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A tutti capitano momenti critici nella vita, non si possono evitare, ma si può imparare a gestirli.

Ci possono mandare in crisi le scelte da compiere, i cambiamenti anche desiderati (matrimonio, convivenza, nascita di un figlio, avanzamenti di carriera, laurea, vacanze), eventi spiacevoli (licenziamento, essere lasciati dal partner, relazioni che non funzionano, malattie fisiche).

In greco la parola crisi significa opportunità, svolta, non ha una connotazione negativa. Partendo dal significato originario, il problema non è necessariamente l’evento in sé, ma come lo viviamo. Questo può essere anche il punto di partenza per affrontare le crisi, cioè valutare il senso per noi di quello che sta accadendo, cosa ci fa soffrire e/o ci disturba.

A volte è la rottura di un equilibrio personale e/o di coppia, anche se faticoso e poco funzionale, a mandarci in crisi: ci spaventa metterci in gioco, esporci, la paura del rifiuto, della solitudine, di non farcela, di quello che accadrà, di non controllare.

Collegate ai significati con cui leggiamo le situazioni che ci stanno accadendo o che potrebbero avvenire ci sono le emozioni. Le emozioni sono reazioni psicofisiologiche ad stimoli esterni (eventi) o interni (pensieri), che non possiamo controllare e molto potenti.

Le emozioni che etichettiamo come negative quali tristezza, rabbia, paura, vergogna…. ci fanno star male, ma nel contempo sono anche un segnale che qualcosa ci disturba, ha quindi senso andare all’origine del nostro disagio, cercare di capire se è più saggio tollerare la sofferenza emotiva del momento, come in un assestamento di fronte ad una novità, oppure attrezzarci per andare verso contesti e relazioni che soddisfino meglio i nostri bisogni.

Stare nella sofferenza della crisi, per quanto doloroso, è molto utile, ci dice come funzioniamo, cosa vogliamo e cosa non vogliamo. E’ importante imparare ad ascoltarci, non silenziare la nostra parte emotiva, non valutare solo razionalmente il nostro mondo interiore ed esteriore. “Non ha senso che io mi senta così, non è ragionevole, devo essere contento della situazione”. E’ forte la tentazione di fuggire, evitare, negare, aspettare che la crisi si dissolva da sola, delegare ad altri, se non ci facciamo carico del nostro benessere rischiamo che altri decidano al nostro posto e/o perdiamo preziose occasioni di rinnovamento. “Vediamo che succede, decidano gli altri, così non sbaglio”.

Inutile e controproducente è anche combattere le crisi rimanendo fermi sulla situazione originaria, non cercando di evolvere, sprecando energie, faccio un esempio: perdo il lavoro involontariamente perché l’azienda dov’ero dipendente chiude, mi dispero per l’evento subito, mi arrabbio per l’ingiustizia, mi sento impotente, sto male, invidio chi continua a lavorare, mi convinco che non riuscirò a trovare un nuovo lavoro, permango nel lutto del licenziamento e non riesco a cercare e trovare nuove possibilità presenti e future.

Come appunto cercare di affrontare i momenti di crisi: analizzare la situazione che mi destabilizza (quali implicazioni ha per me), decodificare le emozioni del momento (come sto, cosa sto provando), collegare le emozioni ai bisogni insoddisfatti (queste emozioni spiacevoli cosa mi stanno segnalando?), gestire la risposta emotiva (non mi faccio travolgere dall’onda emotiva, accetto il malessere attuale, consapevole che non è necessariamente futuro, anzi è uno stimolo a prendere nuove direzioni), infine decidere quali azioni intraprendere e poi attuarle (consapevole di cosa mi dona benessere, cerco di rispondere ai miei bisogni, utilizzo al meglio le mie strategie personali per andare verso gli obiettivi desiderati, intraprendo azioni in tal senso pensate e non impulsive).

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