Disturbi dell'alimentazione

Cosa posso fare per non odiare tutti e in particolare me stessa?

simona

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Buonasera, ho 20 anni e sto vivendo un periodo di vuoto totale. I miei genitori si sono separati in modo molto brusco due anni fa e io ho litigato pesantemente con mio padre. Ora il rapporto si è appianato un po e ho accettato che non sa fare il padre ma adesso mi sta venendo a mancare anche mia madre che ho sempre idealizzato ed invece sto scoprendo quanto non sia così perfetta. sono stata in terapia fino a qualche mese fa per disturbo di ansia ma anche lei mi ha abbandonato, mi sono lasciata da 6 mesi ma non riesco ad andare avanti perchè lui vorrebbe tornare con me e io non ho la forza di mollarlo definitavemtne perchè gli voglio un bene esagerato, non riesco a trovare conforto nelle amicizie perchè vedo di dare sempre io il massimo e mai riesco a riceverlo. Tutto questo si sta sfogando sul cibo, sono in continua ansia per il mio peso, per il fatto che non riesco a dimagrire ma non riesco nemmeno a mettermi a dieta. Riesco solo ad abbuffarmi per poi sentirmi maledettamente in colpa e riesco solo a pensare che sarebbe più facile se avessi dei metodi compensativi ma nemmeno quelli riesco ad atturare. Cosa posso fare per non odiare tutti e in particolare me stessa? Vi ringrazio per la risposta in anticipo

6 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Simona, dal quadro che, con viva partecipazione emotiva, sottopone si evidenziano come lampanti, in primis, due elementi: da una parte, una visione di sé idealizzata e, in quanto, tale, potentemente conflittuale; dall’altra, e complementarmente, un disturbo dell’alimentazione che ne è sintomo e insieme significativo corollario. Solo una ristrutturazione della personalità, attraverso un approccio centrato sul ‘profondo’ – insomma un lavoro sulle emozioni, fin nell’inconscio – potrebbe reindirizzarla su una strada di effettiva crescita personale e di costruttiva e progressiva maturazione psicologica. Le considerazioni che fa su se stessa non sono infatti adeguate, né realistiche né produttive. Un approccio terapeutico potrebbe in tal caso essere valido per ristrutturare le parti in difficoltà della Sua personalità ed eliminare dai suoi ‘meccanismi’ quei granelli che – per così dire – ne ostacolano il corretto e felice funzionamento in direzione della crescita personale e del benessere psicofisico. Cordiali saluti.

Salve

le consiglierei di riprendere la terapia o con la psicoterapeuta con cui era già in trattamento o con un'altra/o, nel suo caso ritengo che sia davvero indispensabile per uscire da questa situazione di malessere che vive.

Da quello che racconta mi sembra che si senta abbandonata una pò da tutti e ciò le crea una forte rabbia che, potremmo dire, le si ritorce contro. Ritengo che un percorso psicoterapeutico (in particolare psicanalitico) sia fondamentale perchè questa situazione davvero penosa possa appianarsi, evolversi in altro.

La invito a cercare quindi una/un psicoterapeuta che possa aiutarla a guardarsi dentro, a cercare di capire le ragioni più profonde di questo sentimento di odio, come lei stessa dice nel titolo di questo post.

Buonasera Simona, ho letto attentamente la sua lettera e da quello che scrive, emerge chiaramente un quadro di grande sofferenza e di insoddisfazione. Mi sembra giusta la sua scelta di farsi aiutare da uno specialista e non mi è chiaro perchè ha interrotto il suo percorso. Credo in tutta sincerità, lei debba riprendere il suo percorso, con il suo precedente terapeuta o con un altro specialista, questo deve deciderlo lei, ma è importante che si faccia aiutare ad uscire dal tunnel dove attualmente si trova. Resto a sua disposizione nel caso volesse contattarmi, e le faccio i miei migliori auguri.

Cara Simona,

i colleghi che mi hanno preceduto hanno risposto in maniera precisa ed esaustiva, io vorrei aggiungere solo una cosa : una persona con i tuoi vissuti non è facilitata a stabilire un rapporto di coppia stabile e sereno .  Sui nostri partner proiettiamo i vissuti con le figure genitoriali di riferimento e , sulla nostra stessa coppia,interferisce il modello di coppia genitoriale che abbiamo introiettato. Nel profondo di questa cenere , però, arde il fuoco del nostro progetto esistenziale incorrotto. Esso cerca di farsi sentire anche tramite l'ansia, che diviene la vocina che parte dal profondo del pozzo e quindi arriva incomprensibile all'orecchio umano.  Ad questo fuoco  occorre attingere e tu per farlo puoi contare , in questo momento,  su una risorsa , nel tuo ragazzo . Addirittura sembra ti senti in colpa per "volergli un bene esagerato" !!!!!!! Forse hai introiettato che non si può voler bene nella coppia, ecco l'ansia ti comunica che devi fare un  passaggio. Forse la rabbia verso tuo padre ed il bisogno di essere amata da lui come tu vorresti, fa passare in seconda fila l'amore di un altro uomo. Certo è un dolore che devi elaborare . Ma adesso ama e fatti amare da questo ragazzo, respingi le idee negative, e , probabilmente potrai costruire su questa preziosa zattera la tua navigazione.. L'amore non è passione , è Decisione! Anche verso di te. Ti sarei grato di conoscere  quanto ti ritrovi o meno nella mia analisi. Puoi rispondermi da questo sito, solo per avere un riscontro. Grazie e buona fortuna.

Cara Simona,

è difficile prendersi cura di sé stessi quando l’affettività è in subbuglio.

Dalla storia della tua vita, si evidenziano una serie di abbandoni, delusioni, perdite significative che stanno accrescendo emozioni negative.

La rabbia, l’ansia e la depressione, determinano una forma di auto-sabotaggio umano. Per tale motivo non riesci a contrastare, nonostante la consapevolezza di dover fare altrimenti, la tua necessità di sfogarti mangiando.

 Il tuo comportamento attuale trova origine nei processi di identificazione che si sviluppano in relazione alle figure di attaccamento, ovvero alla persona fidata, cioè quella che fornisce la sua compagnia assieme a una base sicura da cui operare. In altri termini, la tua personalità risente della possibilità di aver sperimentato una “solida base sicura” ( che in genere sono il papà e/o la mamma, inizialmente)  oltre che della capacità di riconoscere se una persona è fidata, se può e/o vuole offrire aiuto. Per tutto ciò non riesci a fidarti di te stessa e degli altri.

Puoi affrontare e risolvere questi problemi, restiamo a tua disposizione se volessi approfondire la questione.

Buongiorno Simona,

ha toccato molti punti importanti. I temi che risaltano tra queste parole sono quello della separazione e dell'abbandono. La separazione dei suoi e di lei stessa dalla sua famiglia di origine. Il rapporto riallacciato con suo padre (che però non considera in grado di fare il padre), la mancata idealizzazione con sua mamma e poi una terapia che sembra però aver vissuto nuovamente con un vissuto abbandonico. 

I disturbi alimentari in questo senso aiutano in quanto possono servire ad acquisire calore (pensiamo al cibo come calorie) legati ad un bisogno di rassicurazione e per coprire ciò che non fa sentire bene. Se non riesce a smettere è perchè probabilmente sente un bisogno molto forte di cui è bene che si prenda cura. Come mai ha interrotto il suo percorso? se non è scattata l'alleanza con quella terapeuta ha la possibilità di ricominciare per trovare una relazione terapeutica che la faccia sentire protetta. Perchè poi si odia? ha qualche colpa in tutto questo? La invito a fare ordine su questo per capire ciò che lei può attivamente fare e ciò che invece dipende dall'altro (e che quindi porta a sentire impotenza, frustrazione e rabbia) in modo che possa cominciare a lavorarci con qualcuno che possa accompagnarla e starle accanto,

Resto a disposizione

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