Problemi relazionali

Mio figlio non riesce a relazionare e socializzare con bambini della sua età

eliana

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Salve, mi chimo Eliana ho un figlio 3 anni e mezzo,molto dolce,affettuoso e che non ha alcun problema di socializzazione con gli adulti. il suo problema invece nasce quando deve relazionarsi con bambini della sua età,che siano compagni di scuola o bambini incontrati al parco. Quando si trova a dover interagire con loro 1. assume un atteggiamento negativo: fa lo sbruffone,parla in dialetto e dice parolacce; 2. se un bambino gli chiede di giocare puntualmente rifiuta e se ne va'; 3. quando con il mio aiuto partecipa a giochi di gruppo tende a dare fastidio agli altri bambini per esempio se giocano alle costruzioni lui arriva e distrugge il lavoro degli altri; 4. tende a non difendersi quando viene picchiato rimane fermo a subire senza reagire o difendersi tutti portano questi atteggiamenti fanno si che gli altri amichetti compresi quelli di scuola non vogliono giocare con lui e tendono ad emarginarlo. Ho cercato più volte di spiegargli che non deve comportarsi in questo modo lui risponde cambiando discorso. Tutto questo mi dispiace e mi fa soffrire perchè,come ho già detto,è un bambino dolce,affettuoso e sensibile che purtroppo rischia di essere emarginato. Cosa posso fare per aiutarlo? Grazie anticipatamente per i consigli che vorrete darmi

19 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buon giorno Eliana, probabilmente è un bambino che si sente sicuro e sereno nel mondo degli adulti ma possiede poche e limitate esperienze di relazione con i coetanei. Anche un bambino dolce, affettuoso e sensibile ma con ancora limitate esperienze nella condivisione con i coetanei si può esprimere con provocazioni o con atteggiamenti aggressivi oppure rifiutando l’interazione nel gioco perché sono contesti ritenuti poco o per nulla gratificanti e piacevoli per lui. In tali situazioni di disagio, il bambino di questa età può anche esprimere la propria contestazione riportando in ambienti nuovi i modelli, le modalità relazionali e i comportamenti che acquisisce nel proprio ambiente di vita, senza la consapevolezza e l’intenzione di volerlo fare. Il fatto che, il suo bambino cambia discorso quando lei gli spiega che non deve comportarsi in modo negativo con i coetanei, mi fa pensare al suo “rifiuto” di accettare il mondo dei coetanei. Quindi, per prima cosa le consiglio di comprendere le vere motivazioni di questo rifiuto nell’accettare la condivisione con i coetanei. Per secondo, continui a farlo frequentare il gruppo di coetanei, lo segua in lontananza ma non partecipi ai loro giochi. Per terzo lo “premi” ogni volta che esprime un comportamento positivo (magari la dolcezza, l’affettuosità od altro) con i coetanei e non usi troppe parole per dirgli “questo non si fa” Cordiali saluti
Buon giorno Eliana, forse il suo bimbo è figlio unico o è un bimbo abituato a stare prevalentemente con gli adulti? Deve assolutamente abituarsi a condividere più momenti con dei coetanei; gli faccia praticare sport, trovi occasioni per farlo stare con altri bimbi, magari invitando frequentemente a casa uno o due bimbi della sua età (figli di vostri amici o compagni di classe, vicini di casa...)... piano piano si abituerà a stare con altri bambini.
Gentile Signora a volte esistono delle sensibilità diverse senza necessariamente essere patologiche. Mi pare di capire che è un bambino intelligente, sensibile, dolce che non ha alcun tipo di problema se non quello relazionale. Provi a cercare un pedagogista che mi pare più utile dello psicologo in questo caso, affinchè le fornisca delle metodologie e degli strumenti che aiutino suo figlio a relazionarsi attraverso il gioco. Lo aiuti a trovare un modo di stare con gli altri ma accetti anche che gli animi sensibili e introversi non amano molto la confusione e il chiasso e forse suo figlio è soltanto sensibile e introverso. In ogni caso gli faccia anche fare per sicurezza i test per la valutazione della sindrome di Asperger, ma non mi pare dai dati che mi fornisce che possa essere presente. Se ha bisogno riscriva pure.
gentile Eliana, comprendo la sua preoccupazione e il suo disagio, probabilmente avrete vissuto anche situazioni in cui si sarà imbarazzata o arrabbiata per questo. Il consiglio che le posso dare è cercare di capire le motivazioni di questo comportamento, ma con un bambino di 3 anni e mezzo non si può intavolare un dialogo, una conversazione come tra adulti. I canali comunicativi devono essere altri, primo fra tutti il gioco, poi il disegno, fino alle favole, insomma deve cercare di parlare la lingua del suo bambino, e cercare di intuire in questo modo quali potrebbero essere le sue difficoltà con i pari. Se, come dice, con gli adulti non ha problemi di socializzazione il problema è specifico, si lega a dinamiche con i coetanei quali la competizione, il gioco, il possesso ecc.... Inoltre alla sua età è davvero presto per dire se questa difficoltà lo potrerà all'isolamento e all'emarginazione, come lei dice di temere, cerchi di ridimensionare questa sua aspettativa negativa, vedrà che anche suo figlio ne trarrà giovamento, dal momento che a volte le aspettative di una mamma influenzano implicitamento il comportamento ed i pensieri del proprio bambino. in bocca al lupo per tutto un saluto affettuoso
Gentilissima Eliana A prima vista mi sembra assai prematuro considerare i comportamenti sociali del bambino come problematici. Non è affatto detto che i processi di socializzazione di un bambino seguano linee predefinite più o meno teorizzate e/o condivise. Nel suo caso può essere che il figlio trovi un grande interesse nel preferire il contatto con persone più adulte e di questo ne può prendere semplicemente atto, magari andando a scoprire e condividere, insieme a lui il valore di tali esperienze. Quando crescerà, il bambino potrà avvicinarsi ai coetanei, avendo acquisito altre competenze diverse, che possono risultare arricchenti per le sue relazioni. Occorre superare la sensazione che al bambino vengano a mancare delle cose se assume comportamenti diversi da quelli che vengono comunemente ritenuti normali. Anche lei stessa si lasci serenamente "condizionare" da ciò che suo figlio fa, nell'idea che anche questo la può arricchire come persona e come famiglia. Un abbraccio forte
Salve Eliana, dalla sua analisi si percepisce molta ansia sul comportamento di suo figlio, forse troppa. In base all'età di suo figlio non trovo anomalo il suo comportamento con i coetani, sta solo cercando il modo di interagire con loro. Gli dia modo di fare delle esperianze anche negative, è lui che deve capire cosa può fare e cosa no, perchè dirgli cosa fare evita l'esperienza. Evitare l'esperienza equivale, in questo caso, a non sapere a che cosa si va in contro non mettendo o mettendo in atto un dato comportamento.
Gentile signora, notavo come sia curiosa la scissione di cui lei parla nel comportamento di suo figlio; infatti lo descrive come buono e affettuoso con gli adulti, e aggressivo con i più piccoli. Quindi si trova a suo agio in una relazione in cui lui è il piccolo, e pertanto in diritto di ricevere cure e attenzioni, piuttosto che doversi impegnare in uno scambio alla pari. Queste riflessioni sono solo premesse, bisognerebbe capire meglio: il bambino è figlio unico? in effetti dal suo comportamento sembra voler stare con il genitore, e tenerselo tutto per sè, allontanando i possibili rivali. A cosa può essere dovuta questa insicurezza? un bambino della sua età dovrebbe sentirsi di lasciare abbastanza fiduciosamente la mamma per esplorare il mondo, mentre suo figlio non sembra sentirsi pronto per farlo. E' stato per caso portato al nido troppo presto? in ogni caso consiglierei di assecondare le sue esigenze, e se necessario passare più tempo con lui senza costringerlo ad un'interazione che attualmente gli risulta sgradita e fonte di conflitto. Un bravo terapeuta infantile potrà aiutarlo nel caso in cui questo comportamento non sparisce da sè nel giro di un certo tempo. Provi a capire i motivi della sua rabbia, e quali possono essere le paure sottostanti. Cordiali saluti
Gentile sig.ra Eliana, da quanto Lei descrive mi sembra che Suo figlio di 3 anni e mezzo fatichi molto per inserirsi nel gruppo dei pari!! I suoi tentativi di socializzare sono maldestri, inefficaci ed anche controproducenti!! Le motivazioni di tali anomali approcci possono essere diverse: timidezza che a questa età è naturale e/o congenita ma potrebbe essere rafforzata e distorta (inconsapevolmente) dall’ambiente degli adulti; potrebbe trattarsi di una carenza di autostima e quando il bambino si trova ad interagire con i coetanei potrebbe percepire il pericolo di non essere accettato e sentirsi poco adeguato alla situazione per cui reagisce in modo incoerente ed un po’ aggressivo; le reazioni degli altri lo potrebbero far sentire ‘in colpa’ e quindi non reagire quando viene picchiato. In questo modo è facile intuire che per il piccolino le interazioni, con il gruppo dei coetanei, diventano difficoltose!! Queste sono ipotesi che andrebbero verificate con contatti diretti. Per essere più precisa circa i suggerimenti da fornirLe avrei anche bisogno di più notizie e dettagli ad esempio il bambino è figlio unico? Che rapporto ha con il padre? A casa viene mai un amichetto/a, un cuginetto/a per giocare (o anche per dormire)? Come si relaziona con un solo amichetto/a? nella relazione a due riesce ad mantenere un buon gioco? Signora Eliana forse può iniziare da qui: invitare (più volte - 1 o 2 v. a settimana) un amico a casa per farli giocare insieme, all’inizio può avviare Lei il gioco e poi pian piano li lascia giocare da soli monitorandoli ed intervenendo solo quando necessario (ad esempio per evitare che si facciano male). Se questi tentativi sono stati già fatti senza ottenere risultati Le consiglio di consultare uno psicologo dell’età evolutiva (possibilmente dell’ASL) affinché possa effettuare le verifiche del caso, fare una diagnosi più precisa ed aiutare il bambino ad apprendere un più adeguato metodo di socializzazione. Con i miei auguri La saluto cordialmente.
Salve Eliana, la descrizione del disagio che vive rispetto alla difficoltà di relazionarsi con i pari del suo bambino, sembra esser molto sentito da lei,le chiedo se ha avuto modo di parlarne con il papà del bambino o con qualche parente a lei caro per avere un'altra prospettiva...Alle volte siamo così preoccupati ed immersi nel legame con il proprio figlio che si ha bisogno di un occhio distaccato per confrontarlo con il proprio. Comunque ciò che lei riporta, sembrerebbe una rigidità nel ruolo che il bimbo tende ad assumere al cospetto dei pari, magari atteggiandosi a "duro" con un comportamento "ostile" ed impacciato che non favorisce certamente l'entrare in relazione giocosa con gli altri coetanei. Questo può verificarsi anche per mancanza di abitudine, se il bambino è per la maggior parte del tempo in contatto quasi sempre con adulti...in questo caso potrebbe mostrarsi molto utile intensificare gradualmente gli incontri con altri bambini, magari proprio dandosi una certa continuità ed un appuntamento preciso con altre mamme ed altri bimbi, creando una sorta di rituale che abituerà gradualmente il bambino ad esser a contatto con i suoi pari. Comincerà così a crearsi delle aspettative e a ricucirsi un ruolo più morbido avendo la possibilità di sperimentarsi costantemente alla presenza dei coetanei, permettendogli di avere un comportamento "libero", lasciandolo fare da solo, magari bisticciando anche un pò...spesso gli adulti attribuiscono ai bimbi la propria carica emotiva, mentre a loro basta pochissimo per "fare la pace". Spero di esserle stata utile.
buona sera, molto spesso bambini così piccoli manifestano atteggiamenti che apparentemente sono privi di significato ma che in realtà celano conflitti, disagi, o più semplicemente "malintesi". rispondere in modo sicuro e stabilito alla sua domanda è pressochè impossibile, poichè ogni bambino è diverso e di conseguenza ogni bambino percepisce la realtà in modo univoco, specifico; bisognerebbe inoltre capire alcune cose che non sono state spiegate: - il bambino è andato anche al nido o è il suo primo anno di scuola? - è figlio unico? - è o è stato spesso con figure di riferimento adulte? - ha sempre avuto questo tipo ndi comportamento? gli approcci possono essere diversi, cognitivo comportamentale ( stimolo- risposta), relazionale, indiretto, bisogna però tenere conto delle risposte alle domande poste prima di definire un intervento. intanto potrei consigliarle di portarlo più possibile in luoghi dove può relazionarsi con i suoi pari in sua presenza in modo da poterlo rinforzare positivamente( con un apprezzamento positivo) ogni volta che " Si comporta bene" e cercando di non sottolineare anzi di svilire gli atteggiamenti mal posti. questo potrebbe essere un buon inizio per entrambe arrivederci
Cara Eliana, capisco il tuo dispiacere perché vorremmo sempre che i nostri figli non incontrassero difficoltà, ma aiutarli a crescere significa prima di tutto sapere che i momenti difficili e i dispiaceri fanno parte della vita e che nostro figlio, come tutti, dovrà affrontarli. Se tu ti sentirai meno preoccupata di quanto succede potrai certamente aiutare tuo figlio a capire di più, sia lasciandolo libero di scontrarsi con gli altri sia di trovare una sua strategia per avvicinarli. Troppo spesso per aiutare i nostri figli, senza volere, ci sostituiamo a loro non permettendo loro di capire cosa succede, quali sono le loro forze o le richieste di chi li circonda. Dalla tua descrizione tuo figlio in realtà sembra molto preoccupato dal rapporto con altri bambini, calmo e tranquillo con gli adulti perché forse si sente protetto con i coetanei sembra non sapere troppo cosa succederà e quindi cerca di evitare la situazione, cerca di mettersi al di sopra di loro con atteggiamenti più adulti oppure usando la tua presenza per senttirsi più grande e forte ma questo non lo aiuta ad incontrare gli altri bimbi. Non li aiuta tanto che noi diciamo loro cosa non fare, spesso non ci riescono, è più utile guardare quello che fanno e senza intervenire aiutarli a riflettere su quello che non va in quello che fanno per i risultati che ottiene. Forse anche creare situazioni più frequenti in cui lui possa stare con altri e lasciarlo libero di provare da solo potrebbe servirgli. Fammi sapere come va.
Gent.ma Sig.ra Eliana, nel momento in cui si instaurano le prime relazioni con i pari e i bambini entrano nel mondo scolastico, subiscono per la prima volta "frustrazioni e sentimenti di inadeguatezza". Il disagio del bambino potrebbe essere dovuto a pensieri di inadeguatezza nei confronti dei coetanei o di non essere all'altezza dei compiti scolastici, o percepire l'ambiente scolastico come estraneo e negativo e mettere in atto conseguentemente atteggiamenti aggressivi e di isolamento. Lei potrebbe di contro adottare nei confronti di suo figlio un atteggiamento rassicurante , sereno che possa fargli percepire i coetanei e l'ambiente circostante come non minacciosi. Provi a porre l'accento sugli aspetti positivi della scuola e, per quanto riguarda la relazione con i pari, potrebbe agevolarla accompagnandolo in questa prova, inserendosi con lui nella relazione, in tal modo il bambino avrebbe il tempo per abituarsi all'interazione con lei al suo fianco , e allo stesso tempo avrebbe la libertà per affrontarla in autonomia. Grazie
Salve Eliana, il suo è un figlio unico? I comportamenti che suo figlio ha con i compagni della stessa età denotano una sua insicurezza. Potrebbe essere che lei e-o suo marito siete con lui un po' troppo apprensivi? In caso affermativo il messaggio che gli arriva sarebbe: il mondo è pericoloso, solo noi ti possiamo aiutare a difendertene, da solo non ce la puoi fare. Ma tutte queste sono mie supposizioni. L'età di tre anni corrisponde a un momento difficile per i bambini, il primo distacco dai genitori. Il secondo avviene durante l'adolescenza. Lei continui ad osservare i comportamenti di suo figlio, se continuano così ancora per un anno potrebbe essergli - esservi utile uno o più colloqui con una psicoterapeuta dell'infanzia. Ma per ora non ce n'è bisogno. Mi risponda se vuole, per spiegarmi meglio.
buongiorno Eliana, lei ha un figlio con ottime capacità relazionali con gli adulti e inadeguate con i coetanei. il saper stare con gli adulti è diverso dal saper stare con i bambini. Stare con i bambini è più diretto, ci si mette in gioco di più perchè i piccoli sanno mediare meno rispetto all'adulto ( mi scusi ma l.'adulto a cui lei si riferisce è il nonno , l' amico di famiglia.. cioè persone che conosce ?o anche adulti non familiari? mentre i bambini sono incontri occasionali, al parco o anchecugni,?) Suo figlio sa che presumibilmente troverà nell'adulto ascolto, comprensione, ne ha esperienza ( forse ha vissuto e vive più con adulti che con coetanei?)manca di esperienza, familiarità con i coetanei. Probabilmente l'esperienza alla scuola materna lo aiuterà a familiarizzare con questa età, certo lei lo dovrebbe aiutare nel dargli fiducia, lasciare che impari e sbagli anche , insomma deve pensare che suo figlio attraverso gli incontri quotidiani ce la farà. Mantenga colloqui con le insegnanti della materna, senta un pó cosa le dicono, come vedono suo figlio e mantenga una relazione di fiducia con il suo bambino, cerchi di intervenire il meno possibile quando si trova con gli altri bambini, lo lasci fare. Auguri
Buongiorno gentile Eliana, più che spiegare a suo figlio che non è il comportamento giusto, è il caso di domandargli come si sente, cosa prova, quando sta con gli altri bambini e questo possibile farlo attraverso il giocare con lui e con l’uso di metafore e la rappresentazione di semplici favole. La socializzazione dei bambini dipende molto dalla capacità di socializzare degli adulti che gli vivono accanto e dalla precocità con cui la condivisione degli spazi e dei giochi è avvenuta nella vita del piccolo. Se il bambino frequenta l’asilo da poco tempo e non ha fratellini o altri bambini nella famiglia allargata parentale, è consigliabile dargli il tempo necessario per elaborare la scoperta di suoi pari non rinunciando alla socializzazione, né pressando il bambino, né adulando altri bambini socievoli ma perseverando e allargando a macchia d’olio le opportunità di giocare con altri bambini con metodo e costanza affinchè diventi una vera e propria abitudine nel quotidiano di suo figlio, anche iscrivendolo a sport adeguati alla sua età e di gruppo. Se sente che da sola non riesce a trovare il bandolo della matassa, Le consiglio di intraprendere Lei stessa un supporto psicologico in presenza per verificare le tendenze socializzanti di voi genitori e per imparare strategie e abilità sociali che l’aiuteranno ad aiutare suo figlio. Cordialmente
Cara Signora, purtroppo non ho la specializzazione in psicologia infantile, ma le posso dire che il miglior sistema è quello di lasciarlo fare spiegandogli come ha fatto lei che in questo modo non riuscirà a giocare con i suoi coetanei e che, quindi, dovrebbe cambiare atteggiamento. Tutto questo però con molta amorevolezza facendogli capire che i suoi genitori gli vogliono bene lo stesso. Insomma essrgli vicini evitando qualsiasi critica dura. Se il fenomeno continua o si acuisce, può darsi che sottointenda un disagio che andrebbe affrontato con uno psicologo infantile. Un cordiale saluto.
Gent.ma Mamma, spesso le difficoltà di relazione di cui soffrono i bambini dipendono da una molteplicità di fattori, tra cui la qualità delle relazioni sperimentate in famiglia. Infatti i bambini che riescono a comportarsi in modo equilibrato e sereno con i coetanei, riescono a farlo grazie alla serenità sperimentata nei rapporti famigliari, rapporti che diventano un modello su cui il bambino si basa (anche se non in modo consapevole, dato che le relazioni vengono osservate dal bambino fin dai primissimi mesi di vita) per relazionarsi con gli altri. In questo senso, senz'altro il contributo Suo e dei cari che si prendono cura del piccolo è fondamentale, sia come "esempio" a cui il bambino guarda, sia come clima su cui ci si può basare per aiutare il bambino a relazionarsi in modo più efficace....spiegare al bambino a parole come comportarsi è senz'altro utilissimo, ma il tutto deve essere supportato da un clima relazionale disteso e supportivo in famiglia! Nel caso Lei e la vostra famiglia sentiate che, in qualche modo, le difficoltà del piccolo potrebbero essere derivanti da problematiche più profonde e connesse con il clima delle relazioni a casa, l'unico consiglio che mi sento di darvi è di contattare uno psicologo esperto in problematiche dell'infanzia e della famiglia, per farvi aiutare (anche con un breve percorso di consulenza) a creare a casa la situazione più serena possibile per interagire tra voi e con il bambino nel modo più sereno. In bocca al lupo
Salve, capisco bene che le dispiace vedere il suo bambino comportarsi in questo modo, ed è comprensibile che si preoccupi della possibilità che venga emarginato. Quello che mi sento di dirle è che suo figlio è ancora piccolo e come ha notato lei si tratta sicuramente solo di un atteggiamento. Un consiglio che posso darle e di non rimproverarlo o non prestargli attenzione nel momento in cui si comporta in questo modo, altrimenti il rischio è di rinforzare ulteriormente il comportamento. Al contrario, se in qualche occasione mostra un atteggiamento positivo con i suoi compagni, provi immediatamente dopo, ad elogiarlo o ricompensarlo. Se dovesse continuare nel tempo, sarebbe utile capire come mai si comporta in questo modo solo con i suoi compagni e non con altre persone, ma per adesso aspetterei. Cordiali saluti
Salve Signora Eliana, ha provato a chiedere al bambino cosa sta facendo nel momento in cui lo fa senza essere apprensiva o giudicante? E' una richiesta difficile perchè in realtà la sua preoccupazione già è presente nella relazione tra lei e il bambino. Non conoscendo il piccolo posso solo azzardare l'ipotesi che qualcosa di negativo influenzi anche il suo comportamento e quindi il risultato visibile è la "cattiva condotta".Faccia qualche tentativo lei stessa, cercando di scoprire quali elementi lo turbano e se la situazione precipitasse il miglior suggerimento è farsi aiutare da un esperto/a nel campo dell'età evolutiva.Distinti saluti

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