Ansia e attacchi di panico

Valeria

Buongiorno
Ho 44 anni, ho una vita tranquilla, ma da qualche mese ho iniziato ad avere un po’ dì tachicardia che aumenta magari in situazioni si stress, ne ho parlato con il mio medico il quale mi dice che si tratta dì stress sono molto emotiva e mi prescrive un integratore, vagostabili.
La tachicardia è diminuita ma ho avuto due episodi “strani”, successi mentre ero in cada a distanza dì due settimane, ho iniziato a sentire il cuore che batteva velocemente ma controllando i battiti non erano accelerato, un formicolio al petto e alle braccia, e la seconda volta anche alle gambe, nausea, giri dì testa e senso dì svenimento, alla fine dì questi episodi mi è rimasta tanta stanchezza e un senso dì pesantezza alla testa e un leggero capogiro.
Volevo chiedere se potrebbe essere un inizio dì attacchi dì panico
Ringrazio molto
Valeria

6 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile Valeria,

da come scrive sembrerebbe esserci ansia in riferimento a qualcosa che le sta provocando "pesantezza" generale.

Come descriverebbe questo periodo di vita? Quali sono le situazioni di stress che ha citato all'inizio della sua richiesta? Secondo lei potrebbe essere possibile osservarle da un nuovo punto di vista queste situazioni?

Per quanto riguarda invece l’attacco di panico: Esso è solitamente descritto come “improvviso” e a livello razionale spesso la persona che lo subisce non riesce a descrivere l’evento scatenante. È accompagnato anche da sensibili modifiche a livello sia corporeo che cognitivo. La sua durata oscilla tra qualche secondo fino ad arrivare a 20 minuti. 

Gli attacchi si possono verificare sia prima o poco prima l’evento definito “critico” sia in circostanze meno prevedibili, durante un momento di relax, un’uscita con gli amici o poco prima di coricarsi per andare a dormire alla sera. Le persone che subiscono l’attacco di panico si spaventano e vivono una intensa attivazione neurovegetativa, percependo sensazioni quali terrore, paura intensa, fino a provare la percezione di catastrofe imminente. 

Secondo il DSM 5 per porre diagnosi devono essere presenti almeno 4 dei seguenti sintomi:

- Palpitazione o tachicardia

- Tremori o vampate di calore o brividi intensi

- Sudorazione eccessiva

- Fatica nella respirazione, senso di soffocamento o fiato corto

- Dolore retrosternale

- Nausea o dolori addominali

- Vertigini, sensazioni di instabilità corporea o svenimento, testa leggera, stanchezza

- Derealizzazione o depersonalizzazione

- Sensazione di perdita del controllo generale (fisico o emotivo o cognitivo)

Alcuni sintomi possono anche portare alla paura di morire.

I sintomi devono essere presenti da almeno un mese, invalidare uno o più ambiti della vita quotidiana (lavoro, scuola, relazioni, sport, ecc.) e la persona deve vivere una preoccupazione persistente verso l’insorgenza degli attacchi (es. paura di morire o perdere il controllo) o significative alternazioni disadattive (es. agito di evitamento).

Il trattamento elettivo, riconosciuto con efficacia all’80%, nella letteratura scientifica è un percorso psicoterapeutico di tipo cognitivo comportamentale.

Gli obiettivi che si cercherà di raggiungere sono:

- Scoprire insieme quali sono e come “controllare” o superare o “bloccare” gli eventi stressanti

- Trovare una modalità personale che permetta di aumentare la propria tolleranza all’ansia, allo stress e al disagio perseguendo l’eliminazione degli agiti di evitamento o di altri sintomi/comportamenti disfunzionali di “controllo”

- Indebolire e rimodulare gli schemi minacciosi, catastrofici e di paura a livello mentale in concomitanza alle sensazioni fisico-corporee

Il terapeuta accompagnerà durante gli incontri la persona a capire provando a riformulare i pensieri e le emozioni. La focalizzazione avverrà sul normalizzare la sua sensazione di “paura” cercando di soffermarsi sull’ansia esperita e quindi sulla sensazione cognitiva ed emotiva. Da questo punto si parte per capire insieme come riformulare questo tipo di paura o di sensazione causata dall’ansia per evitare che si trasformi in un reale stimolo di “morte” o di pericolo.

Può essere utile anche sapere e conoscere il circolo vizioso che nasce quando una persona prova ansia.

Uno stimolo esterno/interno viene interpretato come minaccia, la persona inizia a provare ansia e si attivano sintomi somatici/corporei o cognitivi/emotivi, i quali sono solitamente interpretati in modo errato e la persona sarà portata a vivere il momento come “catastrofico”, avvertirà una sensazione di “svenimento” o di soffocamento, successivamente potrebbero subentrare i tipici comportamenti di evitamento, rituali o attenzione a non “incontrare” quel tipo di stimolo.

Una volta conosciuto il circolo vizioso e cosa provoca questa sensazione invalidante può essere utile valutare l’esposizione graduale ancora in un contesto protetto come in studio.

Il paziente potrebbe quindi rivivere la sensazione di panico ma in un contesto controllato, potendo leggere alcune tecniche di supporto, imparate nelle esperienze precedenti, magari riportate in un proprio diario, oppure cercando di controllare o superare l’ansia servendosi della meditazione per il controllo del respiro.

Non c’è una tecnica ad hoc perché ogni persona è un caso a sé.

L’obiettivo finale è la ristrutturazione cognitiva del sintomo cioè il poterlo riformulare in modo che non sia più percepito come catastrofico dalla propria memoria, ma cercando così col tempo a tornare a vivere più serenamente e linearmente la propria quotidianità.

In alcuni casi può essere consigliabile anche un aiuto farmacologico.

Potrebbe anche valutare di avvicinarsi alla pratica della meditazione (mindfullness) per avere una tecnica da usare durante l'agito ansioso. Le linko un articolo dove lo descrivo: https://www.psicoterapiacioccatorino.it/imparare-a-comprendere-i-propri-pensieri/

Resto disponibile per informazioni, richieste aggiuntive, eventuale consulenza o se volesse rispondere in privato alle domande poste.

Cordialmente

Dott.ssa Federica Ciocca

Psicologa e psicoterapeuta

Ricevo a Torino, provincia (Collegno) e online

Cara Valeria, 

Innanzitutto grazie per la sua condivisone e per il suo coraggio. Quelli che lei ha descritto, sono con molta probabilità (ad esclusione di un'altra condizione medica in particolare), propio sintomi ansiosi. Normalmente quando siamo molto stressati, questo ci predispone maggiormente a sperimentare sintomi come i suoi, e quindi a sperimentare più ansia. In sostanza, all'aumentare dello stress, aumenta anche il nostro livello di ansia. Non posso dirle se gli episodi da lei descritti come "strani", siano proprio attacchi di panico, basandomi solo su queste poche righe. Probabilmente l'ansia che ha sperimentato è stata molto forte e quindi abbastanza spiacevole credo. Quello che mi sento di consigliarle è di approfondire questi episodi proprio con un professionista della salute mentale (psicologo psicoterapeuta) per capire come poter intervenire per ridurre i fattori di stress, in questo momento. E in secondo luogo, cercare di comprendere se ci sono dei pensieri o preoccupazioni che magari, in questo periodo, possono favorire l'ansia. Perché quello che contribuisce a mantenere alta l'ansia, sono proprio i nostri pensieri e le nostre interpretazioni degli eventi. Spero di esserle stata di aiuto in qualche modo, in ogni caso le auguro di trovare la serenità che cerca. Un abbraccio e buona strada. Dott.ssa Calefati Josephine

Ogni sofferenza o difficoltà per essere compresa ed affrontata deve essere letta alla luce di uno specifico contesto, di una specifica storia dì vita individuale. Non esistono purtroppo soluzioni preconfezionate ma ogni storia ha la necessità di potersi esprimere in un contesto dì cura in cui possa avvenire tale riconfigurazione, come appunto la psicoterapia. Sono disponibile a fissare un colloquio anche via Skype, se vuole potrà contattarmi telefonicamente

Buongiorno. Si, gli attacchi di panico (o l'ansia) si manifestano anche così. Ma bisognerebbe chiedersi cos'è l'ansia e cosa sono gli attacchi di panico... Diciamo che può darsi che ci sia un'emotività sottostante non riconosciuta ma che il corpo coglie. È per questo che la psicoterapia ormai non può più prescindere dal corpo. La psiche nella testa è una cosa ormai superata.

Se volesse approfondire, mi trova facilmente cercando il mio nome su web.

Buona giornata.

Marcello Schmid 

Salve Valeria, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo quanto possa essere difficile convivere con questa situazione riportata. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.

Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi e disfunzionali che mantengono in atto la sofferenza impedendole il benessere desiderato.

Resto a disposizione, anche online.

Cordialmente, dott FDL

Cara Valeria,
Innanzitutto mi dispiace che abbia avuto questi episodi più che spiacevoli.

Le informazioni che ha dato non mi permettono di darle una risposta esaustiva, ma mi sento di consigliarle di rivolgersi al suo medico per fare accertamenti in modo da scartare possibili cause organiche.


Dalla sua descrizione potrebbe trattarsi di attacchi di panico, ha pensato di rivolgersi ad un professionista per intraprendere, eventualmente, un percorso terapeutico?

Ha notato se qualcosa attiva questi episodi?

Se avesse bisogno mi contatti, mi trova anche su google.
Un saluto