Gentile Debora,
quello che descrive fa molto male, ed è comprensibile che la domanda che le gira dentro sia una sola: “com’è possibile che non gli manchi neanche un po’?”. Quando i figli smettono di cercarci, il dolore è profondo e mette in discussione il senso stesso di essere madre.
È importante però distinguere tra assenza di affetto e scelta di comodità/emotiva. I suoi figli hanno 16 e 13 anni: sono in un’età in cui il bisogno principale non è tanto “mamma o papà”, ma stabilità, semplicità e minor conflitto possibile. Il padre è sempre stato molto presente nella quotidianità, lavora da casa, rappresenta per loro una base abituale. Restare lì oggi non significa che lei non conti, ma che lì sentono meno cambiamenti da gestire.
Il fatto che non la cerchino, nemmeno per gli auguri, è doloroso ma non va letto come indifferenza. Spesso, in queste situazioni, i ragazzi “tagliano” per non sentire il conflitto interno: voler bene a entrambi, ma non sapere come stare in mezzo. Evitare è un modo – immaturo ma comprensibile – per non soffrire.
Rispetto al padre, è possibile che si viva come fragile o vittima, ma fare ipotesi o entrare in una logica di contrapposizione rischia di peggiorare le cose. I ragazzi, se percepiscono che un genitore ha bisogno di essere protetto, tendono ad allinearsi lì, non per scelta consapevole ma per istinto.
Coinvolgere i servizi sociali, in assenza di segnali di reale pregiudizio, rischierebbe di irrigidire ulteriormente la situazione e di essere vissuto da loro come una forzatura. In questo momento, più che “intervenire”, serve tenere aperto un canale.
Cosa può fare concretamente ora?
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continuare a esserci, anche con messaggi semplici, non rivendicativi
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evitare richieste del tipo “perché non mi chiami?” o “non ti manco?”
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mantenere una presenza costante ma non pressante: “io ci sono, quando vuoi”
Questo non significa rassegnarsi, ma resistere senza inseguire.
Lei ha anche una sua vita affettiva, ed è legittimo. I figli, anche se oggi sembrano distanti, osservano nel tempo: una madre che resta stabile, coerente e non rancorosa è una madre che, prima o poi, torna a essere cercata.
Detto questo, il dolore che sta vivendo non va tenuto tutto dentro. Un sostegno psicologico per lei può essere molto utile, non per “aggiustare” i ragazzi, ma per aiutarla a reggere questo vuoto senza farsi travolgere e senza reagire in modo che potrebbe allontanarli ancora di più.
Non sta perdendo i suoi figli. Sta attraversando una fase in cui loro hanno bisogno di sentirsi al riparo da tensioni che non sanno gestire. Il legame, se non viene spezzato da conflitti aperti o forzature, resta.
Un caro saluto.