Famiglia e bambini

Non riesco a correggere questo suo atteggiamento

Emanuele

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Buongiorno, ho due figli uno di 9 anni e uno di 7 anni , trovo qualche difficoltà nel gestire il carattere del figlio più piccolo . Un breve descrizione sul bambino è vivace, si relaziona discretamente bene con i compagni di classe, piuttosto affettuoso, non ha problemi a scuola. Nonostante tutto ci sono dei problemi : il primo è molto pauroso , non va nella sua stanza da solo , se siamo in un posto nuovo assieme prima di allontanarsi lo studia molto bene e comunque mi tiene controllato , quando invece esco mi riempie di domande su quando torno , quanto sto via dove vado ecc. ecc. Secondo problema il carattere, se gioca con il fratello o altri amici esagera sempre, uno gli fa la pernacchia e lui sputa, uno dice che lo sta battendo e lui gli da un calcio o si fa venire attacchi di rabbia tipo calci contro il muro o crisi isteriche, inoltre non si mette mai in competizione , se deve fare qualche sport e richia di non “primeggiare“ abbandona , non sono ancora riuscito a farlo andar ein bici senza rotelle . Non riesco a correggere questo suo atteggiamento , chiedo consiglio a voi , grazie.

6 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Emanuele suo figlio sembra manifestare ansia generalizzata e difficoltà nel gestire la frustrazione per cui mette in atto meccanismi da evitamento. Trappola comune, di fronte all' ansia o si evita o si controlla. Per capire l' origine di queste ansie bisognerebbe indagare la comunicazione familiare, i modelli comportamentali che prende in considerazione e tutto ciò che fa parte della sua quotidianità. Per imparare a gestire la frustrazione bisogna restarvi esposti, per cui intanto eviterei di cedere ad eventuali ricatti, inoltre consiglio vivamente una terapia breve strategica o relazionale familiare. Attraverso un numero limitato di incontri potrete lei e sua moglie mettere in atto comportamenti più adeguati, sotto la guida di un esperto, per favorire uno sviluppo emotivamente sano del vostro secondo genito.

In bocca al lupo

Gentile Emanuele,

piuttosto che darle una risposta, vorrei farle una domanda che potrà sembrare poco pertinente: come va il rapporto di coppia?

Le suggerisco di parlarne con sua moglie e di valutare la possibilità di chiedere un consulto ad uno Psicoterapeuta della famiglia della sua città. Se vuole, può utilizzare questo portale per individuarne uno oppure chiedere al suo medico di base.

Resto a disposizione

Buongiorno Emanuele, da come descrive suo figlio credo che complessivamente sia un bambino ben adattato. Concordo però con lei che i comportamenti che la impensieriscono, diciamo così,  meritano di essere compresi e significati.

Per le informazioni che lei ha fornito posso esprimere un’idea, certamente tutta da verificare e non esaustiva. Probabilmente il bambino è poco sicuro di sé (e su questo aspetto non posso avanzare ipotesi esplicative) e compensa questo senso di fragilità con comportamenti un po’sopra le righe. Data la sua età non può capire quali sentimenti ed emozioni lo muovono e, come spesso fanno i bambini, esprime il disagio che sperimenta attraverso dei comportamenti. Sembra anche tollerare poco la frustrazione.

Forse potrebbe esserle di aiuto una consulenza da parte di un professionista, anche breve, che possa aiutarla a dare senso a questi comportamenti e che la aiuti a non viverli con timore e preoccupazione.

Buongiorno Emanuele,

solitamente i bambini quando hanno delle manifestazioni di paura esprimono insicurezza rispetto a se stessi o a qualche aspetto legato alla vita familiare. Il controllo può essere legato al timore di essere abbandonato, al percepire che si sta crescendo e i margini di libertà aumentano, come le richieste esterne, quindi si è in una fase di cambiamento importante, questo può spaventare;la mancanza di autocontrollo è meglio considerarla, aiutando suo figlio a capire il contesto di gioco che comporta delle regole legate anche al rispetto degli altri, come la manifestazione di rabbia che può, implicitamente, essere una richiesta di contenimento e limite agli adulti che si occupano di lui. Il timore di mettersi a confronto con altri nel ambito dello sport è comune, ma può essere affrontato cercando di inserire il bambino in un ambiente accogliente, con allenatori attenti all'aspetto relazionale più che alla competizione, magari organizzandosi con i compagni di scuola che hanno un buon rapporto con suo figlio, così da vivere la competizione in una dimensione ludica che rafforzi l'autostima e la fiducia in se stessi. Una buona pratica per capire i figli può essere quella di chiedersi come si stia come persone, genitori, se ci sono delle tensioni che possono agire implicitamente anche sui membri della nostra famiglia, iniziare a fare delle domende anche a se stessi, perchè i bambini assorbono le tensioni degli adulti, non sanno ancora capire precisamente cosa gli innervosisca ed esprimono il disagio con le manifestazioni che lei ha descritto. Parlare, spiegare, dare dei limiti sono le azioni importanti che possiamo mettere in pratica come genitori. 

Dott.ssa Rita Messini Latina (LT)

Salve in merito alla sua domanda, mi domando la relazione che ha lei con il figlio maggiore, le difficoltà con i secondogeniti, possono essere in relazione alla relazione che hanno i genitori con il fratello maggiore. A volte può esserci gelosia, invidia e possessività da parte del minore nei confronti dei genitori che desidera per sè ed ha difficoltà a condividerli con il fratello o sorella. Cerchi di passare del tempo con suo figlio da soli, qualcosa che fate insieme come padre e figlio che è solo vostra e che non debba condividere con il fratello. A volte ci sono competizioni tra fratelli per primeggiare e guadagnarsi l'affetto di mamma e papà, la cosa migliore da fare è non discriminare i figli, nè metterli in paragone frasi del tipo "Hai visto tuo fratello o tua sorelli sono più bravi di te, cerca di fare come lui/lei" alimentano il divario e le gelosie tra fratelli. Spero di esserle stata di aiuto, cordiali saluti.

Buonasera sig. Emanuele,

i problemi che riscontra in su figlio più piccolo, sembrerebbero derivare da un sentimento di insicurezza. Crescere non è facile e quando si hanno modelli di paragone, come fratelli maggiori che già hanno superato alcuni timori, alcune piccole paure, può essere difficile comprendere che quell'atteggiamento più sereno, potrebbe essere un risultato ottenuto con fatica e non una caratteristica innata, dovuta a chissà quali meravigliose qualità temperamentali presenti da sempre. Il non poter fare ciò che fanno i più grandi, può essere fonte di grande frustrazione, la quale normalmente, ha come effetto collaterale, quello di stimolare l'ggressività etero o autodiretta quasi a voler cancellare o diminuire la "vergogna" di avere mostrato le proprie (per altro normalissime) fragilità.

Cosa si può fare per aiutare il"piccolo"? Naturalmente rassicurarlo sulle sue capacità e sulla certezza che queste col tempo miglioreranno sempre di più. Nessuno nasce  dotato delle qualità e "competenze" dei più grandi. Queste ultime si conquistano col tempo e con la crescita, dei muscoli, del cervello, delle abilità di comunicazione ecc.. Picchiare, sputare, gettarsi a terra facendo scene, sono tutti modi che indicano la difficoltà di esprimere e comunicare la propria sofferenza e il senso di umiliazione patiti e di parlarne con chi può capire ,per essere rassicurato e spronato a vivere con gioia le proprie attuali competenze nello scoprire il mondo, senza misurarsi e fare paragoni tra sè e i più grandi. Credo inoltre sarebbe saggio da parte di voi genitori, controllare quali siano i programmi che il bambino guarda in televisione. Se egli è particolarmente impressionabile e se casualmente, anche solo per scherzo, il fratello o amici del fratello gli avessero ricordato qualche scena dai contenuti particolarmente cruenti o per qualche motivo  inadatti alla sua giovane età, egli potrebbe averne risentito e sviluppato paure inconfessabili.

Se il problema dovesse persistere o peggiorare, potreste come genitori, prendere in esame la possibilità di richiedere una consultazione psicologica per rassicurarvi e trovare insieme allo psicologo, strategie di comportamento, adeguate ad affrontare meglio la situazione.

un cordiale saluto

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