Adolescenza

Come posso tornare a ridere con mia figlia

stefania

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Sono mamma di una ragazzina di 16 anni, e da circa 2 mesi, non sono piu' in grado di entrare in relazione in modo sereno con mia figlia. Non è piu' la bambina buona, giudiziosa ed educata che ho cresciuto praticamente da sola. Ora ogni occasione è buona per riferirsi a me con toni bruschi e sgarbati. Venerdi poi' a seguito di una discussione, io le ho esplicitamente detto che se con me non sta piu' bene è sempre libera di andare dal padre. Cosi, è uscita di casa e ancora non l'ho vista nè sentita, ma anzi, il padre mi ha detto di cominciare a preparare le sue cose. Ho la morte nel cuore, cosa posso fare, come posso tornare a ridere con mia figlia, ma senza cedere nei principi dell'educazione?? Non so nemmeno cosa scrivere, avrei tante cose da dire e da chiedere che non so davvero da dove cominciare.

19 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

I figli crescono, se non si separassero dai genitori resterebbero eterni bambini. E’ opportuno che anche lei cambi , come sta facendo sua figlia, per stare bene insieme con modalità diverse, compresi litigi e scontri. Così da potevi incontrare un giorno,madre e figlia da persone adulte, ognuna con la sua personalità e libertà. Tutta la nostra vita è un cambiamento, altrimenti si resterebbe eterni neonati.

Dott. Massimo La Torre Bologna (BO)

salve stefania la fase dell'adolescenza è un periodo di cambiamenti a metà tra l'essere bambini ed il diventare adulti, mi chiedo cosa sia successo in quei giorni prima della decisione di andare a vivere dal padre, per qualsiasi approfondimento e chiarimento mi contatti pure. cordiali saluti
La ragazzina di 16 anni sta crescendo, ed è orami un'adolescente alle prese con tutti i problemi che questa fase evolutiva comporta. In gergo tecnico uno dei compiti fondamentali di questa fase si chiama "separazione -individuazione", che significa che la ragazza si sta separando dai genitori, cioè sta prendendo le distanze da voi per creare una propria identità, come persona autonoma. Questo non significa che i genitori non contano più nulla, anzi sono fondamentali, ma è un periodo difficile per gli uni e per gli altri: i figli chiedono di poter "fare" da soli e lo scontro ha proprio lo scopo di mettere alla prova la propria indipendenza, dall'altra parte però hanno ancora molto bisogno di avere dei riferimenti affettivi e normativi. Non è facile, ma bisogna sapere equilibrare movimenti di avvicinamento e capacità di lascir fare a loro quando lo richiedono... come dire "osservare ed esserci ma a distanza...". Se per un periodo vuole stare con il padre, lasciala fare, dicendole che tu ci sei e che la casa è sempre aperta quando vuole tornare. Vedrai che la situazione migliorerà, ma purtroppo devi pazientare e aspettare che cresca. Non sei sola: tanti genitori di adolescenti entrano in crisi, ma se ne esce! Auguri!
Gentilissima Stefania cosa ha portato a questa rottura così drastica? Prova a ripercorrere i vostri trascorsi, e cerca di cercare cosa ha potuto indurre tua figlia ad equivocare il tuo comportamento, tanto da scegliere di andare via. Cercala comunque, non accontentarti di ciò che die il suo papà. chiedi comunque a Lei come mai rifiuta ogni contatto e comunicazione. Meglio ricevere frasi brusche e alcuni no, che restare senza provare. in bocca al lupo
Cara Stefania, l'adolescenza è un periodo difficile, non solo per chi la sta vivendo, ma anche per i genitori. I figli cambiano all'improvviso, si confrontano con gli adulti, si scontrano con loro per riuscire ad emergere e a sentirsi qualcuno. Questo è un processo naturale, che spesso genera dolore e incomprensioni in famiglia. Dalle sue parole mi pare di capire che lei e suo marito siete separati, sicuramente questo può incidere ulteriormente sulla confusione che sua figlia sta vivendo. Ciò che accade, per spiegarmi, è che il giovane adolescente non vede più il genitore come qualcuno di perfetto che si prende cura di lui e lo accudisce, ma piuttosto come una persona, con dei difetti, con cui scontrarsi per poter crescere. E', quindi, molto importante essere forti, non colpevolizzare il figlio laddove cerchi degli spazi per sè e si allontani da noi, ma cercare di mostrargli con fermezza il nostro pensiero e le nostre regole. Siamo noi i genitori, tocca a noi saper aspettare. E' importante inoltre riuscire a investire in qualcosa d'altro, che tolga attenzione e peso alla relazione con i figli. Lei ha un compagno? Gli dedichi più tempo. Ha delle amiche? Faccia più cose con loro, cerchi di pensare maggiormente a se stessa e ritrovi la libertà che le è inevitabilmente venuta meno con la nascita di sua figlia, adesso è il momento giusto per farlo. Ma mi raccomando però, non la escluda per la sua vita: lei ci deve essere, sempre e comunque. Vada da lei e le chieda scusa per averle detto di andarsene, le dica di aver sbagliato a trattarla così ed essere pronta a ricominciare. Spero di esserle stata d'aiuto. In bocca al lupo!
Cara Stefania. I sedici anni sono un momento critico di passaggio in cui i ragazzi fanno i conti con se stessi e con la propria identità di bambini. Cercano un loro modo di essere nel mondo e di costruirsi una loro identità e spesso lo fanno in opposizione ai genitori. So che da dentro è difficile pensarla in questo modo, ma provi a pensare che le discussioni con sua figlia sono espressione di quanto è forte il vostro legame e di quanto affetto c'è. Sua figlia vuole sperimentarsi e lo sta facendo esplorando altro, probabilmente il luogo alternativo che sente a lei più famigliare in questo momento, ossia la casa del papà. Capisco la sua sofferenza e la immagino, ma quello che le consiglio è di temporeggiare e allo stesso tempo di continuare a fare la mamma, cercando di mantenere quei principi dell'educazione di cui parlava, negoziando di più con sua figlia e cercando di comunicare con lei, controllando più "a distanza". Gli adolescenti si sentono grandi e le regole stanno strette, ma ne hanno bisogno, quindi paletti, ma non catene e negoziazione, cercando di parlare molto con sua figlia trattandola più da adulta e decidendo e pensando con lei. Spero che quello che le ho detto possa tornarle utile. Mi scriva ancora se ha altre domande oppure anche solo per aggiornarmi. Un saluto.
Sua figlia sta passando una classica crisi adolescenziale di ribellione fomentata dal padre. Dovrebbe prendere in mano la situazione per gestire meglio il rapporto. Mi può contattare per aiutarla. Sono ad Argenta e Altedo. A presto,
Stefania capisco empaticamente la Sua sofferenza ma capisco anche quella di Sua figlia che si trova nella 'fase adolescenziale' che - di solito - é un periodo piuttosto complesso e problematico. Sua figlia inizia a cercare di capire qual è la 'sua identità', 'il suo futuro', 'la sua crescita'!! Non é cosa semplice a questa età! Spesso si mettono in discussione i comportamenti pregressi; in questo periodo dentro gli adolescenti si crea un 'marasma emotivo' che può creare anche momenti di 'confusione emozionale e comportamentale' a cui l'adolescente ancora non é capce di far fronte ne di gestire in modo adeguato!! In questo momenti in cui i figli 'crescono-evolvono' non é opportuno creare delle fratture relazionali. Se gli eventi/episodi non sono molto pesanti si può cercare di non drammatizzare e attendere momenti più tranquilli per spiegarsi ed affrontare le tematiche che ci interessa chiarire. L'adolescenza spesso é tumultuosa ed il 'gruppo dei coetanei' diventa molto importante!! I toni bruschi e sgarbati possono essere emulati dagli amici a cui spesso l'adolescente fa riferimento: nei comportamenti, nel linguaggio, nel vestiario ed in alcuni casi anche per l'alimentazione!! L'adolescenza é un periodo (non breve) in cui i genitori devono avere la forza, la volontà e la capacità di accettare - nei limiti del possibile -e di superare i conflitti con i figli. Stefania non so in quali rapporti Lei é con il Suo ex marito; avete l'affidamento condiviso? Comunque se Sua figlia attualmente é andata dal padre e vuole rimanerci in questo momento, tale distacco da Lei potrebbe essere costruttivo! Cerchi di non ostacolarla! Anzi faciliti la sua permanenza presso il padre. Chieda, però, di parlare con Sua figlia per chiarisi e per darle la Sua disponibilità a riprenderla non appena Sua figlia lo desideri. Le faccio i miei auguri e a disposizione per chiarimenti La saluto cordialmente.

Dott.ssa Anna Artioli Modena (MO)

Buongiorno Stefania, vedo ora la sua domanda e nel frattempo mi auguro che si sia mosso qualcosa di positivo nel rapporto con sua figlia o almeno che vi siate parlate. La sua bambina educata, gentile non è scomparsa ha solo iniziato il lungo percorso dell'adolescenza, fatto di scontri, distanza ma fatto anche di bisogni. Si tratta solo di ritrovarsi e iniziare insieme questo nuovo cammino, fatto di ostacoli ma anche di nuove possibilità, non si lasci vincere dal disorientamento, dalle paure, piuttosto se sente di aver bisogno di un sostegno provi a contattare qualche collega nella sua zone capace di sostenerla in questo cammino. Le risorse sono dentro di lei vanno solo riscoperte! Saluti
Cara Stefania, è ora che sua figlia faccia i conti con la figura paterna, nel momento in cui, probabilmente, sta transitando in una fase di vita nuova. So che per una mamma attenta all’educazione della figlia, come ha fatto lei, è dura da accettare, ma è ora di lasciar fare delle nuove esperienze alla “ sua bambina”, poiché è molto probabile, che pur continuando a rimanere sua figlia, voglia altre risposte. Tenga duro, quando avrà rivisto alcune certezze da un'altra prospettiva, tornerà da lei. Distinti saluti.
Gentile Stefania, sua figlia è entrata in una fase di "ribellione" tipica dell'adolescenza. La sofferenza per il comportamento di sua figlia si legge chiaramente. Inoltre c'è la condizione di genitori separati che offre un ulteriore pretesto per "fuggire" dalle regole della normalità. Credo che sia importante il fatto che lei e il padre di sua figlia siate concordi e uniti (se possibile)nell'affrontare l'irrequietudine e l'atteggiamento fuori dagli schemi di vostra figlia. Crescere vuol dire anche fare i conti con la realtà e scoprire i propri limiti...ma soprattutto sperimentare atteggiamenti diversi da quelli "imposti" dalle consuetudini famigliari. Se ha preso la decisione di andare a vivere dal padre, non è detto che sia per sempre. Le lasci il tempo di capire...per quanto questo possa farla soffrire. Provi a dare la possibilità anche al padre di capire il comportamento e le reazioni di sua figlia. Un saluto

Dott. Carlo Plaino Bergamo (BG)

Cara Mamma buongiorno, è opportuno sviluppare un atteggiamento di "accettazione non giudicante" nei confronti dei figli che crescono per creare un clima relazionale e comunicativo positivo. Agire di impulso e spinti dalle emozioni del momento non aiuta così come rispondere e dire cose che fanno male non sembra la via corretta. Ammettere i propri errori ed essere più accettanti potrebbe essere una chiave di volta nel rapporto. Distinti saluti
Cara signora, capisco la sua situazione e le sono vicina: essere genitori di adolescenti e' un compito arduo e delicato, che ci mette alla prova e che ci fa sentire spesso impotenti. Ma essere al corrente di alcune dinamiche tipiche dell'eta' puo' aiutare. La prima cosa che mi viene in mente di avere la curiosità di sapere e' che cosa intende per "principi dell'educazione". Certo e' sicuramente importante che nel tempo fra madre e figlia sia cresciuto un rapporto di reciproco rispetto e stima e che la svalorizzazione di questo possa essere sembrato un grave turbamento del vostro rapporto. Ma io credo che probabilmente siano stati violati i principi "formali" dell'educazione e non quelli dell'amore e della stima. Sua figlia vive un momento di crescita che prevede spesso la rottura degli schemi formali della relazione che vengono più rispettati invece dai bambini. In particolare questo succede proprio nella relazione madre-figlia. Non so che tipo di figura lei rappresenti per sua figlia e come lei si sia posta come madre. Non so nemmeno se per aspetto e per professionalita' lei possa essere un'ideale troppo alto per la sua ragazza e percio essere necessario svalutarla per poter sentire di poterla raggiungere. Tutti interrogativi senza risposta per chi non conosce a fondo la vostra posizione e la vostra storia ma per crescere, sua figlia ha certamente bisogno di dire "no" e di mettere in discussione la sua figura (la mamma) e spesso anche le regole. Forse se sua figlia si è auto esiliata in casa del padre perché non sente di avere lo spazio di poter "identificarsi" a suo piacimento, di poter avere il suo rispetto anche se non incarna esattamente la persona che lei, la mamma, vorrebbe per lei. Non è' cambiato l'amore e nemmeno il rispetto ma, forse, e' nata a causa dell'età, la necessità di essere accettata come lei desidera essere. Faccia sentire questo alla sua ragazza e la renderà felice e più sicura di se'. Le propongo questo pur non conoscendo altro che pochi fatti ma puo' essere un buon primo tentativo. Un sincero augurio
Buongiorno signora, uno dei compiti più difficili è certamente quello di genitori; ed essendo esseri umani e non macchine è naturale per noi, a volte, sbagliare. Ancor meno facile è sostenere l'educazione del figlio, quando questi è adolescente, perchè frequenti sono le sfide che i ragazzi lanciano ai genitori. Dato che, fra lei e suo marito si è rotto il legame di coppia, è importante per sua figlia, soprattutto a questa età, sentire i suoi genitori vicini a lei, comprensivi e capaci di contenere le sue emozioni. Provi a parlare con sua figlia perchè necessario è instaurare con lei un rapporto di fiducia e creare una efficace comunicazione, senza contraccambiare con lo stesso suo atteggiamento di sfida. Sinceri saluti,
Sicuramente l'adolescenza è un periodo difficile per i genitori, ma ricordiamoci, anche per i ragazzi, che da bambini "buoni, giudiziosi ed educati" si preparano a divenire giovani adulti. Non sempre le aspettative dei genitori trovano conferme ed anzi, molto spesso le difficoltà emergono quando i ragazzi e le ragazze tentano di trovare una loro individualità, anche attraverso il conflitto. È giunto il momento di cercare una nuova modalità comunicativa, che permetta ad entrambe di sentirvi comprese e ascoltate nelle vostre diversità, riconosciute nei vostri ruoli di mamma e figlia “non più bambina”. Per sua figlia l'unica soluzione è stata quella di "rifugiarsi" dal padre, ma credo sia importante che lei, in quanto madre, possa trovare il modo di dire a sua figlia quanto dolorosa sia per lei questa situazione, rompendo per prima il silenzio... Mi permetto di dire che forse anche sua figlia ha tante cose da dire e da chiedere, e probabilmente l'unica strada è quella di cominciare assieme a farvi delle domande, forse è una sensazione che vi accomuna quella di “non sapere da dove cominciare...” Sicuramente anche nella sua città esistono servizi (Spazio Giovani all'interno dell'Ausl) e professionisti che possono offrirle un sostegno per affrontare questa difficle situazione se lei lo riterrà necessario. Restando a disposizione per ulteriori chiarimenti, Cordiali saluti

Dott.ssa Maura Putzu Medio Campidano (VS)

Salve Stefania, dai pochi elementi che descrivi è possibile attribuire questi comportamenti alla fase che attraversa tua figlia: l'adolescenza. Questo è un periodo di grandi cambiamenti fisici e psichici dei ragazzi/e e non è raro sentir dire dai genitori frasi come "non lo riconosco più" accompagnante da una grande paura di ciò che sembra così diverso e che, spesso, porta a dei veri e propri uragani in famiglia. L'adolescente per primo è spaventato da questi cambiamenti e sopratutto dal grande conflitto che vive; da una parte ha necessità di esplorare e separarsi dalle figure di riferimento (per la sua funzionale crescita) e dall'altra ha ancora bisogno di protezione e di sapere che c'è qualcuno pronto ad accoglierla anche se si "allontana". Tua figlia ha preso alla lettera ciò che le hai detto riguardo la possibilità di andare dal padre....I ragazzi/e che attraversano il passaggio "adolescenza" hanno bisogno di conforto, di sicurezza, di protezione non opprimente. Prova a incontrarla e parlale apertamente di come ti senti rispetto a questo allontanamento e al suo generico cambiamento mostrandole la tua disponibilità a starle vicina. Ricordale che ci sei. Se nella tua zona è possibile, cerca dei gruppi di confronto per genitori di adolescenti. In bocca al lupo! saluti
Sig. Stefania, a 16 anni non si è grandi e non si è più bambine, non è facile relazionare con gli adolescenti in genere. Spesso le loro pretese sono "da grandi", in realtà i loro comportamenti, la loro condizione di dipendenza dalla famiglia, la loro irresponsabilità e incoerenza ce li fanno vedere ancora immaturi. Sua figlia ha deciso che può scegliere dove vivere? La lasci sperimentare, sperando che il padre, per tirare acqua al proprio mulino,non soddisfi tutte le sue richieste e comprenda il periodo difficile che state attraversando, dove i genitori, separati o uniti che siano, dovrebbero rappresentare dei punti di riferimento coerenti e solidi per figli in cerca di pace e di equilibrio. Non pensi che sua figlia la sta rifiutando o preferisca il padre alla madre, è in una fase critica,dove i suoi bisogni sono prioritari a quelli degli altri, e può sembrare menefreghista e molto egoista. A volte i distacchi, le lontanaze portano consiglio, fanno bene per riflettere e riorganizzare la propria vita, per capire dove si vuole andare.
Gent.ma, capisco la tua fatica, le tue difficoltà ad entrare in relazione con tua figlia, una ragazza che non riconosci più come "la bambina buona, giudiziosa ed educata". In realtà sta semplicemente provando a crescere, ad affermare il suo sè provando ad allontanarsi dall'ideale per cui ha vissuto finora. Durante l'adolescenza è normale confliggere con le figure più vicine in un processo di separazione-individuazione, per cercare di costruire la propria identità "nel mondo". Questo, comporta fatica, tensioni, conflitti e tua figlia ti sta dicendo, col suo comportamento, le sue difficoltà. Non ti preoccupare, abbi fiducia nella relazione che in sedici anni avete costruito insieme, e, piuttosto che mandarla dal padre, prova ad ascoltarla, a capire queste sue fatiche e a starle vicina in questo momento di crescita. Chiamala e parlale col cuore, raccontale le tue fatiche per far sì che anche lei si senta legittimata a raccontarti le sue, in un clima di fiducia e ascolto reciproco. Tua figlia deve sentirsi accettata da te per quello che è ora, non più "la bambina buona, giudiziosa ed educata". Se hai necessità, prova a confrontarti con una psicologa. In bocca al lupo!

Dott.ssa Serena Carnì Catanzaro (CZ)

Salve, sua figlia è nel pieno dell'adolescenza, un periodo difficile perchè non si è ancora adulti ma lo si comincia a essere e a desiderarlo. Per strano che possa essere quando si ha un legame molto stretto con un genitore spesso in questo periodo dell'età ci si trova a scontrarci proprio con lui. Ciò accade perchè iniziano a farsi più forti il desiderio e il bisogno di rendersi indipendenti. Questa è l'età in cui i ragazzi devono sperimentarsi come persone adulte e prendersi lo spazio per sbagliare. E' dagli errori che si impara ad affrontare le cose ed è meglio poterli fare quando ci sono i genitori da chiamare in aiuto piuttosto che da adulti in cui il carico delle responsabilità è completamento. Parli con sua figlia, ascolti le sue ragioni e inizi a contrattare cosa ora è il caso di farle affrontare e cosa no. Proprio come farebbe con un adulto. E' vero è difficile vedere che i propri figli sono ormai cresciuti, fare il genitore non è facile, ma arriva il momento in cui bisogna cambiare le cose. Pensi che lo fa per il been di sua figlia e del vostro rapporto. Valuti anche insieme a lei se passare un periodo con il padre può essere un modo per calmare gli animi e lavorare per ricreare un rapporto positivo anche se strutturato su basi differenti. Chiarisca che la sua porta è sempre aperta. In adolescenza spesso ci si sente fuori posto e non accettato, sua figlia deve sentire che sarà sempre ben accetta anche se sbaglia e che c'è un rimedio per ogni cosa. A presto

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