Problemi relazionali

Problemi relazionali con mia madre

Sara

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Sono una ragazza di 24 anni che da poco ha conseguito la laurea triennale. In questi anni di studio mi sono traferita in un'altra città, condividendo la casa con altri studenti. Da febbraio però, dopo il diploma, sono dovuta tornare a vivere con la mia famiglia facendo ritorno nella mia città d'origine.
Questi mesi mi hanno portato ad una regressione immensa. Il rapporto con mia madre mi logora ogni giorno causandomi disturbi alimentari, dolori psicosomatici e paranoie di malattie incurabili.
Mi sono resa conto di non aver mai effettivamente superato i problemi relazionale con mia madre, finendo per nascondere sotto il tappeto tutte le ansie e i dolori che le dinamiche del nostro rapporto mi causavano.

A volte sento che il mio unico ruolo da figlia sia stato quello di "non crearle problemi", di non "crearle disturbo". 
Fatico a sopportare la sua voce, le sue parole, Mi sento imbrogliata, mi sento farcita di bugie e inganni da anni.
Allo stesso tempo non voglio credere che mia madre non mi ami, che non gli interessa nulla di me, che sono solo un "dovere".
Ovviamente questi pensieri mi fanno sentire un peso, una persona ingrata e inutile.

Sono giunta alla conclusione , anche se presto me ne tornerò a vivere fuori casa, che sia necessario trovare le origini di questo rapporto malato e tossico. Non voglio provare sentimenti negativi nei confronti di un mio genitore, che mi ha comunque cresciuto e accudito. Voglio poter vivere con serenità e voglio superare tutte le paure che mi sono state inculcate e che ho assorbito durante la mia crescita.
Vorrei liberarmi da questi dubbi e da questa rabbia.

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve, mi sembra che lei abbia un buon livello di consapevolezza che le permette di osservare la sua condizione emotiva da vari punti di vista e non solo dal suo. Ha una certa chiarezza sulle sue emozioni, e se da una parte prova rabbia dall’altra si sente In colpa per questo, il che aggrava certamente la sua sensazione di disagio. Mi sembra che il fatto di aver cercato di accantonare il problema mettendo sotto il tappeto il dolore si sia ormai dimostrato inefficace. Questo, se da una parte la mette di fronte alla sua sofferenza, dall’altra rinforza la sua motivazione a prendersi carico di questo suo vissuto e ad intraprendere un percorso che la aiuti, come lei stessa dice, a capire come mai il rapporto con sua madre sia così problematico, e soprattutto a superare i motivi che ancora oggi tengono in piedi le dinamiche negative che la fanno stare così male. Le consiglio vivamente di non tralasciare questa spinta, che in questo momento è molto viva. Le auguro di tutto cuore di raggiungere i suoi obiettivi, e francamente credo che ce la farà senz’altro.

Gentile Sara,


da come scrive la sua richiesta si evince importante riflessione personale, bisogno di rinascita ma anche di comprensione del suo passato.


Non si giudichi per alcuni pensieri che ha. Nella vita può capitare di provare rabbia o negatività per alcuni vissuti che ci hanno portato a vivere una importante sofferenza o avvicinarci ad alcuni eventi di vita in modo diverso, impauriti o "bloccandoci".


La cosa importante è riuscire a riformulare il proprio vissuto ed in questo caso l'educazione ricevuta e il tipo di accudimento, riscoprire le sue risorse personali essendo che mi sembra che in alcuni momenti siano un po' "da spolverare" rispetto ad alcune emozioni e pensieri che la invadono e cercare così pian piano di trovare la chiave per la propria felicità e accettazione anche di questo ruolo genitoriale di mamma. Col tempo, una volta che inizierà a darsi delle risposte, ad aprirsi e a riformulare, con le sue tempistiche e senza fretta, potrebbe anche riuscire a rivedere la sua mamma non più in modo ambivalente (riconoscendo la gratitudine per averla fatta crescere ma anche la rabbia per alcuni modelli educativi) ma accettando che mamma più di così non avrebbe saputo fare e che qui nessuno è la colpa di niente ma che talvolta una persona fa del suo meglio e bisogna cercare anche nel piccolo di provare a vedere quel lieve spiraglio di luce.


Le consiglio pertanto di valutare un percorso di psicoterapia individuale per essere aiutata, supportata e accolta in questa riformulazione. Gli incontri, inoltre, sono coperti da segreto professionale e sono senza giudizio. Le linko un articolo dove spiego meglio come si possono strutturare: https://www.psicoterapiacioccatorino.it/terapia-individuale-minori-adulti-cognitivo-costruttivista/


Resto disponibile per informazioni, domande aggiuntive e/o eventuale consulenza online.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo a Torino, provincia (Collegno) e online


 

Buongiorno, Sara, proprio come esprime lei nel suo scritto, un rapporto conflittuale e difficile con chi ci ha dato la vita non può essere in alcun modo rescisso psicologicamente, perchè fa parte di lei in ogni caso. Semmai va analizzato ed elaborato per poter venir compreso, nel bene e nel male. Arrivare al punto che possa venire osservato dal di fuori, altrimenti la farà sempre soffrire, nel corpo e nell'anima, e bloccherà o perlomeno la sua crescita personale. Un paziente e adeguato lavoro terapeutico può fare molto per aiutarla in questo senso. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti o informazioni, un abbraccio


Dr.ssa Daniela Benvenuti


Ricevo a Padova, a Feltre e in modalità online 

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