Psicologia scolastica

Ho una bimba di 9 anni e quest'anno ha deciso di studiare poco

Annita

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Salve,ho una bimba di 9 anni e quest'anno ha deciso di studiare poco infatti i suoi voti sono poco soddisfacenti.Ho provato in mille modi,con i premi,con il regalino,con le punizioni ma niente da fare,adesso in estate le insegnanti le hanno dato le lezioni da recuperare ma è una lotta continua per farle prendere i libri. Cosa posso o devo fare?Grazie in anticipo per i consigli che mi darete.

6 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile signora penso che la decisione di sua figlia di studiare poco vada approfondita per capire se è legata a dei blocchi nel suo sviluppo o a delle difficoltà relazionali in famiglia. Sarà importante poi lavorare con sua figlia sul trovare motivazioni, passione in quello che fa, in modo da liberare l'energia dei suoi desideri. E' infatti solo a partire da questa che riuscirà a vincere la resistenza ad impegnarsi in attività che le piacciono meno, ma che è utile fare. Cordiali saluti.
Gentile sig.ra Annita leggendo la sua e mail penso a che cosa sia successo tanto a scuola, quanto a casa...per chi non sono soddisfacenti i risultati?un calo di interesse può capitare, meglio affrontare il disagio non colpevolizzando la bambiana e non concentrandosi solo sul rendimento scolastico. Ha avuto pressioni? Se si da chi? Sua figlia ha iniziato ad avere altri interessi che l'hanno distratta? Se il problema persistesse, io le consiglierei un incontro con uno psicologo sistemico, che vi aiuterà ad affrontare insieme questa vostra difficoltà. Cordialmente,
Buon giorno Sig.ra Anita, da molti anni mi occupò di relazioni tra genitori e figli. Nella Sua breve descrizione dello scarso rendimento di sua figlia emerge, secondo me, una difficolta relazionale diella bambina con i genitori, specie con la figura paterna.si potrebbe valutare questa possibilità incontrando e analizzando con i genitori la situazione della bambina.
I mille modi non possono bastare se non sono accompagnati dall'autorevolezza che ogni insegnamento deve portare con sè. Quando un bambino non vuole studiare potrebbe avere qualche problema di inserimento nella classe o semplicemente potrebbe voler attirare l'attenzione su di sè dei propri genitori. E'chiaro che a nove anni non si ha un pieno riconoscimento delle cose che servono e di quelle meno importanti. Come madre credo sia utile richiamare la bimba al suo dovere che se pur piccolo è quello di studiare e andare bene a meno che non abbia problemi di apprendimento o ripeto problemi legati al suo stare in classe con i compagni e/o con le insegnanti. Cambiare sempre la strategia non serve. Essere rigorosa nel chiedere una risposta nello studio non deve e non può impedire a una mamma di essere la migliore mamma del mondo. Parlate con le insegnanti! Saluti
Buongiorno Annita, in che senso sua figlia "ha deciso"? Mi concentrerei su questo. È stata una decisione esplicita, con tanto di "Mamma quest'anno studio meno, perché..." con una qualche spiegazione, oppure la vede lei generalmente più distratta e svogliata, oppure è interessata maggiormente a qualche nuova attività? Oppure è successo qualcosa a scuola? Spesso i genitori si trovano a vivere un'atmosfera di "lotta" avendo come scopo proprio il contrario ed inizia un braccio di ferro con i bimbi che in apparenza sono abilissimi a gestire la situazione, per poi invece pagarne le conseguenze. Il suggerimento potrebbe essere quello di esplicitare il "problema di non aver voglia di fare i compiti" e farlo diventare un nemico comune da combattere assieme, in cui lei e sua figlia sarete fianco a fianco per sconfiggere il mostriciattolo sbadiglio dopo sbadiglio, distrazione dopo distrazione. La lotta tra voi, diventerà un gioco contro la "poca voglia", che sarà lei, Annita, a guidare con entusiasmo e ironia, al fianco di sua figlia...a volte anche mentre farà i compiti. Spero sia utile, se le suona bene o se ha altre informazioni, non esiti a parlarne. Buon gioco...sarà durissima, ma ne varrà la pena!
Buongiorno, gli ultimi anni della scuola primaria sono caratterizzati da un salto qualitativo notevole per quanto riguarda la complessità dell'apprendimento: la didattica si fà più concettuale, e lo sforzo cognitivo richiesto ai piccoli studenti cresce in modo significativo. Bambini che hanno svolto senza intoppi i primi anni delle scuole elementari, possono, inopinabilmente, manifestare difficoltà in quelli successivi. A volte, invece, la capacità cognitiva non è strettamente implicata nel disagio, e dunque occorre volgere lo sguardo al mondo relazionale ed affettivo del bambino, sia nella scuola (compagni, insegnanti), sia in altri contesti (es. famiglia, amicizie). Un bambino non apprende meccanicamente come un computer, per il cucciolo umano la scuola è sempre e soprattutto un mondo di emozioni, di scoperta di sé, sviluppo dell'identità, conferma del proprio valore e altro ancora. Una o più incertezze nelle aree citate possono ingenerare ricadute sull'apprendimento, per questo è fondamentale che vi sia un ottimo dialogo tra bambino, genitori, insegnanti, e ancor più ascolto empatico e autorevolezza rispetto ad ansie e perplessità dell'infante. Oltretutto, in alcuni casi specifici occorre rivedere attentamente lo stile educativo genitoriale, ma anche scolastico (la scuola non è solo didattica, ma soprattutto un'agenzia educativa!). Se il problema persiste, rivolgetevi con fiducia ad uno psicologo per una più attenta valutazione. Cordialmente

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