Problemi relazionali

Problemi di socializzazione

PATRIZIA

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Buongiorno,
mio figlio ha tre anni e mezzo, 4 ad ottobre. Abbiamo iniziato la scuola d'infanzia a settembre. Non aveva frequentato il nido. L'inserimento è stato abbastanza lungo. le maestre mi hanno permesso di restare per quasi una settimana. Con la mia presenza il bimbo faceva le attività volentieri ma evitava il contatto con gli altri bambini. Mi diceva che lui ha bisogno del suo spazio. Premetto che il bimbo ha un linguaggio molto sviluppato e già dall'età di due anni e mezzo aveva un vocabolario molto ampio per la sua età (anche le maestre mi confermano che ha un linguaggio pari a quello dei bimbi medi). Quando ho iniziato a lasciarlo a scuola da solo al momento del distacco piangeva molto e continuava quasi fino all'ora del pranzo (questo fino a gennaio). Poi si tranquillizzava. I primi mesi comunque faceva delle attività sollecitato dalle maestre. Non ha comunque mai cercato l'interazione con i bambini che anzi allontanava. Da febbraio ha iniziato una specie di sciopero bianco, per cui la mattina piange e mi dice che non farà nulla e infatti non fa nulla. Le maestre faticano a fargli fare le attività fino a quando non è lui a decidere che gli va di fare qualcosa. Rimane il più possibile attaccato alla maestra. Mi dicono che a tavola si trasforma (è seduto sempre di fianco alla maestra), chiacchiera e sembra molto sicuro di sé. E' un osservatore attentissimo dell'ambiente e dei movimenti circostanti (fin da piccolo) tanto che le maestre dicono se si vuole sapere cosa è successo e a chi durante la giornata basta chiedere a lui. All'esterno della scuola comunque non ama frequentare i bambini. Va invece molto d'accordo con gli adolescenti e gli adulti. E' molto testardo e per fargli fare qualcosa che lui non vuole dobbiamo ogni volta discutere e alla fine lo dobbiamo prendere "con la forza" . tende a mordere e a dare schiaffi quando gli si dice qualche no. Starebbe sempre a casa, non ama uscire. Premetto che non abbiamo mai usato le maniere forti per farci rispettare, né lo abbiamo punito o lasciato piangere per ore nella culla. Il fatto però che adesso sia così difficile da gestire sta creando delle discussioni tra noi genitori perché il padre vorrebbe usare metodi più severi mentre io tenderei per il dialogo. Un paio di settimane fa ha avuto degli episodi di pavor notturno (una notte con più risvegli) e questo ha accentuato la nostra ansia perchè evidentemente non stiamo lavorando con lui nella direzione giusta.

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno signora,


da quanto racconta sembra che il bambino abbia incontrato grosse difficoltà, durante questo primo anno alla scuola d'infanzia, a staccarsi dagli adulti e a mettersi in relazione con altri bambini. Ciò può dipendere da diversi fattori: un carattere più introverso quando si trova in un ambiente che non gli è familiare, la difficoltà ad accettare di non essere al centro dell'attenzione di tutti, la mancanza di abilità sociali che si sviluppano poco per volta, la non disponibilità a seguire le regole e le indicazioni che vengono date dalle insegnanti quando non prova interesse per le proposte fatte.


Crescere significa anche  imparare a fare ciò che non piace, ciò che rende insicuri, ciò che è faticoso. Non si scoraggi: ogni bambino ha i suoi tempi.


La coerenza educativa tra genitori è molto importante: stabilite insieme delle regole (poche), spiegatele al bambino con tranquillità e poi fatele rispettare. Intorno ai 2-3 anni i bambini cercano spazi di autonomia, si oppongono ai genitori perché stanno iniziando a costruire la propria identità. Le regole sono un contenimento necessario, che fanno sentire i piccoli più sicuri.


Ora che la scuola è finita, cerchi di offrire a suo figlio nuove occasioni per stare a contatto con altri bambini;  lo accompagni al parco giochi, inviti a casa dei compagni di scuola, in vacanza cercate di fare nuove conoscenze. Ricordi che l'esempio vale più di mille parole: se i genitori tengono gli altri a distanza, i bambini non imparano come si fa a conoscere persone nuove, a stringere amicizia.


Se suo figlio si sente a disagio nel contesto scolastico potrebbe essere intimorito dalla grande confusione che generalmente si accompagna alla presenza di tanti bambini (grida, pianti, piccoli litigi, movimenti rapidi, ecc.). Interagire con uno o due amichetti è più semplice e rassicurante. Inizialmente può partecipare ai giochi anche lei, in modo da facilitare l'interazione; non appena noterà un tentativo di iniziativa da parte di suo figlio potrà fare un passo indietro, lasciare che le proposte su cosa fare vengano da lui, limitandosi ad osservare.


La saluto cordialmente.

Buongiorno


per me sarebbe utile chiedere aiuto ad una psicologa dell'età evolutiva, quantomeno per un'osservazione clinica, soprattutto all'asilo, in modo da poter valutare il suo modo di relazionarsi con i pari.


Poi attraverso un'attenta anamnesi, potrà aiutarvi nel gestire al meglio il piccolo.


Potrebbe anche essere d'aiuto un percorso con una neuropsicomotricista.


Spero di essere stata d'aiuto


Cordiali saluti

Buongiorno Signora, uno dei fattori che va ad incidere sulla difficoltà di socializzazione in un ambiente nuovo come la scuola dell'infanzia potrebbe essere il fatto che suo figlio per la prima volta vi si trovi senza averlo mai sperimentato prima ( asilo). 


Da quello che lei scrive, si comprende come vi sia una difficoltà ad allontanarsi dall'adulto avendo interiorizzato sicurezza per l'esplorazione di in ambiente nuovo nei confronti del quale si può solo rimanere guardinghi  (fin troppo).


E' certamente traumatico per lui starsene da solo ed allacciare relazioni coi pari dal momento che questa situazione per lui viene vissuta come ansiogena e spaventosa risultato di un attaccamento insicuro.


Un altro punto da sapere s' come la figura paterna si inserisce in questo contesto?


Credo sia più utile che vada di persona da un terapeuta il quale stabilisca un contatto col bambino e poi dialoghi con la scuola.


Buonagiornata 

Salve, le scrivo in merito alla domanda posta sulle difficoltà del bambino. Nel mutismo selettivo il bambino parla solo con i genitori e qualche volta estende le sue confessioni fino alle maestre, ha ansia, tiene lo sguardo abbassato, braccia rigide, si rivolta con rabbia perchè non vuole accettare le sue difficoltà e causata da questa sua difficoltà di comunicazione. Potrebbe essere invece una problematica facente parte di un disturbo d'ansia sociale in cui il bambino ha difficoltà delle prestazioni in gruppo. Comunque le consiglio di far fare al bambino qualche incontro con lo psicologo per risolvere i suoi problemi ed evitarne di peggiori.

Buongiorno, leggendo la vostra lettera mi sono immaginata un piccolo, ma tenace bambino, capace di tenere in pugno adulti


A caldo vi consiglierei un libro che si intitola "I no che aiutano a crescere" vi può aiutare a confrontarvi su tematiche genitoriali e in seguito vi invito a confrontare le riflessioni che ne scaturiscono con una specialista per comprendere meglio le strategie da mettere in campo con il piccolo

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