I miei figli non mi cercano più

Debora

Salve, ho 2 figli di 16 e 13 anni, sono separata da 8 anni, affido condiviso con collocamento da me. I bambini/ragazzi sono sempre stati molto legati al papà e, essendo il papà un lavoratore in smart working, mentre io sono fuori tutto il giorno per lavoro, sono sempre stati di fatto più a casa sua (ogni giorno al ritorno da scuola, poi la sera io passavo a prenderli, a meno che non fossero, da calendario, i giorni suoi).

Il punto è che da un paio di mesi hanno deciso di rimanere fissi dal padre, ma da me non vogliono venire mai, né mi cercano al telefono, neanche gli auguri di Capodanno… Accetto che abbiano una preferenza per il padre, ma com’è possibile che non gli manco neanche un po’…

C’è da dire che io da un anno ho un compagno, ma non viviamo insieme e comunque a loro sembra stare simpatico. Io temo che il loro padre si faccia passare per vittima, credo soffra anche di depressione… Sarei tentata di mettere in mezzo i servizi sociali ma non vorrei peggiorare la situazione…

Grazie a chiunque vorrà darmi un parere.
Debora

7 risposte degli esperti per questa domanda

Evitando qualunque tipo di schieramento morale, legale e tecnico già abbondantemente gestito da professionisti che gestiscono questa separazione/divorzio ricordi che il fulcro della questione è il minore, in uno stato di attuale sofferenza a tale situazione. Glissiamo giudizi morali ed economici e ricordi che il minore è sempre legato al genitore, anche il peggiore. Abbia pazienza, perché questo distacco è momentaneo e contestuale e prima o poi finirà...

Debora buongiorno,

io Le sconsiglio di chiamare i Servizi Sociali poichè queste dinamiche di allontamento da uno dei genitori separati sono spesso diffuse e bisogna avere pazienza - e soprattutto darsi il tempo -  per capire le motivazioni di questi rifiuti/allontamento da un genitore. Cerchi di non insistere/ossessionarli nelle richieste di incontri; cerchi di far capire loro che vorebbe conoscere il perchè del loro comportamento rifiutante ma dia anche a loro il tempo di riflettere sul tipo di relazione che vorrebbero avere con la madre!! I ragazzi stanno in un periodo adolescenziale che tutti sappiamo bene cosa significa!! Dia loro la Sua affettuosa disponibilità ad incontrarli sempre e faccia loro capire che Lei ci sarà in qualsiasi momento e per qualsiasi  problema ma non insista a voler rispettare gli incontri previsti. Capisco la Sua sofferenza di madre ma insistendo o chiedendo aiuto ai Servizi Sociali potrebbe complicare la situazione invece di risolverla. Con i miei migliori auguri La saluto  cordialmente.   

Buongiorno Debora, quello che racconti è un argomento che porta con se un ventaglio ampio di implicazioni.
Comprendo quanto possa essere doloroso e quanta confusione possa generare una situazione simile nella quale sembra che i propri figli abbiano perso l'interesse nel trascorrere del tempo con lei. E' importante ricordare che ciò non significa automaticamente mancanza d'amore ed affetto nei suoi confronti; infatti il comportamento che stanno mettendo in atto non per forza di cose deve essere percepito come rifiuto bensì potrebbe collocarsi come una modalità infantile ed immatura di gestire un qualcosa che in loro crea disagio anche e sopratutto in relazione all'età e ai pochi strumenti che ancora hanno a disposizione. Forse in questo caso potrebbe essere utile mantenere con loro un contatto leggero e costante ma non insistente. Resto a disposizione per un supporto. 
Una buona giornata
Dott.ssa Chiara Massara

Dott.ssa Chiara Massara

Dott.ssa Chiara Massara

Frosinone

La Dott.ssa Chiara Massara offre supporto psicologico anche online

Gentile Signora, sarebbe utile un percorso di Parent training individuale o di coppia al fine di capire quali siano le resistenze del vostro sistema familiare e le strategie da poter mettere in campo. Un abbraccio. Mi rendo disponibile.

Dott.ssa Sara Sciabordi 

Dott.ssa Sara Sciabordi

Dott.ssa Sara Sciabordi

Roma

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Cara Debora,

Quello che stai vivendo fa davvero male, e lo si sente da come ne parli. Quando dei figli si allontanano così, soprattutto senza spiegazioni chiare, dentro si mescolano ferita, smarrimento e un grande senso di ingiustizia. Per una madre non è solo un cambiamento logistico: è il sentirsi improvvisamente fuori da un luogo affettivo che prima esisteva, e chiedersi cosa sia cambiato e se si abbia fatto qualcosa di sbagliato.

Va tenuto presente che l’età dei tuoi figli gioca un ruolo importante. A 13 e 16 anni si muovono in un territorio affettivo molto particolare: cercano autonomia, sperimentano lealtà diverse e spesso si avvicinano al genitore che sentono più “vicino” nella quotidianità. Non perché vogliano tagliare l’altro, ma perché non hanno ancora gli strumenti per tenere insieme più legami in modo maturo. A volte mantengono un silenzio che per un adulto è insopportabile, ma che per loro è quasi un modo goffo di proteggersi da emozioni che non saprebbero spiegare.

Se il loro padre sta attraversando un periodo di fragilità o sofferenza emotiva, è possibile che i ragazzi lo percepiscano più bisognoso di loro. Gli adolescenti non lo dicono, ma a volte si sentono responsabili del benessere di un genitore. Non serve per forza una manipolazione esplicita, basta che intuiscano che lui “ha bisogno”. In queste dinamiche la mamma può passare – senza colpa – in secondo piano non perché non conta più, ma perché viene percepita come più autonoma, più solida, più “a posto”.

Anche il tuo avere un compagno può entrare simbolicamente in questo quadro: se vedono che tu hai una tua dimensione emotiva che funziona, che non sei sola, possono convincersi che non ti stanno facendo un torto o che tu non abbia bisogno di loro. Non vuol dire che non gli manchi; vuol dire che non sanno come stare in mezzo a tutto questo.

Capisco il tuo pensiero sui servizi sociali. È una tentazione comprensibile quando si sente che la situazione sfugge di mano. Prima di arrivarci, però, spesso è più utile provare una via relazionale morbida: messaggi semplici e senza richieste, piccoli inviti senza pressione, spazi neutri come una colazione o un giro veloce insieme. A volte riaprire una porta emotiva richiede gesti minuscoli ma costanti, senza forzarli a giustificarsi o schierarsi.

Se riuscissi a parlarne con il loro padre non per accusarlo ma per capire come lui vive la situazione, potrebbe emergere qualcosa di prezioso. E se la comunicazione tra voi è difficile, esistono consultori o mediatori familiari che fanno proprio da terzo neutro e alleggeriscono la tensione senza il peso di un intervento istituzionale come i servizi sociali.

La cosa fondamentale è questa: non stai perdendo i tuoi figli. Stai attraversando una fase di riorganizzazione affettiva tipica della loro età, resa più complessa dalla storia familiare. I legami con la madre non si cancellano, anche quando sembrano interrotti.

Gentile Debora,

quello che descrive fa molto male, ed è comprensibile che la domanda che le gira dentro sia una sola: “com’è possibile che non gli manchi neanche un po’?”. Quando i figli smettono di cercarci, il dolore è profondo e mette in discussione il senso stesso di essere madre.

È importante però distinguere tra assenza di affetto e scelta di comodità/emotiva. I suoi figli hanno 16 e 13 anni: sono in un’età in cui il bisogno principale non è tanto “mamma o papà”, ma stabilità, semplicità e minor conflitto possibile. Il padre è sempre stato molto presente nella quotidianità, lavora da casa, rappresenta per loro una base abituale. Restare lì oggi non significa che lei non conti, ma che lì sentono meno cambiamenti da gestire.

Il fatto che non la cerchino, nemmeno per gli auguri, è doloroso ma non va letto come indifferenza. Spesso, in queste situazioni, i ragazzi “tagliano” per non sentire il conflitto interno: voler bene a entrambi, ma non sapere come stare in mezzo. Evitare è un modo – immaturo ma comprensibile – per non soffrire.

Rispetto al padre, è possibile che si viva come fragile o vittima, ma fare ipotesi o entrare in una logica di contrapposizione rischia di peggiorare le cose. I ragazzi, se percepiscono che un genitore ha bisogno di essere protetto, tendono ad allinearsi lì, non per scelta consapevole ma per istinto.

Coinvolgere i servizi sociali, in assenza di segnali di reale pregiudizio, rischierebbe di irrigidire ulteriormente la situazione e di essere vissuto da loro come una forzatura. In questo momento, più che “intervenire”, serve tenere aperto un canale.

Cosa può fare concretamente ora?

  • continuare a esserci, anche con messaggi semplici, non rivendicativi

  • evitare richieste del tipo “perché non mi chiami?” o “non ti manco?”

  • mantenere una presenza costante ma non pressante: “io ci sono, quando vuoi”

Questo non significa rassegnarsi, ma resistere senza inseguire.

Lei ha anche una sua vita affettiva, ed è legittimo. I figli, anche se oggi sembrano distanti, osservano nel tempo: una madre che resta stabile, coerente e non rancorosa è una madre che, prima o poi, torna a essere cercata.

Detto questo, il dolore che sta vivendo non va tenuto tutto dentro. Un sostegno psicologico per lei può essere molto utile, non per “aggiustare” i ragazzi, ma per aiutarla a reggere questo vuoto senza farsi travolgere e senza reagire in modo che potrebbe allontanarli ancora di più.

Non sta perdendo i suoi figli. Sta attraversando una fase in cui loro hanno bisogno di sentirsi al riparo da tensioni che non sanno gestire. Il legame, se non viene spezzato da conflitti aperti o forzature, resta.

Un caro saluto.

Dott. Vincenzo Capretto

Dott. Vincenzo Capretto

Roma

Il Dott. Vincenzo Capretto offre supporto psicologico anche online

Salve... quando sono di mezzo i figli l'unica strada è la terapia famigliare...in un percorso terapeutico si possono chiarire molti dubbi e si possono dire parole mai detti dai membri della famiglia