Problemi relazionali

Posso chiedere un incontro alla psicologa del mio compagno?

Giordana

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Buongiorno,
Il mio compagno è in terapia con una psicologa per depressione.
Dopo un periodo molto complicato, ultimamente sembrava stare meglio e anche il rapporto tra di noi ne aveva beneficiato.
Purtroppo qualche giorno fa abbiamo avuto una discussione e lui ora sembra intenzionato a mettere fine alla nostra relazione.
In pochi giorni è passato dal dirmi che voleva passare tutta la vita con me e avere una famiglia a rivelarmi che pensa che non sarà mai pienamente felice e che non potrà mai rendere felice neanche me.
Non so più cosa fare per dimostrargli il mio amore, dopo essere scesa a compromessi e avere accettato di andare incontro alle sue esigenze più e più volte.
Gli ho anche proposto di fare qualche seduta di coppia dalla sua psicologa, ma dice che sarebbe inutile perché il problema per cui è in terapia è suo, non di coppia.
Ora sto pensando di contattare personalmente la psicologa, magari via email, ma non so se questo andrebbe contro la deontologia professionale della dottoressa.
La mia domanda è: posso chiedere un consulto alla psicologa del mio compagno, non per avere informazioni sul percorso che sta seguendo con lui, ma magari per fornire indicazioni sulle dinamiche riguardanti il nostro rapporto a fini terapeutici, o per avere indicazioni su come io dovrei comportarmi con lui?

Vorrei fare tutto quello è possibile per salvare questo rapporto, ma mi sento impotente di fronte ai continui cambiamenti di atteggiamento del mio compagno.

Grazie

8 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Carissima,


Richiedere un colloquio con la sua psicologa potrebbe non essere la strada più utile.


Il percorso che il tuo compagno sta facendo, come già espresso da lui è suo personale, e la psicologa dovendo mantenere il segreto professionale sul suo percorso non potrà comunicarti nulla. Inoltre le tue informazioni relative a lui e al vostro rapporto sarebbero legate al tuo punto di vista e oscurerebbero il suo percorso.


Ti consiglio di prenderti del tempo per concentrarti su te stessa.


I rapporti di coppia a volte possono essere faticosi e ci allontanano dal punto focale, il nostro benessere psicofisico. Dalle tue parole si percepisce che stai investendo tutte le tue energie per aiutare la persona che ami e per fare andare avanti questo rapporto.


Sicuramente sei una donna forte e piena di energie e ti sta a cuore il benessere degli altri. Questo atteggiamento molto empatico se non gestito può portare a uno svuotamento delle energie personali.


Quello che ti consiglio è di investire questa energia positiva su te stessa, la psicologa aiuterà il tuo Compagno a risolvere le sue problematiche.


Prova anche a guardare questa storia dall'esterno e a notare quanto sia andata avanti negli anni grazie alle tue energie. Se tu starai meglio inizierai a vedere tutto con prospettive diverse.


Se avessi piacere di approfondire l'argomento


Sarò lieta di ascoltarti o di leggere i tuoi dubbi.


Dott. Tricarico Valentina

Buongiorno Giordana,


non è facile rispondere alla sua domanda. Il suo compagno potrebbe considerare invadente la sua mossa di contattare in autonomia la sua terapeuta. Le ha già detto che vive la sua terapia come un lavoro "intimo", personale, non di coppia. Consideri poi che la terapeuta del suo compagno ha stretto con lui un'alleanza, in base alla quale probabilmente rivelerà al suo compagno di essere stata contattata da lei, ed è giusto che sia così. Ci rifletterei bene. Non abbia fretta, gli alti e bassi forse fanno parte del problema di umore del suo compagno.


Non deve essere facile essere la compagna di un uomo con problemi di depressione. Mi chiedo come lei si viva questa situazione, che ruolo sente di avere nella relazione. Un uomo con queste difficoltà potrebbe fare fatica a sentire il suo amore non perchè lei non sia in grado di dimostrarlo...


Dott.ssa Franca Vocaturi


 

Buongiorno Giordana, lei può anche chiederlo un colloquio per la coppia, ma è intanto il suo compagno Il primo a dover essere consenziente a questa richiesta. La psicologa ha la regola etica e deontologica di rispettare il volere del suo paziente, nel senso che non farebbe qualcosa di cui il suo paziente non si mostri d'accordo. Detto questo, rimane una richiesta lecita per lei da fare alla psicologa, alla quale seguirà una risposta o una chiarificazione rispetto alla sua domanda. Il tutto dipende anche dall'approccio terapeutico dello psicoterapeuta.


Auguri intanto a lei 


Dr. Cameriero Vittorio 

Gentile Giordana,


Gli incontri di suo marito con la terapeuta se sono percorsi individuali sono coperti da segreto professionale. In teoria noi non possiamo rispondere a parenti, amici, colleghi, datori di lavori, ecc. se non previo richiesta dell'interessato (il paziente) o per casi specifici previsti dalla legge.


Si veda Codice Deontologico degli Psicologi: "Articolo 12: Lo psicologo si astiene dal rendere testimonianza su fatti di cui è venuto a conoscenza in ragione del suo rapporto professionale. Lo psicologo può derogare all’obbligo di mantenere il segreto professionale, anche in caso di testimonianza, esclusivamente in presenza di valido e dimostrabile consenso del destinatario della sua prestazione. Valuta, comunque, l’opportunità di fare uso di tale consenso, considerando preminente la tutela psicologica dello stesso.


Articolo 13: Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, lo psicologo limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale, ai fini della tutela psicologica del soggetto. Negli altri casi, valuta con attenzione la necessità di derogare totalmente o parzialmente alla propria doverosa riservatezza, qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del soggetto e/o di terzi."


Cosa la porta a voler parlare con il terapeuta di suo marito? Come mai il partner non vuole far degli incontri insieme per parlare del vostro problema? Avete già provato a valutare un percorso di coppia da altro professionista, e non “entrando” nello spazio terapeutico di suo marito, dove iniziare “da zero” ed insieme un intervento diverso rispetto a quello di suo marito?


Lei però scrive anche che suo marito non sembra intenzionato a fare 2 percorsi. Potrebbe essere che non avete la stessa visione riguardo alla difficoltà percepita da lei?


Potrebbe essere utile provare a motivarlo, a comunicargli l’importanza che ha per lei come donna e moglie, cercare di fargli comprendere che in quel contesto vi potreste confrontare in modalità paritetica, mettendovi alla prova ed in discussione insieme ma anche come singoli cercando (collaborando e confrontanvosi insieme) di raggiungere degli obiettivi comuni volti ad un maggiore benessere (nel presente e nel futuro) per la coppia.


Resto a disposizione per eventuali informazioni, consulenza online o se volesse rispondere in privato alle domande poste.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo a Torino, provincia (Collegno) ed online

Salve Giordana. Grazie per aver scritto.


Il suo compagno ha perfettamente ragione, la questione per cui si rivolge o si è rivolto ad una psicologa è sua e non della coppia. Diversamente dal suo desiderio che sembra più orientato, a mio parere, a ''corrompere'' (mi passi il termine) la dottoressa per aggiustare il tiro a suo vantaggio, per non perdere la persona amata. Capisco bene lo sconforto, il dolore e la frustrazione ma non risolverebbe un bel nulla poiché, ripeto, lei va per un fine di coppia e non personale. Se fosse così invece potrebbe rivolgersi ad un/una professionista totalmente al di fuori dalla questione, cosa che le invito a fare qualora ne sentisse la necessità.


Un caro saluto,


Dr. Rivera Garcia Andres

Buonasera Giordana, 


Se la terapeuta lo consente, potrebbe chiedere delle informazioni alla psicologa del suo compagno durante un eventuale incontro, ma sempre se il suo compagno fornisce il consenso a questo, infatti non dovrebbero esserci "segreti" tra terapeuta e paziente. Inoltre le informazioni che le veranno date saranno coperte da "segreto professionale" per non intaccare  l'"alleanza terapeutica", quindi lei potrebbe avere una visione parziale della situazione e forse non così tranquillizante come spera.


Potrei consigliarle di rivolgervi ad una terapeuta di coppia (diverso dalla terapeuta individuale del suo compagno) per avere una consulenza insieme al suo compagno in modo da avere un setting più chiaro e un confronto diretto tra voi due ed il suo compagno potrebbe continuare a portare avanti la sua terapia individuale in due percorsi paralleli.


In alternativa potrebbe rivolgersi lei ad un terapeuta individuale per avere un confronto su come gestire questa situazione.


Disponibile per un eventuale consulenza o colloquio conoscitivo, anche in modalità online.


Cordiali saluti 


Martina Pergoli Campanelli 

Cara Giordana, come lei stessa ha in realtà correttamente intuito la collega che segue il suo compagno è tenuta a rispettare l'esclusività e la riservatezza del rapporto terapeutico, e ciò significa che lei è di fatto un soggetto esterno rispetto a questo stesso rapporto che la psicologa ha con il suo paziente. Questo comporta che le sue richieste non possano essere esaudite in nessun caso: no alla terapia di coppia (non solo perché, come le ha detto il suo compagno, lui ha iniziato un percorso per ragioni che riguardano esclusivamente lui, ma perché non è corretto che lo stesso professionista che segue da tempo un paziente prenda poi in carico anche la coppia o l'altro partner, parallelamente, in terapia individuale: si rimanda sempre l'altra persona ad un collega, idem nel caso comunque le due persone vogliano intraprendere anche una terapia di coppia. Si invia ad altri. In generale questa è la regola, la terapia di coppia si fa se i due partner arrivano per la prima volta insieme al consulto con la psicologa portando una difficoltà sentita da entrambi con l'obiettivo di risolverla, non si può fare se con quella professionista uno dei due ha già strutturato un suo percorso. Allo stesso modo, la collega non solo non potrà comunicare a lei nulla della terapia in corso con il suo compagno, ma non riceverà da lei "indicazioni" sul vostro rapporto né ne fornirà a lei, poiché anche questo sarebbe deontologicamente del tutto scorretto, andando comunque a ledere la privacy del suo compagno e introducendo elementi estranei rispetto alla relazione terapeutica. Comprendo senz'altro il suo desiderio di non perdere un rapporto a cui tiene certamente moltissimo, ma non è questa la via da percorrere, e a volte l'unica via da percorrere è in realtà il trovare la forza di accettare le scelte del partner, per quanto dolore possano arrecare, rispettando la sua autonomia nel decidere ed il fatto che in un dato momento, forse, non sia in grado di darci ciò che desideriamo e meritiamo, ma abbia la necessità di prendersi in primo luogo cura di se stesso. Quello che posso suggerirle è di cercare un sostegno psicologico ma solo per lei e, naturalmente, da un/a professionista che non potrà essere la stessa persona che segue il suo compagno. Potrà esserle utile, ne sono certa, per comprendere meglio come affrontare questo momento così difficile. Le faccio i miei migliori auguri

Cara Giordana, posso immaginare la sua sofferenza e le difficoltà che sta affrontando. Vivere con una persone che soffre di depressione non è facile, ci sentiamo impotenti e tutti gli sforzi sembrano portare a niente. Per rispondere alla sua domanda, certo può contattare la psicologa che ha in cura il suo compagno. Tenga conto che la psicologa è tenuta a riferire della telefonata al paziente perché si è stabilita una relazione di fiducia e il non dirlo potrebbe compromettere la relazione e danneggiare la terapia. Sarà poi la psicologa stessa che valuterà insieme al suo compagno se fare un incontro in tre, se questo può essere utile ai fini del percorso. Buona giornata

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