Mi sento schiacciata

Maristella

Salve, sono M. e sono moglie, mamma e militare. I miei figli stanno entrando nell'adolescenza ed è faticoso gestire questo periodo. Lavoro fuori casa 9/10 ore al giorno. Il mio lavoro mi ha sempre profondamente delusa nonostante mi sia arruolata per fede e passione. Mio marito è un brav'uomo, ma superficiale ed emotivamente assente...quando gli parlo dei miei problemi e preoccupazioni lui mostra disagio e tende a minimizzare. Io sto provando, da molti mesi, un gran desiderio di farla finita. Mi trattiene il pensiero del grande dolore e trauma che cagionerei ai miei figli.

19 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile Maristella, da ciò che descrive emerge una grande sofferenza. Oggi lei qui condivide una volontà di rialzarsi, cambiare questo momento e ritornare a vivere. La stanchezza, la solitudine, la mancanza di sostegno possono spegnere ogni desiderio ma un momento per quanto grigio non è una condizione definitiva. Non deve affrontare la cosa da sola. C'è la reale opportunità di lavorare insieme, in uno spazio riservato e professionale per ricevere l'ascolto che merita e ritrovare nuove risorse per nuove direzioni. Maristella può contattarmi liberamente, qui in piattaforma o direttamente, io lavoro online e sono disponibile ad un confronto. Le auguro il meglio.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Carissima,
quello che descrive fa pensare a una condizione di forte sovraccarico emotivo e solitudine interiore protratta nel tempo. Sta sostenendo molte responsabilità contemporaneamente, sentendosi probabilmente poco compresa, poco sostenuta e molto stanca emotivamente.
 
Il fatto che il pensiero dei suoi figli la trattenga è importante, ma non deve restare sola a gestire pensieri così pesanti. Quando compare il desiderio di “farla finita”, anche se non c’è un’intenzione immediata, è fondamentale chiedere aiuto concreto e diretto a uno specialista o a un servizio del territorio.
 
Spesso, in queste situazioni, la mente arriva a vedere la sofferenza come senza uscita, ma questo non significa che non esistano alternative: significa che in questo momento lei è troppo affaticata per riuscire a vederle da sola. Chiedere supporto non è un fallimento, ma un modo per proteggere sé stessa e i suoi figli.


Un caro saluto,
dott.ssa Rossi Greta 

Dott.ssa Greta Rossi

Dott.ssa Greta Rossi

Padova

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Buongiorno M., nel suo messaggio si percepisce la fatica di una persona che da molto tempo sta cercando di tenere insieme tutto: il ruolo di madre, il lavoro, la famiglia, le responsabilità quotidiane. Probabilmente continuando ad andare avanti anche quando dentro si sentiva già molto stanca. A volte chi è abituato a “reggere”, può arrivare a un punto in cui non sente più uno spazio dove poter essere accolto davvero nelle proprie paure, fragilità o delusioni. E il senso di solitudine può diventare molto pesante, soprattutto quando ci si sente emotivamente poco compresi dalla persona accanto.

Il fatto che lei riesca a parlare di questi pensieri è importante. Credo che dentro di lei ci sia il bisogno che questa sofferenza smetta di essere portata da sola. I pensieri che descrive meritano attenzione e ascolto reale, non perché lei sia “debole”, ma perché sta attraversando un momento di grande sovraccarico emotivo.

Credo che in questa fase possa essere molto importante concedersi uno spazio tutto suo, in cui non dover sostenere nessuno e poter finalmente portare anche il proprio dolore. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio in questo.

Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.

Dottoressa Luisa Corlianò
Psicologa

Email: [email protected]
Sede: Poliambulatorio Maglie Salus | Via Gallipoli, 59 - Maglie, Le
Ricevo anche online

Dott.ssa Luisa Corlianò

Dott.ssa Luisa Corlianò

Lecce

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Cara Mariastella, sento il dolore straziante che porti dentro di te ed è un primo atto importante averlo condiviso.

Ti trovi in una condizione di esaurimento: la sensazione di aver finito le risorse, di non avere più spazio per aggiungere alcuna fatica alla tua giornata. Come donna che ricopre ruoli tanto esigenti (militare, mamma e moglie) sei abituata a gestire la pressione, ad essere un pilastro. Ma anche i pilastri più forti, se costantemente sovraccaricati e mai nutriti, possono arrivare a cedere.

Mi parli di una triplice delusione: quella verso una vocazione lavorativa in cui avevi creduto, quella verso un matrimonio che non ti offre l’ancoraggio emotivo di cui avresti bisogno, e quella verso un’adolescenza dei figli che, invece di essere un’evoluzione gioiosa, si presenta come un ulteriore fronte di battaglia.

La tua sensazione di voler "farla finita" non è necessariamente un desiderio di morte in sé, ma spesso è il desiderio che finisca questo specifico modo di vivere, che è diventato intollerabile. È la voce di una parte di te che non ne può più di portare il mondo intero sulle spalle, senza ricevere in cambio quel calore, quella comprensione e quel sostegno che ti farebbero sentire, finalmente, vista e protetta.

Il fatto che tu senta ancora il dolore che la tua assenza causerebbe ai tuoi figli è, in questo momento, la tua ancora di salvezza, ma è anche una responsabilità che ti fa sentire ancora più isolata. È un gesto di immenso amore, ma può trasformarsi in una prigione se senti di dover "resistere" solo per loro, annullando completamente te stessa.

Un primo passo necessario è non portare questo peso da sola ancora per un giorno di più.

Il tuo stato di sofferenza è troppo intenso per essere gestito solo con la forza di volontà.

Ti chiedo, con urgenza e con tutto il calore di cui sono capace, di chiedere un supporto professionale immediato nel tuo territorio.

Non devi risolvere tutto subito, né devi trovare una soluzione al tuo matrimonio o al tuo lavoro in questo momento. Il primo passo è mettere in sicurezza te stessa.

Non sei invisibile. Anche se tuo marito minimizza (probabilmente per una sua incapacità di gestire il peso delle emozioni altrui o per paura) ciò che senti è reale, è valido ed è gravissimo.

La salute mentale è un dovere. Come militare sai bene cosa significa operare in condizioni di emergenza. Ecco, questa è un'emergenza. Hai diritto di essere tutelata, curata e sollevata dal peso che stai portando.

Ti chiedo di riflettere su questo: se ci fosse una tua cara amica, o una tua sottoposta in caserma, che ti parlasse con la stessa onestà con cui mi hai scritto tu oggi, cosa le diresti? La inviteresti a resistere in silenzio o le diresti che è il momento di chiedere aiuto e di essere protetta?

Ti suggerisco di contattare ora una figura di riferimento: il tuo medico di base, un consultorio della tua zona, o un centro di ascolto specializzato nella prevenzione del disagio. Non attendere che la stanchezza diventi un'azione definitiva.

Il tuo valore come persona, come madre e come donna esiste indipendentemente dalle tue prestazioni professionali o dalla tua capacità di reggere il peso di questa solitudine.

Sei disposta, per te stessa e per quel frammento di speranza che ti ha spinto a scrivere oggi, a chiamare un professionista oggi stesso o a recarti nel presidio sanitario più vicino per condividere questo vissuto?

Dott.ssa Micol Loppo

Dott.ssa Micol Loppo

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Buongiorno Cara, 

Non sei debole, sei una donna a cui è stato chiesto di essere forte per troppo tempo, da sola, senza un porto sicuro in cui potersi poggiare e mostrare fragile. Il pensiero di voler "farla finita" è il segnale d'allarme estremo con cui il tuo corpo e la tua mente ti stanno dicendo che la vita, così come la stai conducendo oggi, non è più sostenibile. Non è che tu voglia smettere di vivere; tu hai un disperato bisogno di smettere di soffrire e di respirare sotto questo peso. Il fatto che il pensiero dei tuoi figli ti trattenga dimostra quanto profondo sia il tuo amore per loro e quanta forza rimanga ancora dentro di te, ma non puoi e non devi reggere questo peso da sola. Dato che ti senti così schiacciata e che questo desiderio è presente da molti mesi, ti chiedo un atto di coraggio formale: quello di chiedere aiuto immediatamente a dei professionisti. Ci sono persone formate esattamente per accogliere questo dolore senza giudicarti, senza minimizzare come fa tuo marito, e per aiutarti a trovare una via d'uscita.

Essendo tu una militare, so che a volte all'interno delle Forze Armate c'è il timore di aprirsi per paura di ripercussioni sulla carriera o sul servizio. Proprio per questo, ti invito caldamente a cercare questo supporto inizialmente al di fuori della struttura militare, attraverso i numeri che ti ho dato o rivolgendoti privatamente a uno psicologo o al Consultorio Familiare della tua ASL territoriale. Hai il diritto sacro alla privacy e alla cura della tua salute mentale come cittadina e come madre. Tuo marito purtroppo mostra disagio e minimizza, probabilmente perché non ha gli strumenti emotivi per comprendere la gravità del tuo stato d'animo o perché ne ha paura. Questo non significa che tu stia esagerando. Significa solo che lui non è la persona che può salvarti in questo momento: devi affidarti a dei professionisti. I tuoi figli hanno bisogno di te, ma hanno bisogno di una mamma a cui sia concesso di fermarsi, farsi curare e depositare questo zaino troppo pesante. Fai questo primo passo oggi stesso. Telefona a uno di questi numeri. Permetti a qualcuno di tenderti la mano e di aiutarti a uscire da questa oscurità. Non sei sola.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Cara Maristella, ti ringrazio per aver trovato la forza di raccontare ciò che stai vivendo. Dalle tue parole arriva tutta la fatica di una donna che da molto tempo sta cercando di sostenere tutto: il lavoro, la famiglia, i figli che stanno crescendo, le delusioni personali e quel senso di solitudine emotiva che fa ancora più male quando ci si sente poco comprese proprio dentro casa. Quando una persona arriva a desiderare di “farla finita”, molto spesso non desidera davvero morire, ma smettere di sentire un dolore che è diventato troppo pesante da portare da sola. E il fatto che tu riesca ancora a sentire così forte l’amore per i tuoi figli e il pensiero del dolore che potresti causare loro, mi fa pensare che dentro di te ci sia ancora una parte che desidera essere aiutata, ascoltata e ritrovare un po’ di pace.Non minimizzare quello che stai provando e non sentirti sbagliata perché sei stanca. Anche le persone più forti, quelle abituate a reggere responsabilità enormi e a mostrarsi sempre solide, possono attraversare momenti di profondo svuotamento emotivo. Non devi affrontare tutto questo da sola. In questo momento è importante che tu possa trovare uno spazio sicuro in cui parlare davvero di te, senza sentirti giudicata, sminuita o “troppo fragile”. Quello che senti merita attenzione e cura.Se te la senti, Maristella, contattami. Ti ascolterò e cercherò di aiutarti a dare voce a questo dolore, insieme, passo dopo passo. 

Dott.ssa Francesca Giusto 

Psicologa e Pedagogista

Tel: [+39] 320 2578865 

Email: [email protected] 

Sede: Via Cosimo de Giorgi, 93 – Lecce | Consulenze Online

Cara Maristella,

grazie per aver trovato il coraggio di raccontare quello che stai vivendo. Leggendo le tue parole emerge una donna che da molto tempo sta sostenendo un carico enorme: il lavoro, la maternità in una fase delicata come l’adolescenza dei figli, la delusione professionale e la sensazione di non sentirsi realmente compresa e sostenuta emotivamente dal partner. Mi colpisce quanto tu ti senta sola nel portare tutto questo peso e quanto, nonostante la fatica, continui a prenderti cura della tua famiglia. Vorrei però soffermarmi su un aspetto molto importante del tuo messaggio. Scrivi che da molti mesi provi un forte desiderio di farla finita e che a trattenerti è soprattutto il pensiero del dolore che provocheresti ai tuoi figli. Quando una persona arriva a pensieri di questo tipo, significa che la sofferenza ha raggiunto un livello che merita attenzione immediata e non dovrebbe essere affrontata da sola. Ti chiedo quindi di aiutarmi a capire meglio: questi pensieri sono presenti come desiderio di non vivere più o hai anche immaginato ideazioni per toglierti la vita? Hai mai compiuto gesti autolesivi o preparato qualcosa in questa direzione? Nel frattempo, ti incoraggio a non rimanere isolata con questo dolore. Se senti che il rischio di farti del male potrebbe aumentare, è importante contattare subito una persona fidata, un professionista della salute mentale o i servizi di emergenza della tua zona. Il fatto che tu abbia scritto questo messaggio mi fa pensare che una parte di te stia ancora cercando aiuto e una possibilità diversa di 're-stare' nella sofferenza che stai vivendo adesso. Vorrei partire proprio da quella parte e capire insieme come sostenerti. Ti va di raccontarmi da quanto tempo senti di essere arrivata al limite e cosa è successo nei mesi che hanno preceduto questi pensieri?

Dott.ssa Vincenza Cavalera

Dott.ssa Vincenza Cavalera

Dott.ssa Vincenza Cavalera

Lecce

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Cara Maristella,
quello che descrivi è un sovraccarico emotivo serio, e i pensieri di farla finita non vanno minimizzati. È un segnale che per molto tempo hai sostenuto un peso che ti ha profondamente stancato o deluso.

Mi raccomando, in questo momento la tua sicurezza viene prima di tutto: se ti dovesse capitare che questi pensieri diventano difficili da gestire, chiedi aiuto a chi ti sta vicino o rivolgiti subito a un pronto soccorso.

Se, con calma, vuoi vedere cosa c’è dentro queste delusioni e questo desiderio di farla finita, io sono disponibile a lavorare insieme.

Un caro saluto

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

Il Dott. Emanuele Santarelli offre supporto psicologico anche online

Buongiorno,

la ringrazio per aver condiviso una situazione così pesante. Il fatto che da mesi compaia il pensiero di “farla finita” è un segnale importante di sofferenza, anche se in questo momento si sente trattenuta dai suoi figli.
Non è qualcosa da gestire da sola: sarebbe importante chiedere un supporto psicologico o psichiatrico quanto prima, anche attraverso il medico di base o un Centro di Salute Mentale.

Dott.ssa Fioldisa

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

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Cara signora mi chiami il prima possibile per parlarne meglio di persona.  Cio che al momento mi sento di dirle è di non agire perche ci sono altre soluzioni

Cara Maristella,

quando una donna arriva a dire “vorrei farla finita”, non sta cercando attenzione. Sta dicendo che da troppo tempo porta un peso che nessuno vede davvero. E il modo in cui lo racconti fa capire che non è un pensiero improvviso, ma qualcosa che ti accompagna da mesi, come una stanchezza profonda che non trova più un posto dove appoggiarsi.

Tu vivi tre vite in una sola: quella della madre che deve reggere l’adolescenza dei figli, quella della militare che lavora dieci ore al giorno in un ambiente duro, deludente, che non ti restituisce nulla di ciò che hai dato, e quella della donna che, quando torna a casa, non trova un luogo dove essere capita. Tuo marito non è cattivo, ma è emotivamente assente. E quando una persona che ami non riesce a starti accanto, il dolore non si vede, ma scava.

La verità è che tu non sei fragile. Sei esausta. Sei stata forte troppo a lungo, senza mai avere un posto dove crollare. E quando una persona non ha più spazi di respiro, la mente inizia a cercare vie d’uscita estreme non perché vuole morire, ma perché non vede più alternative per smettere di soffrire. Il fatto che tu dica “mi trattengono i miei figli” non è un dettaglio: è la parte sana di te che ancora resiste, che ancora sa che la tua vita vale, anche se oggi non riesci a sentirlo.

Quello che stai vivendo non si risolve da sola, né con la forza di volontà. Hai bisogno di qualcuno che ti ascolti davvero, che ti aiuti a mettere ordine, che ti faccia spazio senza giudicarti. Parlare con un professionista, anche solo per un primo colloquio, non è un fallimento: è un atto di protezione verso te stessa e verso i tuoi figli. E parlare con una persona di fiducia, qualcuno che possa starti accanto anche solo per non restare sola con questi pensieri, è fondamentale.

Tu non devi attraversare questo buio da sola. E non devi scegliere adesso cosa fare della tua relazione, del tuo lavoro, della tua vita. Adesso l’unica cosa che conta è che tu non resti chiusa dentro questo dolore senza una voce accanto. La tua vita non è finita. È solo troppo pesante per essere portata da una sola persona.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo anche Online

 

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

La Dott.ssa Arianna Bagnini offre supporto psicologico anche online

Cara Maristella,

credo che tu stia portando sulle spalle tante responsabilità contemporaneamente: il ruolo di madre, di moglie, il lavoro, le preoccupazioni per i tuoi figli che stanno crescendo e, in tutto questo, la sensazione di non sentirti compresa e sostenuta come avresti bisogno.

Mi colpisce quando dici che il lavoro che avevi scelto con fede e passione ti ha profondamente delusa. Le delusioni che riguardano ciò in cui abbiamo creduto possono lasciare ferite molto profonde e farci sentire svuotati di significato.

Leggo anche molta solitudine. Quando provi a condividere le tue preoccupazioni con tuo marito, ti trovi davanti a disagio o minimizzazione, e questo può far sentire ancora più soli proprio nel momento in cui si avrebbe bisogno di essere accolti e ascoltati.

Voglio dirti che il fatto che tu riesca a raccontare tutto questo è importante. Non stai tenendo il dolore chiuso dentro di te: stai cercando un modo per farlo vedere e comprendere.

Mi preoccupa leggere che da molti mesi provi un forte desiderio di farla finita. Non vorrei che tu affrontassi da sola un peso così grande. Vorrei capire meglio quanto questi pensieri siano presenti nella tua quotidianità e quanto ti facciano sentire in pericolo. Il fatto che il pensiero dei tuoi figli rappresenti per te un legame così forte con la vita è un elemento importante, ma non dovrebbe essere l'unica cosa a sostenerti.

In questo momento credo che il tuo dolore meriti attenzione, ascolto e aiuto concreto.

Un caro abbraccio 

Dott.ssa Maria Rosa Biondo 

Gentile M.,

Probabilmente si trova ad attraversare un periodo difficile, in cui sente di non avere forze e si sente sola e non vista. Mi chiedo se lei stessa si veda oltre i ruoli di moglie, madre e militare.

L'adolescenza dei figli sembra chiudere un dialogo con loro e ci fa dubitare del legame e dei sacrifici che si sono fatti fino ad ora, ma è solo una fase necessaria alla loro ricerca di sé. Al tempo stesso, si mette alla prova il rapporto coniugale, proprio perché si ricerca maggiormente quando i figli raggiungono un certo grado di autonomia. La coppia potrebbe non essere pronta a questo nuovo equilibrio, o il partner potrebbe essere il polo su cui sfoghiamo le nostre frustrazioni e aspettative non realizzate. 

Sarebbe necessario approfondire questi aspetti che la stanno facendo soffrire e forse avrebbe bisogno di esplicitare questo bisogno di accudimento: poter mostrare la sua debolezza ed essere accolta.

Rivolge contro di sé il dolore, ma può cercare invece la "cura".

Quando provi a parlare dei tuoi problemi e senti che tuo marito li minimizza, può nascere una sensazione profonda di solitudine. A lungo andare, sentirsi non accolti nelle proprie sofferenze può portare a perdere speranza e a pensare che non ci sia una via ti uscita, ti chiedo di parlarne oggi stesso con qualcuno di fidato o con un professionista, non rimanere sola, chiusa nel tuo dolore... i tuoi figli hanno bisogno di te ma anche il tuo marito a bisogno di te, però in questo momento non riesce ad aiutarti anche perché è probabile che non ha gli strumenti per aiutarti...

Gentile M.,

dalle sue parole mi sembra che emerga una sofferenza importante, che sta portando sulle sue spalle da sola, mentre continua a sostenere il peso del lavoro, della famiglia e delle molte responsabilità quotidiane.

I pensieri che descrive meritano di essere accolti con attenzione e ascoltati in uno spazio dedicato, senza essere minimizzati. Per questo credo possa essere importante che lei si conceda la possibilità di parlarne con un professionista, in uno spazio senza giudizio.

Se desidera approfondire ciò che sta vivendo, resto disponibile ad accompagnarla in un percorso di ascolto e comprensione.

Un caro saluto,

dott.ssa Chiara Iacca

Dott.ssa Chiara Iacca

Dott.ssa Chiara Iacca

Lecce

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Buongiorno mi spiace molto per il suo disagio e per il forte stress che sta provando . Dalle sue parole si percepisce come l'unica soluzione che percepisce a questa situazione problematica sia la fuga e allo stesso tempo lei rovi un enorme senso di colpa.  Come se si sentisse l unica responsabile di tutto questo sistema familiare e questa responsabilità continua alla quale risponde con senso del dovere abbia appannato completamente il suo volere. 

Le consiglio per quanto possa sembrarle complicato di regalarsi qualche momento della giornata soltanto pensando a cose che le diano serenità e gioia e di iniziare a creare una routine giornaliera con momenti a lei solo dedicati per ridurre lo stato di esaurimento emotivo che esprime . 

Se fosse interessata a dedicarsi un percorso con approccio di psicologia positiva e mindfulness , per ritrovare equilibrio emotivo e trovare le giuste soluzioni strategiche a questi problemi che l angosciato, a partire dalla gestione dell' adolescenza , rimango a sua disposizione anche per sedute online. 

Le porgo un caloroso saluto 

Dott.ssa Tricarico Valentina 

Dott.ssa Valentina Tricarico

Dott.ssa Valentina Tricarico

Genova

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Cara Maristella, forse ti stai chiedendo troppo. Prova a trovare qualche momento per te, anche tra amiche, per recuperare un po' di energie. Se le ideazioni oscure continuano, parlane con qualcuno, non tenerle nella solitudine. Se i pensieri persistono, forse devi anche ricorrere ai farmaci e poi a dei colloqui.

Dott.ssa Francesca Imoda

Dott.ssa Francesca Imoda

Torino

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Gentile Maristella,

la ringrazio per aver trovato la forza di scrivere ciò che sta vivendo. So che non è semplice mettere nero su bianco pensieri così dolorosi.

Leggendo il suo messaggio, mi ha colpito una cosa in particolare. Lei si presenta dicendo di essere moglie, mamma e militare. Poi racconta le difficoltà con i figli adolescenti, il lavoro che l'ha profondamente delusa, il rapporto con suo marito e le responsabilità quotidiane.

Mi sono chiesta, però, dove sia rimasta Maristella in tutto questo.

Ho avuto la sensazione che, nel tempo, la persona abbia lasciato spazio ai ruoli. Quando si è abituati a essere il punto di riferimento per gli altri, a sostenere responsabilità importanti e a continuare ad andare avanti anche nei momenti più difficili, può diventare estremamente complicato riconoscere il momento in cui anche noi abbiamo bisogno di essere sostenuti.

Lei descrive una stanchezza che sembra andare oltre la fatica fisica. Racconta la perdita di entusiasmo per un lavoro che aveva scelto con convinzione, la sensazione di non sentirsi davvero compresa nella relazione di coppia e il peso di dover affrontare contemporaneamente molte richieste. Quando questi elementi si accumulano, non è raro che la persona inizi a percepire il futuro come privo di possibilità e la sofferenza come insostenibile.

Vorrei soffermarmi con delicatezza su un passaggio del suo messaggio. Lei scrive che da mesi pensa di "farla finita", ma aggiunge che il pensiero dei suoi figli la trattiene. Credo sia importante prendere molto sul serio queste parole. Non perché definiscano chi è lei, ma perché raccontano quanto il dolore abbia raggiunto un livello che merita un aiuto immediato e concreto.

Le suggerisco di non affrontare questa situazione da sola. Se questi pensieri sono presenti anche oggi o dovessero intensificarsi, è importante parlarne quanto prima con uno psicologo, uno psichiatra, il suo medico di medicina generale o con un servizio di emergenza, soprattutto se dovesse temere di poter passare dal pensiero all'azione. Chiedere aiuto in questa fase è un gesto di tutela verso sé stessa e verso le persone che ama.

Solo dopo aver messo al sicuro questo momento così delicato, ci sarà spazio per comprendere insieme il significato delle tante delusioni che racconta: quella professionale, quella relazionale e quella legata alla fatica di sostenere una famiglia in una fase complessa del ciclo di vita. Oggi, però, la priorità è che lei non resti sola con questo dolore.

Vorrei lasciarle un'ultima riflessione. Dal suo messaggio non emerge una persona che ha smesso di amare la vita. Emerge una persona che, per troppo tempo, ha cercato di essere forte senza trovare uno spazio in cui poter essere fragile. Sono due cose molto diverse. E proprio questa differenza mi fa pensare che esista ancora una parte di lei che desidera essere aiutata: è la stessa parte che l'ha portata a scrivere qui.

Le auguro di permettersi di chiedere quell'aiuto con la stessa determinazione con cui, fino a oggi, si è presa cura degli altri. Nessuno dovrebbe attraversare una sofferenza di questa intensità da solo.

Dott.ssa Claudia Campisi

Dott.ssa Claudia Campisi

Roma

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Buongiorno Maristella

Dalle sue parole arriva il sovraccarico e la sofferenza che si trova a vivere.

È arrivato il momento di pensare a sé stessa. 

Io direi di non affrontare da sola questo momento ma lasciarsi aiutare.

Se vuole mi può contattare e intanto le rivolgo un pensiero affettuoso.

Cordialmente 

Dott.ssa Maria Alpino 

Dott.ssa Maria Alpino

Dott.ssa Maria Alpino

Rimini

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