Famiglia e bambini

Disagi dei figli: devono sempre allarmare i genitori?

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La crescita di ogni bambino e di ogni adolescente ha normalmente momenti di tensione e di crisi che coinvolgono anche l’ambiente che li circonda e che possono manifestarsi con disturbi somatici, irrequietezza, pianto, insonnia, inappetenza, piccole regressioni, stati depressivi… Genitori, pediatri, insegnanti e operatori in genere sono chiamati a riconoscere e ad accogliere questi segnali di malessere.

A volte l’adulto poco attento fa sì che un bambino o un adolescente “rilancino" segnali sempre più visibili, sintomo non solo di un aumento della sofferenza, ma anche della speranza che qualcuno colga questi segnali e cerchi di trovare delle risposte. Il più delle volte le crisi passeggere possono trovare soluzione spontaneamente se l’ambiente che circonda il bambino è sufficientemente attento, elastico e tollerante. Questi sintomi sono infatti indice dello sviluppo della personalità del bambino e della normale "fatica di crescere".

La crescita, va ricordato, è una continua mediazione tra sé e il mondo, e per avere il senso di esistere e sperimentare la propria unicità i bambini devono avere la possibilità di vivere la più ampia gamma di sentimenti. Genitori e figli crescono insieme e si modificano reciprocamente. Uno degli ingredienti della crescita è la capacità da parte dell'ambiente di "creare" piccole crisi e di saper accogliere e sostenere quelle proposte da bambini o adolescenti. I genitori infatti passano da un adattamento quasi totale ai bisogni dei bambini alle graduali richieste di tollerare attese, limiti e di raggiungere autonomie. Anche i figli però crescendo chiedono ai genitori di rivedere ciclicamente il loro ruolo.

La crescita prevede dunque equilibri e rotture di equilibri. I bambini che non danno mai preoccupazioni sono più "sani" degli altri? Difficilmente i bambini precocemente adulti, quelli che solitamente vengono definiti “ometti” o “donnine”, suscitano preoccupazione negli insegnanti o nei genitori. Essi infatti sono più precoci degli altri, sono spesso responsabili, raramente capricciosi o gelosi, tendono anzi a mostrare un’adattabilità anche eccessiva alle situazioni, a sostenere gli altri e sono molto attenti a mettere in luce le proprie capacità. Figli o allievi ideali? Forse sotto certi aspetti sono poco faticosi, ma il loro dolore è silente perché non sanno esprimerlo e forse neanche lo conoscono. Spesso la loro sofferenza può essere più intensa di quella dei bambini più problematici. In questo senso, dunque, essere troppo perfetti non è indice di benessere psicologico.

Come spiegare una crescita senza crisi? 

A volte i bambini o gli adolescenti non possono permettersi le loro normali crisi di crescita perché percepiscono, anche molto precocemente, la presenza di una situazione di crisi nell’ambiente che li circonda, che sentono di dover contribuire a risolvere. Spesso sono bambini che hanno sentito molto presto la fragilità dei genitori.

A volte sono nati in momenti critici per la famiglia, ad esempio a poco tempo da un lutto, o da una grave malattia di uno dei genitori, oppure dopo un fratello malato o portatore di handicap.

Hanno imparato così, senza che nessuno lo abbia esplicitamente chiesto loro, a cavarsela da soli, talvolta ad essere loro stessi di sostegno e rassicurazione per gli adulti.

Quali rischi per i bambini che crescono troppo in fretta?

 Questi bambini, poi adolescenti, quindi adulti, possono raggiungere anche molti successi in ambito scolastico o sociale ma, nonostante l’apparente forza ed equilibrio, possono essere soggetti a crisi depressive o a disorientamento. Essi infatti non hanno potuto fare la graduale esperienza di fallimento e successo, di salita dell’umore e di discesa.

Sono vissuti prevalentemente per diventare ciò che gli altri si aspettavano da loro e ciò li rende molto vulnerabili, specie in quelle situazioni in cui è necessario compiere scelte complesse e personali sia sul piano affettivo che sociale. Essi si confrontano con un ideale di perfezione che può rendere la loro vita segretamente molto infelice.

Crescere costantemente guardandosi con gli occhi degli adulti rischia di non far nascere mai in loro gesti, pensieri, parole spontanei. Essi si lasciano "creare“ dagli altri ma non riescono a creare per se stessi.

Cosa fare per agevolare una crescita graduale?

 I genitori, ma anche la società in genere, dovrebbero interrogarsi sul senso di un progressivo aumento di aspettative e di responsabilizzazione verso bambini sempre più piccoli. A chi fa bene creare piccoli adulti? Crescere troppo in fretta rende i bambini molto sensibili ai piccoli insuccessi e anche il sentire bisogno di aiuto può essere vissuto come un fallimento.

Un po’ di "pasticci", un po’ di incertezze, di paure, di esitazioni, un po’ di caos e confusione, qualche errore, qualche esplosione emotiva, qualche incoerenza, non dovrebbero allarmare i genitori o gli insegnanti e far loro pronunciare la fatidica frase: "Da te non me lo aspettavo…“. Forse per evitare situazioni di crollo ben più gravi, i piccoli fallimenti potrebbero essere invece festeggiati con un "finalmente!“ e qualche risata in più.

Questo, però, richiede anche che gli adulti siano in grado di non far gravare sui figli le loro richieste inconsapevoli di cura e rassicurazione. A volte, specie quando i genitori vivono momenti di intense sofferenze, può non essere facile.

Oggi però hanno molte possibilità di essere aiutati. Possono rivolgersi a figure professionali competenti come psicologi  e scoprire con loro che le crisi o le mancate crisi dei figli possono essere trasformate in importanti occasioni di crescita anche per se stessi...

 

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