Ansia

Attacchi di ansia/panico

Erika

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Buonasera a tutti,

Mi chiamo Erika, ho 26 anni. Premetto che sto già seguendo un percorso terapeutico e sto facendo una cura, ma volevo condividere la mia situazione anche per avere un ulteriore parere da esperti.
Nel mese di agosto 2018 ho conosciuto un ragazzo poco più grande di me. Mi è piaciuto fin da subito, anche perchè già me ne avevano parlato molto bene, gode di un'ottima reputazione presso gli amici che abbiamo in comune. Lui poco tempo dopo si è fatto avanti con me dicendo che voleva conoscermi: mi sembrava un sogno. Abbiamo quindi iniziato a frequentarci ed ero su di giri: ero talmente entusiasta che mi sono pure iscritta in palestra e ho cominciato ad andare in palestra tutti i giorni; Al lavoro sono diventata molto più spigliata ed energica. Tutto questo finchè abbiamo iniziato a parlare di fidanzamento ufficiale...io gli ho detto che due mesi erano troppo pochi per conoscersi e che era meglio aspettare. Da li in poi ho cominciato a sentirmi sempre più insicura di me stessa, ho cominciato a sentire paura e disagio, soprattutto in sua presenza. Pensavo fosse normale dato che era la mia prima esperienza. Pensavo che col tempo, conoscendolo meglio mi sarebbe passata. Invece le cose sono andate sempre peggio: mi sono bloccata, avevo terrore di dire o fare qualcosa di sbagliato, al telefono, quando parlavamo, ero sempre agitata, al punto che a volte mi scrivevo le cose da dirgli. Spesso lui reagiva in modi che non mi aspettavo e quindi entravo in paranoia (per esempio mi correggeva su quello che dicevo, oppure sembrava distaccato e freddo nei miei confronti) .Sono quindi iniziate le incomprensioni tra noi: mi sembrava di essere sulle montagne russe, ad ogni problema piangevo e mi disperavo, quando sembrava risolto tornavo a sorridere e cosi costantemente. Nel frattempo avevo allontanato amicizie e genitori, uscivo solo con lui e il suo ristretto cerchio di familiari e amici perchè pensavo che lui preferisse così. Mi vestivo alla moda, e mi truccavo e facevo i capelli perchè nella mia mente pensavo che così l'avrei accontentato. Tutto questo per 6 mesi, fino a quando, con l'ultima ennesima incompresione che riguardava un malinteso con la mia famiglia (si è lamentato del fatto che non stavamo mai con i miei genitori), mi sono venuti gli attacchi di panico.
Non capisco, non mi era mai successo prima d'ora.
Ci siamo lasciati perchè ero in condizioni pessime: non mangiavo e non dormivo più, sembravo una malata terminale.
Pensavo che con la fine della storia sarebbe passato tutto, invece nonostante la psicoterapia, l'attività fisica, integratori e ripresa a mangiare e dormire non mi sono passati. Mi venivano veri e propri attacchi di terrore e pensieri orribili.
Alla fine ho fatto ricorso alla psichiatria e sto molto ma molto meglio.
Ma non capisco: io ero pronta a condividere la mia vita con questo ragazzo, che aveva per me i requisiti ideali, tutto ciò che avevo sempre desiderato (a parte magari il carattere un po' taciturno e poco socievole, ma ero convinta di riuscire a convivere con questo difetto), come mai invece ho vissuto una semplice frequentazione a un passo dal fidanzamento, un periodo che dovrebbe essere idilliaco, come un incubo?
Attendo il vostro riscontro, grazie mille in anticipo per la vostra attenzione.

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Erika, la prima cosa che mi verrebbe da chiederle è come mai, visto che sta seguendo un percorso terapeutico, sente la necessità di chiedere ulteriori pareri.


Mi viene da pensare che grazie alle cure farmacologiche si senta meglio fisicamente e mentalmente e il suo sintomo, gli attacchi di panico, si è molto attenuato ed adesso probabilmente si sente pronta, ha le “energie mentali”, per poter affrontare le cause dell’ansia, degli attacchi di panico e della sofferenza di questi mesi.


Il mio consiglio è di riprendere, se lo ha interrotto, il percorso psicoterapico di cui accennava, perché è probabile che l’ansia e la sofferenza che ha provato non le permettessero di poter lavorare efficacemente sulle cause del suo disagio nella relazione, sulle motivazioni dell’agitazione e delle paranoie.


In caso in cui invece la psicoterapia sia ancora in corso mi sentirei di suggerirle di parlare con il suo terapeuta di questo suo bisogno di capire meglio il perché di quello che ha vissuto in questa relazione e con sé stessa.


Le motivazioni per le quali lei abbia vissuto “un periodo che dovrebbe essere idilliaco, come un incubo” possono essere diverse ed è certo che lei possa e forse anche debba capire cosa è successo, in modo che le prossime esperienze “idilliache” che incontrerà nella sua vita non si trasformino più in fonte di sofferenza.


Continui a prendersi cura di sé stessa Erika e cerchi l’aiuto di uno psicoterapeuta per capire cosa è successo.


Un caro saluto.


 

Carissima Erika,


anche se è difficile capire solamente da un racconto l'intera situazione, si capisce che questa esperienza ti ha creato sofferenza ed enormi disagi. Mi viene però in mente di sottolinearti subito anche come tu abbia saputo, più o meno consapevolmente, cogliere questo momento di disorientamento per dedicarti ad una conoscenza più profonda di te stessa attraverso un percorso di psicoterapia.


Una delle prime fasi che caratterizzano l'innamoramento è quella dell'idealizzazione, per cui l'altra persona ci appare inizialmente perfetta e senza difetti. Solo con il tempo iniziamo poi ad accorgerci dei suoi difetti e a valutare se è possibile stare insieme nonostante differenze disaccordi.


Da ciò che scrivi mi è sembrato di capire che sin da subito tu abbia considerato questa persona come un ragazzo ideale, anche per la buona stima che ne avevano i vostri amici in comune. Forse l'idealizzazione che avevi di lui ha fatto in modo che trascurassi la presenza di alcuni tratti che già da subito potevano non essere compatibili con la tua personalità. Potrebbe essere successo che non riuscendo a portare alla consapevolezza queste percezioni e considerando lui come persona "ideale", tu abbia iniziato a pensare che se qualcosa non andava fosse necessariamente dovuto a difetti tuoi.


Quando si idealizza eccessivamente una persona si è infatti spinti a cambiare per adattarsi ad essa, talvolta rinunciando a parti autentiche di se stessi per compiacere all'altro.


Ciò che manca nel tuo racconto e che è fondamentale per riflettere sulla vicenda in modo completo è come si sia posto l'altro nel tuoi confronti e che cosa possa averti trasmesso, per confermare volontariamente o no, il bisogno che tu fossi diversa.


Spero che le mie parole possano esserti state utili per una lettura più chiara di alcune delle dinamiche emotive e psicologiche che possono essere entrate in gioco in questa tua esperienza affettiva.


Cari saluti.

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