Perché ho paura di essere tradita anche se non ci sono motivi di pensare

cristina

Salve, mi chiamo Cristina. Ho un compagno da 20 anni e abbiamo due figli insieme. Io lo amo tanto e anche lui mi ama tantissimo, dimostrandosi sempre attento e premuroso verso la famiglia. Non posso lamentarmi.
Il mio problema è che, quando si allontana, ad esempio per un’uscita tra colleghi oppure con gli amici, io ho l’ansia che possa tradirmi. È un bell’uomo, molto simpatico e sorridente, e piace molto. Così io lo chiamo continuamente e ogni volta che lui non è con me ho questi pensieri che mi mandano nel panico.

11 risposte degli esperti per questa domanda

Cara Cristina,

Da come ne parli si sente che il tuo compagno per te è un punto fermo, una presenza affettuosa e affidabile, e proprio per questo la paura di perderlo diventa così forte da trasformarsi in ansia. Non è un paradosso: spesso le persone che amiamo di più sono quelle che ci attivano le paure più profonde. Non perché ci diano motivo di dubitare, ma perché toccano il nostro bisogno di sicurezza.

Quello che descrivi, il panico quando lui esce, il bisogno di controllare, le chiamate continue, non parla di mancanza di fiducia in lui, ma di una fatica interna tua, che probabilmente ha radici più antiche e che oggi si riattiva ogni volta che lui non è accanto a te. È come se la distanza fisica diventasse automaticamente una distanza emotiva, e la tua mente riempisse quel vuoto con scenari che ti fanno stare male, anche se non hanno un fondamento reale.

Il fatto che lui sia un uomo piacevole, socievole, apprezzato dagli altri, non è il problema: è il modo in cui tu vivi questa cosa dentro di te. L’ansia non si calma con la logica, perché non nasce dalla realtà esterna, ma da una parte più vulnerabile che teme di non essere abbastanza o di poter essere sostituita. E questo non significa che tu non ami o che non ti fidi: significa che stai cercando di proteggere la relazione attraverso il controllo, perché è l’unico modo che in questo momento ti sembra possibile.

Il punto importante è che questa paura non è un destino. Si può lavorare su ciò che la alimenta, su quel senso di insicurezza che ti prende quando lui non è con te, su quel bisogno di conferme che diventa urgente. E più impari a sentirti stabile dentro di te, meno avrai bisogno di controllare fuori.

Non c’è nulla di “sbagliato” in te: c’è una parte che ha paura e che merita ascolto. E il fatto che tu ne stia parlando è già un passo enorme.

Se vuoi, posso aiutarti a capire da dove nasce questa ansia e come iniziare a ridurla, così che la tua relazione possa essere un luogo di serenità anche quando non siete insieme.

Un caro Saluto

Dottoressa Arianna Bagnini

Psicologa Clinica, del Lavoro

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Dott.ssa Arianna Bagnini

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Perugia

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Ciao Cristina,

quello che descrivi è più comune di quanto si pensi, e non ha a che fare con il valore del tuo compagno o con ciò che lui fa davvero, ma con quello che succede dentro di te quando lui non c’è. Da quello che racconti, il tuo rapporto è solido, c’è affetto, presenza e cura reciproca. Eppure, nei momenti di distanza, si attiva un’ansia molto forte che ti porta a immaginare scenari di tradimento e a cercare rassicurazioni continue. Questo tipo di pensieri non nasce da prove reali, ma da una paura profonda di perdere ciò che ami o di non sentirti abbastanza al sicuro nella relazione. Spesso questa dinamica è legata a un bisogno di controllo che, in realtà, è un modo per gestire l’ansia. Più cerchi conferme (come chiamarlo spesso), più nel breve momento ti tranquillizzi, ma nel tempo l’ansia tende a tornare ancora più forte, creando un circolo difficile da interrompere. È importante dirti che non sei “sbagliata” per questo, ma è qualcosa che può essere compreso e affrontato. Dietro questa paura possono esserci insicurezze personali, timore dell’abbandono o esperienze passate che hanno lasciato una traccia emotiva, anche se magari non sono immediatamente evidenti. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti proprio a lavorare su questo: non per “controllare di più” la situazione, ma per sentirti più stabile e sicura dentro di te, anche quando il tuo compagno non è presente. L’obiettivo è che tu possa vivere la relazione con più serenità, senza che l’ansia prenda il sopravvento. Nel frattempo, può esserti utile iniziare a osservare questi momenti: cosa pensi esattamente quando lui esce? Quali immagini ti vengono in mente? E soprattutto, cosa temi davvero che succeda? Dare un nome a queste paure è già un primo passo per ridurre il loro potere. Se vuoi, possiamo anche approfondire insieme da dove potrebbe nascere questa ansia e lavorare su alcune strategie pratiche per gestirla.

Un caro saluto 

Dott.ssa Fioldisa 

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Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

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Carə Cristina, la gelosia a livelli non esagerati, così come anche la paura del tradimento o quella di perdere l’altra persona sono normali in un rapporto di coppia.

Ciò che diviene disfunzionale è invece la paura costante che non fa vivere bene né la Sua vita, né il rapporto di coppia.

Lei ha delle passioni, degli amici, esce? È felice della Sua vita personale?

Rimango a disposizione,

Anna Maria Castiglia 

Dott.ssa Anna Maria Castiglia

Dott.ssa Anna Maria Castiglia

Siracusa

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Gent.ma Cristina. Grazie per aver condiviso i suoi sentimenti contrastanti.

Quando un legame affettivo è molto forte e duraturo (come c'è tra lei e suo marito) è normale che possa comparire un sentimento di gelosia per le attenzioni che altre persone possono mostrare verso il proprio partner. La gelosia testimonia quanto quella persona sia importante e quanto si ha paura di perderla, anche quando questa paura è infondata e non dimostrata da alcun comportamento reale. L'esperienza personale della gelosia genera pensieri intrusivi in chi la prova, ma può anche generare dissapori e incomprensioni con il partner. 

Il più delle volte, conviene lasciare che questa gelosia rimanga lì dov'è e cambiare, invece, la propria reazione di disagio o di malessere rispetto a essa.

Spieghiamo meglio: la gelosia che si prova quando qualcuno o qualcuna invade il rapporto con il proprio partner, è un segnale ricco di informazioni: ci sta dicendo che quel legame è importante per noi, che con lui, o lei, condividiamo molte cose e che queste ci restituiscono emozioni intense e positive; la gelosia ci dice anche di doversi attivare per fare in modo che questo rapporto duri nel tempo e non venga minacciato da eventi esterni. Quindi, invece di lottare contro questa gelosia, si potrebbe provare a trarne il giusto vantaggio e finire con ringraziare il fatto che essa ci sia, come una testimonianza che ci teniamo a quell’amicizia e vogliamo conservarla.

Questo sentimento, però, non ha nulla a che fare con il comportamento o il pensiero delle altre persone, compreso il nostro partner! La gelosia che proviamo è una questione mentale personale ed è solo internamente che si può gestirla al meglio. Non possiamo pensare di condizionare la libertà con cui gli altri si esprimono a parole o nei gesti. Così come non è giusto pensare di poter controllare continuamente le loro azioni. Possiamo osservare che certi comportamenti o certe persone nello specifico ci procurano fastidio o rabbia, o altri sentimenti avversivi, ma dobbiamo anche accettare il fatto che ognuno è fatto a suo modo e che si non può interferire con certe dinamiche esterne alla propria volontà.

Sarebbe sempre di aiuto condividere questi pensieri e queste emozioni con il proprio partner, di cui siamo gelosi. Spesso, la semplice e diretta manifestazione dei propri pensieri e delle paure, ci farà sentire meglio e l’altra persona sarà lieta di ascoltarci e magari confortarci sui suoi reciproci sentimenti.

È bene pensare, anche, che un rapporto non può essere mai esclusivo: ogni persona ha bisogno di vivere molteplici relazioni significative nell'arco della sua vita, senza che ciò sminuisca il valore degli affetti più importanti. Ecco perché è sempre consigliabile imparare a gestire meglio le proprie emozioni e diventare più flessibili verso noi stessi, in primis, e poi verso le persone che ci circondano.

Se ha difficoltà a gestire la quantità di pensieri intrusivi legati alla sua gelosia, può chiedere un supporto psicologico, certamente utile per elaborare meglio le emozioni e tradurle in comportamenti più funzionali al benessere personale e della coppia.

Sono a sua disposizione per approfondire l'argomento. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese, Ferentino (Fr)

Dott. Antonio Cortese

Dott. Antonio Cortese

Frosinone

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Cristina, grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato.

Da quello che racconti emerge un legame importante, pieno di affetto e presenza. Proprio per questo, quando il tuo compagno si allontana, si attiva in te una paura intensa che lui possa tradirti, e l’ansia prende il sopravvento.

Quello che stai vivendo è più comune di quanto pensi: non riguarda la mancanza di fiducia nell’altro, ma un meccanismo interno che porta a cercare rassicurazioni immediate (come chiamarlo spesso) che però, nel tempo, alimentano ancora di più l’ansia.

È un circolo che può diventare faticoso, ma si può interrompere.

Già iniziare a introdurre piccoli cambiamenti (come ridurre gradualmente le chiamate o imparare a tollerare l’ansia senza agire subito) può aiutarti a riprendere una sensazione di maggiore controllo e serenità.

L’obiettivo non è smettere di amare o “diventare meno sensibile”, ma vivere la relazione con più libertà e tranquillità.

Se senti che questa difficoltà sta pesando su di te, un percorso mirato può aiutarti a comprendere e modificare questi meccanismi in modo concreto ed efficace. Non sei sola in questo, e soprattutto è qualcosa su cui si può lavorare con buoni risultati.

Dott.ssa Ilaria Quattrociocche

Dott.ssa Ilaria Quattrociocche

Frosinone

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Buongiorno Cristina, è comprensibile quanto queste paure molto intense, destabilizzanti possano metterla in agitazione, attivando un ciclo ripetitivo dell'ansia che si ripete, dev'essere faticoso conviverci. Sono aspetti su cui ci si può lavorare insieme gradualmente per approfondire cosa le alimenta, ricercare nuove modalità più efficaci di affrontarle, gestire la relazione in modo più efficace, per ritrovare un serenità e maggiore equilibrio emotivo. Nel caso decidesse un confronto può richiedermi un colloquio online. Sperando di esserle stata utile, le auguro il meglio.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Buongiorno Cristina, 

sembra che la questione sia molto più profonda di ciò che racconta. L'ansia è un campanello d'allarme che ci dice che c'è qualcosa di cui dobbiamo prenderci cura. Sembrerebbe che sia stata abituata a relazioni fragili, in cui il separarsi porta sempre a qualcosa di negativo. Mi chiedo da quanto continua questa sensazione, se è conseguente a qualche evento particolare o se ha accompagnato tutta la vostra relazionale.

Sicuramente questa situazione è fonte di sofferenza per lei, e immagino metterà in difficoltà anche il suo compagno.

Si prenda cura di queste sensazioni.

 

Resto a disposizione,

dott.ssa Elisa Scaramella,

psicologa clinica ad orientamento sistemico-relazionale,

disponibile anche online.

Cara Cristina, ti ringrazio molto per esserti aperta con così tanta sincerità. È una situazione dolorosa e capisco quanto possa essere logorante vivere questi momenti con tanta ansia e insicurezza, soprattutto quando hai accanto un compagno che ti dimostra amore e cura ogni giorno.

Il contrasto tra la realtà della vostra relazione (solida, affettuosa e duratura) e i pensieri che ti assalgono quando lui è fuori è molto comune, ma non per questo meno difficile da gestire. È importante sapere che questa ansia non significa che il vostro amore sia debole, ma ci racconta di una ferita o di un'insicurezza interna che si attiva quando il controllo viene meno.

La mente, a volte, attiva meccanismi di protezione esagerati per evitare di soffrire. Nel tuo caso, l'ansia e il bisogno di chiamarlo continuamente sono tentativi di "tenere al sicuro" il vostro legame, ma finiscono per farti vivere nel panico.

Per un percorso olistico e transpersonale come quello che esploriamo insieme, ti suggerisco di valutare uno spazio di supporto per te. Potresti lavorare sull'elaborazione di questa insicurezza per trasformarla in una risorsa di autonomia e fiducia in te stessa.

Ti abbraccio forte e ti auguro una splendida giornata.

Dott. Riccardo Focaccia

 

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Ciao Cristina

Il fatto che tu dica chiaramente che lui è affidabile, presente e affettuoso è importante: significa che la paura non nasce da segnali concreti, ma da un’ansia interna. Spesso questo tipo di timore è legato a insicurezza, paura dell’abbandono o bisogno di controllo, non a una reale minaccia.

Quando lui esce, si attiva una specie di “allarme” emotivo: la mente prova a proteggerti immaginando lo scenario peggiore. Il problema è che più dai attenzione a quei pensieri (chiamandolo continuamente, cercando rassicurazioni), più il cervello impara che quella paura è “importante”, e quindi la ripropone sempre più forte.

C’è anche un altro aspetto da considerare: dopo 20 anni insieme, è normale che il legame sia profondo, ma può anche esserci una parte di te che teme di perdere qualcosa di molto prezioso. Non è tanto “lui mi tradirà”, ma “non sopporterei se accadesse”.

Quello che puoi iniziare a fare è:

  • Riconoscere che il pensiero non è un fatto. “Ho paura che mi tradisca” non significa che stia succedendo.
  • Evitare, per quanto possibile, i comportamenti di controllo (come chiamarlo continuamente), perché nel lungo periodo alimentano l’ansia.
  • Chiederti: cosa temo davvero? Essere sostituita? Non essere abbastanza? Restare sola? Spesso lì c’è la radice.
  • Lavorare sulla tua sicurezza personale, indipendentemente dalla relazione.

Non c’è nulla di “sbagliato” in te, ma c’è qualcosa che merita di essere capito meglio. Se questa ansia ti pesa molto o sta iniziando a influenzare il rapporto, parlarne con uno psicologo può aiutarti davvero a sciogliere questo nodo, senza rovinare una relazione che, da quello che racconti, è sana.

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Massa-Carrara

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Ciao Cristina,
quello che descrivi è un’esperienza abbastanza comune quando l’ansia prende spazio nella relazione, anche in assenza di elementi concreti che facciano pensare a un tradimento.

Da come lo racconti, il punto non sembra il comportamento del tuo compagno (che descrivi come presente e affidabile), ma piuttosto i pensieri e le sensazioni che emergono quando c’è distanza: l’ansia, il bisogno di contatto continuo, il timore che possa succedere qualcosa. In questi casi spesso non si tratta di “mancanza di fiducia nell’altro” in senso reale, ma di una difficoltà a tollerare l’incertezza e la separazione temporanea, che può attivare pensieri catastrofici o immagini mentali molto forti, anche se non basati su fatti.

Il fatto che tu stessa riconosca che non ci sono motivi concreti è importante: indica che sei già in grado di distinguere tra realtà e pensieri ansiosi, anche se emotivamente questi ultimi risultano molto intensi. Quando queste dinamiche diventano frequenti (come il bisogno di controllare o chiamare spesso), può crearsi un circolo: più aumenta il controllo, più l’ansia si calma nel breve periodo, ma tende poi a ripresentarsi.

Un lavoro psicologico potrebbe aiutarti a capire meglio da dove nasce questa paura (spesso legata a insicurezze, esperienze passate o stili di attaccamento) e a trovare modalità più stabili per gestire l’ansia senza che prenda il controllo dei tuoi pensieri o delle tue azioni.

Un saluto, 

Dott.ssa Luisa Corlianò
Psicologa
Email: [email protected]

Sede: Poliambulatorio Maglie Salus | Via Gallipoli, 59 - Maglie, Le
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Dott.ssa Luisa Corlianò

Dott.ssa Luisa Corlianò

Lecce

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Cara Cristina,

quello che racconti riguarda un vissuto che si attiva in modo selettivo: quando il tuo compagno è distante. In quei momenti l’attenzione sembra spostarsi rapidamente su scenari temuti, che poi prendono spazio fino a diventare molto intensi sul piano emotivo.

Più che soffermarsi solo sul contenuto dei pensieri, può essere utile interrogarsi su cosa rappresenta per te quella distanza e cosa si attiva internamente quando non hai un contatto diretto con lui. A volte è proprio lì che si trova la chiave per capire meglio quello che accade.

Se questa dinamica si ripete nel tempo, può essere utile esplorarla con uno spazio dedicato, per comprendere meglio cosa la sostiene e come si struttura nella tua esperienza relazionale.

 Un caro saluto

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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