Come supero il disturbo alimentare da senso di abbandono?

Carolina

Salve, mi sono resa conto di avere un disturbo dell'alimentazione dovuto a un senso di abbandono.
Mi spiego meglio, sono stata adottata e prima di questo evento ho subito violenze fisiche, psicologiche e ho patito molto la fame.
Di quel periodo ricordo praticamente tutto e dai 6 anni in poi vivo con i miei attuali genitori che mi hanno sempre trattata bene e non mi hanno mai fatto mancare nulla.
Mi sono resa conto che praticamente da sempre ogni volta che rimango da sola a casa sento il bisogno di mangiare qualcosa.
Qualche giorno fa ne ho avuto la conferma, avevo fatto una bella colazione e mi stavo tranquillamente mettendo a studiare quando mia madre decide di uscire.
Una volta rimasta da sola il mio primo pensiero è stato che volevo mangiare qualcosa, nonostante fossi piena il mio cervello continuava a chiedermi di mangiare qualcosa.
Alla fine non ho mangiato nulla perché ero veramente piena però questo episodio mi ha fatto riflettere e mi ha fatto capire in realtà non mangio perché sono una ghiottona, ma perché ho un qualche problema legato alla mia infanzia.
Vorrei tanto sapere come superare questo problema anche perché quando sono arrabbiata, triste o nervosa non mi viene da mangiare, anzi in quei momenti mi passa proprio la fame.
Questi voglia di mangiare mi viene solo quando rimango sola soprattutto se non c'è mia madre.
Vi ringrazio in anticipo delle risposte e spero di aver scelto la categoria giusta

7 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile Carolina,

dalla sua descrizione sembrerebbe proprio che usa il cibo come "riempimento emotivo" dato che sembra consapevole nel descrivere il suo senso di sazietà a livello nutrizionale. 

Lei come sta quando è sola? Cosa le manca? Cosa invece la fa star bene?

Cosa si potrebbe fare per "tenersi" impegnata? Guardare un film? Telefonare ad un'amica? Fare sport? Leggere un libro?

Potrebbe anche valutare un percorso di psicoterapia per essere ascoltata, accolta e aiutata a capire insieme a un professionista che non giudica che ha il segreto professionale quali emozioni vive, che pensieri arrivano alla mente, cosa rappresenta per lei lo stare sola e da lì trovare strategie ed una strada meno tortuosa per il suo futuro. 

Le linko degli articoli scritti da me:

-https://www.psicoterapiacioccatorino.it/quando-richiedere-una-consulenza-psicologica/

-https://www.psicoterapiacioccatorino.it/disturbo-alimentare/

Resto disponibile per informazioni, domande aggiuntive, eventuale consulenza o se volesse rispondere in privato alle domande poste.

Cordialmente

Dott.ssa Federica Ciocca

Psicologa e psicoterapeuta

Ricevo a Torino, provincia e online

Salve Carolina, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto. Credo anche che un approccio EMDR potrebbe esserle molto utile per la rielaborazione del materiale traumatico passato.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Il primo passo da fare, una volta riconosciuto il problema della dipendenza da cibo, è senza dubbio quello di rivolgersi ad uno specialista: uno psicoterapeuta o un professionista specializzato in dipendenze patologiche o in disturbi dell’alimentazione, che cerchi di scavare a fondo sull’origine del disturbo.

Non esistono farmaci specifici per controllare la dipendenza da cibo. Esistono però dei farmaci che possono intervenire sulle cause psicologiche del problema. Questo tipo di voracità patologica ha infatti il più delle volte, come abbiamo visto, delle radici più profonde. Alcuni psicofarmaci sono in grado di inibire la produzione di serotonina o di diminuire gli stati ansiosi legati alla dipendenza da cibo.

Può essere molto utile un percorso con la stimolazione magnetica (TMS) che lavora proprio sulla compulsività di base del comportamento alimentare. 

Buongiorno Carolina,

La sua storia di abbandono e violenza mi fa ipotizzare un conflitto di protezione.

Lei, molto piccola, non ha ricevuto quel contatto che serve per sentirsi protetti quando si dipende ancora dagli altri. Non ha potuto sentirsi al sicuro nelle braccia di un genitore.

Ogni volta che si sente sola e non protetta (perché l'altro se ne va) ricade nel conflitto, è di nuovo quella bambina in pericolo.

In questi casi ha creato una compensazione col cibo, probabilmente perché il suo cervello ha creato delle associazioni per cui identifica l'ingerimento di cibo col contatto (e quindi protezione).

Con un percorso mirato di psicoterapia può affrontare questo vissuto

Le auguro buona fortuna 

Buongiorno Carolina,

se tu dall'età di 6/7 anni in poi hai avuto sempre questo senso di 'mangiare' per riempire un vuoto affettivo e/o emotivo o per ridurre l'ansia che deriva, ti chiedo se hai mai fatto nulla per approfondire questa problematica? I tuoi ne sono a conoscenza? In mancanza di questi elementi, piuttosto importanti per comprendere meglio questo tuo 'disturbo', é molto difficile darti una risposta esaustiva affinché tu possa superarlo.

L'unica cosa che posso consigliarti - se non lo hai ancora fatto - é parlarne con i tuoi genitori e magari intraprendere un percorso psicoterapeutico che ti possa consentire di analizzare più a fondo e a superare definitivamente i tuoi traumatici trascorsi infantili poichè ritengo che la radice ti questo tuo attuale disturbo possa avere qualche recondito riferimento a tale periodo. Co i miei migliori auguri ti saluto con cordialità

Gentile Carolina,

mi dispiace molto per il suo vissuto e per tutto quello che comporta: tristezza, dolore, confusione, rabbia, senso di vuoto... Vorrei tuttavia farle notare una sua grande risorsa, ovvero la sua capacità introspettiva, di ascolto, osservazione e analisi di sé e la sua forte motivazione.

Per questo tipo di problematiche può essere molto di aiuto intraprendere un percorso psicoterapeutico che possa permetterle di comprendere cosa accade dentro di sé, analizzando la sua storia, i suoi processi, emozioni, pensieri e agiti, trovando inoltre le risposte alle sue domande nonché alternative funzionali ai comportamenti che attua.

Resto a disposizione, anche online.

Dott.ssa Martina Patruno

Psicologa Clinica e dell'età evolutiva, Psicoterapeuta, Analista Transazionale Certificato, Esperta in Psicologia Investigativa, Psicologia Forense e Psicodiagnostica applicata in ambito civile e penale

Salve, mi spiace molto per la situazione  descritta. Capisco ciò che prova sarebbe utile intraprendere un percorso psicologico al fine di elaborare pensieri e le emozioni connessi alla situazione descritta e trovare strategie utili per fronteggiarla. Lei ha già fatto una prima analisi collegando il voler mangiare al rimanere sola, dovrà capire quali sono le emozioni e i pensieri che si attivano in queste situazioni. Se sceglierà di affidarsi ad un professionista, io ricevo a Roma e faccio anche consulti online, resto a disposizione, Dott.ssa G.Mangano