Cara Mariastella, sento il dolore straziante che porti dentro di te ed è un primo atto importante averlo condiviso.
Ti trovi in una condizione di esaurimento: la sensazione di aver finito le risorse, di non avere più spazio per aggiungere alcuna fatica alla tua giornata. Come donna che ricopre ruoli tanto esigenti (militare, mamma e moglie) sei abituata a gestire la pressione, ad essere un pilastro. Ma anche i pilastri più forti, se costantemente sovraccaricati e mai nutriti, possono arrivare a cedere.
Mi parli di una triplice delusione: quella verso una vocazione lavorativa in cui avevi creduto, quella verso un matrimonio che non ti offre l’ancoraggio emotivo di cui avresti bisogno, e quella verso un’adolescenza dei figli che, invece di essere un’evoluzione gioiosa, si presenta come un ulteriore fronte di battaglia.
La tua sensazione di voler "farla finita" non è necessariamente un desiderio di morte in sé, ma spesso è il desiderio che finisca questo specifico modo di vivere, che è diventato intollerabile. È la voce di una parte di te che non ne può più di portare il mondo intero sulle spalle, senza ricevere in cambio quel calore, quella comprensione e quel sostegno che ti farebbero sentire, finalmente, vista e protetta.
Il fatto che tu senta ancora il dolore che la tua assenza causerebbe ai tuoi figli è, in questo momento, la tua ancora di salvezza, ma è anche una responsabilità che ti fa sentire ancora più isolata. È un gesto di immenso amore, ma può trasformarsi in una prigione se senti di dover "resistere" solo per loro, annullando completamente te stessa.
Un primo passo necessario è non portare questo peso da sola ancora per un giorno di più.
Il tuo stato di sofferenza è troppo intenso per essere gestito solo con la forza di volontà.
Ti chiedo, con urgenza e con tutto il calore di cui sono capace, di chiedere un supporto professionale immediato nel tuo territorio.
Non devi risolvere tutto subito, né devi trovare una soluzione al tuo matrimonio o al tuo lavoro in questo momento. Il primo passo è mettere in sicurezza te stessa.
Non sei invisibile. Anche se tuo marito minimizza (probabilmente per una sua incapacità di gestire il peso delle emozioni altrui o per paura) ciò che senti è reale, è valido ed è gravissimo.
La salute mentale è un dovere. Come militare sai bene cosa significa operare in condizioni di emergenza. Ecco, questa è un'emergenza. Hai diritto di essere tutelata, curata e sollevata dal peso che stai portando.
Ti chiedo di riflettere su questo: se ci fosse una tua cara amica, o una tua sottoposta in caserma, che ti parlasse con la stessa onestà con cui mi hai scritto tu oggi, cosa le diresti? La inviteresti a resistere in silenzio o le diresti che è il momento di chiedere aiuto e di essere protetta?
Ti suggerisco di contattare ora una figura di riferimento: il tuo medico di base, un consultorio della tua zona, o un centro di ascolto specializzato nella prevenzione del disagio. Non attendere che la stanchezza diventi un'azione definitiva.
Il tuo valore come persona, come madre e come donna esiste indipendentemente dalle tue prestazioni professionali o dalla tua capacità di reggere il peso di questa solitudine.
Sei disposta, per te stessa e per quel frammento di speranza che ti ha spinto a scrivere oggi, a chiamare un professionista oggi stesso o a recarti nel presidio sanitario più vicino per condividere questo vissuto?