Psicoterapia

Quando richiedere un colloquio psicologico o di psicoterapia?

26 Ottobre 2020

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Come prima cosa può essere utile chiedersi chi sono lo psicologo e lo psicoterapeuta?

Lo psicologo clinico è un professionista che rivolge la propria attenzione alla promozione del benessere e della psico-educazione. Gli incontri psicologici posso aiutare l’individuo a conoscere meglio se stesso e di conseguenza gli altri, così da mettere in atto comportamenti più consapevoli. Lo psicologo può lavorare servendosi di due strumenti: il dialogo oppure i test. I primi possono servire per far conoscere meglio se stessi oppure per condividere insieme la sofferenza o per consigliare determinati percorsi o scelte da prendere (es. a chi rivolgersi di fronte ad un certo problema, come superare un letto, ecc.). Coi test, invece, si attuano diagnosi cognitive (per esempio per DSA – ADHD – valutare il quoziente intellettivo, la memoria, l’attenzione, le abilità di pianificazione o problem solving, ecc.) oppure aiutano ad orientare le persone (es. test di orientamento scolastico, motivazione allo studio, ecc.).

Lo psicoterapeuta, invece, volge il suo sguardo ai vissuti interni del paziente o al sintomo manifesto. La psicoterapia può essere utile non soltanto quando è presente un disturbo o una psicopatologia da DSM 5 (es. Disturbo di personalità, dell’umore, d’ansia, ecc.) ma anche quando persistono nel tempo emozioni o pensieri intrusivi che interferiscono nello svolgimento quotidiano della propria vita.

La descrizione delle due figure e delle loro specificità aiuta a capire che rivolgersi ad uno di questi professionisti non significa necessariamente avere un sintomo, una disfunzione o un disturbo psichiatrico.

La necessità di richiedere un colloquio non comporta per forza dover risolvere un problema, o non stare bene, o avere pensieri ricorrenti e statici o essere entrati in un “tunnel buio” dal quale non si riesce più ad uscire, ma  anche solo, semplicemente, voler raggiungere un grado maggiore di benessere personale, o magari  conoscere meglio se stessi o imparare a “vivere” il presente senza troppe paure verso il futuro, o ancora  chiedere un consulto rispetto ad uno specifico momento da affrontare (ad esempio l’adolescenza di un  figlio, il bisogno di avvicinarlo consapevolmente ad una certa tematica come può essere la sessualità, superare un lutto, vivere con un certo grado di serenità una separazione o un cambiamento di vita improvviso, ecc.), o infine per cercare di ritrovare la “scintilla” iniziale nel proprio rapporto di coppia.

In sintesi si potrebbe richiedere un primo colloquio conoscitivo, da cui valutare il percorso maggiormente indicato, per:

- Affrontare meglio un momento di disagio o di paura o di intenso stress (momentaneo o che si ripete nel tempo).

- Conoscere e imparare a gestire un attacco di panico, un pensiero ricorrente/intrusivo, un'ossessione, ecc.

- Superare un lutto, una separazione, un divorzio e/o un cambiamento di vita.

- Conoscersi in un luogo neutro, senza giudizio e coperto da segreto professionale.

- Capire come mai di fronte ad un determinato evento si reagisce in un certo modo.

 - Avere delle relazioni (di coppia o extrasociali) maggiormente soddisfacenti.

- Superare e vivere meglio un momento di cambiamento di vita come possono essere un cambio di ciclo scolastico, un nuovo lavoro, il matrimonio, la genitorialità, entrare in menopausa, lasciarsi con un partner, le restrizioni legate al covid-19, ecc.

- A scopo preventivo.

- Avvicinarsi ad un affido o una adozione con apertura e senza dubbi o paure.

- Avere un proprio spazio personale dove aprirsi e conoscere meglio se stessi (a cadenza settimanale, bimensile, mensile).

- Stare meglio con gli altri (se non si riescono a creare relazioni sociali o di coppia, se non si vuole “vedere” gli altri, se non si accettano le critiche, anche quando costruttive,) o con se stessi (se ci si sente spesso “stanchi”, “vuoti dentro”, se non si riesce a prefissare degli obiettivi di vita, se si prova spesso rabbia o malinconia).

- Affrontare un sintomo, una difficoltà o un momento di disagio che invade e modifica la quotidianità o le relazioni sociali (sia che sia riconosciuto come disturbo, secondo il DSM5, sia che sia una "semplice" difficoltà.

- Capire quando insorge, durante la giornata, un’emozione negativa ed imparare a “controllarla” o viverla in una modalità alternativa e “nuova”.

- Aumentare la propria autostima.

- Affrontare con più serenità la separazione dal partner e magari anche imparare a spiegarla in modo “oggettivo” ai figli.

- Conoscere la propria identità e superare alcuni momenti "difficili" o "diversi" che insorgono per esempio durante l'adolescenza (verso se stessi, i genitori, la scuola, ecc.).

- Conoscere le proprie risorse e osservare da vicino le proprie abilità.

- Conoscere e reagire di fronte ad una valutazione cognitiva (DSA - ADHD - Quoziente Intellettivo Limite - Ritardo Mentale, ecc.).

- Ritrovare serenità nella relazione familiare, se i genitori osservano difficoltà nel strutturare le regole, se non riescono "reagire" alla "chiusura/privacy" che spesso si vive con l'ingresso in adolescenza dei figli, ecc.

Quando ci si vuole bene ci si può rivolgere  ad un professionista anche solo per vivere ancora meglio o per conoscersi di più.

Bibliografia:

Bruno Bara, Scienza Cognitiva: "Manuale di psicoterapia cognitiva", Ed. Bollati Boringhieri, 1996

Michaeil W. Eysenck, a cura di G. Bellelli, S. Di Nuovo & O. Matarazzo: "Psicologia Generale", Ed. Idelson - Gnocchi, 2006

Guglielmo Gulotta, E. Calvi & E. Leardini, " Il nuovo codice deontologico degli psicologi. Commento articolo per articolo con decisioni ordinistiche e giurisprudenza ordinaria", Ed. Giuffrè, 2018

 

Dott.ssa Federica Ciocca

Psicologa e psicoterapeuta

Riceve a Torino, in provincia (Collegno) e online

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