L’utilizzo dello psicodramma classico moreniano in RSA: un modello pionieristico per pazienti con decadimento cognitivo lieve-moderato e doppia diagnosi (65–97 anni)

Introduzione

Le RSA rappresentano oggi un contesto complesso, caratterizzato da un’alta prevalenza di decadimento cognitivo, comorbilità psichiatriche e isolamento sociale. Nonostante la ricchezza di interventi psicosociali disponibili, lo psicodramma moreniano non è attualmente utilizzato in modo sistematico in questi contesti, né esiste letteratura che ne descriva l’applicazione specifica.

La sperimentazione qui presentata nasce proprio da questa assenza: esplorare se e come lo psicodramma possa diventare uno strumento efficace, accessibile e trasformativo per persone anziane con compromissioni cognitive e doppia diagnosi.

L’obiettivo dell’articolo è duplice:

  • documentare un modello replicabile, basato su osservazioni cliniche dirette;
  • posizionare questa esperienza come riferimento per professionisti, enti e RSA interessati a introdurre lo psicodramma nei propri servizi.

Fondamenti teorici e adattamenti necessari

Lo psicodramma moreniano si fonda su spontaneità, creatività, ruolo e incontro. Tuttavia, l’applicazione in RSA richiede adattamenti specifici:

  • riduzione della complessità narrativa
  • utilizzo di oggetti simbolici semplici
  • maggiore attenzione alla sicurezza fisica
  • tempi brevi e ritmi lenti
  • forte contenimento emotivo e relazionale

Questi adattamenti non snaturano il metodo, ma lo rendono accessibile a persone con funzioni cognitive ridotte e vissuti psichici complessi.

Metodologia della sperimentazione

3.1 Partecipanti

Il gruppo era composto da 12 partecipanti per incontro, età 65–97 anni, con:

  • decadimento cognitivo lieve-moderato (MMSE 14–24)
  • doppia diagnosi (disturbi dell’umore, disturbi psicotici stabilizzati)
  • livelli variabili di autonomia motoria

3.2 Setting

  • sedute settimanali di 60 minuti
  • spazio ampio, sedie in cerchio, assenza di ostacoli
  • oggetti simbolici: foulard, corde, cappelli, piccoli oggetti evocativi
  • presenza di un conduttore psicodrammatista e un co-conduttore

3.3 Struttura della seduta

  1. Riscaldamento: attivazione corporea lieve, giochi di ruolo semplici, stimoli sensoriali.
  2. Azione: drammatizzazione autobiografica o simbolica.
  3. Condivisione: risonanze emotive, verbalizzazioni spontanee, riconoscimento reciproco.

Risultati della sperimentazione: osservazioni cliniche

4.1 Riattivazione della memoria autobiografica

Durante una seduta dedicata agli “oggetti del passato”, una partecipante di 89 anni, con decadimento moderato, afferra un foulard rosso e dice: «Questo lo portavo quando ballavo con mio marito… lui mi aspettava sempre vicino alla porta.» La scena si trasforma spontaneamente in un breve ballo simbolico, con il gruppo che sostiene il ritmo. Osservazione clinica: emergono ricordi coerenti, emozioni positive e un senso di continuità del Sé.

4.2 Incremento della socializzazione

Un uomo di 72 anni, con doppia diagnosi e tendenza all’isolamento, inizialmente rifiuta il contatto. Dopo tre incontri, durante un role playing sul “viaggio in treno”, sceglie di sedersi accanto a un’altra partecipante e le dice: «Se vuoi, ti tengo il posto.» Osservazione clinica: aumento dell’iniziativa sociale e riduzione dell’evitamento.

4.3 Espressione e regolazione emotiva

In una scena simbolica sul “lasciare andare”, una donna di 84 anni, spesso agitata, depone un oggetto in una cesta e afferma: «Questa paura la lascio qui.» Il gruppo risponde con un gesto collettivo di sostegno. Osservazione clinica: diminuzione dell’ansia, maggiore capacità di nominare emozioni.

4.4 Qualità di vita percepita

Al termine del ciclo, diversi partecipanti hanno espresso frasi come:

  • «Mi sento più vivo.»
  • «Qui posso dire cose che non dico mai.»
  • «Mi piace quando facciamo finta, ma è come se fosse vero.»

Discussione

La sperimentazione mostra che lo psicodramma:

  • è applicabile anche in presenza di decadimento cognitivo
  • favorisce memoria, relazione, identità e regolazione emotiva
  • sostiene la spontaneità, spesso compromessa dall’istituzionalizzazione
  • crea un clima di gruppo che contrasta l’isolamento tipico delle RSA

L’assenza di letteratura non rappresenta un limite, ma un’opportunità: questo lavoro costituisce il primo modello italiano documentato, offrendo una base per future ricerche e implementazioni.

Implicazioni per la pratica e ruolo del professionista

Questa esperienza dimostra che:

  • lo psicodramma può diventare un intervento stabile nelle RSA
  • è necessario formare professionisti competenti nel metodo moreniano
  • le strutture possono integrare lo psicodramma nei programmi non farmacologici

La sperimentazione qui descritta rappresenta un punto di riferimento per chi desidera introdurre lo psicodramma in RSA. Il modello proposto è replicabile, adattabile e fondato su osservazioni cliniche solide.

Conclusioni

Lo psicodramma moreniano, pur non essendo ancora utilizzato nelle RSA, mostra un potenziale significativo nel migliorare la qualità di vita di persone con decadimento cognitivo e doppia diagnosi. Questa sperimentazione apre la strada a un nuovo ambito di applicazione, offrendo un modello operativo e una direzione per futuri sviluppi clinici e scientifici.

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