Psicologia del benessere

I benefici del camminare

16 Luglio 2019

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I BENEFICI DEL CAMMINARE
 
Camminare fa parte dell’esperienza umana da sempre. Iniziamo a muovere i primi passi intorno al primo anno di vita… e piano piano comincia a diventare un’attività quotidiana e spontanea, che facciamo senza sforzo (salvo nei casi in cui sono presenti patologie mediche che limitano o impediscono totalmente la mobilità). Già da molto tempo diversi studi hanno evidenziato l’importanza del camminare per il mantenimento di una buona salute: aumenta la forza, la resistenza e la flessibilità muscolare, e migliora la capacità cardio-respiratoria (Haskell et al., 2007); è associata alla diminuzione della sedentarietà, del peso corporeo e del livello dei lipidi nel sangue, riducendo così i rischi di sviluppo del diabete (Faghri et al., 2008). Inoltre l’attività fisica ritarda l’invecchiamento cognitivo, proteggendo dall’insorgenza di malattie degenerative, come la demenza e l’Alzheimer (Hamer e Chida, 2009). Tutto questo si traduce sicuramente in una migliore qualità di vita e di benessere globale. Tali effetti, infatti, non coinvolgono solo la salute fisica, ma anche quella mentale: alcuni studi hanno sottolineato come l’attività fisica possa contribuire anche alla prevenzione di malattie mentali, come i disturbi ascrivibili alla sfera ansiosa, o la depressione (Robertson et al., 2012).

In particolare per quanto riguarda quest’ultima patologia, gli studi hanno evidenziato come il miglioramento dei sintomi depressivi possa essere ricondotto a diversi meccanismi, che si influenzano a vicenda: in concomitanza con l’attività fisica è stata riscontrata una minore attività del sistema nervoso simpatico e un aumento della secrezione di serotonina e noradrenalina, i neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione del tono dell’umore (Rimmele et al., 2007). Altri meccanismi che sono stati chiamati in causa per spiegare l’incremento di umore positivo riguardano l’ambiente in cui viene svolta l’attività fisica del camminare, per cui trovarsi in un qualche modo “immersi” nella natura, osservarla ed essere attratti da essa induce un effetto ristorativo e di recupero mentale, favorisce la distrazione da pensieri negativi e predispone ad un umore positivo, a sentimenti di autostima e di autoefficacia (Hartig et al., 1991; Sonstroem e Morgan, 1991;  White et al., 2009). Tutto questo si ripercuote positivamente anche sugli stati ansiosi, riducendo lo stress percepito (Smits et al., 2008; Salmon, 2001).

La vita frenetica odierna e la necessità di conciliare i molteplici impegni con i ritmi lavorativi possono indurre facilmente uno stato di stress e di esaurimento delle energie mentali. Camminare all’aria aperta in mezzo alla natura si delinea come una buona modalità per trovare un momento di ristoro e di rilassamento dall’affaticamento mentale e psicologico (Roe e Aspinall, 2011), permettendo la riorganizzazione di pensieri più funzionali per vivere poi emozioni positive (Collado e Staats, 2016). Camminare aiuta, quindi,a riflettere sui problemi, a chiarire le situazioni e offre un tempo necessario per pensare in modo più lucido e distaccato alle situazioni che più ci preoccupano, arrivando ad escogitare soluzioni alternative e inedite a cui non avremmo mai pensato, con conseguenze positive sul nostro benessere(Slavin, 2003). Camminando inoltre si possono passare in rassegna progetti di vita, obiettivi e acquisire o potenziare quelle abilità e risorse personali necessarie per realizzarli, grazie all’acquisizione di una maggiore riflessione e capacità di insight (o introspezione) (Kuo, 2001).

Chiaramente tutto questo non avviene direttamente e automaticamente solo per il semplice fatto di camminare. Qui si vuole, piuttosto, fare riferimento a una nuova modalità di interpretare l’azione del camminare: non più solo limitata ad unmovimento fisico, ma come nuovo concetto di ‘mobilità terapeutica’, da integrare con altri interventi terapeutici ‘più classici’ (ad esempio il colloquio in studio) per favorire il benessere, una migliore qualità di vita e una buona salute mentale (Gatrel, 2013). Chiaramente ci sono ambienti e modalità che, più di altre, favoriscono questi effetti: ad esempio camminare lentamente, con un ritmo costante che permetta di ‘sincronizzare’ i pensieri al passo; farlo il più possibile in mezzo alla natura o nelle periferie o in ambienti ‘terapeutici’ con caratteristiche e stimoli piacevoli, che favoriscono il miglioramento delle funzioni cognitive, l’emergere di emozioni positive, la diminuzione della rabbia, della confusione, della fatica e della tensione date dagli stress, piuttosto che nei centri urbani, dove i rumori possono essere eccessivi e rendere più lenti o difficoltosi questi processi (Gatrell, 2011; Pretty et al., 2005; Weuve et al., 2004).

I benefici che si possono ottenere da questa attività fisica sono quindi numerosi:

-      miglioramento dell’umore, degli stati d’animo e delle emozioni positive;
-      attenuazione dello stress e recupero delle energie;
-      costruzione di abilità di coping, di capacità di risoluzione di problemi;
-      stimolazione della riflessione su se stessi e la propria vita;
-      aumento di autostima e autoefficacia;
-      diminuzione della stanchezza e aumento dell’energia;
-      ripristino delle funzioni cognitive eventualmente compromesse.

Tutto questo si traduce in benessere psicologico e una migliore qualità di vita (Roe e Aspinall, 2011).
Come accennavo, tali risultati non si ottengono in modo automatico e spontaneo, ma solo se al camminare si associa la volontà di mettersi in discussione in un lavoro psicologico volto ad una maggiore conoscenza di sé e di ciò che ci accade intorno, in modo da sperimentare questi effetti benefici.
Ho così deciso di unire due grandi passioni: quella per il mio lavoro e il cammino, pensando di offrire l’opportunità alle persone che già lavorano con me, o che decideranno di farlo, di svolgere i colloqui all’aria aperta camminando insieme. Chiaramente questa è solo una parte del lavoro terapeutico, un’occasione in più e alternativa ai classici colloqui in studio, dai quali comunque ritengo che non si possa prescindere. È quindi da interpretare come un’occasione aggiuntiva della quale si potrà o meno usufruire. Per chi fosse interessato invito a leggere il progetto ‘Psicologia all’aria aperta: colloqui di consulenza e sostegno psicologico camminando’ in cui illustro più nel dettaglio e praticamente di cosa si tratta e come ho pensato di concretizzare questa attività.
 
 
 
BIBLIOGRAFIA
 
Collado, S., Staats, H. (2016). Contact with nature and children’s restorative experiences: an eye to the future. Frontiers in Psychology, 7, 1885.
 
Faghri, P.D., Omokaro, C., Parker, C., Nicholas, E., Gustavesen, S., Blozie, E. (2008). E-technology and pedometer walking program to increase physical activity at work. Journal of Primary Prevention, 29, 73-91.
 
Gatrel, A.C. (2011). Mobilities and Health. Ashgate, Farnham.
 
Gatrel, A.G. (2013). Therapeutic mobilities: walking and ‘steps’ to wellbeing and health. Health & Place, 22, 98-106.
 
Hamer, M. e Chida, Y. (2009). Physical activity and risk of neurodegenerative disease: a systematic review of prospective evidence. Psychological Medicine, 39, 3-11.
 
Hartig, T., Mang, M., Evans, G.W. (1991). Restorative effects of natural environment experiences. Environment and Behaviour, 23(1) 3.
 
Haskell, W.L., Lee, I.M., Pate, P.R., Powell, K.E., Blair, S.N., Franklin, B.A., Macera, C.A., Heath, G.W., Thompson P.D., Bauman, A. (2007). Circulation, 116, 1081-1093.
 
Kuo, F.E. (2001). Coping with poverty: impacts of environment and attention in the inner city. Environment and Behavior, 33 (1), 5-34.
 
Pretty, J., Griffin, M., Peacock, J., Hine, R., Sellens, M., South, N. (2005). A countryside for health and well-being: the psysical and mental health benefits of green exercise. Report for the Countryside Recreation Network.
 
Rimmele, U., Zellweger, B.C., Marti, B., Seiler, R., Mohiyeddini, C., Ehlert, U., et al. (2007). Trained men show lower cortisol, heart rate and psychological responsens to psychosocial stress compared with untrained men. Psychoneuroendocrinology, 32, 627-635.
 
Robertson, P., Robertson, A., Jepson, R., Maxwell, M. (2012). Walking for depression or depressive symptoms: a systematic review and meta-analysis. Mental Health and Psysical Activity, 5 (1), 103-113.
 
Roe, J., Aspinal, P. (2011). The restorative benefits of walking in urban and rural settings in adults with good and poor mental health. Health & Place, 17 (1), 103-113.
 
Salmon, P. (2001). Effects of psysical exercise on anxiety, depression, and sensitivity to stress: a unifying theory. Clinical Psychology Review, 21, 33-61.
 
Slavin, S. (2003). Walking as spiritual practice: the pilgrimage to Santiago de Compostela. Body and Society, 9, 1-18.
 
Smits, J.A.J., Berry, A.C., Rosenfield, D., Powers, M.B., Behar, E., Otto, M.W. (2008). Reducing anxiety sensitivity with exercise. Depress Anxiety, 25, 689-699.
 
Sonstroem, R.J., Morgan, W.P. (1991). Exercise and self-esteem: rationale and model. Medical & Science in Sports & Exercise, 21, 329-337.
 
Weuve, J., Kang, J.H., Manson, J.E., Breteler, M.M.B., Ware, J.H., Grodstein, F. (2004). Physical activity, including walking, and cognitive function in older women. Journal of the American Medical Association, 292, 1454-1461.
 
White, K., Kendrick, T., Yardley, L. (2009). Change in self-esteem, self-efficacy and the mood dimensions of depression as potential mediators of the psysical activity and depression relationship: exploring the temporal relation of change. Mental Health and Psysical Activity, 2, 44-52.
 

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