Spesso penso che la mia vita non abbia più senso

Monica

Buongiorno, ho 60 anni, sono sposata da 30 anni, ho un aspetto giovanile, ho viaggiato molto, sono sportiva e impegnata sul lavoro. Purtroppo da un pò di tempo penso che i momenti belli che ho vissuto in passato non torneranno più, che davanti ho solo anni brutti che saranno pieni di dispiaceri e problemi. L'anno scorso è mancato il mio adorato cagnolino, che, forse, mi riempiva di amore e copriva le brutture della mia vita. Adesso mi sento sola, mio marito brontola su tutto, è una persona pessimista e poco comunicativa, con lui non posso parlare dei miei problemi perchè dice che sono matta e rovino la vita anche a lui. Vorrei addormentarmi e non svegliarmi più.

9 risposte degli esperti per questa domanda

Cara Monica,

dalle tue parole arriva tanta stanchezza emotiva, ma anche una profonda solitudine. A volte, quando attraversiamo perdite importanti o momenti di disillusione, può succedere di guardare avanti e vedere solo ciò che manca, ciò che è finito, ciò che non tornerà più. E questo fa molto male.

La perdita del tuo cagnolino, da come ne parli, non è stata “solo” la perdita di un animale amato, ma anche di una presenza affettiva che ti dava calore, compagnia e una forma di conforto quotidiano. Quando vengono meno legami così significativi, spesso emergono con più forza vuoti, fatiche e fragilità che prima riuscivamo a tollerare meglio.

Mi colpisce anche quanto tu ti senta poco accolta nella relazione con tuo marito: sentirsi giudicata o non compresa proprio quando si sta male può aumentare enormemente il senso di isolamento. Ma il fatto che oggi tu abbia trovato le parole per raccontarti è importante, perché significa che una parte di te sta ancora cercando ascolto, contatto e possibilità di stare meglio.

Quando scrivi “vorrei addormentarmi e non svegliarmi più”, sento soprattutto il desiderio di smettere di soffrire così tanto, più che una vera assenza di desiderio di vivere. E questa sofferenza merita attenzione, vicinanza e uno spazio in cui poter essere accolta senza essere giudicata.

Hai 60 anni, ma la vita emotiva non ha un’età oltre la quale non possa più succedere qualcosa di buono, di autentico o di significativo. I momenti belli del passato non torneranno identici, è vero, ma questo non significa che davanti ci siano soltanto anni vuoti o dolorosi. A volte è proprio nei periodi più difficili che diventa necessario riscoprire parti di sé rimaste in silenzio troppo a lungo.

Se hai voglia o ti senti di parlarne, posso offrirti uno spazio di ascolto. 

Un caro saluto

Dott.ssa Chiara Lorenzetti

Dott.ssa Chiara Lorenzetti

Vercelli

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Cara Monica, dalle sue parole si sente una grande stanchezza emotiva, non una vita “senza senso”. Ha perso una presenza affettiva importante, si senti sola e poco compresa proprio nel momento in cui ne avrebbe più  bisogno di calore e ascolto.
Quando si arriva a desiderare di “addormentarsi e non svegliarsi più”, è importante non restare soli dentro questo dolore.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarla davvero a ritrovare uno spazio suo, in cui si possa sentire accolta, capita e tornare a vedere un futuro, non solo mancanze. A 60 anni la vita non è finita: spesso è il momento in cui si può ricominciare a vivere in modo più autentico e più vicino a sé stessi.

Se ha piacere, mi scriva. Ricevo anche online, 
la abbraccio. 
Dott.ssa Fioldisa

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

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Cara Monica, quello che stai vivendo è un dolore che pesa sul petto. Non è solo la perdita del tuo cagnolino, che per anni ti ha dato un amore puro e costante, ma è anche la sensazione che con lui se ne sia andata una parte della tua capacità di vedere il bello. Quando dici che vorresti addormentarti e non svegliarti più, non stai dicendo che vuoi farla finita: stai dicendo che sei stanca, che non trovi più un appiglio, che senti di non avere più un posto dove appoggiarti senza crollare. È un grido di esaustione, non di resa.

La solitudine che descrivi non nasce dal fatto che sei sola davvero, ma dal fatto che non ti senti più raggiunta. Tuo marito è presente fisicamente, ma emotivamente è lontano. Il suo modo di reagire, brontolare, minimizzare, dirti che sei “matta”, non parla di te, parla dei suoi limiti. Ci sono persone che, davanti alla sofferenza dell’altro, invece di avvicinarsi si irrigidiscono, si chiudono, si difendono. Non perché non provino nulla, ma perché non sanno come stare accanto al dolore senza sentirsi travolti. E così, invece di accoglierti, ti respingono. E tu, che avresti bisogno di un abbraccio, ti ritrovi con un muro.

È normale che oggi tu veda il futuro come una distesa di anni grigi. Quando si è in un momento depressivo perché questo è, anche se non lo chiami così, la mente perde la capacità di immaginare il domani. Non è la realtà che è buia: è il tuo stato emotivo che la colora così. E questo significa una cosa importante: non rimarrai così per sempre. Nessuno stato emotivo è definitivo, nemmeno quelli che sembrano inguaribili.

Il tuo dolore merita ascolto, non giudizio. Merita presenza, non frasi che feriscono. Merita uno spazio sicuro dove poter dire tutto senza sentirti sbagliata. E questo spazio può essere un professionista, una persona di fiducia, qualcuno che sappia stare con te senza spaventarsi. Parlare con qualcuno non significa essere deboli: significa riconoscere che stai portando un peso troppo grande da sola.

Tu non sei finita. Sei ferita. Sei stanca. Sei in un momento in cui la vita ti chiede più di quanto tu abbia da dare. Ma questo non definisce chi sei, né chi sarai. La parte di te che ha viaggiato, che ha amato, che ha costruito, che ha riso, che ha desiderato… non è scomparsa. È solo coperta da un velo di tristezza che oggi sembra impenetrabile, ma che può sollevarsi.

Vorrei che tu potessi fare un passo: parlare con qualcuno di reale, qualcuno che possa ascoltarti davvero. Non devi farcela da sola. E non devi continuare a soffrire in silenzio per non disturbare nessuno. Tu meriti cura, meriti sollievo, meriti qualcuno che ti dica “ti vedo, e non sei un peso”.

Se vuoi, posso aiutarti a capire come fare il primo passo: se preferisci lavorare su come parlare con tuo marito senza sentirti annullata, oppure su come trovare uno spazio tuo dove essere accolta davvero. 

Un caro saluto

Dottoressa Arianna Bagnini

Psicologa Clinica e del Lavoro

Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Cara Monica,

sta attraversando un momento di transizione, segnato da una perdita importante – il suo cagnolino, fonte di affetto e punto di riferimento – e da un senso di solitudine nella relazione. È comprensibile che in questa fase il futuro appaia negativo, ma è una lettura legata al dolore presente.

Nella sua storia ci sono anche molte risorse: è attiva, sportiva, ha viaggiato. Potrebbe esserle utile prendersi uno spazio tutto suo di riflessione, per riscoprire queste parti e dare valore alle sue esperienze, trasformandole in qualcosa che abbia senso oggi e che possa riattivare interessi e passioni anche in futuro.

Un caro saluto

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Gentile Monica, quando si accumulano dolore, solitudine, delusione è normale perdere la speranza e veder il mondo solo nero. Le emozioni di questo momento possono influenzare profondamente il modo in cui si guarda la vita. Non deve affrontare da sola questo delicato momento, può chiedere aiuto ad un professionista, capire insieme cosa sta alimentando questa sofferenza e trovare uno spazio dove sentirsi ascoltata.

Può contatrarmi liberamente, se lo desidera, per un confronto online, un caro saluto.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Cara Monica capisco quanto possa essere doloroso sentirsi sole e sopraffatte dai pensieri negativi, soprattutto dopo la perdita di qualcuno che amavamo profondamente, come il tuo adorato cagnolino, che ti riempiva di affetto e compagnia. È naturale confrontarsi con momenti in cui il passato sembra più bello del presente, ma questo non significa che il futuro debba essere solo triste. A volte parlare di ciò che stiamo vivendo con qualcuno che ascolta senza giudicare può fare una grande differenza.

Se vuoi, possiamo affrontare insieme queste difficoltà e trovare modi per ritrovare serenità e significato nella tua vita quotidiana.

Un caro saluto

Dott.ssa Annatilde Persico

Buongiorno Monica,
quello che scrive arriva con molta forza. Si sente una donna che ha vissuto, che ha amato, che ha costruito tanto, ma che oggi sembra trovarsi davanti a un vuoto difficile da nominare. La perdita del suo cagnolino non è una cosa piccola. Chi ha amato profondamente un animale sa bene che non se ne va solo una presenza in casa: se ne va un pezzo di quotidianità, di tenerezza, di compagnia, a volte anche quella parte di amore semplice che ci faceva sentire meno soli. Mi colpisce anche il fatto che lei non si senta ascoltata proprio dove avrebbe più bisogno di esserlo. Quando il dolore viene liquidato o giudicato, può diventare ancora più pesante, fino a far sembrare il futuro chiuso, senza possibilità. Vorrei dirle una cosa con molta chiarezza: questi pensieri non vanno tenuti dentro da sola. Non perché lei sia sbagliata, ma perché sta soffrendo davvero. E la sofferenza, quando diventa così intensa, merita cura, ascolto e presenza. Un colloquio psicologico potrebbe aiutarla a rimettere ordine in questo momento della sua vita, a dare un nome a ciò che sta provando e a capire da dove ripartire, senza forzature e senza giudizio. Se sente che il pensiero di non voler più vivere diventa forte o urgente, chieda aiuto subito: contatti il 112, il 118, il medico di base, il Pronto Soccorso o una persona vicina. Non rimanga sola in quel momento.

Se desidera, può contattarmi per un primo consulto. A volte il senso non scompare davvero: resta coperto dal dolore, e va ritrovato un passo alla volta.

Dott.ssa Sara Marcon

Dott.ssa Sara Marcon

Vercelli

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Gentile Signora Monica,

la ringrazio per aver trovato il coraggio di condividere pensieri e vissuti così profondi e dolorosi. Dalle sue parole emerge una sofferenza intensa, ma anche una grande sensibilità e una lunga storia di vita ricca di esperienze, energie e capacità di mettersi in gioco. Quello che sta vivendo merita ascolto e attenzione, soprattutto perché spesso il dolore emotivo non nasce da un singolo evento, ma da una somma di perdite, cambiamenti e solitudini che lentamente svuotano il senso delle cose. La perdita del suo cagnolino, da come lo descrive, non è stata “solo” la perdita di un animale domestico, ma probabilmente la perdita di una presenza affettiva importante, di una fonte quotidiana di amore, conforto e compagnia emotiva. Quando viene a mancare qualcosa o qualcuno che per tanto tempo ha rappresentato un rifugio emotivo, è naturale che emergano con più forza vuoti e fragilità che prima riuscivamo a tenere a distanza. Anche il sentirsi poco compresa all’interno della relazione con suo marito può amplificare enormemente il senso di solitudine. Sentirsi dire che si è “matta” o che si rovina la vita agli altri quando si prova a parlare del proprio dolore è qualcosa che ferisce profondamente e porta, nel tempo, a chiudersi ancora di più in sé stessi. Vorrei però dirle una cosa importante... il fatto che oggi lei veda davanti a sé solo anni difficili non significa che questa sia realmente la sua unica prospettiva futura. Quando si attraversa uno stato di sofferenza emotiva prolungata, la mente tende naturalmente a perdere il contatto con la possibilità del cambiamento, e il futuro appare immobile, vuoto o privo di speranza. Ma questo stato emotivo non definisce il suo valore né il destino della sua vita. Le sue parole: “Vorrei addormentarmi e non svegliarmi più” mi fanno comprendere quanto in questo momento si senta stanca, scoraggiata e priva di appoggi emotivi. Per questo motivo credo sia importante che lei non resti sola con questo dolore. Non deve affrontarlo da sola e non è debole nel chiedere aiuto. Al contrario, riconoscere la propria sofferenza è un atto di grande lucidità e forza. Le suggerirei con delicatezza di concedersi uno spazio psicologico tutto suo, in cui poter finalmente parlare senza sentirsi giudicata o sminuita. A volte, dopo anni passati a sostenere tutto e tutti, diventa necessario fermarsi e prendersi cura di sé con la stessa attenzione che si è dedicata agli altri. Nel frattempo, provi a non interrompere completamente ciò che ancora la tiene in contatto con la vita: il movimento, gli interessi, i piccoli rituali quotidiani, eventuali amicizie o attività che in passato le facevano stare bene. Anche se oggi tutto sembra privo di significato, la parte vitale di lei non è scomparsa: in questo momento è semplicemente molto affaticata e ferita. Se i pensieri di voler “sparire” dovessero diventare più frequenti o intensi, le chiedo davvero di parlarne subito con uno psicologo, uno psichiatra o con una persona di fiducia. Chiedere supporto in questi momenti è fondamentale e può fare una grande differenza.  La sua vita non coincide soltanto con il dolore che sente oggi. Dentro la sua storia ci sono ancora risorse, desideri, possibilità di legami e nuovi significati che meritano spazio e ascolto.  Le mando un caro saluto e resto a disposizione.

 

Dott.ssa Chiara Ilardi

Dott.ssa Chiara Ilardi

Roma

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Buongiorno Monica, le sue parole trasmettono un senso di solitudine e di stanchezza che meritano di essere accolti con grande rispetto e delicatezza. Quello che lei descrive è un vissuto di forte sofferenza emotiva, in cui il passato sembra l'unico luogo felice e il futuro appare privo di luce. È importante che lei sappia che non è sola in questo dolore e che esistono modi per affrontare questo "buio".

La perdita del suo cagnolino non è un evento banale. Io tratto spesso situazioni di clienti che necessitano di affrontare la perdità dei nostri amici animali. Spesso i nostri compagni animali rappresentano una fonte di amore incondizionato e una protezione emotiva contro le difficoltà della vita quotidiana. La scomparsa di questo legame può aver lasciato scoperto un dolore che prima veniva "coperto" dalla sua presenza. Come lei stessa ha notato, il suo cane era probabilmente un pilastro della sua resilienza, aiutandola a fronteggiare i momenti di tristezza.

Il rapporto con suo marito sembra essere diventato una fonte di ulteriore isolamento invece che di supporto. Quando un partner minimizza il dolore dell'altro o lo definisce "matto", impedisce quella condivisione emotiva che è fondamentale per la salute della coppia. Vivere con una persona poco comunicativa e costantemente critica può logorare profondamente l'autostima e la speranza nel futuro. Il desiderio di "non svegliarsi più" è un segnale di allarme molto serio che indica che il peso che sta portando è diventato troppo grande per essere gestito da sola. Un percorso di supporto psicologico o psicoterapeutico è fondamentale in questa fase. Uno specialista può aiutarla a elaborare il lutto, a gestire le dinamiche familiari e a ritrovare un senso di scopo.

Le sue passioni, il suo impegno nel lavoro e la sua natura sportiva sono risorse preziose che indicano una grande forza interiore, anche se in questo momento la nebbia del dolore le impedisce di vederle. La sua vita ha ancora valore e il senso che oggi sembra perduto può essere ricostruito, un passo alla volta.

Un caro saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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