Il mio compagno e le ferie

Sara

Salve, io e il mio compagno conviviamo da 4 anni e mezzo e stiamo insieme da 5 anni. Io ho 36 anni e lavoro come titolare al mercato; come ferie ho solamente tre settimane e mezzo ad agosto per tutto l’anno.
Da 36 anni, ogni estate, vado 10 giorni in Germania. Fino a due anni fa c’era mio nonno, che ora purtroppo è morto, ma continuiamo ad andarci perché ci sono gli amici di mio nonno, che stava in una casa di cura, e anche degli amici che ci siamo fatti frequentando quel posto da molto tempo.
Il problema è che il mio compagno ha sempre vissuto questi miei 10 giorni come una mancanza di rispetto nei suoi confronti e verso la fatica che fa per prendersi le ferie.
Il primo anno non ha detto niente, perché siamo andati a convivere ad ottobre. Il secondo anno lo ha fatto capire a mezza bocca, ma ci sono andata comunque. Il terzo anno ha fatto un gran casino, tanto che l’ho lasciato per poter andare liberamente a trovare mio nonno, che poi è morto ad ottobre. In quel periodo sono stata in Germania per due mesi per aiutare mia madre, che era in difficoltà.
L’anno scorso sono andata, ma lui mi ha dato un ultimatum dicendomi che non dovevo partire. Sono andata lo stesso. Ora quest’anno mi ha detto che, se andrò anche questa volta, non mi perdonerà questa scelta.
Premetto che io vado lì con mio padre, mia madre e mio fratello, che prendono le ferie apposta per andare, anche per mantenere vivo il ricordo di mio nonno.
Vorrei quindi chiedere: è sbagliato fare questa “vacanza” in Germania con la mia famiglia e poi trascorrere il resto delle ferie con lui, come abbiamo sempre fatto in questi 4 anni? Oppure dovrei passare le ferie solamente con lui?
Purtroppo il mio compagno non ha amici e con i familiari è sempre in conflitto. Quei giorni, secondo lui, è come se io lo abbandonassi.
Cosa devo fare? Sono arrivata al punto di avere l’ansia quando si avvicina l’estate.

16 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Sara, si sente quanto questa situazione la metta sotto pressione e quanto per lei quei 10 giorni abbiano un valore profondo, non solo come “vacanza”, ma come legame con la sua famiglia e con il ricordo di suo nonno. Non sembra che lei stia mancando di rispetto al suo compagno: da quello che racconta, ha sempre cercato di conciliare entrambe le cose, dedicando una parte delle ferie alla sua famiglia e il resto a lui. È un equilibrio che, in una relazione, è assolutamente legittimo.

Quello che emerge, piuttosto, è la difficoltà del suo compagno a tollerare la separazione e il fatto che lei abbia uno spazio affettivo che non coincide con lui. Il vissuto di “abbandono” che lui riporta è comprensibile sul piano emotivo, ma il modo in cui lo gestisce — con ultimatum e richieste rigide — rischia di diventare un controllo più che un bisogno condiviso.

Lei non dovrebbe essere messa nella posizione di scegliere tra il suo partner e la sua famiglia, soprattutto quando si tratta di qualcosa di così significativo per lei.

Forse il punto su cui lavorare non è “se andare o non andare”, ma come affrontare insieme questo nodo: poter riconoscere il suo bisogno senza rinunciare a sé stessa, e allo stesso tempo vedere se lui è disposto a mettersi in discussione sul suo modo di vivere la distanza.

L’ansia che prova quando si avvicina l’estate è un segnale importante: indica che questa dinamica sta diventando pesante e, alla lunga, rischia di logorare la relazione.

Se vuole, possiamo anche provare a costruire un modo di comunicarglielo che sia fermo ma non conflittuale, così da uscire da questa logica di ultimatum.

Un caro saluto 

Dott.ssa Fioldisa

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

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Buongiorno Sara, ciò che descrivi non riguarda tanto il “giusto o sbagliato” della tua scelta, quanto un conflitto tra bisogni diversi all’interno della relazione.

Da una parte, i tuoi 10 giorni in Germania hanno un significato affettivo importante: sono legati alla tua famiglia, alla storia con tuo nonno e a un’abitudine che fa parte della tua identità da sempre. Dall’altra, il tuo compagno sembra vivere questa separazione come un abbandono, soprattutto considerando le sue difficoltà relazionali e il fatto che investa molto sulla coppia.

Il punto critico non è tanto il viaggio in sé, ma il modo in cui viene vissuto da entrambi: per te è un momento di continuità e legame, per lui diventa una ferita o una mancanza di priorità.

Gli ultimatum, però, sono un segnale importante: rischiano di trasformare un bisogno legittimo in uno scontro rigido, dove uno dei due deve rinunciare a qualcosa di significativo. Nel lungo periodo, questo tipo di dinamica può creare molta tensione e frustrazione.
Per questo motivo, più che scegliere “chi ha ragione”, può essere utile capire se c’è uno spazio di dialogo in cui entrambi possiate sentirvi riconosciuti: tu nel tuo bisogno di mantenere questo legame familiare, lui nel bisogno di non sentirsi messo da parte.

Se questa situazione ti genera ansia e sembra ripetersi senza trovare una soluzione, potrebbe essere utile confrontarti con un professionista. Un colloquio psicologico può aiutarti a chiarire meglio i tuoi bisogni, i tuoi limiti e a capire come gestire questa dinamica di coppia in modo più equilibrato.

Un saluto,

Dottoressa Luisa Corlianò
Psicologa

Email: [email protected]
Sede: Poliambulatorio Maglie Salus | Via Gallipoli, 59 - Maglie, Le
Ricevo anche online

Dott.ssa Luisa Corlianò

Dott.ssa Luisa Corlianò

Lecce

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Vivere in coppia significa anche affrontare scelte non sempre semplici. Decidere di fare delle vacanze separati può essere sano, ma solo se è una scelta condivisa da entrambi. Quando invece viene imposta da uno dei due, rischia di creare tensioni e squilibri nella relazione. Per questo può essere utile fermarsi e confrontarsi con il proprio partner, per capire insieme come gestire al meglio le vacanze e rispettare i bisogni di entrambi.

 

Gentile Sara, dal suo racconto emerge il forte valore affettivo legato al suo viaggio, probabilmente legato ad una fase di lutto non ancora rielaborata ed un conflitto in essere che potrebbe non riguardare le ferie, ma bisogni emotivi profondi, il mantenimento di un legame significativo, la necessità di rassicurazione nella relazione.

Un supporto psicologico potrebbe risultare efficace nel rielaborare il lutto, dare significato alle emozioni, al disagio e sviluppare strategie più efficaci per gestire le dinamiche relazionali anche valutando uno spazio per la coppia. Non si tratta di stabilire cosa sia giusto o sbagliato ma trovare un equilibrio per entrambi. Disponibile per un approfondimento online se lo desiderasse, le auguro il meglio, buona giornata.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Buongiorno,

Cercate di dialogare e di trovare una risoluzione in merito alle ferie. Trovate un compromesso che vada bene per entrambi. Sicuramente ci sarà ed ascolta cosa vuole il tuo fidanzato da te. Essere insieme significa cominciare una progettualità che vi consenta di crescere e di raggiungere degli obiettivi. 

Un cordiale saluto

Dr.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Dott.ssa Iolanda Lo Bue

Roma

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Non stai sbagliando. Dieci giorni con la tua famiglia, soprattutto per qualcosa di così significativo, sono assolutamente legittimi—anche perché il resto delle ferie lo passi con lui.

Il punto critico non è la vacanza, ma il modo in cui lui reagisce: ultimatum e pressioni non sono un modo sano di gestire il disagio. Una relazione dovrebbe lasciare spazio anche all’individualità, non eliminarla.

Prova a spiegargli chiaramente cosa rappresentano per te quei giorni e ad ascoltare cosa prova davvero lui. Ma se continua a metterti davanti a una scelta (“o me o questo”), il problema non sono i 10 giorni: è un equilibrio di coppia che non funziona.

Gentile Sara,

da quello che racconti si sente chiaramente che questi dieci giorni in Germania non sono una semplice vacanza, ma un pezzo della tua storia affettiva. È un rituale familiare che esiste da quando sei bambina, un modo per stare con i tuoi, per mantenere vivo il ricordo di tuo nonno, per ritrovare persone e luoghi che per te hanno un significato profondo. Non è un capriccio, non è un allontanamento dalla coppia: è una parte della tua identità.

Il punto non è stabilire se sia “giusto” o “sbagliato” andarci. Il punto è che il tuo compagno vive quei giorni come un abbandono, non perché tu lo stia abbandonando davvero, ma perché dentro di lui c’è una fragilità che si attiva ogni volta che non sei accanto a lui. Il fatto che non abbia amici, che sia spesso in conflitto con la sua famiglia, che non abbia altri punti di riferimento, fa sì che tu diventi il suo unico appoggio emotivo. E quando una persona sente di avere un solo legame, quel legame diventa qualcosa da trattenere, controllare, proteggere anche in modo rigido.

Ma questo non significa che la sua richiesta sia sana o che tu debba rinunciare a una parte così importante della tua vita per rassicurarlo. Gli ultimatum, il “se vai non te lo perdonerò”, il farti sentire in colpa per qualcosa che non ha nulla di scorretto, non parlano di amore: parlano di paura, di insicurezza, di un bisogno che lui non riesce a gestire in modo adulto. E tu, anno dopo anno, ti ritrovi a vivere l’estate con l’ansia, come se dovessi scegliere tra la tua famiglia e la tua relazione.

La verità è che non dovresti scegliere. Una relazione matura permette a entrambi di avere spazi propri, tradizioni proprie, affetti propri. Tu non stai andando in vacanza con amici sconosciuti, non stai cercando di allontanarti da lui: stai mantenendo un legame familiare che esiste da sempre e che non toglie nulla al vostro rapporto. E il fatto che tu abbia sempre dedicato il resto delle ferie a lui lo dimostra.

Quello che oggi ti fa stare male non è il viaggio in sé, ma la sensazione di dover giustificare qualcosa che non ha bisogno di essere giustificato. È il peso degli ultimatum, della paura di perderlo, del dover camminare sulle uova ogni volta che si avvicina l’estate. E questo, nel tempo, logora.

La domanda che dovresti porti non è “devo andare o non andare?”, ma “perché il mio compagno non riesce a tollerare un mio bisogno legittimo senza trasformarlo in una minaccia?”. E soprattutto: “quanto posso sacrificare di me stessa per rassicurare una sua fragilità che non dipende da me?”.

Non sei tu a sbagliare. Non è sbagliato andare in Germania. Non è sbagliato voler mantenere un legame familiare. Quello che serve è capire se il vostro rapporto può trovare un equilibrio in cui tu non debba rinunciare a te stessa per farlo sentire al sicuro.

Un caro saluto

Dottoressa Arianna Bagnini

Psicologa Clinica, del Lavoro

Risorse Umane, Organizzazioni 

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Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Cara Sara,
comprendo quanto questa situazione stia diventando pesante per te, soprattutto perché tocca due aree molto importanti della tua vita: il legame con la tua famiglia (e il ricordo di tuo nonno) e la relazione con il tuo compagno.
È comprensibile che, avvicinandosi l’estate, tu provi ansia: non stai scegliendo semplicemente una “vacanza”, ma ti senti messa nella posizione di dover scegliere tra due affetti.

Quello che descrivi non è tanto un problema di giusto o sbagliato in senso assoluto, ma di equilibrio e rispetto reciproco. Il fatto che tu, da 36 anni, mantenga questa tradizione familiare — che oggi ha anche un valore affettivo e simbolico legato alla memoria di tuo nonno — è qualcosa di profondamente significativo. Non si tratta di una fuga o di un allontanamento dalla coppia, ma di una parte della tua identità e della tua storia.
Allo stesso tempo, il vissuto del tuo compagno merita di essere compreso, anche se non necessariamente assecondato. Quando lui parla di “mancanza di rispetto” o vive quei giorni come un abbandono, probabilmente sta esprimendo un bisogno di sicurezza, di priorità e di appartenenza. Il fatto che abbia pochi legami esterni e rapporti difficili con la famiglia può amplificare questa percezione: tu diventi il suo principale punto di riferimento, e la tua assenza può essere vissuta in modo più intenso.
Detto questo, c’è un punto importante su cui essere chiari: un bisogno affettivo non giustifica un 'ultimatum' o una limitazione della libertà dell’altro.
Quando una relazione arriva a dirti “se fai questa cosa, non ti perdonerò”, si entra in una dinamica di pressione che rischia di diventare poco sana.

Tu, da quello che racconti, non stai escludendo il tuo compagno:

  • dedichi a lui il resto delle ferie
  • hai mantenuto questa abitudine con continuità e trasparenza
  • non si tratta di una novità improvvisa

Questo indica che stai già cercando un compromesso.
Forse la domanda più utile da porti non è “devo rinunciare o no?”, ma "che tipo di relazione voglio costruire?"
Una relazione in cui entrambi possiate avere spazi, affetti e tradizioni personali, oppure una relazione in cui uno dei due deve rinunciare a parti importanti di sé per evitare conflitti?
Potrebbe essere utile provare a parlargli in un modo diverso, spostando il focus dal “vado o non vado” a:

  1. riconoscere il suo vissuto (“capisco che per te sia difficile e che ti senti messo da parte”)
  2. e allo stesso tempo affermare il tuo bisogno (“per me questi giorni hanno un valore profondo, non sono contro di te”)

E' inoltre importante osservare la sua reazione alle tue parole: è disposto a mettersi in discussione e a cercare un punto di incontro, oppure resta fermo su una posizione rigida?
Perché una relazione funziona quando entrambi fanno un passo, non quando uno rinuncia e l’altro pretende.

Infine, un segnale da non sottovalutare è proprio la tua ansia: spesso il corpo ci dice che qualcosa nella dinamica relazionale non è più sostenibile così com’è.
Non sei “sbagliata” a voler andare in Germania con la tua famiglia. La vera questione è capire se il tuo compagno può accettare e rispettare questa parte di te, oppure no. E, di conseguenza, chiederti quanto sei disposta a sacrificare per mantenere questa relazione.

Spero la mia risposta possa esserti stata utile.
Un caro saluto,

Dott.ssa Katia Romano

Buonasera signora la sua non è una mancanza di rispetto, ma una tradizione identitaria. Il suo compagno sembra proiettare su di lei la sua mancanza di legami (sociali e familiari). Se lei rinunciasse non risolverebbe il suo senso di solitudine, lo rendereste solo dipendente dal suo sacrificio. Più lei cerca di giustificarsi, più lui sentirà il diritto di accusarla !

Provi a dirgli con estrema calma che questi giorni con la sua famiglia sono parte di lei e che le farebbe male perderlo per questo . Ma soprattutto che le ferie che poi lei passerà con lui saranno più belle perche avrà accanto una compagna felice e soddisfatta. Il rispetto non si misura nei giorni di presenza fisica, ma nella libertà che ci diamo di essere noi stessi. Chiedermi di rinunciare a mio nonno e alla mia famiglia non è amore, è un sacrificio che spegne la sua gioia.

Le auguro buona fortuna.

dott.ssa Valentina Nicoletti 

Dott.ssa Valentina Nicoletti

Dott.ssa Valentina Nicoletti

Roma

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Cara Sara, si sente molto l'agitazione che vive in merito alle ferie e all'estate. Quando si è coppia, non sempre è semplice bilanciare i bisogni dell'uno, dell'altro, e della coppia stessa. Mi chiedo se lei ha avuto modo di condividere con il suo compagno l'importanza che ha per lei tornare in Germania con i suoi genitori e suo fratello. Mi chiedo, anche, se ha mai pensato di includere anche lui in questo rituale: anche lui fa parte della sua famiglia!

Uno spazio di coppia, neutrale, potrebbe essere utile per parlare insieme dei vostri bisogni, per gestire meglio le separazioni, e evitare che si debba arrivare agli ultimatum o alle rotture per cercare di stare insieme, in quanto a lungo andare possono logorare la coppia, e a far comparire vissuti di disagio.

Rimango a disposizione.

Dott.ssa Virginia Sassi

Dott.ssa Virginia Sassi

Dott.ssa Virginia Sassi

Roma

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Buongiorno Sara,

qui non si tratta tanto di una vacanza, ma di qualcosa che per te ha un valore affettivo importante. Non è irragionevole voler mantenere questo spazio, soprattutto se poi il resto delle ferie lo condividi con il tuo compagno.

Il punto critico è che questa situazione, così com’è, rende difficile trovare un equilibrio e ti fa vivere la situazione con ansia.

Può essere utile esprimere con chiarezza che quei giorni fanno parte della tua storia familiare e del tuo bisogno di continuità con quel legame, senza che questo metta in discussione la relazione. Allo stesso tempo, una relazione sostenibile dovrebbe permettere a entrambi di avere spazi propri senza sentirsi minacciati.

 

Un caro saluto

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Gentile utente, sento attraverso le sue parole quanto questo appuntamento estivo, che un tempo era fonte di gioia e connessione, si sia trasformato per lei in un peso sul petto, un’ansia che stringe il respiro man mano che agosto si avvicina. Da psicologa con un approccio umanistico e bioenergetico, non posso che accogliere innanzitutto questo suo vissuto: il suo corpo sta segnalando, con quell'ansia, una forte tensione tra il desiderio di onorare le sue radici e la paura di scatenare un conflitto distruttivo in casa.

​È importante che lei senta che il suo desiderio non ha nulla di sbagliato. Quello che vive in Germania è un vero e proprio rito di passaggio e di memoria: il contatto con la sua famiglia, il ricordo di suo nonno e l'aria di quei luoghi sono nutrimento per la sua energia vitale. Per lei, quei dieci giorni rappresentano un modo per ricaricare le batterie dopo un anno di duro lavoro al mercato, un modo per stare nel flusso della sua storia familiare.

​Dall'altra parte, c'è il vissuto del suo compagno che sembra invece bloccato in una dinamica di forte contrazione emotiva. Il fatto che lui non abbia una rete sociale e sia in conflitto con i propri cari lo porta a vedere lei come l'unica fonte di benessere. Quando lei si allontana, lui non percepisce la sua vacanza, ma sperimenta un vero e proprio senso di abbandono che lo porta a reagire con l'attacco e l'ultimatum. La sua fatica nel prendere le ferie diventa così un’arma di colpevolizzazione, perché non riesce a tollerare lo spazio vuoto che la sua assenza crea.

​Tuttavia, in un’ottica di benessere psicofisico, l’amore non dovrebbe mai richiedere di trattenere il fiato o di rimpicciolirsi per non disturbare l’altro. Se per farsi perdonare deve rinunciare a un pezzo della sua identità e del suo passato, il rischio è che il risentimento finisca per inquinare il tempo che passerete insieme dopo.

​Cosa può fare concretamente? Provi a parlargli non partendo dalla logica del chi ha ragione, ma portando l'attenzione su ciò che sente. Gli spieghi che quei giorni sono per lei ossigeno e che la sua minaccia di non perdonarla le crea un blocco che non le permette di vivere con gioia nemmeno il resto delle vacanze con lui. È fondamentale però che lui si prenda la responsabilità della propria solitudine: non può essere lei l'unica risposta a tutti i suoi bisogni emotivi, perché questo ruolo, a lungo andare, esaurirà le sue risorse.

​Ascolti quell'ansia che sente: le sta dicendo che è vitale proteggere il suo spazio di libertà. La sfida qui non è solo decidere se partire o meno, ma capire se in questa relazione c'è spazio per la sua espansione o se è costretta a vivere in difesa. Spero che questo possa aiutarla a fare un respiro profondo e a trovare la sua direzione.

Dott.ssa Cinzia Rondoni

Dott.ssa Cinzia Rondoni

Roma

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Buonasera,
La sua ansia quando si avvicina l’estate è una reazione assolutamente normale, soprattutto quando si anticipa un possibile conflitto.
Ritengo sia importante considerare che il problema però  non sembra essere il viaggio in sé, quanto piuttosto la modalità relazionale che si è andata a creare intorno a questo momento perché questi dieci giorni sono solo una parte della questione, il punto centrale è il significato che assumono nella vostra relazione.

Per questo le chiederei di riflettere se queste pressioni da parte del suo compagno emergono soltanto in questa occasione o anche in altri momenti, perché è un elemento utile per comprendere meglio la dinamica tra voi.

Il fatto che lui abbia poche relazioni ( come mai?) come mi scrive, potrebbe portarlo a vivere la sua assenza con maggiore difficoltà, ma questo non giustifica la modalità basata su ultimatum che la fa stare male creandole un'ansia anticipatoria e probabilmente rovinandole quei momenti familiari quando è in Germania.
Sarebbe inoltre importante indagare anche il suo legame con la sua famiglia di origine, sicuramente molto forte come mi scrive ma non vorrei che "subisse" quel senso di colpa e di ansia da entrambe le parti, non è facile essere brava figlia e brava compagna allo stesso tempo perché si rischia di entrare in uno stato molto forte di ansia e necessità di accontentare l'altro.

Per qualsiasi domanda può contattarmi.

Un caro saluto

Dott.ssa Giulia Marzolo

Dott.ssa Giulia Marzolo

Roma

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Cara Sara, sarebbe utile osservare non solo il tema delle ferie, ma il funzionamento generale della coppia: come prendete le decisioni, quanto spazio c’è per i bisogni di entrambi, come vengono gestiti i conflitti e se uno dei due si sente costretto a rinunciare a parti importanti di sé. Quello delle ferie sembra essere un aspetto di una dinamica più ampia. Per questo vi consiglierei un percorso individuale e/o di coppia, così da comprendere meglio cosa si attiva in lui quando lei parte e cosa si attiva in lei davanti ai suoi ultimatum. L’obiettivo non dovrebbe essere stabilire chi ha ragione, ma trovare un equilibrio più sano tra coppia, famiglia e libertà personale.

Dott. Charbel Farah

Dott. Charbel Farah

Roma

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Buonasera, comprendo che si sia innescato un meccanismo in cui entrambi non vivete bene questo momento e cercate entrambi invece la serenità nel poter affrontare le vostre scelte.

Probabilmente sarebbe utile trovare un punto d'incontro. Potrebbe venire anche lui lì?Lei potrebbe andare meno giorni? L'aspetto importante è il significato che lei dà a questo viaggio e che lui dà alla sua scelta. Parlerei insieme di questo in un'ottica costruttiva che vi possa aiutare a capire quale direzione prendere e quanto siate in linea con i vostri obiettivi e progetti.

Le auguro il meglio.

Dott.ssa Federica Leonardi

Dott.ssa Federica Leonardi

Dott.ssa Federica Leonardi

Roma

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Cara Sara, ti ringrazio per aver condiviso questo vissuto così denso di emozioni e di storia familiare. Sento tutta la tua fatica: l'estate, che dovrebbe essere un momento di rigenerazione dopo un anno di lavoro intenso come il tuo, sta diventando per te una fonte di ansia e di conflitto.  Quando uno dei due partner percepisce lo spazio dell'altro come un tradimento o un abbandono, ci troviamo di fronte a una dinamica di dipendenza affettiva che rischia di soffocare l'autenticità di entrambi. I tuoi 10 giorni in Germania non sono una semplice "vacanza", sono un rituale di connessione. Dalle tue parole emerge un dato molto importante: il tuo compagno non ha amici ed è in conflitto con la famiglia. Poiché lui non ha una rete sociale o affettiva propria, proietta su di te la responsabilità totale della sua felicità. Quando tu vai in Germania, lui non vede una figlia che onora il nonno, ma vede se stesso che resta solo. L'uso di parole come "non ti perdonerò" o gli ultimatum sono tentativi di controllo dettati dalla paura. Lui sta cercando di gestire il suo senso di vuoto limitando la tua libertà, invece di lavorare sulla propria capacità di stare bene anche da solo.

Hai tre settimane e mezzo di ferie. Passarne 10 con la famiglia e il resto (circa due settimane) con lui è un compromesso estremamente equilibrato. Moltissime coppie sane gestiscono spazi separati per nutrire passioni o legami familiari. Il fatto che lui lo viva come una "mancanza di rispetto" indica che il problema non è la durata della tua assenza, ma la sua difficoltà ad accettare che tu abbia un mondo al di fuori di lui.

Un caro saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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