Famiglia e bambini

La mia vita familiare è all'ultima spiaggia

Attilio Stefano

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Salve vi scrivo perché nella mia vita familiare sono all'ultima spiaggia. Provo a riassumere: mia moglie è siriana, ci siamo sposati dopo che io l'ho conosciuta su Internet e poi visitata varie volte. Dal 2009, dopo due anni circa, mi ha raggiunto a Torino ma sin da subito nella vita insieme ho notato dei comportamenti che mi hanno lasciato alquanto di stucco: irritabilità immediata, incapacità di affrontare il minimo contrattempo, aggressività, attaccamento maniacale agli oggetti e soprattutto alla pulizia della casa (è disoccupata e fa la casalinga), fanatismo intollerante nel cibo; il tutto poi corroborato - lo avrete capito - da mancanza quasi totale del romanticismo e comunque della solidarietà tra marito è moglie di cui mi aveva invece dichiarato di essere ricca e che per me è invece un aspetto importante di un matrimonio. Tutti difetti aumentati a dismisura dopo la nascita del nostro primo figlio e il trasferimento nella casa in cui abitiamo attualmente. Difficile da spiegare in poche parole la situazione, ma provo a farvi un esempio dell'ultimo ed ennesimo litigio: per sbaglio con il computer ho urtato una brocca, brocca rotta; risultato io che asciugo mentre lei seduta sulla sedia critica e mi inveisce contro il classico riepilogo dei miei difetti (Alcuni veri, per carità): sei pigro, sei disattento, sei sempre al computer etc. Poi l'invettiva prosegue alla grande - sempre mentre io asciugo - e si arriva alla critica distruttiva con gli insulti riguardanti il lavoro, secondo il quale il capo non mi terrebbe in adeguata considerazione (falso, sono stato da poco promosso) a causa dei suddetti difetti etc. Altro caso tipico è al mattino con il bambino che non vuole svegliarsi o non mangia, ed ecco che parte la tiritera per cui il bambino sarebbe “proprio come la tua famiglia“ in cui tutti dormiamo o non ci piace mangiare (sottinteso, le cose “sane“ che ha deciso lei). Oppure quando mi sono perso un ticket aziendale (5 Euro che per lei erano un tragedia), salvo poi trovarlo dopo due giorni di litigi e invettive. Insomma, oramai vivo nel terrore per cui a qualunque contrattempo, di qualsiasi tipo, seguono episodi simili, a cui io poi, a torto o a ragione, per la delusione non riesco a non reagire ritraendomi nelle mie cose, tipo starmene al computer o a leggere libri. La persona l'avrete capita: ipercritica, frustrata perché io e il bambino non siamo come lei in tutto (“non siamo puliti“ perché uno magari dopo 10 ore di lavoro vorrebbe riposarsi invece di sentire l'aspirapolvere acceso, oppure se cade una briciola o si macchia il pavimento non ne facciamo una tragedia...), incazzosa, irritabile, boh, non so se mi sto ripetendo. Ripeto: i miei difetti credo di averli, ma per me il matrimonio, nel mio mondo ideale prima di sposarmi, non era certo questo. Non vi trovo nessuna solidarietà, nessuna comunanza, nessuno sforzo da parte di sua di fare qualcosa insieme... altro esempio, agli inizi proponevo giochi o attività da fare insieme, regolarmente scartati o vissuti con percepibilmente scarso entusiasmo, quindi dopo un po' ho rinunciato. L'unica attività condivisa che riusciamo a fare è vedere qualche film in TV, poi per il resto devo subire le sue interminabili conversazioni (mia moglie è oltretutto una chiacchierona inguaribile) in cui mi viene lasciato scarso spazio per parlare, io che pure non sono timidissimo: il risultato è che dopo un po' mi distraggo, magari mi perdo qualcosa di importante per lei nel marasma incessante di frasi sparate in italiano poco comprensibile: naturalmente poi mia moglie se ne accorge e ripartono le cazziate all'insegna dei “Non mi ascolti“. Ritornando agli ideali che avevo avuto prima del matrimonio, li sento completamente persi. Vado avanti solo in nome del futuro del bambino, perché mi piange il cuore al pensiero che cresca con genitori separati: preciso che vengo da una famiglia in cui ENTRAMBI i genitori erano del tipo frustrato-nevrotico tipo mia moglie (benché meno fanatici di cibo e pulizia), e che il mio sogno era quello appunto di una famiglia OPPOSTA a quel modello. Un aiuto?

9 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Attilio Stefano,

da quanto scrive sembrerebbe che il suo modello di famiglia ideale si scontri con la realtà, ed in particolare apparirebbe che lei non prenda in considerazione il disagio profondo di sua moglie.

Una persona che si trasferisce in Italia proveniendo da una cultura diversa deve affrontare difficoltà non indifferenti: dalla lingua, alle abitudini, non solo alimentari, alla solitudine, al senso di isolamento e sradicamento. Trasferirsi in Italia significa allontanarsi dai propri affetti, perdere riferimenti, doversi ambientare in contesti spesso ostili o indifferenti. Ho il dubbio, ma non ho elementi sufficienti per affermarlo con sicurezza, che sua moglie si rifugi nel cibo e nella pulizia per difendersi da angoscie difficili da gestire. Credo che per riuscire a far sì che vostro figlio non diventi "figlio di separati" occorrerebbe analizzare la situazione con un'altra ottica. Occorrerebbe, secondo me, che sua moglie fosse messa in condizione di avere relazioni sociali soddisfacenti con persone che l'aiutino ad integrarsi e la supportino in questo percorso, occorrerebbe cercare di vedere la fatica che sta facendo, fatica che la porta ad essere "incazzosa, irritabile"..."fanatica" riguardo a cibo e pulizia della casa....

Capisco anche la sua situazione: aveva aspettative che sembrano non realizzarsi, si sente deluso, ed anche lei si sente solo e spaesato....non vorrei che in qualche modo questi disagi si riflettessero su vostro figli....

Le suggerirei di consultare una psicoterapeuta (scegliendo fra i professionisti sicritti all'ordine degli psicologi del Piemonte, che offre il primo colloquio gratuito) in modo da sviscerare con cura i problemi che ha segnalato e individuare un percorso per trovare soluzioni costruttive.

Augurandole ogni bene, la saluto. Un saluto anche a sua moglie.

Gentilissimo,

rimanere insieme solo perchè si crede in questo modo di fare il "bene" del bambino non è, in realtà, il meglio per suo figlio.

Cosa ne sarà di un bambino che cresce in un clima familiare teso, dove conflitti e attacchi sono all'ordine del giorno e i genitori sono chiaramente distanti e insoddisfatti? Certamente, questo non è fare il bene di un minore.

Prima, però, di pensare ad una separazione, vi sarebbe utile rivolgervi ad uno psicoterapeuta della coppia per iniziare un percorso che vi aiuterà a decidere (stare insieme oppure no?) più serenamente.

Un caro saluto

Gentile Attilio mi sembra importante cogliere,innanzitutto, il suo bisogno di parlare, di comunicare il suo disagio e le sue difficoltà. Concordo con il parere dei miei colleghi sulla necessità di un confronto dal vivo con uno psicologo esperto sia delle dinamiche psichiche individuali che di coppia. Credo che le possa essere molto utile fare un percorso di conoscenza di sè per acquisire consapevolezza della sua stroria e dei suoi desideri. Lo stare in coppia implica prima di tutto sapere chi siamo per poter essere noi stessi nel rapporto e poi sapere come siamo abituati e relazionarci. Quali sono i meccanismi inconsapevoli che circolano nella relazione e che  determinano la costruzione di un legame affettivo positivo-costruttivo o negativo-distruttivo. Sembra che la vostra coppia sia poco alimentata dall'amore e che ciò non riesca a compensare i sentimenti di rabbia e frustrazione col rischio che crescano in modo esponenziale creando forte disagio anche nel bambino. Coraggio ha fatto un primo passo per aiutare se stesso, colga questa occasione per  uscire dalla situazione stagnante in cui si trova, sarà per lei arricchiente e anche protettiva. 

Salve le posso consigliare di cercare un collega nella sua città ed iniziare una terapia di coppia, se sua moglie non vuole partecipare inizi lei una terapia privata. Se vuole scegliere una donna opposta al suo modello familiare, ha da capire cosa vuole per sè stesso e cosa di diverso può fare per cambiare, altrimenti ha concretizzato il classico clichè freudiano per il quale ha scelto una moglie come sua madre se non peggio! Questo è normale perchè ognuno di noi sceglie in base a ciò che conosce, lei ha conosciuto sua madre, da lei è stato educato, conosce quel modello e stile di vita ed è stato inevitabile cercarlo in una donna che glielo ricordasse e lo conoscesse come sua moglie.  Pe cambiare lei in prima persona lo deve fare! La terapia serve a questo, serva ad aiutarla a conoscersi a elaborare e gestire la propria vita, serve a crescere e superare le difficoltà. Spero di esserle stata di aiuto, cordiali saluti.

Gentile Attilio Stefano,

nella sua lunga esposizione non si leggono ragioni valide per le quali il rapporto con sua moglie potrebbe essere recuperato, se le cose stanno così ... si salvi chi può! Non rimane, per lei, che trovare il modo di chiudere nel migliore dei modi, limitando i danni, un rapporto così difficile anche considerando che avete un figlio che vi osserva e comprende che fra voi non c'è più amore. Il grande rischio è che venga a mancare anche il rispetto! Se invece lei considera che esistono ancora delle possibilità di recupero del rapporto e lei vuole provare ad investire ancora tempo e risorse, affettive ed economiche, le consiglio di chiedere a sua moglie di fare un percorso di psicoterapia di coppia, chissà che non recuperiate qualche ragione valida per stare insieme e proseguire un rapporto sul quale avete comunque investito tanto. Altro capitolo sono le ragioni personali che l'hanno vista investire da subito, fin dalla ricerca della sua compagna, su un rapporto affettivo molto complicato. Qui, sempre che lei lo voglia, sarebbe necessario un percorso personale con l'intento di evitare altre esperienze così dolorose per lei.

Cari saluti

Gentilissimo, dalla Sua descrizione emerge il bisogno di trovare un contenitore nel quale riportare questi vissuti di coppia. Le indicherei di rivolgersi a un professionista della Sua zona per approfondire la situazione: potrebbe richiedere in prima battuta una consulenza individuale, qualora non avesse voglia di coinvolgere Sua moglie: in caso contrario potrebbe provare a fissare un appuntamento per la coppia. Una volta definita la cornice clinica si può comprendere meglio quale dipinto terapeutico intraprendere: le tecniche più efficaci sono l'EMDR e il Training Autogeno Analitico. Restando a disposizione per un primo colloquio, porgo cordiali saluti. 

Salve Attilio,Stefano, ho letto con attenzione la sua lettera e quando sono arrivata in fondo, ho pensato ecco un'altra situazione in cui la famiglia dalla quale si proviene, crea le basi inconsce per le quali si fanno poi le scelte future. Quello che noi pensiamo coscientemente, non sempre è sufficiente perchè le cose prendano la piega che noi vogliamo. Probabilmente il tuo desiderio di avere una famiglia diversa e opposta ti ha portato verso una situazione simile a quella dalla quale venivi. Tante volte si rifanno gli stessi errori, in psicologia questo comportamento viene detto coazione a ripetere, ed ha la funzione,  di cercare di risolvere quello che in passato ci ha fatto tanto soffrire. Purtroppo questa strada, poche volte porta ai risultati sperati e il più delle volte ci si ritrova nella situazione dalle quale scappavamo. Le alternative sono due, o si stà in questa situazione, soffrendo e assorbendone tutte le conseguenze,  o si decide di affrontare in modo profondo i motivi per i quali siamo ritornati al punto di partenza. Io chiaramente, ti consiglio questa seconda strada, ma dipende dalla tua motivazione a metterti in gioco  Prova a parlare con tua moglie del tuo disagio e provate a vedere se insieme o ognuno da sè, siete disposti a far funzionare questo rapporto in modo diverso.

Ti auguro Buona Vita

Gentile Attilio Stefano

dice un proverbio "moglie e buoi dei paesi tuoi", ma in epoca di globalizzazione  va bene anche la tua scelta. Certo ora è necessario accettare le differenze sotto tutti i punti di vista. Dalla tua narrazione si può dedurre che tu stia subendo troppo e risulti quasi sempre adattato alle situazioni e ai suoi punti vista. Come mai non usi il tuo adulto, il tuo essere marito, il tuo essere uomo per far presente i tuoi bisogni e richiederne la giusta soddisfazione?

Fissate insieme degli obiettivi dove ognuno ha un ruolo ben preciso e attenetevi a quelle decisioni.

Mi sembra che tu voglia giocare anche un pò a fare la vittima senza assumerti le tue responsabilità e soprattutto senza richiedere a lei le cose che vuoi, così poi puoi lamentarti.

Non dici niente del rapporto intimo e sessuale. Va tutto bene oppure la non intesa genera poi tutto il resto?

La fantasia che mi faccio è che tu sia una valida persona e che abbia le carte in regola per riuscire bene nella vita.

Pertanto ti consiglio e suggerisco di far presente i tuoi bisogni, ascoltare i suoi e addivenire a degli accordi sul procedere della vita quotidiana.

Bando ai piagnistei, rimboccarsi le maniche ed essere sempre te stesso.

I litigi sono normali e usali per crescere insieme e trovare nuovi orizzonti condivisi.

Un saluto

Buongiorno Attilio Stefano,

la situazione che descrive è veramente molto pesante e frustrante. Sarebbe importante sapere qual è il suo rapporto col bambino e quanti anni ha quest'ultimo. Purtroppo, a volte le conoscenze fatte in questo modo, nascondono delle incompatibilità che solo la frequentazione diretta avrebbe potuto mettere in luce. Oltre agli aspetti da lei descritti, ci sono dei momenti di benessere e di pace con sua moglie? Sarebbe importante che riusciste a parlarvi, che lei esprimesse il suo disappunto, ma anche i suoi desideri e le sue speranze. Se lei desidera tenere unita la famiglia bisogna che vi parliate, che chiariate le vostre posizioni, i ranfacciamenti o il chiudersi in se non aiutano anzi, molte volte portano ad una rottura e ad un'incomprensione insormontabili. Se da soli non ci riuscite potrebbe esservi utile una terapia di coppia. Se sua moglie non fosse disponibile forse un aiuto psicologico per lei potrebbe aiutarla a fare più chiarezza in se stesso.

Cordiali saluti

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