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“Se non riconoscete le vostre origini, se non riconoscete la generazione che vi precede e se non avete eletto la vostra, allora non siete nessuno” (4).

"L’incesto ed incestuale” è il titolo del libro postumo dello psicanalista francese Paul-Claude Racamier (1924-1996) dove egli descrive ancora una volta, le sue intuizioni teoriche e cliniche sull’incesto e l’incestualità.

L’incestuale è un neologismo che descrive una specifica condizione della vita psichica e relazionale  dove l’incesto, non agito, aleggia nell’atmosfera emotiva di un paziente, di una famiglia o di un gruppo di lavoro. La vita psichica individuale e familiare, porta l’impronta dell’incesto non fantasmato.”L’incestuale è un clima in cui soffia il vento dell’incesto senza che vi sia incesto. Ovunque arrivino le sue raffiche, si crea il deserto, s’istilla il sospetto, il silenzio ed il segreto” ( 4).

Racamier, membro dell’Istituto di Psicoanalisi di Parigi di cui è stato direttore, nei suoi scritti sceglie un linguaggio poetico che richiama emozioni, storie, ambienti, inventando nuove parole per descrivere il suo pensiero, frutto di una lunga esperienza clinica con pazienti psicotici e le loro famiglie (fondatore e direttore dell’Hospital de jour “ La Velotte”, fondatore con D. Anzieu e S. Decobert del College de Psychanalyse Groupale et Familiale).

L’impianto teorico di Racamier, è molto preciso ed accurato e si colloca pienamente nel pensiero di Freud a  cui riconosce   il debito delle origini. Sono appunto le origini, l’humus su cui si fonda la possibilità di un’identità personale salda e sicura che consenta alla persona di collocarsi in una dimensione spaziale e temporale.

Colui che non conosce o disconosce le proprie origini, disconosce la stessa possibilità di essere una persona definita, con confini psichici e fisici che gli consentano di entrare in un’autentica relazione con l’altro:“se non riconoscete le vostre origini, se non riconoscete la generazione che vi precede e se non avete eletto la vostra, allora non siete nessuno” (4).

Le origini di ognuno di noi  coincidono con la relazione con i nostri genitori. Nell’Edipo, il conflitto si sviluppa nei confronti dei genitori, nel registro della genitalità e della sessualità. Il bambino ama il genitore del sesso opposto e prova avversione verso il genitore del proprio sesso, anche se questo non gli impedisce slanci teneri verso il genitore invidiato.

Partendo dalla cura di giovani pazienti psicotici e delle loro famiglie, Racamier ha osservato come l’incesto, il mero atto fisico, impedisca l’accesso all’Edipo fantasmato che può prendere forma solo poggiandosi su una fase complementare che egli chiama ”Antedipo”.

Sulla  scena psichica dell’Antedipo s’incontrano due soli personaggi, il bambino e la madre. All’inizio della vita il neonato ha bisogno di un nido protettivo. All’unità corporea della gravidanza, subentra la reciproca seduzione narcisistica, una potente forza d’attrazione, che consente alla madre adulta di ritrovare l’unisono con il neonato ancora immaturo e diverso da lei. Si crea così una speciale unione che esclude l’ambiente esterno. All’unione madre-figlio, progressivamente, si contrappongono altre pulsioni quali le forze di crescita e le forze sessuali. Queste forze centripete spingono la donna ed il figlio ad investire sull’ambiente esterno e quindi sul padre, oggetto sessuale per la donna, depositario della legge, delle regole e della realtà, per il bambino.

Quando la seduzione narcisistica segue il corso ideale, progressivamente questa diminuisce  depositando nel bambino un sentimento profondo d’appartenenza al mondo, di familiarità con il reale, quello che Racamier definisce “l’idea dell’io”. Contemporaneamente la madre torna ad investire sulla sua vita e sugli oggetti adulti.

La seduzione narcisistica  è “temperata” quando il bambino e la madre rinunciano all’unisono fondato sulle forze della seduzione narcisistica.

L’Antedipo riuscito, costituisce il precursore obbligato dell’Edipo di cui non è né “ante” né “anti”, ma piuttosto il complemento. L’Antedipo è “furioso”, quando manca la rinuncia alla reciproca seduzione narcisistica, che trascina verso il fantasma-non-fantasma dell’onnipotenza e dell’autogenerazione che sbarra la strada all’Edipo.

Al contrario, se  la madre non investe narcisisticamente il figlio, questo non può accedere all’Antedipo, determinando così stati quali la depressione anaclitica.

Nell’Edipo, il tabù dell’incesto ne impedisce la soddisfazione nella realtà, tabù che è riconosciuto dall’individuo e dalla società, come limite invalicabile. Il complesso di castrazione obbliga il desiderio sessuale a trovare nuovi oggetti al di fuori del ambiente familiare. La posta in gioco è l’identità’ sessuale.

Nell’Antedipo, il tabù è la confusione tra individui e generazioni. La mancanza della risoluzione dell’Antedipo presuppone l’onnipotente sovrapposizione tra madre e figlio che risultano un tutt’uno narcisistico senza confini e limiti. Un processo psichico fondamentale è il lutto originario per il quale l’Io fin dalla prima infanzia, inizia ad emergere rinunciando al possesso totale dell’oggetto, compiendo il lutto di un’unione narcisistica assoluta. Tramite il lutto originario si fondano le origini del bambino, si opera la scoperta dell’oggetto e del sé.

L’uscita dal lutto originario, un lutto dell’onnipotenza, conduce progressivamente all’investimento di nuovi oggetti poiché fonda la fiducia di base in sé, nell’oggetto e nel mondo. “La capacità d’amore oggettuale, la capacità di gioire del piacere e la capacità di sopportare il sentimento di lutto, costituiscono tutt’insieme le condizioni di qualunque sanità psichica”(4). La depressione si manifesta quando il processo di lutto fallisce.

Nell’Edipo la posta in gioco è l’identità sessuale e le energie sono di tipo sessuale; nell’Antedipo si definisce l’identità personale, l’energia è quella dell’autoconservazione sulla quale si fondono le stesse energie sessuali.
Nell’Edipo il modo essenziale d’organizzazione sono i  fantasmi quali il possesso del genitore del sesso opposto, il bambino concepito con la madre e regalato al padre, la scena primaria, la castrazione.

Il fantasma si colloca nel registro del mito, dell’immaginario, dell’inconscio e del rimosso ( 3 ).

Nell’Antedipo il fantasma non è raggiunto ma ne prende il posto  il fantasma-non- fantasma che si configura in modo omogeneo e ripetitivo, legato all’agito, vicino al vissuto corporeo, poco rappresentabile e tendenzialmente statico, molto più concreto e  meno rappresentabile del fantasma edipico.

La fissazione all’Antedipo, nei casi più gravi, comporta l’impossibilità di raggiungere l’Edipo o di toccarlo appena, per aspetti frammentati e non integrati. Il fantasma-non-fantasma centrale nell’Antedipo è quello dell’autogenerazione, ossia illusione d’essere l’unico artefice della propria esistenza, fino alla completa negazione delle origini.

Lo sviluppo più grave dell’Antedipo furioso, è la psicosi. L’Antedipo temperato è invece,  la base per la costruzione dell’Edipo e il raggiungimento dell’ambivalenza, indispensabile per la sanità mentale.
L’erede dell’Antedipo è la stessa idea dell’Io, base del senso del limite e della sicurezza. “Sono un uomo tra gli altri, ma davvero ne sono uno”. (4)

Questi brevi accenni al pensiero di Racamier, aprono più chiavi di lettura per affrontare  un caso clinico da me seguito in una psicoterapia ad indirizzo psicoanalitico a due sedute a settimana, da circa tre anni.
Federica, una ragazza di ventisette anni  ha una storia familiare che si centra sulla confusione delle origini. Genitori separati dopo decenni di un matrimonio difficile e conflittuale, un padre che non è stato in grado di sostenere economicamente la famiglia composta da due figlie nate a distanza di più di dieci anni una dall’altra.

La madre inizia a lavorare conquistandosi un certo successo professionale.La crescita di Federica è caratterizzata da una stretta vicinanza emotiva con la mamma che riempie d’attenzione la bambina tanto desiderata, a cui è stato dato lo stesso nome di un fratellino neonato, morto alcuni anni prima.

Federica chiede un’analisi per un problema sentimentale, si è resa conto di ripetere uno stesso copione  nelle sue relazioni affettive: più volte si è trovata a tradire il partner attuale con quello precedente, mantenendo contemporaneamente le due relazioni.
La sua vita è complicata e caratterizzata dalla ricerca di forti e costanti emozioni. Esce con un fidanzato, torna a casa, riesce con l’altro partner. Si sente confusa, il gioco eccitante è diventato ormai eccessivo e doloroso, si sente coinvolta in una situazione senza via d’uscita.

Federica ha un altro acuto dolore, quello che lei chiama “l’abbandono della madre” che ha scelto di separarsi dal padre per andare a vivere in una nuova casa con un nuovo compagno.
Federica vive in modo drammatico questo distacco anche se all’epoca è già una donna,  apparentemente autonoma, con un impiego in una grand’azienda.

La convivenza forzata con il padre è molto difficile, sono due estranei. Federica non stima quest’uomo che chiama per nome, a cui ha dedicato molte pagine dei suoi diari riservandogli improperi e rabbia, gli stessi  della madre. Lo considera un inetto, non lo stima. La madre ne ha sempre parlato negativamente, raccontandole anche i particolari poco edificanti della loro vita intima. Del resto Federica ha dormito nel letto con i genitori fino all’adolescenza, ancora oggi ricorda con rimpianto la vicinanza ed il calore della madre. In casa con il padre Federica si comporta come faceva la madre, rimproverandolo per la trascuratezza della casa e nella cura della sua persona.

La madre ha coinvolto da sempre la figlia nella sua vita parallela, facendole conoscere gli altri uomini  che Federica chiamava “papà”, in modo da non creare imbarazzo agli adulti nelle situazioni sociali.

Federica spesso, ha trascorso le vacanze con questi “papà acquisiti”, non ha mai fatto domande ed ha accettato nello stesso modo silenzioso, il ritorno a casa con il padre. ” Ero così brava a reggerle il gioco, non l’ho mai tradita. Mai. Non ho mai sbagliato dicendo qualcosa che non avrei dovuto dire. L’ho sempre aiutata raccontando bugie a tutti.”. Federica ha gran nostalgia per la mamma dell’infanzia, bella e seduttiva, che la ricopriva di regali ed attenzioni anche se ha trascorso molto tempo, in compagnia della sorella maggiore e di babysitter occasionali.

Eppure quei pochi momenti d’intimità con la madre, sono ancora oggi molto preziosi, ripetuti e ricordati con grande nostalgia.

Nel primo periodo di separazione, il padre subisce un infarto da cui si riprende bene. La stessa Federica  soffre d’appendicite,  ne subisce l’asportazione, vive da sola la faticosa convalescenza; il padre  ricoverato in ospedale e la madre  presa dalla sua nuova vita, non sono in grado di aiutarla.

La vita affettiva di Federica è più turbolenta del solito. Sono presenti due ragazzi entrambi significativi. Con Alessio si sente molto coinvolta per la cura quasi materna che questo le riserva, ma le è anche difficile mantenere una sorta di simbiosi dove si alternano momenti esaltanti e romantici,  ad altri di conflitto. Nonostante il grande desiderio reciproco, la sessualità è difficile, Alessio ha molti problemi che non vuole affrontare.

Federica frequenta anche un altro uomo, Piero, un ragazzo attraente che la corteggia. Tra loro non c’è la stessa complicità ed empatia che con Alessio, ma certamente il sesso è piacevole e passionale cosa che non è mai stata con il precedente fidanzato. Federica sceglie di lasciare Alessio per stringere la sua relazione con Piero anche se seguita, per un certo periodo, a frequentarli entrambi.

La situazione si complica ulteriormente alla scoperta di un nuovo segreto: il padre in una discussione con la figlia parlandole come se si rivolgesse alla moglie, in un momento particolarmente emotivo, le rivela i dubbi sulla sua paternità. Federica è profondamente sconvolta da questa confidenza paterna. Alla prima occasione,  decide di rivolgersi direttamente alla madre per chiederle conferma sul suo concepimento.

In un momento di tardiva sincerità, la madre ammette che effettivamente Federica è figlia di un altro uomo, un certo Valerio di cui la ragazza si ricorda bene, uno dei “papà putativi” che aveva conosciuto nella sua infanzia e di cui ha ricordi precisi.

Rievoca molti episodi, ad esempio quando la madre e Valerio, l’aspettavano all’uscita di scuola per pranzare o quando trascorrevano insieme le vacanze. La presenza di Valerio, s’interrompe bruscamente senza spiegazioni e, soprattutto, senza domande da parte della bambina-Federica che si accontenta di pochi cenni della madre che inizia a parlarne come di una persona infida che l’ha profondamente delusa.

Del segreto sulle origini di Federica n’era già a conoscenza anche la sorella maggiore. L’unica a non sospettare, anche se n’avrebbe avuto più di un motivo, è proprio la diretta interessata che rimane profondamente colpita e sconvolta da questo svelamento che, del resto, è ridimensionato dalla madre la quale si aspetta che la figlia non reagisca e accetti semplicemente il dato di fatto, senza fare troppe domande e senza turbamenti duraturi.

Ci sarebbero molti altri aspetti importanti da descrivere di questa paziente, ma forse gli elementi proposti già danno l’idea di quello che Racamier descrive come un clima incestuale di una famiglia oltre che di un paziente.

Federica è la paziente, quella che è considerata la più fragile ed emotiva, quella “troppo sensibile, che piange per un nulla, che non è forte” come gli altri membri della famiglia  che si reputano “duri” poiché “non si fanno toccare dalle emozioni”.

Questa è un’altra incongruenza della situazione:

Federica sembra essere l’unica che soffra per i paradossi ed i dilemmi in cui è cresciuta, determinati dal diniego e della negazione, delle bugie, dai segreti, dal non detto. Rivelare le regole del gioco, è vissuto dagli altri come un segno di debolezza poiché lo svelamento, rischia di rompere l’osmosi patologica del gruppo familiare dove tutti sono complici, compreso il padre che ha sempre saputo della vita parallela della moglie ma ha scelto il silenzio, la passività vendicativa e la costante disconferma.

Federica ripete un modello familiare che ha lungamente vissuto: frequenta contemporaneamente due uomini; con il fidanzato, la sessualità è difficile, con l’amante è esaltante. Quando l’amante diventa fidanzato, scompare il desiderio.

Federica si rammarica per questa situazione, si considera una ragazza passionale e, soprattutto, si sente molto coinvolta ed innamorata dell’attuale fidanzato, un uomo ideale che desidera sposare.

Pesa come un macigno il confronto con la madre. Come sopportare la colpa di amare un uomo e vivere con lui la sessualità? Come potersi avvicinare ad un uomo, se questo è un sostituto paterno? A questo proposito, un sogno di Federica al terzo anno di psicoterapia, illustra bene lo scenario psichico:

Ero in macchina con mio padre e mia madre, mi sentivo a disagio quando sto con i miei genitori insieme, visto come sono difficili i loro rapporti. Andiamo insieme all’ufficio postale,  entriamo per fare delle operazioni. Io e mio padre usciamo. Mia madre resta dentro all’ufficio. Mi accorgo di non avere più la borsa, l’ho lasciata nell’ufficio postale. Io e mio padre torniamo indietro, effettivamente la ritrovo   fuori dell’ufficio. E’ una borsa enorme c’è di tutto, mi accorgo che mi hanno rubato i documenti. Mio padre dice che non importa, che non è grave. Gli rispondo che è invece una cosa molto grave, difficile da riparare. Sono i miei documenti. Sono disperata.

La paziente avverte il disagio, oltre al desiderio, di collocarsi in mezzo alla coppia genitoriale. La madre tanto amata e cercata, è anche molto odiata ed invidiata e questo limita fortemente la possibilità di vivere la femminilità. La borsa, simbolo della genitalità femminile, resta nel luogo occupato dalla madre. Federica se si avvicina troppo al padre occupando il posto della madre, smarrisce la borsa, ossia la sessualità femminile. Del resto, se è troppo vicina alla madre,  perde la sua identità personale.

Federica è consapevole di vivere un momento particolarmente positivo della sua vita: convive con un uomo che le piace  progettando di sposarsi; ha cambiato lavoro scegliendo un’attività più vicina ad i suoi interessi; i rapporti con i genitori sono molto migliorati, al punto di riferirsi a loro come “genitori ideali”.

Eppure avverte una grande inquietudine, rabbia, senso di vuoto, nostalgia. Lo struggimento è per la madre dell’infanzia che evoca con immagini di questo tipo: “Appena tornata dal mare, avvolta nell’accappatoio, addenta una pesca dolce e succosa”.

Federica sembra non aver fatto quel passaggio fondamentale che Racamier chiama lutto originario, il lutto originario scioglie la seduzione narcisistica tra il bambino e la madre. Si sente tradita dalla madre dell’infanzia, si sente usata come oggetto ed  abbandonata come inutile “mia madre sbaglia sempre a chiamarmi, spesso mi chiama come il suo compagno E’ un uomo! Si vede che pensa sempre a lui”.

La scelta del nome di battesimo, le deriva dalla storia familiare,  neanche il nome la definisce in modo chiaro ed univoco.

Federica prendendone anche il nome, rimpiazza un fratello neonato deceduto, lei stessa diventa un “bambino di rimpiazzo, un bambino cicatrice, un bambino chiudi-lutto o paralutto” (4 ) Il lutto materno non elaborato , un “lutto incistato” viene trasportato su di lei nel ruolo di ricevente “portabagagli”.
Federica diventa “l’oggetto incestuale” che è demandata ad incarnare gli oggetti interni che mancano alla madre la quale vive un  insopportabile vuoto interno che accompagna il lutto incistato.

La madre vive con sofferenza il passare del tempo, si rispecchia nella giovinezza della figlia che le assomiglia molto, “Federica è come me, quasi due sorelle”.
Federica per molti aspetti, sembra imitare la madre, piuttosto che essersi identificata con lei ( 2 ). Cerca di prenderne il posto rincorrendo le mete che questa ha mancato, quale cercare di modificare le abitudini del padre, ottenere da lui quello che la moglie non è riuscita in un lungo e triste matrimonio.

Il desiderio di prendere il posto della madre per imitazione, spinge la ragazza verso il padre edipico. L’Edipo raggiunto, è solo parziale poiché è contemporaneamente presente l’atmosfera incestuale caratterizzata dalla confusione tra le generazioni, dal diniego e dalla negazione. Il tempo è fermo, tutto è statico come la casa del padre carica di cose, mobili accatastati e sedimentati nel tempo. Nella casa sono conservati mobili e cimeli dell’infanzia del padre, nato in quello stesso appartamento. Tutte queste cose appesantiscono,  impediscono l’uso dello spazio vitale saturando ogni tentativo di cambiamento.

Racamier sottolinea come siano maggiori le probabilità di cura quanto più prevale l’Edipo rispetto l’incestuale. Il metodo di cura deve mantenere una particolare attenzione al setting, riaprire i canali d’ascolto, trovare o ritrovare le vie e gli strumenti di un narcisismo fecondo.

Il setting è la cornice indispensabile per lavorare con questo tipo di pazienti. Stabilire le regole riguardo il tempo delle sedute, l’orario, il luogo ed il pagamento. “La regola essenziale è di parola e di non-azione”. (5)
Il lavoro terapeutico principale è quello di differenziare e di definire quelli che sono le “amalgame incestuali” riconoscibili dal fantasma della pelle comune.(1 )

La famiglia di Federica è un’amalgama incestuale, il padre parla alla figlia come alla moglie, la madre cerca la complicità e l’appoggio della figlia bambina per mantenere una vita parallela. Federica è stata collocata al centro della coppia, prendendo il posto della madre accanto al padre e fungendo da appoggio emotivo per la madre. Lo stile comunicativo è centrato sulle bugie, sui segreti, sulla negazione e diniego d’ogni aspetto emotivo, emozioni che trovano parziale espressione in sintomi somatici con frequenti malattie del padre, della madre e anche della stessa paziente. “Se questo lavoro riesce, allora le legature (interindividuali così come intrapsichiche) si allenteranno, permettendo di stabilire nuovi legami.Se un padre e una figlia o una madre e un figlio riescono a sentirsi parte della famiglia, senza per questo considerarsi una coppia in cui ciascuno occupa per l’altro tutti i ruoli possibili, allora due seduzioni si disgiungono, una prospettiva rinasce, e dei legami libidici tornano alla vita” (5 ).

Il paziente perde l’illusione d’onnipotenza, al suo posto trova il lutto e la castrazione, ma il prezzo dell’incestualità è il vuoto che fa intorno a sé. Nel ricostruire il filo delle origini, è indispensabile ricuperare ogni possibile aspetto di tenerezza, di piacere e di carezza nella parola “tanti tesori guadagnati alla vita”. ( 5 ).

I segreti devono essere riconosciuti ed interpretati, non per scoprirne il contenuto, ma piuttosto per interpretare la modalità del segreto che caratterizza lo stile comunicativo di una famiglia.
Fortunato il paziente che rinuncia a nascondersi, e a nascondere a se stesso delle verità e delle menzogne solo perché vi è costretto.” (5).
I pazienti con un’importante parte incestuale, come Federica, “sono stati sottoposti ad un dominio, mentre credevano di essere amati… Stregati, dominati, talvolta complici, spesso prigionieri e qualche volta ribelli, sono stati sottoposti alla scelta impossibile – Credi in me o credi nel  tuo Io-“( 5).

Federica è stata colonizzata dal desiderio materno, al punto di non saper più riconoscere i propri desideri e confini del suo Io.
E’ fondamentale aiutare questi pazienti a ricostruirsi, a rigenerarsi narcisisticamente.”Non dobbiamo aspettarci nulla in cambio, ma al contrario mettere in valore ciò che emana dal soggetto stesso, pur nella sua banalità; gli offriamo, a lui che si credeva per sempre condannato a compiere opere straordinarie e prodezze, di sentirsi accolto ed accettato anche quando rimane al suo livello e nel suo quotidiano: affronteremo gli abusi narcisistici che ha patito, lontano dalle seduzioni che lo hanno invaso. Insomma gli offriremo un involucro qualificante… Ciò che importa, non è solo che tutte queste paure siano interpretate; è anche, e forse, soprattutto, che sia riconosciuta l’autenticità del vissuto del soggetto. Allora, ma allora solamente, potrà rinascere a se stesso”( 5 ).

BIBLIOGRAFIA:

     
  • Anzieu A. L’Io pelle. Borla, Roma,1987.
  • Freud S. (1905) I tre saggi sulla teoria sessuale in Opere vol. 4, Boringhieri, Torino,1975.
  • Freud S. Introduzione al narcisismo (1914) in Opere vol. 7. Boringhieri, Torino, 1975.
  • Freud S. (1917) Lutto e malinconia in Opere vol. 8. Boringhieri, Torino, 1974.
  • Gaddini (1968) L’imitazione in Scritti, Raffaello Cortina Editore, 1989.
  • Laplanche Pontalis (1967) Enciclopedia della psicoanalisi, 1992.
  • Racamier P. C. Gli schizofrenici. Raffaello Cortina Editore, 1983.
  • Racamier P. C. Il genio delle origini. Raffaello Cortina Editore, 1993.
  • Racamier P. C. Incesto ed incestuale.Franco Angeli, 2003.
  • Racamier P. C. Lo psicoanalista senza divano Cortina Editore.

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