Droghe e psiche

Mio marito ha fatto uso per dieci anni di cocaina

Flaminia

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Buonasera, vorrei se possibile un aiuto, mio marito faceva uso da dieci anni di cocaina, ma un anno fa forse ha toccato veramente il fondo, arrivava ad usarne anche tre volte al giorno, mettendolo alle strette a Febbraio Dell anno scorso l ho portato ad un centro SERT e appena arrivati in secondo tempo la dottoressa mi ha detto che secondo lei era da ricovero, pieno di paranoie non era più in se, piano piano stiamo cercando di uscire da questo incubo, l unico mio dubbio e che ha diminuito molto e siamo arrivati anche a stare un mese senza toccarla, ma poi ci sono state svariate ricadute volevo sapere se fosse normale...Ad esempio la scorsa settimana.e morto suo padre e di nuovo l ha utilizzata due volte in in giorno, nn so più cosa pensare...se tutto questo può essere normale e ci vuole ancora tanto tempo oppure no.....Tanti mi dicono che non ce la farà mai e dovrà andare in comunità...ma a carattere suo nn so se la comunità peggiorerebbe il tutto....Vi prego aiutatemi...Grazie mille

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno Flaminia, rispetto alla mia esperienza con persone dipendenti (sia da sostanze che da altre forme di dipendenze), le ricadute sono molto frequenti, soprattutto in concomitanza di eventi molto attivanti a livello emotivo. Questo perché, molto spesso, la motivazione di base non è sufficiente a sostenere un percorso di riabilitazione che può essere molto duro e protratto nel tempo. Le sostanze, come credo le abbiano detto spesso in questi anni, sono dei sostituti di qualcosa che manca o che non si è più in grado di gestire, soprattutto sul piano emotivo. La metafora che adopero spesso, in questi casi, è quella del mattoncino: la sostanza (o internet, o il sesso, etc. etc.) è un mattoncino portante che, in un certo momento storico di vita, permette alla casa di rimanere in piedi. Per questo, prima di toglierlo, bisogna costruire un altro mattoncino (ad es., capacità di modulazione emotiva, sviluppo di criteri interni di riferimento, etc.) che possa sostituire il mattoncino di cui si è diventati dipendenti e sostituirlo. Se si toglie la sostanza senza avere nient’altro con cui sostituirla, la casa crolla…fuor di metafora, credo che suo marito abbia bisogno di un sostegno di più persone (una sicuramente è lei, che già ha) per lui importanti e di una struttura (Comunità o altro) che fornisca una impalcatura di sostegno provvisoria, nel frattempo che lui recuperi la propria o cominci a crearsene una nuova. Ribadisco l’importanza di non togliere niente se non si ha altro da mettere, in quanto il vuoto (maggiore rispetto a quello che, presumibilmente, già prova senza la sostanza) sarebbe ancor più devastante.

In bocca al lupo.

Gentile Flaminia,

nei casi di tossicodipendenza è quasi sempre necessario il supporto di un gruppo di autoaiuto, di una comunità, di una terapia con assistenza continuata. Sia fiduciosa nella strada prospettatale dal centro al quale si è rivolta. Ha bisogno anche lei di concedersi una pausa e di sentirsi sollevata da questa grande responsabilità. Coraggio Alla fine, ognuno di noi è responsabile del proprio livello di coscienza e può maturare solo attraverso l’assunzione dei propri doveri nei confronti di sé stesso e di chi gli sta intorno.

Un abbraccio

Buongiorno Flaminia,

le consiglio di ritornare al Ser.T perchè ci sono specialisti altamente qualificati per la problematica che affligge suo marito. La presa in carico è multidisciplinare e quindi diversificata. E' normale che in un momento doloroso come la perdita del padre suo marito abbia assunto cocaina. Se lui seguisse un percorso anche comunitario (sarà il ser.T che indicherà quale c.t. sia la migliore per lui, se necessario) potrebbe ricevere sostegno in questi momenti "critici" dove la percentuale di ricaduta è altamente probabile. Si affidi ai professionisti!

Cordiali saluti

Salve Flaminia, quello che emerge dalla sua richiesta di aiuto è che lei si fa carico di questa situazione da tempo.  La sua preoccupazione riguarda ( solo) suo marito, se riuscirà o meno a farsi curare, ad entrare in comunità, se sono "normali "le ricadute, etc... Purtroppo non avendo mai visto suo marito non posso rispondere alle sue domande ma se si rivolge a qualcuno forse troverà le energie per affrontare ( magari in modo diverso) la situazione. La strada da seguire è sicuramente quella di affidarsi alle cure, suo marito dovrebbe  capire se vuole uscirne e come, lei a sua volta potrebbe farsi sostenere in questo momento di difficoltà per lavorare sui suoi vissuti ed  imparare magari a focalizzare lo sguardo anche su "Flaminia". Non è l'amore o la dedizione di una moglie che può risolvere certe problematiche, almeno non basta!! Le auguro di trovare la sua serenità. G.B.

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