Droghe e psiche

Il mio ragazzo per anni ha fatto uso di cocaina

Paola

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Buongiorno, sono la compagna di una ragazzo che per anni ha fatto uso di cocaina. Lo frequento da 1 anno e ho scoperto questo suo "vizio" dopo tre mesi. Non sono una persona che era già immessa in queste situazioni, non ho mai fumato, bevuto, e quindi mi riesce difficile comprendere come si possa dipendere da certe sostanze. Ciò premesso vorrei essere aiutata a capire cosa succede nella mente di tali persone. Mi spiego meglio, dopo le prime due "ricadute", se così si possono chiamare, ho iniziato a leggere, ricercare, informarmi... Non ho trovato nulla, ma perfettamente nulla che si possa equiparare al mio compagno. Lui nn ha il minimo disturbo, non soffre di depressione, ha perso il padre in età molto giovane, ha frequentato poi luoghi di "perdizione" dalla quale ha ricavato solo questa tragedia. E' tutto molto strano, le volte in cui è capitato, in un anno 6 volte a distanza di due/tre mesi, nei quali mesi l'ho sottoposto settimanalmente ad analisi quantitative, sino ad arrivare a 0, se devo dire ke si è opposto, no mai, qualunque cosa gli abbia chiesto x "venirne fuori" lo ha sempre fatto, anche seguire un centro x tossicodipendenze... ma ciò ke da quest'ultimo ne è venuto fuori è la netta differenza di quelli ke frequentano questo centro e lui. Sicuramente hanno in comune una dipendenza, ma è il genere di "persona" che non ha nulla a che vedere con lui. Mi ritrovo qui a scrivervi x capire in cosa posso ancora essergli d'aiuto, lui, la sua famiglia mi ripetono che la mia presenza in questo anno lo hanno migliorato, sono riuscita a farlo "maturare" e capire un pò il senso reale della vita. Chissà sarà vero, non lo so, ma ciò che so è che il mio compagno è una bellissima persona, una persona dalla quale mai ci si aspetterebbe una cosa del genere, non beve, fuma sigarette... forse anche troppe, ma abbiamo pensato di sostituirle con quella elettronica e a quanto pare stia funzionando, non è aggressivo, non è autoritario, è molto altruista, gran lavoratore, sempre disponibile. Per questo io nn trovo assolutamente congiunzione su quanto leggo e quanto è nella "mia" realtà. Quando è capitata "l'occasione" è come se io lo sentissi, dal buongiorno del mattino... è come se in lui avvenisse una sorta di cambiamento, come se si preparasse a doversi poi scusare x quanto commetterà la sera. E' più gentile del normale, più educato, più lineare, tutto molto normale sino all'attimo in cui arriva la bugia del semmai... "sto andando a fare un servizio..." di lì poi l'assenza x qualke ora, poi il msg alle tre di notte.... SCUSAMI. Questa è la mia storia... aiutatemi a capire cosa avviene in quella testolina, e se davvero io nel mio piccolo posso davvero essergli d'aiuto. Infinitamente grazie P.

9 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Paola sicuramente voi vi sarete rivolti ad un Sert (servizio per le tossicodipendenze) e capisco la netta differenza che avete trovato tra la vostra situazioni e gli altri utenti. Sicuramente la cocaina è differente dalle altre sostanze stupefacenti ed anche i modi di consumarla sono differenti. Sono sicura che lei è stata di grande aiuto al suo compagno. A Napoli esiste un centro della ASL Na centro specialistico per il trattamento della cocaina. Provi a gurdare il sito, le può dare varie informazioni e magari può chiedere una consulenza www.mamacoca.it
Signora Paola, il fatto che nel Suo compagno Lei non riconosca comportamenti tipici che invece di solito si riscontrano nelle persone tossicodipendenti non ha un significato particolare! Rimane il fatto che lui fa uso di droghe anche se per ora l'uso é saltuario!! Mi sembra che Lei dia poca importanza ad alcune vicende: morte del padre e frequenza di 'luoghi di perdizione'. Ritengo che il Suo compagno non abbia analizzato/elaborato in modo adeguato i propri vissuti emozionali ed affettivi. Forse vanno ricercate più seriamente le motivazioni inconsce che lo spingono (anche se saltuariamente) a procurarsi delle effimere soddisfazioni che in realtà dimostrano i suoi impulsi autodistruttivi. Pertanto il solo modo in cui Lei lo può aiutare é quello di sostenerlo durante il percorso terapeutico che deve fare per uscire definitivamente dalla dipendenza di sostanze psicoattive. Le assicuro che parecchie persone ci sono riuscite!! Cordialmente
Gentile Paola, non c'è esattamente il "tossicodipendente tipo", le storie sono diverse per ognuno. E'ammirevole quanto lei si dia da fare per aiutare il suo ragazzo, tuttavia sta assumendo su di se un compito molto gravoso che da sola è difficile reggere...non deve essere responsabilità sua fare il "controllore" sottoponendolo ad analisi quantitative; lei è la sua ragazza, non il suo tossicologo. In ogni caso, sicuramente lei è una forte risorsa che questo ragazzo ha per uscirne, ma la tossicodipendenza è una malattia, è un mostro più forte del singolo che la vive, e per affrontarla c'è bisogno di tutte le risorse possibili. Sono diverse le strade possibili per cercare di uscirne, ad esempio una è il Primo Policlinico, dove ci sono un ottimo reparto di tossicologia e uno di psicoterapia dove si lavora proprio su queste problematiche. Ma il punto è che lui deve maturare una vera motivazione al cambiamento, altrimenti i tentativi spinti da voi risulteranno per forza di cose fallimentari. Saluti
Buongiorno Paola, mi sembra che lei sia molto coinvolta emotivamente nella storia con questo ragazzo. Non so bene che cosa intende quando afferma che lui è molto diverso da tutte le altre persone che fanno uso di sostanze. Mi sembra, infatti, che sebbene egli si sottoponga a tutta una serie di controlli e di cure da parte sua, continui a ricadere nella spirale della dipendenza, proprio come la maggior parte delle persone con questo tipo di problemi. Forse questo ragazzo avrebbe davvero bisogno di essere aiutato anche attraverso una psicoterapia individuale, se ne avesse la motivazione. Per questo riguarda lei, però, stia attenta a non farsi eccessivamente prendere da questa questione del prendersi cura dell'altro, infondo siete due adulti e la vostra relazione dovrebbe basarsi anche sulla reciprocità dei desideri, e non solo sul bisogno di uno dei due.
Gentile Paola, inizio dalla fine: ”se davvero nel mio piccolo posso essergli d’aiuto”. Lei gli è già di grandissimo aiuto, da quello che leggo nelle righe precedenti. Dalle sue parole traspaiono due cose, da un lato il profondo sentimento che la lega a questa persona, dall’altro il senso di frustrazione per una situazione che lei trova “anomala” e che quindi risulta difficile da accettare. Il suo compagno, pur non avendo i comportamenti “tipici” dei tossicodipendenti, pur non avendone gli atteggiamenti, pur essendo una “bellissima persona”, adopera questa sostanze. Qual è il vero problema? Vede, alle volte dovremmo essere in grado di andare oltre i cliché che contraddistinguono certe categorie patologiche e ricordarci che dietro ogni stigma (il tossico, il drogato…) esiste una persona con una storia unica e irripetibile che non può essere paragonata a nessun’altra. Il problema non è tanto la perdita di una persona cara, o di aver frequentato “luoghi di perdizione”, ma semmai cercare di capire perché, ad un certo punto della sua vita, un ragazzo decida di includere, tra i diversi modi d’esistere possibili, quello di far uso di sostanze stupefacenti: a che cosa è funzionale l’utilizzo di queste? La risposta sta nella sua esperienza di vita, nell’effetto che hanno avuto su di lui gli eventi che ha vissuto e il modo in cui li ha interpretati. Per capire tutto ciò, non basta che un centro per tossicodipendenti ci dica che lui non c’entra niente con gli altri. Ci sono molte risorse da poter mettere in campo in questa situazione: 1) il suo compagno, da quello che lei racconta non è in una situazione di dipendenza eccessiva, 2) ha il suo sostegno e quello della famiglia, 3) ha un lavoro, 4) è disposto a farsi aiutare. Sono ottimi presupposti per una soluzione del problema, ma è necessario, a questo punto che, oltre ai controlli, egli inizi un percorso di psicoterapia che gli fornisca la consapevolezza, non tanto del fatto di avere un problema (quello lo sa già), ma di comprenderne il perché e di conseguenza venirne definitivamente fuori. La saluto cordialmente,
Buongiorno Paola, la realtà con cui si sta scontrando non è sicuramente facile e posso comprendere la sua ansia e la sua apprensione. Quel cambio di personalità che lei descrive non è così strano, poichè segnala lo stato d'animo che il suo compagno sta vivendo quando tenta di nascondere la sua debolezza. Accade molto di frequente che persone che abusano di sostanze cerchino di coprire il loro vizio con un atteggiamento eccessivamente da "bravo ragazzo". Spesso si ha la concezione del "tossicodipendente" come una persona violenta, sbagliata, pericolosa, finita e inutile. Questi sono pregiudizi sociali da cui è bene uscire. Chi fa uso di sostanze spesso non fa solo quello, soprattutto nel caso di sostanze stupefacenti stimolanti, come può essere la cocaina, che, anzichè renderci più assopiti, aumenta il livello delle nostre prestazioni sociali. Da qui può capire come sia difficile rinunciarvi, poichè chi si è abituato a usarla per esempio sul lavoro, o ne contatto con le altre persone, la può ritenere indispensabile per la buona riuscita di ciò che deve fare, oltre che come antidepressivo. Credo che quello che lei stia facendo per il suo compagno sia moltissimo, il fatto di stargli vicino e di considerarlo come una persona buona, capace e credere in lui sicuramente lo potranno aiutare. Per uscire definitivamente dalla sua condizione, tuttavia, è necessario che lui avvii una sorta di riconsiderazione di se stesso, in modo che inizi a vedersi come una persona nuova, diversa, che cambi abitudini. In questo modo il ruolo della cocaina nella sua vita potrebbe iniziare a diventare sempre meno importante e, a poco a poco, andare a scemare. Le suggerisco di provare a mandare il suo ragazzo in terapia da uno psicologo, penso che lei abbia un ottimo ascendente su di lui e potrà convincerlo a farlo. Da sola non può prendersi carico di tutto, non lo chieda a se stessa, mentre con l'aiuto di uno psicologo sarà più facile aiutarlo a diventare una persona nuova. Spero di esserle stata d'aiuto, in bocca al lupo!
Sono perfettamente d'accordo con lei che non tutte le persone che fanno uso di sostanze hanno poi realmente lo stesso problema, nel senso che ci sono perconalità molto diverse; magari questa dipendenza è sintomo di un altro problema. Sicramente lei per lui è importante e lo ha aiutato molto, ma se davvero volete aiutarlo di più il consiglio è intraprendere un percorso psicoterapico, e se anche lui non sia ancora pronto, potrebbe iniziare la famiglia (insieme a lei, se vuole), con lo scopo poi di portarci anche lui. solo così può andare a fondo del problema e cercare di capire cosa lo spinge a fare uso di sostanze. Sper di esserle stata d'aiuto e sono disponibile per altri eventuali chiarimenti
Cara Paola, comincia con il chiederti come mai, pur sapendo delle sue ricadute, non hai ancora accettato che da soli non ne uscite. Sono esperta nell’ambito delle dipendenze ed hai ragione quando dici che ogni caso è singolo, non è possibile generalizzare troppo, ma un denominatore comune esiste: le loro ferite sono invisibili e gli appartengono a volte più della loro stessa vita. Ciò che disorienta molto le persone che li circondano è proprio questo: la scarsa considerazione per ferite a cui nessuno ha accesso, solo attraverso la dipendenza queste persone riescono a sopportarle. Il dolore di cui parlo, è vero che è intangibile, ma è per il tuo ragazzo, molto più vero di qualsiasi trauma cranico, è difficile comprenderlo, soprattutto perché lui ha imparato a farsi perdonare da te e sembra riuscirci ogni volta. L’unico aiuto che puoi dargli è aiutarlo a trovare un servizio, nella vostra città, che possa sostenerlo non solo nel processo di disintossicazione, ma anche, nel lungo cammino di crescita, che gli è indispensabile, come ti ha fatto notare anche la famiglia di lui. E’ importante che segua un programma completo, che non solo “ si ripulisca dalla sostanza”, ma che possa fare un cambiamento psicologico importante. Sarebbe molto utile che, contemporaneamente, anche tu, cercassi qualche gruppo di auto-aiuto per i familiari delle persone entrate in questo terribile tunnel, poiché mantenere lucidità e amare un partner con questo problema è complicato e logorante. So di essere stata molto pesante nello scriverti queste cose, ma è bene che tu sia consapevole fin da subito che la strada che vi aspetta è durissima e tutta in salita, ma vale tutti gli sforzi del mondo, perché è una strada che porta alla vita! Distinti saluti.
L'aiuto che si può dare è quello di invitarlo ad andare presso uno psicoterapeuta (pubblico o privato)o andarci assieme. Fare uso di sostanze tissiche di per sè costituisce un disturbo. Sarà tuttavia il terapeuta, valutato il caso, esprimersi in termini di diagnosi e proporre se è il caso, un cura.

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