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La trama

L’umanità, dopo aver reso la Terra un luogo invivibile, si rifugia sul pianeta Nova Prime. A mille anni di distanza, il generale dei Ranger Cypher Raige (Will Smith) è impegnato a difendere la razza umana minacciata dagli alieni, che sferrano micidiali attacchi attraverso gli Ursa. Gli Ursa sono dei terribili mostri, in grado di scoprire dove si rifugiano gli esseri umani (per poi trucidarli barbaramente) fiutando letteralmente la loro paura. Questi mostri, infatti, riescono a percepire gli ormoni che il cervello dell’uomo rilascia quando è in preda al panico.

Cypher è uno dei rari Ranger che ha acquisito una speciale capacità, la “spettralità”: non ha paura e dunque risulta invisibile ai mostri.

Il figlio di Cypher, Kitai (Jaden Smith) è un adolescente che aspira a diventare Ranger ed emulare le imprese del padre. Nel film, il giovane dovrà affrontare le sue paure per salvare se stesso e il padre, sopravvissuti alla distruzione della loro astronave.

 

La citazione centrale del film

Quando Kitai chiede al padre come ha acquisito la spettralità, questi gli trasmette un importante insegnamento: “La paura non è reale, l'unico posto in cui può esistere è nel nostro modo di pensare al futuro, è un prodotto della nostra immaginazione, che ci fa temere cose che non ci sono nel presente e che forse neanche mai ci saranno. Si tratta quasi di una follia Kitai, cioè non mi fraintendere, il pericolo è molto reale, ma la paura è una scelta”.

Questa teoria sulla paura su cui si incentra il film esprime un bel concetto: la paura di quello che sarà è un blocco sul presente. E si può scegliere di non farsi condizionare da questa.

 

La paura

Ogni persona affronta tante paure nel corso della vita: nell’infanzia la paura del buio, la paura di andare a scuola e di allontanarsi dai genitori, più avanti la paura di crescere, la paura dell’ignoto, la paura di amare, la paura della solitudine, la paura della malattia, la paura della morte. Talvolta la paura può farsi molto intensa e persistere nel tempo, fino ad assumere i caratteri di una vera e propria malattia, come nel caso degli attacchi di panico o delle fobie (fobia del sangue, dell’aereo, delle altezze, di alcuni animali, etc.).

A fronte di queste paure spesso mettiamo in atto degli “evitamenti”; come nel concetto espresso da After Hearth, la paura di quello che sarà diventa un blocco, così le condotte adottate per sfuggire a quanto percepito come minaccioso incrementano il senso di inadeguatezza della persona ad affrontare situazioni di vita progressivamente sempre più semplici. E le aree di “vita” si restringono sempre di più.

Inevitabilmente la vita ci mette costantemente di fronte a problemi e preoccupazioni che generano sentimenti spiacevoli: l’ascolto di sé, riconoscere la presenza di fonti di preoccupazione impedisce l’innescarsi di un circuito negativo che autoalimenta la paura.

Imparare ad integrare ed armonizzare dentro di sé le proprie ansie è la chiave del benessere psicologico e del proprio equilibrio emotivo. Del resto, sono proprio i momenti difficili e le crisi a dar significato all’esistenza e a consentire la crescita personale.

 

 

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