Attacchi di panico

Secondo voi sono matta?

Lavinia

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Salve sono Lavinia soffro terribilmente di attacchi di panico ho paura a guardare negli occhi gli altri credo di avere un disturbo confusionale impulsivo non mi sento normale mi pongo sempre domande come perché abbiamo gli occhi perché viviamo e via di seguito e sto sempre malissimo cosa devo fare secondo voi sono matta??

6 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Laura Birtolo Firenze (FI)

Salve Lavinia, 

La forte angoscia che la pervade è visibile anche dalle poche righe che ha scritto. Immagino che il suo pensiero e queste domande continue saranno difficili da sostenere. Noi qui, scrivendo, non possiamo sentire tutto quello che prova e possiamo dire poco. Se prova a condividere con qualcuno quest'angoscia, parlandone di persona e liberamente, potrà iniziare a mettere un po' in ordine e contenere questa forte angoscia e iniziare ad affrontare le domande che la sopraffanno. L'importante è che lei inizi a parlare con uno psicoterapeuta. 

Coraggio. 

Cordiali saluti,

Buona sera Lavinia , sicuramente stai male e soffri, e sicuramente se non farai nulla, questo malessere aumenterà ed invaderà ogni area della tua vita. Attacchi di panico, fobie, pensieri ricorrenti sono elementi che inducono a ritenere indispensabile che tu faccia un consulto psicologico che potrà rilevare la natura del problema e suggerirti il percorso adatto . Non perdere tempo perchè a 25 anni bisogna rincorrere il benessere. trova un bravo psicoterapeuta,

Buona sera

Dott.ssa Rita Messini Latina (LT)

Salve le consiglio di rivolgersi ad uno specialista nel privato. Porsi delle domande non e' patologico, come non lo e' avere paura, ma se lei ha il dubbio di essere matta o meno, puo' affrontare la questione in terapia privata. La mia domanda e' come mai ha paura di essere matta? Le persone che lei frequenta cosa le dicono? 

Spero di esserle stata utile. CORDIALI SALUTI

Dott. Massimo Ventura Bologna (BO)

Gentile Lavinia,

mi sembra che, prima di tutto, lei abbia bisogno di fermarsi un attimo e dirsi esattamente cosa le sta succedendo.

Dalla sua mail traspare una sensazione diffusa, o almeno così la colgo io, come se il mondo intorno a lei andasse a gran velocità e lei non riuscisse a stargli dietro ma si sentisse invece, mi permetta la prego le analogie, bersagliata, bombardata da troppi stimoli tutti insieme.

Per rispondere direttamente alla sua domanda, no, non credo che lei sia "matta". Credo piuttosto che lei sia una persona assai sensibile, che abbia bisogno di rallentare, prima, e poi di riprendere in mano la sua vita ma con più calma, alla "sua" velocità naturale.

A volte le etichette nosografiche, quelle che diamo ai vari tipi di disturbo psicologico, per intenderci, anziché chiarirci un dubbio lo richiudono in una definizione e ce lo rinforzano.

Se posso permettermi un consiglio di tipo pratico, le suggerirei momentaneamente l'uso di un diario, un taccuino su cui lei possa trascrivere le sue emozioni e sentimenti ma, le raccomanderei, senza usare termini clinici o tecnici ma parlando a sé stessa con il linguaggio più semplice che le possa venire. Come si parla ad un'amica.

Questo probabilmente non allieverà i suoi sintomi ma dovrebbe perlomeno aiutarla a mettere nero su bianco cos'è che sente e che prova ma a livello personale, senza sentirsi sottoposta a pareri altrui.

Dopo di che potrà sempre decidere se chiedere o meno il parere di uno specialista, quale che sia, ma avendo perlomeno le idee più chiare su sé stessa, senza sentirsi in balìa delle sue stesse sensazioni.

Sperando di esserle stato almeno di supporto, cordialmente la saluto

Cara Lavinia,  farsi le diagnosi può essere molto pericoloso a volte. Però tu avverti un disagio chiaro e profondo a cui va tempestivamente trovata una soluzione. Credo che la strada migliore sia quella di chiedere una consulenza e iniziare una psicoterapia che possa aiutarti a ritrovare la tranquillita e il benessere perduto. Nel mio studio ho seguito vari casi come il tuo. Se posso esserti utile contattami pure.

Dott.ssa Irene Desimoni Reggio Emilia (RE)

Cara Lavinia, lei sta manifestando un disagio, ma non per questo deve giudicarsi "matta". Le cerco di spiegare, è come se lei avesse due disagi: un problema primario ossia attacchi di panico frequenti e paura a guardare negli occhi altre persone (qual'è il pericolo se dovesse guardare negli occhi la gente?), lo chiamiamo primario perchè è il problema "visibile e manifesto" quello che le sta creando difficoltà nelle sue sfere di vita (ad esempio, sociale, familiare, lavorativa, relazionale), quel problema che, ipotizzando, potrebbe farle evitare determinati luoghi o persone, o che potrebbe portarla a controllare costantemente se una persona la sta guardando oppure no. Poi abbiamo un problema secondario che è più una valutazione negativa che lei fa sul suo problema e, di conseguenza, su sè stessa; si tratta dunque di una non accettazione della propria condizione emotiva e di conseguenza del suo disagio. Non accettandolo, è come se gli avesse attaccato un'etichetta di "anormalità", ma questo etichettamento finisce per farla concentrare su un falso problema: siamo normali? Stiamo provando l'emozione giusta, l'emozione normale?. In tal modo, siamo finiti in un vicolo cieco nel quale non sono disponibili soluzioni pratiche a problemi pratici (quindi come affrontare il problema primario degli attacchi di panico), ma solo giudizi di valore che tendenzialmente ci portano a conclusioni depressive: sensazione di essere strani, diversi, esclusi o addirittura derisi. Il mio consiglio è di non concentrarsi su quanto lei sia normale o anormale, in quanto si tratta di una valutazione fuorviante e che allontana dal problema principale, la invito, con l'aiuto di un professionista, a capire e risolvere il problema concreto degli attacchi di panico. Rimango a sua disposizione. Con affetto.
 

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