Problemi relazionali

Problema sociale e relazionale delle ultime settimane

Francesco

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Buongiorno.
Prima di tutto chiedo anticipatamente scusa se una domanda simile sia già stata fatta; ho cercato di controllare accuratamente. Non so se la categoria scelta sia esattamente la più corretta ma credo sia la più congrua. Il problema che vorrei sottoporre deriva da una situazione recente da cui sto cercando di uscire (per quanto banale come cosa "in sé" rispetto ad altro, credo che abbia comunque radici più profonde). All'incirca un mese fa ho iniziato a sentirmi con una ragazza che è nel mio gruppo (ci vedevamo saltuariamente e parlavamo molto poco) e dopo un po' di "avvicinamento", nonostante mie reticenze iniziali, ho scoperto che lei era attratta da me e io ricambiavo in linea generale. Le reticenze erano dovute al fatto che, dopo diversi rifiuti, ho sviluppato una sorta di blocco preventivo nelle dichiarazioni (banalmente: "io non devo perdere tempo ad andare dietro a questa ragazza perché so che mi rifiuterà"). Il 1° Gennaio alla fine lei ha detto che le piacevo e io le ho detto che mi piaceva; abbiamo iniziato ad uscire dapprima a poco a poco, poi dopo pochi giorni ci siamo baciati e abbiamo ufficializzato lo stare insieme.

Ci sono a questo punto due premesse - brevi - che devo fare:
1) La mia unica relazione effettiva con una ragazza è stata una relazione che ho avuto dai 16 ai 19 anni. Io ero molto innamorato. La storia è terminata per via di comportamenti negativi da parte di entrambi in modo molto brusco, con un distacco abbastanza improvviso e lei che, dopo avermi confessato il suo sopraggiunto interesse, mi ha detto anche che stava provando dei sentimenti per un nostro comune amico. Naturalmente ho potuto solo accettare la cosa ed andare avanti. Da allora fino ad adesso non ho avuto altre relazioni.
2) Nel corso di questa relazione precedente ho naturalmente anche avuto i primi approcci alla sessualità e ho notato che difficilmente riuscivo a raggiungere l'orgasmo durante l'atto. Specialmente i primi tempi, pur avendo erezione, preferivo "fare a lei" e nel momento in cui iniziava a "fare a me" incominciavano a venirmi dubbi, pensieri relativi alle tempistiche che avrei impiegato per arrivare all'orgasmo e così via. Anche durante l'atto sessuale, nel corso di 3 anni sono state pochissime le volte in cui sono venuto durante l'atto e non "in due tempi" (lei durante l'atto, io grazie a lei subito dopo). Lei comunque era affetta da vaginismo (poi superato), quindi in un certo senso "compensavamo". Per questa cosa (in concomitanza anche con un'oggettiva mancanza di erezioni spontanee a 360°) ho iniziato a dubitare del mio orientamento sessuale, pur non avendo mai avuto particolari sbandamenti (sono stato con un ragazzo quando avevo 14 anni ma il tutto è stato molto casuale e, pur provando eccitazione sessuale, non mi sentivo coinvolto; da allora non ho mai provato attrazione fisica o sentimentale per una persona del mio stesso sesso e, solo recentemente, al massimo attrazione sessuale pornografica per persone transessuali. Indicato questo non ho mai, comunque, avuto attrazione fisica "nella vita reale" e, anzi, ho sempre avuto attrazione, cotte o innamoramenti per ragazze. Questa messa in discussione del mio orientamento mi ha causato turbe e problemi in questa relazione, che comunque ho superato.

Arriviamo qui al punto attuale: io e questa ragazza abbiamo iniziato ad uscire, ci siamo baciati e per tre settimane è andato tutto bene. Tutto è cambiato da quando lei mi ha invitato una mattina (giovedì scorso) ad andare a fare colazione a casa sua perché aveva casa libera. Stando insieme abbiamo avuto un primo approccio al sesso, senza fare nulla perché ci mancava il tempo. Quel pomeriggio mi sono fatto venire delle domande e delle preoccupazioni sul perché, mentre altri ragazzi avrebbero "approfittato del momento" a casa sua, io invece avessi rimandato perché eravamo stretti coi tempi su un altro impegno; quella sera ci siamo rivisti, io "ho fatto" a lei, le ho spiegato un po' le mie preoccupazioni e le mie turbe sulla sessualità, lei le ha accettate senza molti problemi ed io, dopo aver avuto la conferma che effettivamente non c'erano problemi sotto quel punto di vista, mi sono sentito rincuorato. Da quella sera mi si è palesato un dubbio: "ma tu sei attratto da lei?" ed è come se, da quel momento, mi fosse crollato tutto quanto. Da quel giorno è come se si fosse spento un interruttore e tutto quello che provavo per lei (di attrazione, di tristezza quanto non eravamo insieme, volontà di sentirla e di stare con lei...) è come se fosse caduto. A quella domanda - non capisco fino a che punto con sincerità e fino a che punto con autoconvinzione - ho risposto "no" ed è da venerdì che ormai questo pensiero mi ossessiona costantemente. Lei è una ragazza insicura che in me - parole sue - sta trovando un punto di riferimento per star fuori da una situazione particolare che ha in casa. Io le ho parlato di questa cosa e abbiamo concordato di prendere tutto con più calma, conoscerci meglio. E' come se avessi bisogno di trovare una risposta alla domanda se io sia o meno attratto da lei.

Per questa cosa, presumo assieme ad altri fattori contingenti, ormai sono 4 giorni che mangio e bevo pochissimo, dormo buona parte del tempo e sono costantemente ossessionato da questo pensiero e dalla paura di farla stare male; vedo che sono diventato "insensibile" a tante cose, pur non essendolo di natura e questa insensibilità mi fa stare male, perché non è ciò che vorrei provare (per esempio: ieri sera un mio caro amico è venuto a darmi alcuni consigli e alcune dritte su come migliorare questa cosa e mentre mi faceva dei complimenti per il mio carattere mi fioccavano in testa pensieri negativi su di lui e più venivano più mi sentivo in colpa, rimanendo completamente insensibile alle sue dichiarazioni di amicizia e affetto). Inoltre ho notato che dal momento che ho citato prima è cambiata anche la mia percezione di alcune cose; prima fra tutte, il fatto che quando ci siamo messi insieme io mi sentissi completamente inadeguato tanto caratterialmente quanto fisicamente nei suoi confronti (avevo timore del giudizio che potessero avere i suoi genitori o le sue amiche di me). Dopo questo passaggio è come se fosse avvenuto il processo inverso, per cui ho perso attrazione fisica nei suoi confronti ed è come se mi considerassi "superiore".

Ho pensato che questo cambiamento potesse essere dettato da una serie di fattori: troppa velocità nell'instaurazione del rapporto (alla fine eravamo praticamente sconosciuti fino ad un mese fa e, per quanto io sia insicuro, abbiamo "corso" in tre settimane, saltando anche tappe di conoscenza reciproca); omosessualità latente (quella non ci si fa mai mancare); blocco emotivo di qualche tipo e così via.

Già mentre scrivo percepisco di poterci stare insieme senza problemi, mi sento rincuorato. Però so che entro breve questa sensazione di tranquillità (che ogni tanto c'è e che mi fa effettivamente godere il tempo con lei) verrà travolta da dubbi e da preoccupazioni. E' come se alla fine, al pari di quei pensieri negativi che ho nei confronti dei miei amici, questi pensieri arrivassero e io avessi mille difficoltà a mandarli via. Quando sono felice e tranquillo sto bene con lei, ma questi momenti non ci sono sempre e a questo punto ogni volta che ci vediamo ho l'ansia di dover capire se lei mi piace oppure no, ho bisogno di avere una prova, una dimostrazione.

Il punto di fondo è che non riesco più a distinguere quante cose io le pensi veramente e quante siano in realtà delle cose che mi creo io a livello personale. Mi creo blocchi mentali ed emotivi prima ancora che le cose accadano. Lei si è affezionata tanto a me e mi sento tremendamente in colpa per questi pensieri; mi sono autoconvinto (credo?) che le cose tra noi non possano funzionare e non riesco mai a godermi il tempo che passo con lei. Vorrei solo essere contento con una ragazza che mi piace, che sta bene con me e che è - come lei - comprensiva e gentile. Immagino sia vero anche che, prima di star bene con gli altri, bisogna star bene con se stessi... ma non voglio perdere lei. Sono arrivato al punto di star male quando sto con lei per questo motivo (salvo quando riesco a ricacciare indietro i pensieri), ma se dovessi pensare al fatto di rivederla senza avere questo tipo di rapporto mi fa stare male.

Vi chiedo scusa per la lunghezza del messaggio (e per la banalità della cosa) e vi ringrazio anticipatamente per le risposte.

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno Francesco,


leggendo la tua lettera mi sono persa! Ho fatto una fatica immane a leggerla e mi sono chesta più volte: quando arriva al problema? Cosa vuole Francesco? Quando arriva al punto?... a metà lettera non trovando risposta, ho avvertito un senso di disagio alla testa (una specie di mal di testa, di cui io non soffro) e mi sono alzata per riposarmi un pochino. Successivamente sono ritornata a riprendere la lettura, per cercare di terminarla. Ho faticato a finirla, non te lo nascondo, e ho deciso anche di dirtelo perchè ritengo che il mio disagio fisico abbia un significato. Se sono stanca io, mi sono detta, quanto lo sarà lui, di se stesso, che vive di tutte queste elucubrazioni mentali?


Spero vivamente che tu possa apprezzare la mia risposta e che veda in essa una utilità per te, per farti riflettere se non sia arrivato il momento (per te) di iniziare ad ascoltare meno i tuoi pensieri di preoccupazione ingombranti e lasciare finalmente spazio alle emozioni. 


Io di Francesco ho capito solo che si preoccupa tanto e che questo gli impedisce di vivere la relazione con l'altro. Ti scrivo questo, Francesco, perchè con l'altro non si sta con i pensieri, bensì ascoltando le sensazioni, vivendo e condividendo le emozioni. Non credi?

Ciao Francesco,


i comportamenti affettivi e in particolare sessuali sono regolati da circuiti cerebrali sottocorticali che quindi non necessitano dell'intervento della mente cosciente. Anzi. Con il pensiero si può solo complicare, mai risolvere, le relazioni con l'altro sesso. In effetti capitano spesso persone bloccate proprio dal tentativo di 'dover sentire'. Il problema, quindi, non è nello sciogliere i dubbi che lei prende in considerazione nei suoi pensieri ma nel fatto stesso di rispondere ai dubbi e cercare di controllare le sue reazioni. Se un millepiedi dovesse controllare il movimento di ogni singolo arto probabilmente non sarebbe più in grado di camminare. Sono quindi le domande ad essere sbagliate, non le risposte. Ogni risposta genera una nuova domanda e alimenta il circolo vizioso della ossessione. L'unico rimedio è iniziare a convivere con il dubbio fino a quando il dubbio se ne andrà. Si può fare da soli, meglio sotto la guida di un terapeuta.
Cordiali saluti.

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