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Consapevolezza corporea: un percorso di gruppo

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Il nostro corpo è sempre con noi, fedele compagno di esperienze quotidiane. Siamo abituati alla sua presenza: scontata o piacevole quando fila tutto “liscio”, spiacevole non appena ne perdiamo il “controllo”. Spesso, è solo in questi momenti che richiama la nostra attenzione risvegliando in noi l’ansia che suscita l’incontro con uno sconosciuto.
Il corpo non è un dato di fatto a cui sottoporsi ma un dato da cui partire per poter vivere in modo completo e per rendere piena la nostra esperienza.

La dimensione corporea e quella mentale si rispecchiano e risuonano costantemente l'una nell'altra: le tensioni muscolari, alcuni movimenti e posture ormai divenuti abituali, sono spesso l’espressione di un atteggiamento psichico.
Lo stato di sofferenza non si localizza unicamente a livello fisico, ma coinvolge anche la psiche creando quella condizione particolare che definiamo stress.

Da un punto di vista somatico esprimiamo questa condizione assumendo posture goffe, irrigidendo o curvando la schiena oppure impedendo o limitando la piena realizzazione di un movimento: intuitivamente cerchiamo di alleviare questi disturbi "riposando" ma spesso non è sufficiente, le tensioni torneranno presto.
Ogni azione che coinvolga il corpo parla di noi, delle nostre ansie, paure, delle nostre emozioni, esse si esprimono e definiscono i nostri movimenti sia durante la vita quotidiana che durante un allenamento o una prestazione sportiva. Forse nel nostro vivere quotidiano possiamo trovare equilibri sufficientemente buoni e creativi da permetterci di svolgere i nostri impegni (fino a quando la condizione di stress non emerge in modo insistente) ma in ambiti più specifici, dove l’azione diventa protagonista, non possiamo ignorare i segnali somato-psichici.

E’ per questo motivo che l’unico modo per risolvere questi stati di stress è quello di creare un dialogo tra la nostra mente e il nostro corpo allo scopo di acquisire consapevolezza della propria struttura fisica e della sua dinamica, di particolari movimenti degli arti e di un'area 'inconscia' del vissuto corporeo.

Tutto questo è di particolare importanza soprattutto per gli sportivi: una scarsa consapevolezza corporea può interferire con la prestazione sportiva, non solo, ma anche una scarsa consapevolezza delle proprie emozioni può avere un effetto negativo su di essa.
E’ necessario essere consapevoli che ogni azione provoca oltre a processi cognitivi, anche e soprattutto processi emozionali come ad esempio la sensazione di essere all’altezza della situazione, frustrazione, senso di inferiorità, interesse, gioia, scoraggiamento e così via…

Quel che l’atleta fa influenzerà quindi lo stato d’animo e il vissuto emotivo dell’atleta stesso, non solo, ma questo influenzerà a sua volta la sua prossima azione arrivando a volte a determinarne la prestazione sportiva stessa.

SCOPO DEL GRUPPO:
In questi incontri ci siamo proposte di favorire un’integrazione somato-psichica nei partecipanti sia attraverso l’ascolto del proprio corpo che attraverso il movimento di esso. E’ attraverso il movimento che entriamo in contatto con il nostro ambiente, che entriamo in relazione con gli altri e che ci permettiamo di esprimere le nostre emozioni.

Lo stesso termine emozione (muovere fuori) implica che per poter esprimere un sentimento, un’emozione, dobbiamo compiere un movimento dall’interno verso il mondo esterno; ma, a volte, per adeguarsi alle richieste implicite o esplicite dell’ambiente, siamo costretti a rinunciare all’espressione di alcuni sentimenti e con essi anche ai rispettivi movimenti.

Se restiamo inconsapevoli delle emozioni che si “scolpiscono” nel nostro corpo, esse finiranno per divenire posture rigide e dolorose oppure azioni inadeguate alle prestazioni e noi parallelamente ci impoveriamo di risorse emotive che ci darebbero forma e direzione.
Uno degli scopi del corso che abbiamo svolto era quello di fornire degli strumenti ai partecipanti per permettere loro di poter allargare le competenze apprese anche ad altri domini tra cui anche quello sportivo.

Secondo il principio della generalizzazione, l’atleta sarà in grado di migliorare la sua prestazione sportiva se si sarà appropriato delle tecniche di concentrazione, attivazione e consapevolezza al punto da poterle generalizzare ad altri domini.

OBIETTIVI:
- Imparare ad ascoltare il proprio corpo
- Fare esperienza del corpo in movimento
- Esprimere l’emozione attraverso il movimento
- Diventare consapevoli di come l’emozione diventa azione
- Fare esperienza del proprio corpo rilassato
- Aumentare la capacità di concentrarsi sul proprio corpo
- Entrare in contatto con le proprie emozioni usando il corpo
- Diventare consapevoli di come il corpo altrui influenza le nostre emozioni e i nostri movimenti.

IL GRUPPO
Il gruppo era composto da 6 partecipanti: alcuni provenienti dall’ambito sportivo mentre altri no. Essi erano accomunati dal desiderio di voler approfondire la propria conoscenza e consapevolezza corporea ed emozionale.
L’età dei partecipanti era compresa tra i 24 e i 35 anni; essi erano o lavoratori o studenti universitari, nessuno era atleta agonista. Nella prima giornata il seminario prevedeva alcuni esercizi esperienziali: alcuni volti a favorire l’ascolto del proprio corpo in movimento, altri all’ascolto del corpo nei momenti di rilassamento.
Scopo dell’esperienza era quello di scoprire come le nostre emozioni si esprimano attraverso il corpo, e quindi quanto in esso vi siano aspetti emozionali che influenzano la nostra concentrazione e l’attenzione e di conseguenza anche i movimenti.

La seconda giornata si è aperta con una visualizzazione che ha permesso di creare una continuità con le esperienze fatte il giorno precedente. Lo scopo era quello di favorire il recupero dei vissuti esperiti il giorno precedente attraverso però una modalità diversa per favorire il passaggio ad altri domini di esperienza. La giornata è proseguita proponendo ai partecipanti esperienze relative all’incontro con l’altro ed alle emozioni che questo incontro provoca nel soggetto. Si è arrivati poi alla consapevolezza di come l’altro entra nella nostra esperienza anche quando non è direttamente coinvolto e talvolta influenza o determina i nostri movimenti e il nostro essere nel mondo.

Entrambe le giornate prevedevano momenti dedicati alla condivisione tra i partecipanti dell’esperienza fatta soprattutto allo scopo di favorire l’espressione verbale degli aspetti emotivi legati all’esperienza.

METODO:
La modalità di lavoro era di tipo esperienziale.
Gli incontri prevedevano una presenza attiva da parte dei partecipanti: le esperienze personali di vita quotidiana nonché quelle relative all’ambito sportivo dei partecipanti sono state complemento fondamentale per favorire la consapevolezza durante gli esercizi proposti.
L’enfasi era posta sui punti di forza dei partecipanti e sul costituire nuove risorse.

CONCLUSIONI:
Il gruppo ha sviluppato molto velocemente un piacevole clima di intimità. Questo è stato reso possibile soprattutto dal piccolo numero di partecipanti.
La stessa modalità di conduzione, che prevedeva momenti di condivisione e verbalizzazione dei vissuti, ha favorito il crearsi di un clima di fiducia e rispetto. Nonostante l’ambito di provenienza dei partecipanti fosse eterogenea (sportivi, studenti, lavoratori) è stato possibile creare un senso comune delle esperienze proposte.
La varietà della provenienza si è rivelata infatti valore aggiunto e fattore arricchente per l’esperienza di ognuno e per la vita del gruppo stesso in quanto ha reso possibile l’apporto di vissuti e di contributi emotivi diversi da parte di ognuno.

Grazie ai seminari i partecipanti hanno dimostrato di aver appreso ed affinato gradualmente le capacità di autopercezione e di autoispezione nonché di aver raggiunto una migliore consapevolezza corporea. Per quanto riguarda gli atleti partecipanti i benefici che ne sono derivati sono notevoli: dal miglioramento del controllo del livello di attivazione psicofisica alla concreta possibilità di miglioramento della qualità dell’allenamento compresa la gestione ed ottimizzazione delle ore pre-gara.
Questa esperienza ha sicuramente permesso la creazione di una base solida su cui instaurare un serio progetto di preparazione mentale, ha reso inoltre i partecipanti maggiormente consapevoli della complessità del funzionamento dell’apparato somato-psichico.

I partecipanti che non provenivano dell’ambiente sportivo possono sicuramente muoversi nel mondo con maggiore consapevolezza e curare al meglio la qualità dei propri movimenti e della propria postura. Essi beneficiano inoltre di una capacità di lettura degli aspetti emozionali legati al proprio corpo.

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