Disturbo Ossessivo Compulsivo

Paura di essere contaminati

Simone

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Buonasera a tutti,
Un problema che mi affligge da un anno a questa parte è quello che io chiamo la paura da contaminazione. In pratica, provo paura ed angoscia nel manovrare una qualsiasi cosa che possa risultare tossico e questa cosa nel tempo sta diventando sempre più grave e sempre più ingombrante nella mia vita. Faccio un esempio per spiegare. Oggi il mio coinquilino ha pulito il lavandino della cucina con l'anticalcare dato che appunto era rovinato. Eppure, nonostante sia una cosa normalissima, nonostante non abbia fatto io tale lavoro e nonostante io non abbia neanche toccato quel lavandino, sento come se le particelle di quella sostanza mi possano in qualche modo contaminare, anche a distanza, entrarmi in bocca e farmi del male. So che sembra assurdo e che non ha alcun tipo di senso però è quello che provo. Il problema è iniziato a diventare ancora più grave da quando ho iniziato ad evitare anche il cibo. Basta una semplice muffa su un frutto, della verdura non perfettamente lavata o una carne non abbastanza cotta (che per altri sarebbe stracotta) per innescare una serie di pensieri che mi portano a fortissimi stati di ansia e paura di essere stato "contaminato". Per cui inizio a evitare la fonte della mia ansia per giorni o addirittura mesi fino a che in un modo o nell'altro me ne dimentico. La mia prima reazione alla fonte dello stress è lo sputo. Nonostante sia una cosa estremamente maleducata ed io ne sia consapevole, sento il bisogno di sputare, per eliminare qualsiasi cosa nociva dalla bocca. Nonostante in tutto ciò ci sia una parte più razionale che mi continua a parlare dicendomi di smetterla non riesco, perché ho la consapevolezza che se smettessi avrei ancora più ansia. E così entro in dei cicli che possono durare minuti o in casi estremi anche ore in cui non faccio altro che sputare chiuso in bagno. E' sfiancante perché non riesco a bloccarmi e se tento di farlo sto peggio. Fatico a parlarne di tutto ciò anche con la mia ragazza o con i miei amici e sono ben lungi dal farlo con i miei genitori perché lo trovo imbarazzante e perché oltretutto non mi sento nemmeno più me stesso. Sono sempre stato una persona che dall'esterno reputerei "forte", che non ha mai avuto bisogno di nessuno, sempre allegro e attivo, pronto a prendersi carico dei problemi degli altri e aiutare chiunque. Adesso invece mi sento debole e soprattutto non mi sento più me stesso. Oramai va avanti da anni e mentre nei primi tempi era qualcosa di non grave, adesso sta diventando sempre peggio ed il covid sta peggiorando ancora di più il delicato equilibrio che cerco di costruirmi. Premetto che forse tutto ciò in parte è scaturito da una situazione familiare molto difficile, con un fratello clinicamente depresso, una madre ossessiva, maniaca del controllo e ansiogena, ed un padre ignavo. Non approfondisco ulteriormente per evitare di rendere ancora più lungo del necessario. Insomma, questo problema sta diventando sempre più difficile per me da gestire e non so più bene cosa fare. Vorrei rivolgermi ad uno specialista, farmi aiutare, ma nel frattempo che io abbia la disponibilità economica per farlo, vorrei sapere un minimo cosa posso fare per alleviare questi problemi.
Ringrazio tutti per il servizio che offrite tramite questa pagina e ringrazio dal profondo del cuore chiunque risponderà.
Cordiali saluti.

P.S. Ho messo la domanda nella categoria dei disturbi ossessivo compulsivi solo per via dell'atteggiamento dello sputo ma in realtà non conosco la natura di tale problema

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve, ho letto la sua lettera e innanzitutto le confermo che, dalla sua descrizione, pare proprio che lei sia caduto nella trappola del disturbo ossessivo-compulsivo.


Consordo sul fatto che le sarebbe d'aiuto iniziare una psicoterapia cognitivo-comportamentale, ma il primo passo è accettare il fatto che questa è una parte di sé (più volte lei dice di "non riconoscersi più, di non sentirsi più se stesso"). Alcune persone, per storia personale di predisposizione e per una serie di eventi di vita che si incrociano, appunto, con un certo tipo di funzionamento mentale, possono sviluppare questo tipo di disturbo d'ansia che pian piano diventa qualcosa di automatico e coatto nelle sue manifestazioni. E' un dato positivo il fatto che lei riconosca l'irrazionalità dei suo comportamenti e delle sue preoccupazioni, è un'"ancora" importante per fare un percorso terapeutico che la possa aiutare. Ciò nonostante, non è sufficiente a risolvere il disturbo poichè la sua risposta alle paure (lo sputare) oramai è un automatismo quasi paragonabile ad un "dipendenza". Pensi a cosa spinge un tossicodipendente all'assunzione della sostanza: spegnere le sensazioni e le emozioni difficili date dall'astinenza (ansia, angoscia, malessere). Se all'inizio del suo disturbo, lavare o sputare le dava una sensazione di sollievo e la faceva sentire bene, alla lunga quel benessere è diventato sempre più lieve e temporaneo, e i suoi comportamenti hanno invece assunto la funzione di "tenere a bada l'ansia". La chiave di volta nella risoluzione del doc sta in una frase che lei ha scritto: "Ho la consapevolezza che se smettessi avrei ancora più ansia". Ed è proprio così, poichè inizialmente, non agendo le compulsioni, la sua ansia salirà. Ma è qui la via d'uscita, nello scoprire che l'ansia ad un certo punto scenderebbe comunque, poichè è un'emozione e ogni emozione è temporanea, non dura all'infinito ma bisogna essere disposti (gradualmente) a sperimentarla per scoprire come essa sia una curva che sale, ha un picco massimo e poi scende. La parte difficile è proprio questa: imparare a tollerare, sentire l'ansia fino ad accorgersi che si estinguerebbe anche senza essere obbligati a fare qualcosa per spegnarla. Con le compulsioni, lei abbassa immediatamente l'ansia ma nel lungo termine non sono più sufficienti poche azioni ma come lei ha osservato, si trova costretto a dei rituali lunghissimi ed estenuanti poichè il dubbio (e l'ansia connessa) sono sempre più forti.


La terapia più efficace è quella della prevenzione della risposta (ERP) ma è difficile realizzarla da soli. La situazione pandemica ha aggravato i sintomi di chi soffre di un disturbo d'ansia. A causa della situazione, mi rendo disponibile anche online con delle tariffe ridotte per cercare di venire incontro alle persone. Se vuole contattarmi senza impegno lo faccia pure, intanto potrei consigliarle delle letture di auto aiuto. Se le va visiti il sito che ho dedicato ai disturbi d'ansia nopanicproject.it


Un cordiale saluto


Dott.ssa Cristina Bozzato

Gentile Simone,


Da quanto descrive sembra che questo pensiero che appare come paura inizialmente, sia poi da ricollegare ad una componente ansiosa (premesso che paura ed ansia non sono la stessa cosa). Tenga presente che, in linea generale, le componenti nella mente umana sono due, una cosciente e consapevole e l'altra inconscia e profonda. Quello che di fatto si viene a creare tra le due parti in gioco, è una sorta di conflitto che si esprime impedendo alcune funzioni della vita quotidiana. Questi aspetti richiedono un approfondimento specialistico, pertanto ritengo utile invitarla a prendere contatto con uno specialista psicoterapeuta di sua scelta così che la può aiutare meglio a valutare la sua richiesta e guidarla verso una direzione migliore. Al di la della problematica economica ricordi che esistono le ASL le quali prevedono in vario modo dei percorsi psicologici.

Salve,
dal tuo racconto sembra che il disturbo ti arrechi molta sofferenza e disagio, forse è il momento di chiedere un supporto professionale. Se non hai sufficienti risorse per rivolgerti ad uno psicologo provato puoi provare ad accedere al servizio pubblico di psicologia della tua ASL. Esistono anche delle associazioni che offrono servizi di counselling e psicoterapia a costi sociali per persone con basso reddito. Se abiti in toscana una è l'aps Logos di Empoli, puoi cercarla sul web oppure chiedermi i contatti.
Al contempo valuterei anche un eventuale supporto farmacologico di tipo psichiatrico, rivolgendosi alla salute mentale della tua asl oppure al tuo medico di famiglia.


Rimango a tua disposizione per ogni ulteriore richiesta.


Un caro saluto

Gentile Simone,


dal suo messaggio si evince importante pensatezza sia fisica sia mentale. Evitare un aspetto forte e invalidante come l'ansia e quindi l'evento scatenante è tipico di questa insorgenza però forse più che evitamento le consiglierei di valutare quali strategie mettere in atto per "controllare" l'evento fin dall'inizio, i pensieri e le emozioni inoltre ade esso associate.


Potrebbe provare a:


- Accettare il pensiero ossessivo cercando di non controllarlo nel vero senso della parola ma cercando di vederlo come "spettatore esterno" cioè osservarlo;
- Rimandare il pensiero ossessivo magari ad un momento della giornata meno "impegnativo" o senza dei doveri o darsi proprio spazio dedicato nel corso della giornata es. andare al lavoro, studiare, ecc.;
- Provare a darsi un comando personale, es. dire "Basta", "Io sono forte e tu no!". Si puòp fare sia guardandosi allo specchio sia dicendolo ad alta voce
- Fare meditazione. Le linko inoltre un articolo scritto da me: https://www.psicoterapiacioccatorino.it/imparare-a-comprendere-i-propri-pensieri/


Se non dovesse trovare dei miglioramenti le consiglio inoltre di valutare un percorso di psicoterapia dove insieme potrete non solo accogliere il sintomo ma anche lei per primo liberarsi, mettersi in gioco in un luogo neutro e senza giudizio ed essere supportato in questo momento di difficoltà.


Resto disponibile per informazioni, richieste aggiuntive e/o eventuale consulenza online.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo a Torino, provincia (Collegno) e online

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