Ansia

Ansia con il partner

Marina

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Buongiorno,
Scrivo per un a problematica che mi affligge da mesi: quando sto con il mio ragazzo (fidanzati da 8 mesi) provo un senso di ansia quasi continua, spesso accompagnata da sintomi fisici, quali mal di pancia, di stomaco, respiro affannoso, chiusura della gola nel parlare e nei momenti in cui l'ansia si allevia ci penso comunque in continuazione ed ho la paura che mi torni. L'ansia accompagna pensieri come : dovrei parlare o stare zitta? Sto parlando con il giusto tono di voce? Sono me stessa o no? C'è troppo silenzio? Oltre a paragoni con altre coppie Ecc.
Inutile dire che ho pensato più volte di chiudere il rapporto ma la verità è che credo che potrebbe essere la persona giusta, lui sa di questo problema e fa di tutto per rassicurarmi ed essere gentile e molto premuroso, non voglio buttare via una relazione apparentemente perfetta per un problema nella mia testa.
Mi sono già rivolta ad uno psicologo e ad uno psichiatra che mi hanno diagnosticato depressione e disturbo ossessivo relazionale, prendo brintellix 10mg al gg da 1 mese, nessun miglioramento.
Sono disperata, pareri?

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Carissima mi pare che questa relazione la faccia stare molto male, nel senso che apre qualcosa dentro di lei che neanche lei sa cosa sia (e tantomeno io). Vanno bene le diagnosi fatte, ma poi? Questa diagnosi implica che oltre ai farmaci sarebbe bene abbinare un lavoro terapeutico, ma non di qualche seduta per imparare a controllare l'ansia, ma un lavoro sugli aspetti profondi della sua personalità che sembrano non tollerare l'intimità con un uomo (e non parlo solo della sessualità, ma di intimità in senso allargato, cioè il condividere aspetti vitali quotidiani). Il dubbio se sia se stessa o no segnala una insicurezza profonda e un disagio nei confronti di se stessa. Non credo che lasciando il partner la cosa si risolva. Certo starebbe più calma per un po'.... forse vivendo tutta sola senza confrontarsi con nessuno sarebbe più facile... ma... mi capisce credo! Si rivolga dunque ad un collega della sua zona, uno psicologo ad orientamento psicoanalitico, meglio se socio della Società Psicoanalitica Italiana o dell'Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo o ancora dell'Associazione Italiana di Psicologia Analitica (sono gli analisti jughiani) e affronti con calma un lungo lavoro terapeutico sulle fondamenta della sua personalità. Se non sa a chi rivolgersi nella sua zona, mi contatti via mail (subito all'indirizzo ambracusin@yahoo.it, oppure da settembre all'indirizzo ambra.cusin@spiweb.it) , e le darò indicazioni su uno o più nomi. Cordiali saluti

Gentile Marina, se è già in cura farmacologica da uno specialista e ha già il contatto di uno psicologo le consiglio di rivolgersi a loro per un parere più approfondito sulla sua situazione e sulla reazione ai farmaci.


Potrebbe chiedere al collega, se non lo ha già fatto, un supporto psicologico attraverso colloqui settimanali, per cercare di andare a fondo ai pensieri ossessivi che la tormentano.


Molti auguri. 

Ciao Marina, da quello che scrivi sono i tuoi pensieri ( dovrei parlare o stare zitta?, sono me stessa o no?), e non la relazione in se, o cmq non solo principalmente. Ti capita anche in altre situazioni? Insieme allo psicologo starete lavorando su questi pensieri, hai cominciato da un mese , occorre del tempo.


Nel frattempo per abbassare l'ansia potresti utilizzare tecniche di respirazione, rilassamento.


Resto a disposizione.

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