Problemi relazionali

Mi sento inferiore.

francesca

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Sono all'università da un mese e la mia paura di non riuscire a socializzare sta prendendo il sopravvento su me stessa e sulla mia vita. Ho paura di stare da sola e non riesco a starebene con me stessa. Provo ad amarmi ma non so da dove iniziare. E ogni volta che la gente mi saluta a stento o mi dice che sono troppo timida soffro da morire e sono delusa. Forse la gente mi vede come una disperata...ma io all'università fino ad adesso ho sempre provato ad avvicinarmi agli altri..mi sento angosciata perché non riesco ad esprimermi.. mi sembra di vivere per gli altri e non per me stessa, perché con me stessa non riesco a stare bene. Che senso ha vivere da soli? Non so proprio creare dei rapporti, ho notato che la gente conosciuta fino ad adesso mi si allontana dopo un po' e mi chiedo che problemi ho! Forse nota che sono in ansia, ansia di socializzare...e ogni volta che non riesco mi butto giù in maniera incredibile! Forse perché al liceo ho avuto un'esperienza brutta, mi sono trovata male ...e in generale odio i gruppetti, odio la massa, mi sento oppressa dagli altri. Negata dagli altri. Mi sento inferiore , e giuro che provo a fregarmene o ad essere sicura di me ma è tutto inutile...fa parte di me questo disagio...ci sono io, e poi il mondo che non mi ha mai capita. Da un'altra parte, lontano da me. Ad esempio ho conosciuto una ragazza, ci sono uscita , e dopo un po' non mi ha più calcolata ed è fredda con me, così io ricambio. Un'altra si è fatta un gruppetto e non gliene frega niente di me.

16 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Francesca, hai già ricevuto molte risposte....eccone un'altra.

L'unica soluzione ai tuoi problemi penso che potrebbe venirti da un percorso psicoterapeutico psicodinamico( cioè di tipo psicoanalitico,non necessariamente un'analisi, ma anche una psicoterapia) che ti faccia scoprire l'origine della tua timidezza,e quali tuoi comportamenti inconsapevoli possano scoraggiare gli altri dall'avvicinarsi a te. Dici che odi i gruppetti e le masse.....ma la socializzazione, soprattutto nei giovani, parte proprio dal piccolo gruppo, che può fortificare nei confronti dei grandi gruppi..........comunque non bastano suggerimenti , occorre un percorso di autoconoscenza con l'aiuto di uno psicoterapeuta. Non rovinarti la giovinezza, affronta il problema!

Gentile Francesca,

La difficoltà di non riuscire a socializzare per paura di essere escluse o giudicate negativamente può compromettere significativamente la percezione che lei ha di Sé. L’esperienza negativa e le relazioni fallimentari sperimentate in passato delle quali lei parla, hanno in qualche modo condizionato il suo modo di relazionarsi.  A volte la sola paura di essere giudicata negativamente dagli altri e la paura di poter essere allontanata, può generare una certa ansia  e insicurezza che può compromettere le sue relazioni. Il consiglio che mi sento di darle è quello di non isolarsi, i disagi che prova andrebbero meglio approfonditi e contestualizzati in un luogo protetto, stanza di analisi. Evitare le situazioni sociali, non risolve il suo disagio, ma può contribuire ad alimentare sentimenti negativi di disvalore e  compromettere la sua autonomia. Un saluto sincero.

Francesca  ho letto la sua lettera attentamente e ho pensato alla fatica che deve fare ogni mattina per avviarsi all'Università, aprire il portone che da sull'aula di lezione e cercare di apparire come tutti gli altri, come se effettivamente possa esistere un modello unico in grado di superare i controlli. In verità quando si entra in questo loop di pensieri ne vengono a mancare altri più funzionali, come ad esempio, che in quel gruppo di studenti dove ci sentiamo oggetto di sguardi, certamente ci sarà una percentuale di persone che la vive in ansia come noi. Il fatto è che spesso convive assieme a questo disagio l'idea che tutti gli altri siano più capaci di muoversi in certe situazioni, inoltre la continua "osservazione da fuori" che mettiamo in atto nel tentativo di controllare la situazione spesso si ritorce contro perchè deforma in negativo i nostri interventi verso gli altri.  Di positivo c'è però sicuramente la sua capacità di riportare gli stati d'animo che sente, proprio per questo le posso consigliare, oltre a non demordere sul suo impegno a socializzare che è prezioso, la possibilità di un percorso che la aiuti ad orientarsi fra quelle che sono le sue paure e l'effettiva realtà sociale in cui lei vive, agendo tramite le sue risorse psicologiche, le stesse che tramite  questa lettera l'hanno portata a chiedere aiuto.
 

Gentile Francesca, è una penosissima sensazione quella di non sentirsi compresi dal mondo e osservare come tutti si organizzino, tutti vivono la propria vita e si rimane al di fuori, con le proprie insoddisfazioni e insicurezze. Ci sta provando, da qualche tempo, a rompere quella barriera ed entrarci, ma inevitabilmente ne è respinta. Ci prova e continuerà a provarci, non molli mai, perché la percezione di avere attorno il mondo ostile è molto pericolosa e fonte di sofferenza profonda. L'essere umano non può vivere da solo, ha bisogno degli Altri come l'aria che respira. Non molli, e si faccia aiutare se ritiene di non farcela. Siamo abbastanza vicine, a Bologna.  

Cara Francesca, se il mondo non ti ha mai capita puoi cominciare a farlo tu e poi vedrai che anche il mondo comincerà a capirti e ad amarti! Si tratta di invertire un circolo vizioso che si è creato: “mi avvicino agli altri con angoscia” perché temo di non essere accettata – sono in ansia quando avvicino gli altri – viene confermata la mia paura di essere rifiutata e la mia idea bassa di me stessa. Per invertire questo circolo vizioso, come hai detto tu, devi iniziare ad amarti. Cosa significa? Significa smettere di fare le cose per piacere agli altri e iniziare a concentrarti su te stessa sviluppando le tue risorse e accettando con amore e tolleranza i tuoi limiti (tutti ne abbiamo e ci rendono meravigliosamente umani). Prova a fare questo esercizio: guardati allo specchio (non solo dal punto di vista fisico, ma anche metaforico) e comincia a fare un elenco di quello che ti piace di te, di quello che sai fare bene e di ciò che non sai fare, di ciò che ti appassiona e di ciò che proprio non ti piace. Poi investi tutte le tue energie nella direzione del potenziamento delle tue risorse e metti tutte queste capacità e competenze al servizio di chi ti sta attorno. Vedrai che questo ti renderà presto amabile e popolare, ma forse a quel punto non sarà più una tua priorità perché avrai imparato a entrare in relazione con gli altri, non per avere una conferma del tuo valore, ma in un rapporto di scambio alla pari. Buona fortuna

Gentile Francesca,

il disagio che esprimi merita di essere attentamente valutato e compreso, per permetterti di trovare i modi per instaurare relazioni con gli altri e stare meglio con te stessa.

Forse l’ “esperienza brutta” che hai affrontato al Liceo richiede di essere elaborata come pure le ragioni che ti fanno sentire inferiore e insicura, soprattutto in una fase evolutiva importante come quella del tuo ingresso all’università.

Valuta se te la senti di parlarne direttamente con un/una professionista, che ti permetta, in un ambiente protetto, di esaminare i tuoi vissuti ed evitare che il tuo stato di isolamento si cronicizzi ulteriormente.

Forse è arrivato il momento di farsi dare una mano.

Con simpatia.

Ciao Francesca,

immagino che quando entri a contatto con gli altri, ti scatta una forte emozione di vergogna e di paura e quindi diventa difficile per te comunicare con l'altro pienamente.

da quanto scrivi mi sembra di sentire molta ansia legata a come tu puoi essere nelle relazioni e alla paura di rimanere da sola. Molto spesso dietro la vergogna e la timidezza si nasconde la paura del giudizio che l'altro può avere su di noi; quindi credo che possa essere opportuno chiedersi che cosa penso che gli altri pensano di me? come possono ferirmi gli altri?

Scrivi, inoltre, che gli altri si allontanano; hai provato a riflettere su quale dei tuoi comportamenti potrebbe far scaturire questo? Lo so è difficile sentirsi compresi o accettati pienamente dall'altro; allo stesso tempo anche noi mettiamo in atto qualcosa che determina le nostre relazioni.

Leggendo il titolo del tuo messaggio, riflettevo anche sul fatto che sembra che la colpa sia del mondo intero; ne siamo sicuri?  che cosa stiamo facendo noi?

Noi possiamo modificare i nostri comportamenti e di conseguenza si modificheranno anche quelli degli altri, per fare questo è necessario lavorare su noi stesse.

Se pensi che possa esserti utile lavorare su te e avere degli spunti di riflessione, puoi contattarmi quando vuoi; io mi occupo di consulenze di persona e via Skype.

Spero di esserti stata utile.

Un caro saluto

Ciao Francesca, visto la tua giovane età ti darò del tu. Hai detto che frequenti l'università da un mese, datti tempo per ambientarti, prendere confidenza con l'ambiente. Quando si comincia un percorso accademico, ci sono le persone più estroverse che hanno facilità ad entrare in contatto con i coetanei e chi ha bisogno di tempi un pò più lunghi. Datti tutto il tempo, senza sentirti diversa. Dalla tua lettera, non mi dici, se questo problema ti è cominciato ora, o se, hai sempre avuto difficoltà a socializzare,  comunque  prenditi un po di tempo e se le cose non migliorano ricontattami.

Ciao

Buongiorno Francesca, capisco il suo disagio e sofferenza. Credo che la soluzione non sia il fregarsene quanto l'addentrarsi nelle cause che l'hanno portata nel tempo a sentirsi inferiore. Ampliando tale consapevolezza, Le risulterebbe possibile rompere certi schemi e riattivare una parte di sè sommersa ed imprigionata dalle insicurezze.

Gentilissima Francesca,

prima di tutto, direi STOP! Da capo e proviamo a parlare con calma.

Si sente che il problema che lei porta la angoscia parecchio ma mi creda, se ne può venire a capo, con un pò di pazienza.

A quanto pare, da quello che lei scrive, la sua area problematica, mi passi il parolone, giusto per capirci, riguarda le relazioni con gli altri, come si pongono loro, come si pone lei e ciò che ne consegue.

Sono d'accordo con lei sul fatto che a forza di concentrarsi su un problema simile se ne fa un'ossessione e si finisce davvero col sentirsi come se si vivesse in funzione degli altri e di ciò che ci fanno o non ci fanno.

Come dicevo all'inizio STOP! Mi sembra infatti lei abbia un pò perso l'orientamento in questa confusione che le si è generata e data la sua attuale situazione, matricola universitaria se ho ben capito, probabilmente, mi viene da pensare, fuori sede, ci sta che tutto ciò che non si è risolto negli anni precedenti (domestici, di solito) ce lo si porti in valigia nella nostra nuova esperienza.

Non a caso l'epoca universitaria è per lei come per molti suoi coetanei l'epoca dei nodi al pettine, sono anni formativi dopo tutto, più in senso umano, forse, che in senso universitario: affrontiamo le nostre ansie, le nostre insicurezze e le mettiamo, a volte per la prima volta, alla prova.

Mi piacerebbe conoscere meglio la sua storia, sicuramente si potrebbe aiutarla meglio, ma questa è una sua scelta. Al momento mi atterrò alle parole della sua mail.

Nelle sue nuove relazioni, quelle che ci sono e quelle che verranno, provi "semplicemente" (metto le virgolette perché non sempre ci riesce tanto facile!) ad essere sé stessa, senza preoccuparsi delle reazioni degli altri prima ancora di averle viste e sentite. Permetta agli altri di vedere, fin dove lei riterrà opportuno ovviamente, tanto i suoi punti di forza che di debolezza - siamo tutti umani dopo tutto - e vedrà che quella famosa distinzione tra lei e il mondo pian piano si assottiglierà.

Non le posso promettere che ci vorrà poco tempo ma posso assicurarle che essere ciò che si è rimane il modo migliore per farci conoscere/accettare dagli altri. Se poi ci fosse ancora chi non la accetta, non si preoccupi: non tutte le ciambelle riescono col buco e non bisogna per forza piacere a tutti. Vedrà che pian piano troverà le persone a lei più affini.

Sperando di esserle stato d'aiuto, cordialmente la saluto e in bocca al lupo per i suoi studi!

 Ciao Francesca,

a stare da soli è qualcosa che si impara, ed è un passo fondamentale per poter stare bene con gli altri.

Infatti imparare a stare da soli aiuta a superare la paura di essere rifiutati, e se non si ha paura di sentirsi rifiutati si riesce ad essere più sereni, genuini e spontanei nell'incontro con gli altri. In questo modo paradossalmente si piace di più agli altri (e a se stessi) e si instaura un rapporto virtuoso per cui ci si può permettere di scegliere se stare da soli, invece che subire la solitudine per assenza di rapporti. L'impatto con il mondo universitario può essere molto frustrante, ma un mese è presto per gettare la spugna. Anzi, è sempre presto per gettare la spugna.  Molte persone richiedono aiuto allo specialista per questo tipo di problema. Per cui se riterrai opportuno un aiuto, considerane la possibilità, anche solo per accelerare i tempi in questo percorso di socializzazione.

un saluto, in bocca al lupo e alla tua evoluzione.

Buongiorno Francesca,

percepisco dalle sue parole un gran senso di solitudine e inadeguatezza.

Provare ad amarsi di più è sicuramente un obiettivo funzionale, però è necessario prima che riesca a esplorare a fondo le sue insicurezze, i suoi vissuti angosciosi (che riguardano l'essere con l'altro) e capire da dove derivano, per dargli una collocazione. 

Solitamente i modelli relazionali li apprendiamo in famiglia: le relazioni di attacamento nell'infanzia costituiscono, infatti, il modello per le relazioni future. Quindi se in famiglia nell'infanzia abbiamo appreso dei modelli relazionali insicuri, è probabile che anche in età adulta percepiremo la stessa insicurezza.

Però non conoscendo la sua storia, non posso dirle precisamente come si sono formati.

Le posso però dire che, trattandosi di una difficoltà relazionale o di ansia sociale, è necessario che riesca a trovare gli strumenti giusti proprio attraverso la relazione con l'altro (magari un esperto). Aprirsi a qualcuno potrebbe essere già un primo passo fondamentale per il cambiamento. A contrario, chiudersi in se stessa potrebbe alimentare il circolo vizioso in cui è entrata.

Ha fatto bene a chiedere il parere di esperti.

Se vuole venire da me in studio, può contattarmi per un colloquio gratuito.

Spero di esserle stata un po' d'aiuto

 

La solitudine non e' sempre negativa, e non tutte le persone sole provano disagio. Molto dipende da come si sceglie di vivere la propria vita.Non si puo' obbligare il prossimo ad amarci e volerci al proprio fianco, in quanto ognuno di noi ha diritto di scegliere chi amare, e chi volere come amico. Non per questo se si riceve un rifiuto, bisogna sentirsisminuiti e non accettati. Da quello che emerge dalla lettera non hai molto chiaro che cosa vuoi per te stessa, che tipo di amici, ne' ti e' chiaro chi sei, i tuoi comportamenti, pregi e limiti. Prova prima a conoscerti un po' di piu' e poi entrerai in relazione con gli altri. Spero di esserti stata utile.

Cordiali saluti

Le consiglierei di ridimensionare un po' il disagio causato da questo momento di passaggio all'università: sembra quasi che lei abbia messo in fila una serie di vissuti spiacevoli che le sono capitati in questi anni  e che li stia omologando, come se fosse un continuum che si ripete, un loop  -  cosi' abbiamo battezzato quei meccanismi di ripetizione cui il mondo commerciale ci ha tanto abituati! Penso che, trovandosi a Bologna, lei abbia la possibilità di rivolgersi a un buon psicanalista o a uno psicoterapeuta di scuola psicanalitica per avere una consulenza e un eventuale aiuto. Nella sua situazione l'aiuto psicanalitico mi sembra il più consono. Personalmente le consiglierei l'Istituto Erich Fromm, dove lavorano eccellenti colleghi e le possono indicare anche giovani psicologi psicoterapeuti onesti e ben preparati

Cara Francesca, 

ho letto attentamente le tue considerazioni e devo dire che alla tua età , la difficoltà di socializzazione e' un problema sempre più diffuso e che sempre più accede alla nostra consulenza psicologica.

Devi imparare sicuramente a selezionare di più le persone che frequenti, molte delle quali non meritano la tua attenzione e a investire meno aspettative sui rapporti! La difficoltà di relazionarsi in modo sano investe sempre più i tuoi coetanei, in più tu non sei aiutata in quanto a Bologna da poco tempo....

Comunque per superare questa difficoltà avresti bisogno di un sostegno psicologico in questo periodo di adattamento all'Universita' e a Bologna. Solo un percorso personale può sbloccare i tuoi nodi e avviarti verso un processo di cambiamento.

Resto a tua disposizione, a presto!

Cara Francesca,

l'Università di Bologna offre un Servizio di Aiuto Psicologico agli studenti (SAP), il mio consiglio è di rivolgersi a loro che, dopo una serie di colloqui volti a comprendere la sua problematica, le indicheranno il percorso terapeutico migliore per lei e, in caso, le daranno la possibilità di intraprendere gratuitamente una psicoterapia della durata di un anno presso il servizio stesso. I contatti li trova sul sito del Dipartimento di Psicologia dell'Università.

Sentiti saluti.

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