Famiglia e bambini

Rapporto ossessivo madre-figlia

Alicia

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Io vengo da una famiglia difficile, con un padre che crede di essere onnipotente ed una madre debole. Mi hanno sempre criticato su tutto, mia madre mi ha sempre detto di non risponderlo ed io così ho fatto fino a poco tempo fa,quando ho capito che era sbagliato non controbattere. Lei ha avuto con me, fino a quando non le ho fatto capire ke sbagliava, un atteggiamento ossessivo, mi chiamava in continuazione, mi stava sempre a guardare e criticava in continuazione. Io oggi soffro di alcuni problemi nell'ambito interpersonale: non riesco ad essere me stessa come veramente sono;a volte vorrei dire delle cose ma mi blocco per paura di sembrare ridicola, ho un atteggiamento evitante ma io non sono così realmente. A chi dovrei rivolgermi per farmi aiutare, uno psicoanalista, uno psicologo cognitivo-relazionale, o qualcun' altro? Aiutatemi non sò più ke pesci prendere. P.S. Ho vent'anni e la mentalità chiusa di mio padre mi ha impedito di avere storie con ragazzi, di rapportarmi (in generale) normalmente con le altre persone. Grazie

15 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buon giorno Alicia, con un certo dispiacere apprendo dalla sua mail, che nella sua vita praticamente lei si ritrova a 20, senza aver fatto alcune esperienze che in generale le sue coetanee probabilmente hanno vissuto; capisco che qualche problema vivendo nella repressione sia inevitabile e i suoi blocchi siano la conseguenza; anche le continue critiche che vive da parte di sua madre tendono ad abbassare la sua autostima; l'ambiente dove ha vissuto l'ha modellata e condizionata, credo che dovrebbe cercare un pò di autonomia e indipendenza cercare un lavoro che le permetta di fare qualche piccolo progetto e incominciare a uscire di casa e pian piano tentare di conoscere quel mondo che non le è stato permesso di scoprire..; le consiglio anche un aiuto presso uno psicologo della sua zona che possa aiutarla a ritrovare se stessa , quella che sarebbe dovuta essere realmente e che non le stato permesso di essere tanti auguri un caro saluto
Credo che conti veramente poco l'orientamento tecnico che sceglierà. Ma è curioso il fatto che lei sia così informata a livello di tecniche psicologiche e modelli, come se attribuisse una grande importanza alla strategia che lo psicologo utilizzerà con lei. Unito ai problemi che racconta, mi pare di capire che da controllata si è tramutata lei stessa in persona che controlla. Non è un caso che parli come uno psichiatra con il DSM IV in mano. Dando nomi psichiatrici ai suoi genitori pare che risolva (almeno in parte, ma è ovvio che è una illusione)la voglia di essere lei a rifarsi del rapporto di controllo. Ma poi sembra in difficoltà con i suoi coetanei, preoccupata del loro giudizio su di lei. Questo le impedisce di capirci qualcosa del suo rapporto con gli altri. Lei dice di sentirsi giudicata dai suoi genitori ma poi fa lo stesso etichettandoli, senza mai chiedersi, non come "sono loro" ma che rapporto intrattiene. Vede che è totalmente diverso! Probabilmente c'è bisogno di interrompere questa competizione di giudizi, "sospendere il giudizio" per costruire un rapporto. Cordialmente,
Cara Alicia da quello che scrivi mi sembra di capire che il problema coinvolge più livelli e soprattutto si interseca con una storia familiare non semplice. Per questo mi sento di consigliarti di rivolgerti ad uno psicologo di orientamento sistemico - relazionale, il cui approccio mi sembra più idoneo rispetto ad altri per affrontare la tua situazione. Sta a te decidere se rivolgerti al servizio pubblico (Servizio di Psicologia c/o A,USL 6) o privato. In bocca al lupo!
Cara Alicia, per rispondere alla sua domanda, come ben sa vi sono numerosi approcci nell'ambito della psicoterapia: la psicoanalisi è un tipo di terapia sicuramente più lunga e, quella classica, richiede anche una frequenza maggiore rispetto ad una qualsiasi psicoterapia. Io le consiglierei una psicoterapia di gruppo, poichè le sue difficoltà maggiori riguardano l'ambito relazionale. Se non se la sente, potrebbe intanto iniziare con delle sedute individuali, e poi, quando sia Lei che il terapeuta troverete più opportuno, cominciare con il gruppo. Vorrei inoltre dirle che anche se ora "non sa più che pesci prendere", ha tutto il tempo per riprendere in mano la sua vita... Di cuore,
Sig.na Alice buongiorno, la sua lettera a Psicologi Italia è apparsa anche sul mio monitor e ho deciso di risponderle immaginando che avrebbe potuto essere utile a tante altre e tanti altri lettori; infatti la situazione che lei descrive è comune a molti e ciò, a mio modo di vedere, ha notevolmente a che fare con la cultura patriarcale che negli ultimi decenni esprime la propria decadenza, pur se in assenza di un nuovo ordine simbolico. E’ tutto da costruire cara sig.na Alice e anche lei potrà dare il suo contributo per costruire il paradigma che ancora non c’è. Benché io eserciti come psicologa-psicoterapeuta da più di 27 anni, o forse, proprio per questo, penso che un percorso evolutivo e di liberazione dal sopruso e dal dominio, per una ragazza con la sua storia, non possa avvenire unicamente attraverso un cammino di analisi, qualsiasi sia l’orientamento (psicanalitico, cognitivo-comportamentale, transazionalista, sistemico e chi più ne ha più ne metta) ma semmai, anche, attraverso un’analisi e magari in gruppo, dopo aver fatto un certo numero di incontri individuali per inquadrare, insieme allo psicoterapeuta, opportunamente la situazione. Voglio dirle anche un’altra cosa sig.na Alice: lei, come purtroppo succede a tanti, è cresciuta in una famiglia disfunzionale il che significa che per sopravvivere in quel contesto ha prodotto delle competenze e delle abilità che però, fuori dall’ambito strettamente familiare, la rendono e la fanno sentire particolarmente inadeguata; ma le assicuro che come ha imparato a sopravvivere in famiglia potrà imparare a vivere e scegliere liberamente nella società più grande. Ripeto, dovrà imparare! Molte persone che da bambini e da giovinetti hanno sofferto molto hanno saputo produrre resilienza, la capacità di trasformare il dolore psichico e la sofferenza nelle relazioni, in forza vitale, in capacità di produrre rivoluzionamenti e grandi cambiamenti. La psicoterapia ha dei costi, lo sappiamo, quindi la sua scelta dovrà tener conto anche di questo. E poi lei lavora? Studia? La sua famiglia la aiuterebbe? Improbabile, in genere famiglie come la sua hanno bisogno di mantenere gli equilibri già esistenti e impedire, piuttosto che promuovere, il cambiamento e la crescita personale, magari anche spirituale, che sono i compiti elettivi della psicoterapia individuale o in gruppo. Forse dovrà prima avere un lavoro e un po’ di quattrini da destinare alla sua emancipazione, allo sgusciamento dal simbolico patriarcale e alla sua liberazione. Quindi nel frattempo dovrebbe poter fare altre cose per alimentare la speranza e la fiducia nel fatto che, ciò che lei vuole per la sua vita, arriverà ma può intanto preparare il terreno per accogliere i nuovi semi che arriveranno col vento, con l’aria, col sole, con gli incontri. Stia dunque in relazione con la natura, con il suo respiro, con altre donne ed altri uomini. Io scrivo su una rivista di Pratica Politica della Differenza “Via Dogana” che ha sede a Milano e mi sento di consigliarne anche a lei la lettura. Vi troverà cose interessanti che allargheranno la sua visione del mondo. Io ho vissuto a Milano da quando avevo 3 anni e poi a Bergamo dove sto bene e lavoro moltissimo e in buona compagnia ma sono nata a Venosa (Potenza) al Sud e forse per questo amo tanto il Sud e amo tanto la Sicilia: anche a Palermo, dove lei vive ci sono giovani donne che sono attive nella città (Città Felice) e organizzano cose molto interessanti. Si metta in collegamento con loro ed anche con gruppi culturali, letterari, cerchi un’espressione della sua creatività, legga e condivida con altre donne il suo destino che è incrociato con le storie e i cammini di tante altre. Le faccio i migliori auguri.
Il caso da Lei esposto potrebbe, a mio modo di vedere, essere di competenza di un terapeuta cognitivo comportamentale e, a questo proposito, potrebbe consultare l'apposito elenco che raggruppa questi professionisti, che si chiama A.I.A.M.C. , che significa, appunto, Associazione Italiana Analisi e Modificazione del Comportamento. Nella speranza di esserLe stato d'aiuto, Le porgo distinti saluti,
Cara Alicia, Mi sembra di aver capito che finalmente da poco tempo sei riuscita a rispondere a tuo padre, vero? Come è andato questo dialogo? Come ti sei sentita? Hai avuto paura, è stata una liberazione, ti sei sentita finalmente autonoma nel decidere qualcosa? Se è così sei sulla buona strada, però visto che ora hai dei problemi relazionali come racconti tu, è giusto anche che tu venga aiutata da uno psicologo, sarebbe utile uno psicologo o psicoterapeuta di indirizzo gestaltico o bioenergetico in quanto sembra che siano le tue emozioni ad avere difficoltà ad uscire, e se trovi un bravo psicologo nella tuia zona ti aiuterà parecchio. Com'è oggi il tuo rapporto con tua mamma e tuo papà? Sicuramente la cosa migliore è che tu comunichi molto con loro, anche se le difficoltà ci saranno, ed in ogni famiglia ce n'è una, ma il non dialogo, le cose non dette a volte fanno piu' male. Un caro saluto
La sua giovane età è indubbiamente un vantaggio nel caso in cui decidesse di iniziare a "lavorare" su di sè. Ci sono ancora molte energie che se mobilizzate possono aiutarla ad uscire da questa situazione difficile. Potrebbe esserle d'aiuto frequentare un seminario di asssertività o sull'autostima e nel caso in cui volesse iniziare un percorso terapeutico potrebbe orientarsi su terapie che ristrutturano i modelli cognitivi (es. cognitivo-comportamentale o strategico breve) oppure che possano permetterle di esprimere il potenziale che per educazione e impostazione familiare è ancora da sviluppare pienamente (Gestalt, Bioenergetica, Analisi transazionale). E' già importante che lei abbia deciso di mettersi in gioco, è un buon punto di partenza per imparare a volersi più bene e vivere più serenamente, accettando anche i propri limiti e avendo più consapevolezza delle proprie possibilità
Gentile Alice, sicuramente a venti anni si fanno tante considerazioni sulla qualità della vita e sulla voglia di vivere lontano dai conflitti e cercando di soddisfare le proprie esigenze e di raggiungere i propri desideri. La famiglia per quanto problematica possa essere stata ci ha permesso di esistere anche se con i problemi e con le piccole discussioni di tutti i giorni. Andare da uno psicologo o da uno psicoanalista e' sempre una cosa bella perche' ci aiuta a leggerci meglio dentro e a comprendere i nostri conflitti interni ed esterni. Scegliere quale tipo di terapia non e' fondamentale, ll'importante e' trovare un buon terapeuta con il quale abbiamo feeling reciproco e abbiamo desiderio di raccontare i nostri problemi al fine di vederci piu' chiaro e migliorare le nostre relazioni nella vita e negli affetti. Sentirci meglio con noi stessi e soprattutto con gli altri, ritrovare la fiducia e recuperare il "tempo inesorabilmente trascorso" con tanto entusiasmo e positività. Le modalità sono diverse e dipendono da tanti fattori, ci sono comunque anche dei bravi psicologi presso le ASL che consentono di fare qualche colloquio gratuito e intanto di procedere verso l'orientamento piu' indicato alla nostra personalita'. Un cordiale saluto coraggio nel ricercare il vero io!
Cara Alicia, personalmente ritengo che ogni tipo di psicoterapia sia valida poichè affronta il problema da un suo punto di vista che però è reale, anche se parziale: le terapie di tipo psicodinamico (psicanalisi, analisi junghiana e tutte le altre forme che si sono sviluppate a partire da queste radici) affrontano le cause, le origini dei problemi che riscontriamo in noi stessi, lavorando sulla propria storia, sulle emozioni e sulle parti più profonde, inconsce di noi: da questo lavoro scaturiscono le "proprie soluzioni", costruite e trovate dalla singola persona a propria misura. Le terapie cognitivo-comportamentali "addestrano" alla ricerca delle soluzioni, e lavorano a livello della coscienza consapevole e della ragione, riservandosi a volte la possibilità per "andare oltre" alla ricerca delle cause, in base alla preparazione del terapeuta e alle necessità del paziente. Semplificando tantissimo (e scusandomi con i colleghi per lo schematismo) si può dire che i due grandi filoni terapeutici fanno percorsi inversi: l'uno delle cause agli effetti, l'altro dagli effetti verso le cause, spesso incontrandosi al centro. Bisogna anche precisare che frequentemente i singoli terapeuti, soprattutto di maggiore esperienza, si lasciano "contaminare" da diversi orientamenti, cercando di adattarsi alle esigenze e alle caratteristiche del paziente anziché rimanere legati a una scuola di pensiero e di metodo "pura". Un po' diversa può essere la modalità psicanalitica che tende a mantenere una sua metodologia specifica, ma richiede una propensione particolare da parte del paziente. Peraltro molti psicanalisti operano anche in modi differenti secondo il tipo di persona e di problema con cui si trovano a lavorare. E' senz'altro molto complesso per una persona non "addetta ai lavori" orientarsi in questa moltitudine di tecniche e sotto-tecniche, e fare quindi una scelta fruttuosa, tant'è che molti di noi cominciano ad offrire un percorso di qualche incontro finalizzato alla scelta del tipo di terapia più adatto: viene chiamato "orientamento terapeutico" e si distingue dal lavoro diagnostico dello psicologo clinico, perchè necessita di una vasta esperienza e conoscenza, e prevede una formazione maggiore. Ma tutto questo non deve però scoraggiare poiché si può affermare che, al di là delle tecniche, quel che incide grandemente nel successo di una terapia è la relazione, il rapporto che si instaura tra paziente e terapeuta. Come in ogni rapporto tra persone, hanno grande peso la fiducia, la sintonia, l'empatia che - senza nulla togliere alla professionalità - permettono lo svolgersi positivo del lavoro. Questo non significa che durante il percorso non si affaccino emozioni e sentimenti contrastanti e "scomodi", anzi. Quanto più la terapia è incisiva, tanto più può suscitare resistenze, ostacoli, difficoltà e contrasti, perchè vengono toccate strutture mentali e "tracce emotive" delicate e spesso sofferenti, e quindi le reazioni ci sono. Per i percorsi terapeutici in cui tutto va bene, tutto fila liscio e tranquillo e si sta piacevolmente insieme, amo usare il paragone del "brodino di pollo": tanto confortante ma poco di più. E quindi, si chiederà Alicia, adesso che faccio? Rischio di aver confuso più che chiarito! Le direi: si guardi intorno alla ricerca di un terapeuta e prima di tutto sarà condizionata da quello che trova, da quello che le si offre. Poi valuterà come si sente col professionista che va ad incontrare, cosa le propone e quanto la convince "a pelle". Inizi poi a lavorare, senza preoccuparsi troppo di tecniche e metodi: infine possiamo sempre contare sul nostro intuito che ha sempre una saggezza speciale. Auguri!
Cara Alicia, nella tua richiesta di aiuto affermi che provieni da una famiglia difficile che ti ha impedito di esprimerti pienamente al punto che non riesci ad essere veramente te stessa nelle relazioni, al punto che "la mentalità chiusa di tuo padre" ti "ha impedito di avere storie con ragazzi" Non hai avuto l'appoggio di tua madre per affrontare la mentalità chiusa di tuo padre "che crede di essere onnipotente" fino a quando non sei riuscita a convincere tua madre che sbagliava". Mi sembra di capire che poi tua madre si sia mostrata più vicina a te. Brava. Continuando così potrai non solo aiutare te stessa ma anche aiutare tua madre a superare le sue difficoltà. Per quanto riguarda l'orientamento dello psicologo ti dico che ce ne sono bravi in entrambi quelli che mi hai citato. Cordialmente
Gent.ssima Alicia, Il fatto di rendersi conto di soffrire di alcuni problemi nell'ambito interpersonale, e decidersi a chiedere aiuto ad un professionista, significa aver compiuto almeno metà della strada che Lei dovrà percorrere. Le suggerisco di rivolgersi ad uno Psicoterapeuta della sua città, troverà facilmente un nominativo sul nostro sito. Svolga un colloquio con più terapeuti professionisti e scelga la persona con cui si trova più a suo agio nel rapporto. Se dovesse avere problemi economici per pagare l'onorario, non esiti a rivolgersi ad un centro gratuito della ASL. Vedo che sta compiendo dei primi passi verso l'indipendenza, e sono convinto che supererà questi "blocchi" come moltissime ragazze con questo tipo di problema che ho seguito. Abbia fiducia! Un abbraccio,
Cara Alice, penso che ogni specialista proporrà il modello psicologico più vicino alle proprie conoscenze. Io penso innanzi tutto che sia importante per te farti aiutare per superare queste difficoltà. Personalmente credo che uno psicoterapeuta cognitivo comportamentale sia il più adatto. A Palermo può rivolgerti, per avere nominativi di professionisti all'Istituto Tolman, sede di una scuola molto seria.
Cara Alicia, le critiche da parte di genitori ansiosi ed anticipanti (ciòe invadenti) nel corso dello sviluppo personale rimangono addosso come macigni e impediscono in età adulta di relazionarsi con gli altri con la necessaria sicurezza in sè stessi (ad es. si ha difficoltà ad impegnarsi seriamente nelle relazioni con l'altro sesso), perchè si ha la sensazione di non saper definire da soli chi siamo e che cosa vogliamo ed in fondo in fondo si pensa che gli altri non ci apprezzeranno ed accetteranno per quello che siamo (siamo sempre stati criticati dalle persone per noi più significative...); purtroppo rendersi conto di questo non basta... si tratta di sensazioni difficili da vincere perchè sono profondamente radicate in noi... ti consiglio una psicoterapia, cognitivo- comportamentale perchè è quella che io stessa applico ed in cui credo, che ti consenta di esplorare queste dinamiche in maniera profonda e radicale. Saluti.
Cara Alicia, dall'uso che spesso fai delle virgole (omettendo lo spazio dopo di queste) posso approssimativamente dedurre la problematicità della tua situazione e insieme una possibile soluzione. Il problema è appunto la mancanza dei TUOI spazi, e il dover sottostare ad un padre-padrone che ormai è del tutto anacronistico per la tua evoluzione psicologica. E veniamo alla soluzione: creare spazi. Per spazi, non intendo certo quelli che spesso ometti dopo alcune virgole, ma soprattutto quelli interiori. Mettere i giusti spazi tra te e gli altri, significa riuscire a definire la tua identità e ad affermarla. Ciò equivale ad autonomia e indipendenza. Alicia, scegli pure il professionista che senti TU più vicino a te e non per la scuola a cui appartiene, ma per le sue doti umane. E lavora sulle tue. Auguri

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