chiedervi gentilmente un confronto e dei consigli, a proposito della mia relazione con un uomo bipolare.

Premetto che io sono giovane, ho 26 anni, mentre lui ne ha 12 in più di me, e inizio raccontandovi brevemente la nostra storia: stiamo insieme da 5 mesi, ma ci siamo conosciuti un anno e mezzo fa. Io gli sono piaciuta fin dalle prime volte che ci siamo incontrati (per motivi di lavoro: lavoriamo nello stesso settore) ma io, nonostante ricambiassi, mi tenevo a distanza e frenavo, perché spaventata dalla sua malattia, di cui mi ha parlato dopo le prime uscite. Così siamo stati solo amici per circa un anno, fino a che io mi sono resa conto di volergli davvero tanto bene e che volevo stare con lui… o almeno provarci e vedere se poteva funzionare!

Ed eccoci qui, sono passati 5 mesi da quando stiamo insieme, e io sono innamorata di lui, che è una persona dolcissima, premurosa ed estremamente sensibile. Mi fa sentire importante e amata come mai prima d’ora e io desidero più di tutto riuscire a stargli vicino e dargli tutto il mio amore e il mio supporto.

Per il momento la sua malattia ci ha dato soprattutto qualche problema di natura sessuale (calo del desiderio da parte sua), che però al momento sembra superato.
E’ malato da circa 15 anni, all’inizio le diagnosi erano di disturbo schizoaffettivo e manie di persecuzione, poi la diagnosi è stata modificata in disturbo bipolare (non so di quale tipo).
Si cura giornalmente con Litio e un antipsicotico, ha un lavoro, amici... Insomma, nonostante la sua malattia, che gli ha fatto passare dei momenti molto difficili e ricoveri in ospedale, si è costruito una sua vita ed è una bellissima persona.

Ora il mio problema principale è che io… ho paura, ho paura di tante cose.

Intanto ho paura del nostro futuro: che speranza può avere una relazione con una persona bipolare?
Attualmente la nostra situazione sembra molto buona, ma leggendo in giro sui vari forum i racconti di esperienze simili alle mie, leggo descrizioni poco confortanti.
Una costante sembra essere il ricorrere di periodi in cui il partner bipolare si allontana, respinge l’altro fino a rinnegare i sentimenti provati, in un tira e molla continuo intervallato da momenti di grande amore.
Chiaramente “una persona bipolare” finisce quasi per essere un’etichetta in questi termini, perché ogni persona è unica e ha la sua storia.

Ma sono comunque preoccupata e mi chiedo se, con una persona che ha questa malattia, pur curata stabilmente, sia possibile avere una relazione amorosa appagante.

L’altro grosso scoglio è rappresentato dal fare accettare alla mia famiglia il fatto che io stia con una persona che ha questo problema (mia madre ne è a conoscenza).
Mi sono resa conto che c’è un forte stigma sociale nei confronti dei malati psichiatrici ed è difficile guardare al di là dell’etichetta, della diagnosi.
Io stessa ce ne ho messo di tempo, per andare oltre il pregiudizio, e vederlo semplicemente come una persona, con i suoi pregi e difetti.
Figuriamoci chi ci sta intorno, ad esempio appunto i miei genitori o gli amici.
Invece di sostenermi, quasi tutti mi mettono paura e cercano di convincermi a lasciare perdere.

Vorrei insomma, se possibile, il parere di un esperto, che mi spiegasse a cosa posso andare incontro e mi rassicurasse sulla possibilità di vivermi questa storia d’amore, che al momento mi sta dando tanta gioia.

Spero che possiate aiutarmi, grazie mille di cuore in anticipo.
Buona serata e un cordiale saluto.

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Eleonora,


credo che in nessun caso e per nessuna persona esista una ricetta per sapere se chi abbiamo accanto può essere o meno il partner giusto,al di là della malattia.Io credo che,come in ogni relazione di coppia,il tempo vi aiuterà a capire se davvero potrete o meno progettare il vostro futuro insieme.Passo dopo passo.Oltre ciò mi sentirei eticamente di dirle che sarebbe necessario e utile un percorso di coppia che potrebbe sinceramente aiutarla e anche rassicurarla magari.


A disposizione.

Gentile Eleonora, 


Come prima cisa lasci perdere i forum. Ognuno fa storia a se. Lo dice lei stessa. 


Ognuno di noi ha una storia passata e nessuno di noi sa e potrà sapere cosa ci riserverà il futuro. 


Direi però che se il suo compagno continua con costanza la terapia farmacologica associandola magari ad una psicoterapia cognitivo comportamentale, non ci sono motivi di temere i “se” e i “ma” che fanno trapelare verosimili note ansiose. 


Gli strumenti che offre il campo operativo della salute mentale sono vasti e magari, in futuro, in accordo, una terapia di coppia potrebbe essere una occasione di capire, capirsi, amarsi e condividere senza paure. 


Molti auguri


 

Cara amica,


Purtroppo sai di tuo, senza documentarti che ciò a cui vai incontro non sia semplice...vero è che le persone sono a sé, ma tale disturbo preclude un'altalena che, prima o poi tenderà a presentarsi. Terrei da parte per ora gli altri, in quanto la scelta è tua e SOLO quando l'avrai rafforzata, allora potrai eventualmente affrontare i pregiudizi. Ma prima di tutto devi rassicurarti e sentirti forte di ciò che vuoi e sei tu. Se una famiglia con lui la puoi immaginare nel tempo, pur sperando che la,sua farmacoterapia lo sostenga al meglio.


Ma ha una base di 15 anni dichiarati e voi siete dentro all'idillio dei primi tempi. Prova a viverla, a camminare con lui e osservarvi. Prova,a trovare risposte alle tue paure ai tuoi dubbi.


E và dove senti ci sia il tuo bene!


Buona fortuna


 

Ogni persona ha la sua storia ed è unica; inoltre, l’essere umano è mutevole e, pertanto, può cambiare nel tempo. Questo tipo di disturbo, se curato con un percorso di psicoterapia e cure farmacologiche ad hoc, può permettere alla persona e a quelle che ruotano intorno a lei di vivere attraverso una buona gestione delle emozioni. Esistono disturbi bipolari più o meno gravi, ma le cure appena descritte unite ad Amore e Abbracci possono rappresentare importanti gesti verso la conquista della gioia di vivere. 

Buongiorno Eleonora,


il suo fidanzato è consapevole del suo disturbo ed è quindi anche Lui a dover essere responsabile della gestione di tale disturbo insieme ai professionisti che ne trattano la cura (psichiatri per quanto riguarda il supporto farmacologico e psicologi psicoterapeuti per quanta riguarda il supporto e la cura dei disagi psicologici).


Lei come fidanzata può donare semplicemente il suo amore.


Se Lei ha ben chiaro il suo ruolo, così come quello dei professionisti descritti sopra, non ha motivo di preoccuparsi, tanto più se il suo fidanzato tratta responsabilmente il suo disturbo con gli aiuti professionali previsti.


Saluti cordiali


 

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