Problematiche sociali

Come posso vincere la paura dei miei?

Raffaele

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Buonasera,
Purtroppo ho vissuto la mia intera vita senz'averla potuta realmente vivere. Mi spiego meglio: per tutto l'arco della mia vita ho avuto genitori che mi hanno impedito di uscire con gli amici, mi hanno imposto cosa fare a scuola e nella vita. Hanno sempre e solo scelto loro. Così mi sono ritrovato a dover fare il liceo scientifico prima e studiare Chimica e Tecnologia Farmaceutiche poi.
Ogni volta, correlato a ciò, hanno sempre screditato gli altri corsi di studi e fatto promesse, mai mantenute. Ogni giorno, mi ritrovo a svolgere un lavoro che non mi piace, quello del farmacista, perché non sono stato in grado di ribellarmi a loro ed alle loro scelte. Un lavoro che, certamente, non mi dona le soddisfazioni economiche che loro mi hanno promesso avrei ottenuto e mi sono ritrovato però a dover prendere una laurea considerata da tutti una delle più complete e difficili perché ho dovuto fare esami di Chimica, Biologia, Medicina e Farmacoterapia per prenderla.

Si lamentano anche del fatto che io non abbia avuto il massimo e che ci abbia messo 7 anni. Ed ora che ho trovato il coraggio di dire loro che non è il lavoro che desideravo fare e che mi hanno chiuso dentro una casa per via delle loro scelte per tutta la vita, loro dicono frasi come "Ci hai messo 7 anni e ti lamenti pure? Dovresti essere grato per ciò che ti abbiamo scelto. Non voglio sentire più queste parole. Sei tu che non uscivi" e grazie al piffero non uscivo. Volevo renderli orgogliosi di me in tutto e per tutto e studiavo dalla mattina alla sera per passare esami che ho odiato l'uno più dell'altro, per finire a fare una professione che odio ma che, dopo anni di sacrificio, è l'unica che so fare. E non è nemmeno remunerativa.
Siamo al punto in cui io non desidero più vederli e mi auguro che non vengano dove ora abito per le feste di Natale. Preferisco di più stare da solo piuttosto che in loro compagnia. Loro non si rendono conto delle violenze psicologiche che ho subito da che sono nato: una madre apprensiva che non mi faceva uscire, una scuola imposta, un percorso universitario non mio e, infine, le mille promesse fatte e mai mantenute.
Ed ora vorrebbero che imparassi anche il tedesco, una lingua mai fatta, per compiere un lavoro che è basato sulla comunicazione quale la professione di farmacista all'estero.
Non hanno avuto pietà nemmeno per le due volte in cui ho tentato il suicidio e delle quali non ci sono prove mediche di ricoveri. O si fa come dicono loro o non si fa proprio.
Sono in questo limbo da una vita e vengo minacciato di continuo. Sono i miei genitori e voglio loro bene, ma ormai la situazione è insostenibile.
L'unico modo che avrei per poter uscire da questa situazione è un tribunale che li costringa a versarmi mensilmente una somma che mi consenta di vivere fuori da casa loro, senza lavorare in modo che io possa vivere fuori dalla loro influenza e INIZIARE a vivere (cosa mai fatta) ed alla veneranda età di ormai 29 anni, sapendo che nessuno mi assumerà più se seguo le mie ambizioni e le mie passioni, perché ormai sono un vecchio e/o mi sento totalmente stanco e sfibrato, poter iniziare di nuovo un altro percorso di sacrifici a scegliere una laurea che non so se mi darà pane in futuro ma che, almeno, potrò dire di aver scelto io.
Ogni notte piango ed a fine mese non ho nemmeno i soldi per potermi pagare uno psicoterapeuta che possa aiutarmi a superare il mio trauma. Eppure mi ammazzo di lavoro per 1200 euro di cui 700 li spendo solo per affitto e condominio, 200 se ne vanno di benzina, 100 di bollette ed il resto per mangiare. E mi urlano anche addosso che non devo spendere così tanto dopo che mi hanno obbligato loro a prendere questa casa in affitto.
Aiutatemi.
Ve ne prego.

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Raffaele, 


La ringrazio per averci scritto e per aver condiviso con noi la sua situazione. Mi sembra di percepire una forte insofferenza e una presa di consapevolezza di una situazione personale e familiare che forse sta creando disagio e malessere. 


Mi chiedo se lei ha già intrapreso un percorso di sostegno psicologico? 


Mi è parso di capire che forse è in un momento di transizione, spinto dal desiderio di uscire da una determinata dinamica relazionale, desiderando definire la sua identità e progettando le sue aspettative socio-professionali e personali. La difficoltà che forse incontra oggi nello stare in relazione con la sua famiglia la spingono a voler interrompere i rapporti? Forse si sente sommerso dalle dinamiche e non riesce a affermarsi esprimendo quanto pensa e sente? Mi sembra di capire che è in uno stato di confusione e di disagio tra il desiderio di stare in relazione e riconoscere i suoi legami e affetti “sono i miei genitori e voglio bene a loro” e il desiderio di avere una propria identità ed essere riconosciuto da loro nonostante le differenze. Forse il “non detto” o il desiderio di compiacere portano oggi a definire la situazione “insostenibile”?


Il suo desiderio di iniziare una terapia sarebbe sicuramente la via più adatta per permettere questo cambiamento significativo. In effetti potrà probabilmente analizzare e comprendere le sue dinamiche familiare e stili comunicativi al fine di intraprendere un cammino verso la conoscenza di Sé, mettendo parole su vissuti, aspettative, desideri ecc. nonché trovare le strategie e i strumenti psico-sociali necessari per rimodellare e ridefinire le sue relazioni significative. Probabilmente un passo importante per un percorso di auto affermazioni di Sé può essere fatto con la sua scelta di lavorare insieme a un psicologo.


Il terapeuta che contatterà potrà sicuramente adattare i suoi onorari alla sua situazione economica.


Nella speranza che potrà al più presto trovare la sua strada e il benessere psicologico e sociale che desidera.


Cordiali saluti.

Caro Raffaele,


ho letto con con grande interesse la sua storia e capisco il suo bisogno di essere autorizzato a rompere con gli schemi in cui si ritrova incatenato. Però un lavoro di questo tipo richiede un grande sforzo. Capisco il grande sforzo che quotidianamente profonde per rendere i suoi orgogliosi. Ma ora qualcosa mi sembra sia cambiato. Una consapevolezza nuova e su questa bisogna far leva per cambiare le cose. Mi raggiunga in studio per un colloquio conoscitivo, poi si penserà al resto ma è importante fare un primo passo. 


Cordialità

Gentile Raffaele,


non sono convinta che un tribunale che costringa i suoi genitori a versarle del denaro la aiuterebbe a cambiare le cose, creerebbe solo un'ulteriore forma di dipendenza (quella economica) che non le permetterebbe comunque di vivere in pieno la sua vita e, probabilmente, la farebbe sentire ancora peggio.


Quella che dovrebbe cercare di raggiungere è un'indipendenza emotiva dai suoi genitori, lavorare su se stesso per acquisire quella maggior fiducia e sicurezza che le permetteranno di dire anche dei "no" ai suoi genitori senza temere la loro reazione e di dirigere le sue energie verso obiettivi che abbiano valore per lei.


Mi unisco ai consigli delle colleghe che la invitano a rivolgersi all'asl per un percorso psicologico a prezzi più contenuti oppure a qualche collega della sua zona che applica tariffe più basse.


Non è mai troppo tardi per riprendere in mano la propria vita a qualsiasi età, figuriamoci per lei che è ancora molto giovane. Mi rendo conto che sarà un cammino lungo e faticoso ma ciò non significa che non valga la pena di tentare!


Le auguro ogni bene.

Carissimo


la tua situazione ti appare senza scampo, senza uscita e questo essere in balia fa molto soffrire, mi dispiace.


Il tuo è un problema di dipendenza/separazione: è sicuramente più un problema dei tuoi genitori che tuo, ma tocca a te necessariamente risolverlo o almeno attenuarlo, per sentire di prendere in mano la tua vita, iniziare a vivere, nelle tue parole.


Questa è purtroppo o per fortuna una responsabilità tutta tua, sicuramente faticosa, apparentemente ingrata, ma tutta tua. Puoi farlo rivolgendoti ad un tribunale (c’è chi l'ha fatto) oppure anche vivendo al di fuori del lavoro una vita soddisfacente o cercando, per quanto possibile, di cambiare lavoro.


Certe volte cercare di fare qualcosa di poco possibile (come una nuova laurea senza mantenimento economico) può essere un modo per restare fermi, per non fare nulla. Se ti accorgi che, nonostante tu abbia ben inquadrato il problema e voglia dare una svolta alla tua vita, resti fermo e ti riempi di rabbia e tristezza senza riuscire a muoverti da quella posizione, farsi aiutare da un percorso terapeutico diventa assolutamente necessario. Il primo passo verso essere te stesso.


L’hai già fatto quando sei andato a vivere da solo e sicuramente altre volte di cui ora sei poco consapevole.


Fai una prima cosa, e poi una alla volta, vedrai che sembrerà meno impossibile.

Gentile Raffaele,


sono Sara Sirianni, specializzanda in Psicologia Integrata e collaboratrice presso lo studio di Psicologia del Dott. Franco Sirianni, in Gallarate (Va), per conto del quale rispondo alla tua richiesta di contatto.


Riporta molti avvenimenti riguardanti la sua storia di vita e le difficoltà che da sempre si trova a fronteggiare. Sembra di capire che sia molto stanco, quasi come se si trascinasse, fagocitato da una realtà che non è quella che sognava di vivere.


Se le chiedessi di chiudere gli occhi per un momento, di focalizzare l’attenzione sul presente e di dirmi cosa le darebbe piacere fare ora, cosa le verrebbe in mente?


La sua età è molto più giovane di quello che questo momento particolarmente difficile le permetta di vedere. Ha attinto ad una grande forza in questi anni per riuscire a portare a termine un percorso di studi che non la gratifica e può ancora fare molto per se stesso. 


Se ha piacere di un ulteriore contatto, più personale e approfondito, le lascio la mia mail: drsarasirianni@gmail.com


 


Un caro saluto.


 

Caro Raffaele,


solo il tribunale del karma potrà far prendere coscienza ai suoi genitori. Nessun tribunale terrestre lo farà. Lei ha il compito preciso di diventare più forte e di non rimanere più così inerme di fronte a chi ha autorità. 29 anni non sono affatto troppi per prendere in mano la propria vita. Le costerà una fatica immensa, perché tra di voi si è giocato un gioco al massacro e lei non è stato educato alla scelta, ma la scelta esiste comunque. 


Provi a rivolgersi a chi fa psicoterapia a prezzo calmierato, tanto per cominciare, almeno una volta ogni tanto.


Forse qualche collega qui saprà suggerirle un buon libro da cui cominciare a prendere forza.


La spada, e non la rivendicazione, sia la sua arma. Ce la farà.


Ha tutti i nostri pensieri.

Gentile Raffaele


la sua preoccupazione per pagare uno psicoterapeuta è lecita, ma la informo che presso le asl è possibile usufruire di servizio di consulenza psicologica a prezzi molto accessibili e contenuti. Provi a verificare nella sua zona i costi. Inoltre provi a pensare che magari i suoi genitori abbiano un modo di pensare diverso dal suo non necessariamente sbagliato, ma semplicemente diverso. Credo che sia utile per lei intraprendere un percorso psicologico che la porti ad esternare i suoi bisogni e a trovare la giusta strada per il futuro. Se ha bisogno di chiarimenti può scrivermi in privato, esercito a Bologna e via Skype. Nel frattempo le faccio i miei auguri. 

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