Dubbi su come gestire un comportamento di mia figlia

Cristina

Buongiorno, avrei bisogno di un consiglio su come affrontare alcuni comportamenti di mia figlia che ha 12 anni. Leggendo alcuni messaggi sul suo cellulare qualche mese fa sono venuta a sapere che la sua amica del cuore le ha confidato di essere omosessuale. Da quel momento mia figlia è cambiata moltissimo, all'inizio si è definita anche lei omosessuale, poi bisessuale, poi ancora pan sessuale e alla fine omnisessuale (non si definiva così con tutti, ma solo quando parlava con le sue amiche più intime). Da premettere che prima di allora era una ragazzina molto semplice, piuttosto ignara riguardo all'argomento LGBT. Sicuramente la confidenza della sua amica l'avrà messa di fronte a questa realtà e, a mio avviso, l'avrà anche turbata e confusa, tanto è vero che nel giro di pochissimo ha variato ampiamente il suo orientamento sessuale. Ho cercato di parlarne con mia figlia, spiegandole che per me è importante la sua felicità e che l'accetterei comunque, anche se prima di definirsi in un modo piuttosto che un altro, dovrebbe essere più consapevole, ma ho ottenuto solo un muro di silenzio e un atteggiamento di fastidio per essermi interessata ai fatti suoi e non ha gradito questa mia intromissione. Così ho deciso di non riprendere l'argomento e di "supervisionare" dall'esterno i suoi comportamenti e soprattutto la sua serenità.
Dopo qualche tempo ho notato che aveva iniziato a definirsi no binary e a usare pronomi maschili. Anche in questo caso soltanto con le sue amiche intime o in alcuni commenti su alcuni social, dove si è data un nome neutro.
Questa cosa mi ha gettato completamente nello sconforto, vedo che la situazione si sta complicando, mi chiedo perchè dovrebbe preferire i pronomi maschili se è sempre stata molto femminile? Ho paura che da sola non riesca a gestire questi sentimenti così contrastanti, anche se apparentemente sembra serena. Riprendere l'argomento con lei non porta a nulla, non ne vuole parlare con me e non gradisce l'idea di parlare con uno psicologo. Per questo motivo chiedo a voi un consiglio, lascio passare un po' di tempo per capire se spontaneamente mia figlia trovi la sua strada? o sarebbe opportuno che mi facessi aiutare io per cercare di seguirla meglio?
Da premettere che fino ad ora, all'esterno per lo meno, è rimasta la ragazzina brava, educata, che va bene a scuola e questo mi fa pensare che sia serena.
Allo stesso tempo ho paura, mi sento impotente e sconvolta da qualcosa che non avevo mai nemmeno immaginato, pensando all'adolescenza temevo tante cose, ma una cosa del genere non mi aveva mai sfiorato. Vi ringrazio per i consigli che vorrete darmi.

10 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno, comprendo il suo stato d'animo sia come psicologa che come mamma. Sua figlia si trova ad affrontare una età molto delicata dove la scoperta del mondo sessuale ha una grande rilevanza. I coetanei sono un punto di riferimento e possono avere una grande influenza su credenze e comportamento. Cercare di parlare apertamente con sua figlia senza giudizio è fondamentale; un ascolto sincero per collegarsi con le sue emozioni è la miglior cosa da fare anche se capisco che per un genitore può essere difficile. Confrontarsi con una psicologa sarebbe da supporto anche per lei stessa dato che dalle sue parole percepisco una certa instabilità su come procedere con sua figlia. Sarebbe opportuno che sua figlia accettasse di parlare con una psicologa, magari può proporglielo dicendole che una figura professionale può aiutarla a far chiarezza sul periodo di confusione che sta attraversando... una psicologa non è un'amica, può fornire una comprensione più profonda dei sentimenti, emozioni e pensieri che si provano. Se sua figlia capisse questo probabilmente capirebbe anche che la prima a trovare conforto sarebbe lei stessa. Cordiali saluti.

Salve, mi spiace molto per la situazione  descritta. Capisco ciò che sta vivendo sia lei che sua figlia. Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico di parent-training al fine di elaborare pensieri e le emozioni connessi alla situazione descritta e trovare strategie utili per fronteggiarla. In secondo luogo provare a confrontarsi con sua faglia, con l'aiuto di uno psicologo se necessario, per raccogliere le sue emozioni e supportarla in questo periodo sicuramente molto complesso da affrontare per una ragazza. Se sceglierà di affidarsi ad un professionista, io faccio anche consulti online, resto a disposizione, Dott.ssa G.Mangano

Gentile Cristina,

immagino il suo senso di impotenza e la sua confusione. Non si allarmi però, è un momento l'adolescenza dove questi cambi possono anche essere normali un po' per moda, un po' perchè c'è confusione sul proprio fisico o su ciò che piace e non piace, un po' per seguire il gruppo, ecc. 

Da come racconta, inoltre, mi sembra di capire che sua figlia prima di questa confidenza amicale si riteneva e vedeva "totalmente femmina". Solitamente, invece, è presente un minimo di confusione anche da bambini che sia nei giochi, nell'abbigliamento, nei gusti, ecc. 

"Questa cosa mi ha gettato completamente nello sconforto, vedo che la situazione si sta complicando, mi chiedo perchè dovrebbe preferire i pronomi maschili se è sempre stata molto femminile?"

A questa sua domanda vorrei rispondere che se ad oggi si definisce "neutra" o binary può essere "normale" che tenda a immedesimarsi nell'etichetta che si è data. Un motivo esatto non saprei però dirglielo perchè non c'è una definizione univoca nemmeno nella letteratura scientifica.

Ho paura che da sola non riesca a gestire questi sentimenti così contrastanti, anche se apparentemente sembra serena.

A questo proposito potrebbe valutare di consigliarle degli incontri con un professionista che si occupa di sessualità e di età evolutiva/adolescenza dove poterle lasciare uno spazio solo per lei, dove potersi aprire, confrontare, conoscere meglio questo mondo non solo con gli occhi dei social o delle amiche ma con un adulto/professionista per di più neutro e che non giudica parole o emozioni descritte. Capisco che possa essere difficile valutare una persona esterna, potrebbe magari attendere un periodo e vedere come va oppure valutare dei primi colloqui per lei mamma e papà e successivamente provare a proporre una condivisione famigliare dove potrebbe essere presente anche lei (figlia). 

Immagino lo sconvolgimento emotivo che questa situazione le ha portato. Non si giudichi in negativo. Da come scrive per di pià emerge subito una mamma presente, attenta e che ha provato anche a dialogare negli anni con la figlia. E', inoltre, un'emozione e una sensazione provata da quasi tutti i genitori appena entrano in contatto con questo sentire deie figli. Lei già è stata forte nel farla sentire accolta, nel provare a dialogare con lei e nell'essere presente nella sua vita. 

Potreste valutare se la ragazza vuole di leggere un libro insieme o di proporre a lei di leggere qualcosa. 

Resto disponibile per informazioni, domande aggiuntive e/o eventuale consulenza.

Cordialmente

Dott.ssa Federica Ciocca

Psicologa e psicoterapeuta

Ricevo a Torino e online

Buongiorno Cristina, comprendo i suoi dubbi e le sue paure. In questo momento sua figlia non è ancora pronta per parlarne , sta esplorando, si sta guardando intorno e cerca di capire. Sapere che lei ha letto i suoi messaggi sicuramente non le avrà fatto piacere. A mio avviso ha fatto molto bene ad anticipare la sua posizione in merito e quindi a dirle che l'amore non cambierà a fronte di qualsiasi scelta. Le stia accanto come sempre senza però forzarla, quando sarà pronta a parlarne lo farà lei.

Gentile Sig.ra, pur comprendendo bene le sue preoccupazioni, bisogna tener presente che sua figlia è in un momento di crescita e di evoluzione che si svolge soprattutto nel contesto dei pari. E' del tutto normale che  si confronti più con le sue amiche che con la sua mamma in questo momento. Il tema della fluidità di genere e dell'orientamento sessuale è vissuto con molta più flessibilità dagli adolescenti contemporanei, diversamente da noi adulti. Definire se stessi in termini di genere e di orientamento sessuale è un processo di scoperta continuo. Io al momento non mi allarmerei, data la giovane età di sua figlia. La lasci esplorare e le faccia sentire che per quanto lontana possa andare, lei ci sarà sempre quando ne avrà bisogno. E' importante per noi adulti comprendere che la realtà che i ragazzi vivono è diversa dalla nostra ma non per questo peggiore. Va solo approcciata con una nuova lente.

Auguri

Cordiali Saluti

Dott.ssa Calabretti Gabriella

Buongiorno Cristina, 

la pubertà è un passaggio destabilizzante per ogni persona, e la confusione rispetto alla propria identità ne fa parte. É un momento di costruzione soggettiva, che tocca la sessualità e il proprio corpo sessuato con gli enigmi e i misteri che li contraddistinguono. Ogni ragazzo/a cerca di rispondere a questo travolgimento con un modo singolare. Nominarsi in un certo modo, trovare delle identificazioni fa da argine al disorientamento. Non è detto che per sua figlia nominarsi al maschile faccia da problema, sicuramente però fa breccia in una madre sconvolta che non riconosce più la sua bambina. Difatto i genitori, attraversano in prima persona, il periodo dell'adolescenza dei figli. È una messa in discussione radicale. I genitori sono implicati e spesso fanno parte del sintomo stesso dei figli. Cioè che in qualche modo li riguarda. Quando un genitore parla in uno spazio terapeutico è sempre un importante sgravio dal percorso del figlio, oltreché spesso una necessità per il proprio benessere.

A disposizione,

Un caro saluto,

Dr.ssa Veronica Rinaldo 

Salve Cristina, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo le preoccupazioni di una mamma. Ritengo importante aiutare i ragazzi a comprendere, senza giudicare, il mondo complesso della sessualità ed identità di genere, onde evitare disorientamento e messaggi erronei.

Ritengo importante richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.

Resto a disposizione, anche online.

Cordialmente, dott FDL 

Gentile signora,

la situazione che emerge dal suo post è complessa: da un lato ci sono la sua preoccupazione e la difficoltà su come posizionarsi riguardo la situazione come genitore, dall’altra ci sono sua figlia che è alle prese con la ricerca della propria identità, processo che avviene con grande spinta proprio in adolescenza. In particolare mi riferisco alle sue affermazioni “Per questo motivo chiedo a voi un consiglio, lascio passare un po' di tempo per capire se spontaneamente mia figlia trovi la sua strada? o sarebbe opportuno che mi facessi aiutare io per cercare di seguirla meglio?” e “Allo stesso tempo ho paura, mi sento impotente e sconvolta da qualcosa che non avevo mai nemmeno immaginato, pensando all'adolescenza temevo tante cose, ma una cosa del genere non mi aveva mai sfiorato. Vi ringrazio per i consigli che vorrete darmi”. Quello che esprime è una legittima preoccupazione genitoriale, che può trarre un concreto aiuto da un percorso in cui lei possa esplorare cosa significa per lei in prima persona questa situazione, in modo da comportarsi in modo consapevole in favore di sua figlia.

Buona giornata

Buonasera Cristina,

Quello che lei pone all'attenzione è un argomento molto complesso e recente se così si può dire, pertanto lascia ancora molte persone "spiazzate". L'adolescenza è un periodo di grande cambiamento e turbolenza, in cui l'allora bambino cerca di confrontarsi con l'oggi quasi adulto, alla ricerca della definizione di chi è e chi vuole essere.

Rispetto a sua figlia, è come se vivesse un confronto diretto con gli altri, normale a quest'età, che allo stesso tempo tra tentativi di emulazione , di appartenenza e conoscenza, sta creando confusione.

Che rapporto ha con le sue coetanee e con l'amica citata?

Lei da madre sta facendo"bene", sento che c'è un'apertura seppure con paura e curiosità. Se lei sente di voler capire meglio e affrontare la crescita di sua figlia in modo più funzionale e consapevole, può farsi seguire da un professionista psicologo.

Credo che il sostegno alla genitorialità sia importante soprattutto in questi casi.

Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento,

A presto.

Dottoressa Cinzia Di Fiore

Gentile Cristina,

mi dispiace molto per ciò che sta sperimentando, comprendo i suoi dubbi e i suoi stati d'animo, l'impotenza e la paura provate. E' importante tenere presente che l'adolescenza è un periodo di grande cambiamento e confusione: l'adolescente infatti è alla ricerca di una sua identità, di un proprio posto nel mondo, in un complesso processo di scoperta di sé.
In tal senso è molto importante dialogare apertamente con i propri figli senza giudizi; ascoltarli e comprendere i loro vissuti ed emozioni. Capisco non sia facile, per questo potrebbe esserle di aiuto confrontarsi con uno specialista in modo da esplorare, in primo luogo, cosa prova, sente e vive lei stessa, per trovare poi dei modi diversi e funzionali di rapportarsi con sua figlia.

Resto a disposizione

Cordialmente

Dott.ssa Martina Patruno

Psicologa Clinica e dell'età evolutiva, Psicoterapeuta EMDR 1° livello, Analista Transazionale Certificato, Esperta in Psicologia Investigativa, Psicologia Forense e Psicodiagnostica applicata in ambito civile e penale