Ansia

E' possibile che l'ansia possa causare disturbi del linguaggio?

STEFANO

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Gentili dottori, è possibile che l'ansia possa causare disturbi del linguaggio? In particolare mi riferisco al fatto che sempre più spesso trovo difficoltà a trovare la parola giusta. Quando racconto una storia mi capita spesso di non trovare un termine adatto o articolare alla perfezione una frase. Ho 23 anni e questi problemi si sono manifestati da qualche mese (ma le prime avvisaglie risalgono forse a un anno e mezzo fa), mi ricordo bene che quando facevo le superiori non avevo assolutamente il minimo problema di questo tipo (nè ovviamente ne avevo durante l'infanzia). Ho letto che problemi di questo tipo possono essere dovuti a: afasie, dislessia, ADHD e ansia (o altre malattie dovute all'avanzare dell'età che credo non mi riguardino). Ora, ho scartato a priori le prime tre perchè se ne avessi sofferto, tali sintomi si sarebbero manifestati prima e non a 23 anni e oltretutto a parte la difficoltà a trovare la parola giusta e articolare bene una frase non soffro dei sintomi che tali malattie comporterebbero. Quel che resta è l'ansia e in effetti io sono un soggetto molto ansioso e ipocondriaco. Tendo molto a fissarmi sui problemi e l'iter è più o meno sempre lo stesso e si può riassumere così: 1) “Credo“ di avere un problema 2) Mi fisso sul problema 3) Divento ansioso e mi preoccupo e più sono ansioso più i sintomi peggiorano. 4) Fisso una visita 5) Il dottore mi rassicura e mi dice che non è niente spiegandomi che è tutto ok 6) I sintomi passano completamente e ciò in concomitanza col fatto che non ci penso più. Ora, il problema su cui mi sono fissato è questa difficoltà a trovare la parola giusta e più ci penso più il problema si aggrava. Voglio anche precisare che tale problema è iniziato e peggiorato in concomitanza con l'aver iniziato un master completamente in lingua inglese (1 anno fa). Vorrei sapere se tale situazione può essere la causa del problema (insieme all'ansia che sicuramente contribuisce ad aggravarlo). Dovendo seguire lezioni in inglese, studiare su libri in inglese, condividere l'appartamento in cui vivo con ragazzi stranieri (parlando inglese) e trovandomi spesso e volentieri a parlare o leggere in inglese ultimamente l'italiano l'ho accantonato e mi trovo a parlarlo molto ma molto meno di prima. E tale “conflitto tra lingue“ lo noto anche mentre parlo perchè rarissimamente non ricordo proprio la parola, molto più spesso invece la parola la ricordo distintamente in una lingua, ma non in un altra. Ad esempio se sto parlando in italiano la parola che non mi viene in italiano ce l'ho chiaramente in mente in inglese, o se parlo in inglese e mi scordo una parola, tale parola ce l'ho chiaramente in mente in italiano. E' come se il mio cervello facesse confusione tra le due lingue e ciò lo noto anche mentre penso. Alle volte mi trovo a pensare in inglese, altre volte in italiano, altre volte è un mix di entrambe e ciò mi succede inconsapevolmente. Questa cosa mi preoccupa perchè ultimamente faccio davvero fatica a raccontare una storia o parlare di un qualcosa senza che mi scordi almeno una parola. E oramai sono così ossessionato da questa cosa che mentre parlo non sono rilassato ma sono “dentro la mente“ cercando di capire come sto parlando e se lo sto facendo bene e ovviamente ciò tende a peggiorare il problema. Come posso risolvere tale problema? Vi ringrazio per l'attenzione

10 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Federica Corbetta Monza e Brianza (MB)

Gentile Stefano, credo sia importante rassicurarla; penso che ci troviamo davanti a due punti da affrontare. Il primo: la difficoltà di gestire due diverse lingue in modo fluente è qualcosa di noto a tutti coloro che si trovano in situazioni analoghe alla sua, soprattutto se hanno imparato la lingua da adulti; non è strano ritrovarsi a pensare contemporaneamente ad una parola in entrambi i linguaggi e non riuscire ad "accedere" ad una delle due lingue. Spesso capita, dopo qualche tempo, di avere anche dei sogni "misti". A seconda dei momenti, degli argomenti che tratta, ecc, accade in una o nell'altra lingua: non si preoccupi e, anzi, complimenti per aver tanto bene integrato nei suoi pensieri un nuovo linguaggio che ha regole grammaticali e costruzioni delle frasi lontane da quelle italiane!!! Il secondo problema sembra invece legato a stati ansiosi che influiscono sulle sue "performance"; se fin'ora è riuscito a gestire le sue preoccupazioni e queste stesse non interferiscono con le sue attività quotidiane, le consiglio semplicemente di lavorare su strategie di contenimento dell'ansia che ha usato finora: l'ansia è un utile motrice delle nostre energie ed è indispensabile per poter affrontare i compiti!Tuttavia, quando diventa troppa, spesso blocca i processi necessari a portare a termine gli obiettivi: è quello che le accade? Oppure, ancora, questi stati ansiosi non restano confinati a rari momenti, ma hanno una forte interferenza nelle sue attività quotidiane e in quello che prova? Se prevale la sensazione che la situazione stia creando malessere, allora potrebbe iniziare un percorso psicologico che la porti a vivere in modo più sereno. In bocca al lupo!!!

Caro Stefano, condivido con lei l'ipotesi che il problema del linguaggio che descrive possa essere un'espressione di ipocondria, anche se è mio dovere suggerirle di sentire il medico di base per escludere altre, pur remote, possibilità. Spesso, nell'ipocondria, la paura della malattia nasce da una sensazione reale e può essere che lei abbia costruito il suo castello sulla reale e comprensibile sensazione di “non trovare la parola”, in un momento in cui sta parlando soprattutto in inglese. Mi colpisce che l'iter della sua sintomatologia, così ben descritto, culmini sempre con una rassicurazione (da parte del medico). Mi colpisce inoltre la sua conoscenza di se stesso e capacità di dissezionare le fasi con cui si manifesta la sua fobia: come se ci fosse una parte di lei che è in preda all'ansia e un'altra parte capace di ancorarsi al reale e, in un certo senso, rassicurarsi anche un po' da sé. Chi soffre di ipocondria spesso reagisce con questa sintomatologia agli stress della vita e la ricerca di rassicurazione può essere letta come una strada disfunzionale per cercare consolazione e accoglimento. Penso che potrebbe esserle molto utile un lavoro di psicoterapia per prendere coscienza delle emozioni e pensieri non consapevoli che si celano dietro la sua paura della malattia e per imparare ad accogliere e abbracciare il bambino spaventato che si nasconde in lei.

Un caro saluto e i miei auguri

Buongiorno Stefano,

per come descrivi il tuo disagio, per l’attenzione che tu metti nell’individuare ogni sintomo e la sua evoluzione, penso che già da diverso tempo tu viva un disagio legato a pensieri ossessivi che si introducono nella tua mente e ne assorbono tutta la tua attenzione.

In realtà hai già risposto alla tua domanda, tu sai già qual è la risposta. Nella tua lettera hai descritto perfettamente qual è il circolo vizioso che si instaura: 1) penso di non trovare la parola giusta; 2) l’emozione che ne consegue è l’ansia, 3) l’ansia è elevata e questo impedisce alla mia mente di concentrarsi, 4) quindi non trovo la parola giusta; 5) a questo punto mi preoccupo di avere qualche malattia, 6) l’ansia e lo stato di allerta aumenta, 7) il timore di non trovare la parola giusta cresce e così via.

Io penso che tu stia ancora una volta cercando l’ennesima rassicurazione da uno specialista, per poi passare ad una nuova idea fissa/intrusiva/totalizzante.  

La domanda che voglio farti è: vuoi davvero andare avanti così? Questo modo di vivere ti fa stare bene? Hai 23 anni e meriti una vita diversa, più “libera” dai pensieri. 

Dott.ssa Rita Messini Latina (LT)

Da quello che leggo si rassicuri, ha scritto in maniera inpeccabile! Per rispondere alla sua domanda, l'ansia e lo stress possono affaticare la mente e quindi avere difficolta' di memoria, concentrazione ed eloquio. Nel suo caso, dato che studia e parla piu' di una lingua puo' essere normale, una confusione tra le due. Da quello che dice le capita di pensare al problema e quello si aggrava, ma se non ci pensa perche' rassicurato, il problema non c'e' piu'. Ebbene per quanto riguarda questo problema non si preoccupi piu' di tanto, le diro' che quando vivevo in Francia e parlavo francese e' successo anche a me di confondere le lingue e non riuscire a parlare italiano ed inglese. E' un periodo transitorio, vuol dire che sta' imparando sempre meglio una lingua nuova, che chiede spazio nel suo cervello. Spero di esserle stata di aiuto. Cordiali saluti

Dott.ssa Silvia Sarti Milano (MI)

Gentile Stefano

nelle sue parole è chiara la consapevolezza del suo funzionamento mentale. Sicuramente nel momento in cui si apprende una nuova lingua il nostro cervello può fare confusione tra le due lingue. Questa scocciatura è comune a tutti ed è transitoria, vale a dire che passerà e lei parlerai perfettamente le due lingue. Il fatto che non sia un problema neurologico o comunque su base fisiologica sembra a lei chiaro, visto che sa che quando non ci pensa il disagio o scompare o diminuisce.

Il problema è probabilmente la necessità di controllo che lei hai e che per quanto riguarda le parole ultimamente non riesce ad avere. La necessità di controllo è tipica di una problematica d’ansia che può essere più o meno grave a seconda di quanto le sue emozioni siano negative e di quanto la sua mente sia sempre concentrata su questi pensieri negativi di incapacità e inadeguatezza.

Tenga conto che in alcuni periodi di vita di passaggio o di particolare stress può essere normale avere una sintomatologia ansiosa; se è invece più di questo forse vale la pena prendere in considerazione l’ansia come un problema. 

La saluto cordialmente

Dott.ssa Mara Pavanel Alessandria (AL)

Gentile Stefano,

sulla base di quello che Lei riferisce (assenza di una storia clinica compatibile e di sintomi che facciano pensare ad un problema organico) non parlerei di disturbo del linguaggio: il fenomeno che Lei descrive è tipico dei bambini bilingui che possono fare confusione tra i due idiomi a cui sono esposti fin dalla nascita. Anche un adulto può manifestare una cosa simile, quando si trova a vivere in un ambiente linguistico diverso da quello di origine e quindi è costretto a parlare esclusivamente o prevalentemente in una lingua che non è quella madre; è frequente che non riesca a trovare la parola giusta nella propria lingua. E' una specie di conflitto linguistico, come Lei ben lo descrive, assolutamente comune: il nostro cervello tende ad adattarsi all'ambiente che lo circonda e il passaggio da un contesto linguistico ad un altro può richiedere qualche sforzo cognitivo in più. Sembra, più probabilmente, che il fenomeno testè descritto sia aggravato da una forte componente ansiosa sottostante, come Lei stesso ammette: è noto che l'ansia, quando supera un certo livello, interferisce con i processi cognitivi, rende cioè più difficile parlare, pensare ecc. In più, spesso si verifica un vero e proprio circolo vizioso, per cui la paura di sbagliare, o non trovare la parola nel caso specifico, aumenta ulteriormente l'ansia iniziale e peggiora la situazione; tecnicamente, si chiama "profezia che si autoavvera": più temo di sbagliare, più sbaglio. La soluzione sta nel risalire al momento di insorgenza di queste difficoltà (Lei parla di circa un anno fa, in corrispondenza dell'inizio del Master) e ricostruire il contesto in cui si sono manifestate la prima volta e, allo stesso tempo, lavorare sui momenti presenti in cui l'ansia si manifesta: cosa Le succede? Quali emozioni prova, quali pensieri ha? Si verifica solo in certe circostanze o anche in altre? E così via. Una volta portata in luce l'esperienza che caratterizza queste situazioni, si lavora su quella per aiutarLa a modificarla. Sperando di esserLe stata utile, porgo distinti saluti.

Dott. Roberto De Pas Milano (MI)

Buon giorno Stefano. L'ansia riesce a farci fare qualsiasi cosa, o a non permetterci di farla o a farcela fare male, o almeno come noi non desideriamo. E questo avviene in particolare sul linguaggio. Soprattutto perché si polarizza questo determinato aspetto delle nostre funzioni. E tu, da quanto ci scrivi, tendi molto a polarizzare di volta in volta un problema. Che in questo caso è il linguaggio (la comunicazione), anche perché credo che l'uso, necessitato quanto quotidiano, della lingua straniera possa aver prodotto questo effetto ansiogeno su di te. Io mi occupo da sempre del rapporto ansia/comunicazione verbale. E su alcuni sintomi, come per esempio la balbuzie, ottimi strumenti sono la comunicazione psicoterapica associata a esercizi di rilassamento, che possono arrivare anche fino a induzioni ipnotiche. Importanti gli esercizi respiratori. E rispetto a molti disturbi del linguaggio, molto utile è il lavoro del teatro. Il lavoro dell'Attore. Tanto che io ho istituito il MOMAMAMO TEATRO, il cui nome è un acrostico di Mosè, Manzoni, Marylin Monroe, che avevano documentati disturbi del linguaggio. Cari saluti e buon lavoro.

Gentile Stefano,

lei è molto puntuale nel descrivere cosa le succede. Senza dubbio l'intreccio di due sistemi linguistici peraltro molto diversi tra loro non facilita la situazione, ma è piuttosto normale che accada. Il punto centrale della sua domanda, tuttavia, mi sembra far riferimento all'ansia. Senza ulteriori indagini è difficile capire il peso dell'ansia sulla funzionalità del linguaggio, ma se lo desidera esistono test specifici che possono aiutarla a comprendere meglio il problema. Si tratta di test che possono essere somministrati solo da professionisti abilitati. Per questo le consiglio di individuare con accuratezza il professionista o la struttura cui rivolgersi eventualmente. Aldilà di tale valutazione, concordo con lei sull'opportunità di occuparsi di queste preoccupazioni che - a quanto dice - non la fanno stare quasi mai tranquillo!

Se le posso essere ulteriormente utile, mi contatti pure attraverso il modulo di contatto.

Con molta cordialità

Buongiorno Stefano,

sicuramente uno stato ansioso può influire sulla fluidità del linguaggio. Il non trovare le parole giuste può capitare a tutti, soprattutto in periodi di stress, ma se questa situazione diventa molto continua e soprattutto limita la nostra voglia e capacità di comunicare liberamente, allora forse potrebbe essere importante occuparsene in modo approfondito. Mi sembra di capire che ha già fatto delle riflessioni importanti sul suo funzionamento, che fanno capire che anche se si dovesse risolvere il disagio del linguaggio attuale, probabilmente questo si sposterebbe su un'altra area, altri sintomi. A maggior ragione le consiglio di intraprendere un percorso psicologico che l'aiuti a comprendere le origini del suo essere ansioso e ipocondriaco, in modo da ritrovare la giusta serenità che serve a condurre una vita impegnativa come la sua. Anche con una consulenza di pochi incontri ci si potrebbe fare l'idea di come intervenire al meglio per ritrovare aree di benessere, che le permetteranno di portare avanti tutti i suoi impegni personali, formativi e professionali. Se vorrà, sono disponibile per un incontro conoscitivo.

Buona giornata

Caro Stefano,

mi pare che lei abbia centrato uno dei focus dell'esperienza che ci racconta, cioè che è "ossessionato" da questa situazione. Quando parla e si relaziona con gli altri è come se si osservasse e si giudicasse costantemente. Credo sia molto faticoso e sfiancante tutto questo "lavoro" che mette in atto. Lei è molto giovane ha senz'altro le risorse per comprendere più a fondo ciò che le sta accadendo. Se crede mi venga a trovare per parlarne più approfonditamente, il primo colloquio è gratuito. A presto

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