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Quando è che riusciamo ad essere buoni in modo autentico? [Prima parte]

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La psicologia sociale è lo studio scientifico dell’influenza sociale, ovvero dei modi attraverso cui i pensieri, i sentimenti e i comportamenti delle persone vengono influenzati dalla presenza reale o immaginaria degli altri. L’influenza sociale assume forme sia dirette (come la pubblicità) che indirette (attraverso la cultura). La psicologia sociale si differenzia dall’antropologia e dalla sociologia in quanto si interessa non alle situazioni sociali in senso oggettivo, ma al modo in cui le persone vengono influenzate dalla loro interpretazione, o costruzione, dell’ambiente sociale. E’ importante quindi capire come una persona percepisce o interpreta tale ambiente, piuttosto che comprenderlo oggettivamente.

Un altro tratto caratteristico della psicologia sociale è quello di essere una scienza sperimentale, che sottopone a prova empirica le proprie ipotesi. Essa non si basa né sulla cosiddetta “saggezza popolare” o sul buon senso, né sulle opinioni o intuizioni di filosofi, romanzieri, politici, giornalisti o altro. Anche se buona parte della psicologia contemporanea è basata sul pensiero analitico dei filosofi, la psicologia sociale cerca di approcciare anche le domande analizzate dalla filosofia in modo scientifico. Anche la psicologia della personalità si occupa dello studio degli individui e delle ragioni che sottostanno alle loro azioni. Essa però si concentra sulle differenze individuali, trascurando quella che è una delle fonti principali del comportamento umano: l’influenza sociale. Molto spesso nei rapporti interpersonali si tende proprio a sopravvalutare la componente della personalità individuale, nel valutare il comportamento di una persona. Il comportamento sociale viene studiato da diverse scienze, quali la sociologia, l’economia e le scienze politiche. La psicologia sociale però se ne differenzia in quanto il suo oggetto di studio, più che le classi sociali, le strutture e le istituzioni, è l’individuo nel contesto della situazione sociale. Inoltre, lo scopo della psicologia sociale è di identificare le proprietà universali della natura umana che, indipendentemente dalle classi o strutture sociali, rendono ciascuno di noi sensibile all’influenza sociale. Per questo motivo si promuove la ricerca interculturale.

Uno dei fenomeni più interessanti studiati dalla psicologia sociale è il presentarsi di un fenomeno chiamato errore fondamentale di attribuzione. Si tratta di un errore per cui si tende ad interpretare il comportamento delle persone in termini di personalità, trascurando invece il forte influsso esercitato dall’ l’influenza sociale.

Perché tendiamo a sottostimare il potere esercitato dall’influenza sociale? Principalmente per due motivi:

  • Perché ognuno di noi privilegia inconsapevolmente un rassicurante senso di falsa sicurezza: infatti, se posso attribuire un determinato comportamento deviante  ad una “personalità tarata”, potrò vivere una  maggiore tranquillità, derivante dalla sensazione che a me  non potrà mai capitare non riconoscendo  nella mia personalità nessun tipo di grave tara;
  • Perché ognuno di noi ha la tendenza a semplificare le situazioni che sono complesse, giungendo così a non comprendere a fondo un comportamento.

D’altra parte è capitato a tutti noi di verificare nei fatti  della vita quotidiana, come   aspetti della situazione sociale, anche se  apparentemente  poco importanti, possano produrre effetti macroscopici sui comportamenti delle persone, a volte al punto tale da annullare l’influenza esercitata dalla personalità individuale.


Per il comportamentismo si poteva spiegare ogni comportamento umano in termini di analisi delle ricompense e punizioni riservate dall’ambiente al soggetto, senza nessun riguardo per concetti come cognizione, pensiero o sentimento. Questo approccio si è rivelato troppo semplicistico, in quanto non si può comprendere un comportamento limitandosi alle proprietà fisiche di una situazione, ma si deve capire come le persone “costruiscono” il mondo che le circonda.

La psicologia della gestalt ha posto i fondamenti dello studio dell’interpretazione individuale della situazione sociale. Questa teoria si concentra sulla fenomenologia del soggetto della percezione, ovvero sul modo in cui gli oggetti si presentano alle persone, piuttosto che sui singoli elementi dello stimolo oggettivo. Importanti in questo senso furono gli studi di Kurt Lewin, ebreo tedesco emigrato in USA negli anni 30. Lewin applicò i principi della gestalt alla percezione sociale.

Le costruzioni sociali soggettive possono essere semplici, ma anche molto complesse. In ogni determinato momento, i pensieri e i comportamenti umani sono sottesi da una moltitudine di motivazioni sovrapposte. Dopo anni di studi, gli psicologi sociali hanno individuato due motivazioni fondamentali:

  1. il bisogno di essere accurati;
  2. il bisogno di giustificare i nostri pensieri e le nostre azioni (essere a posto con la coscienza);

Spesso queste motivazioni ci spingono nella stessa direzione, altre volte entrano in conflitto fra loro, producendo conseguenze non sempre positive. Molte persone, per esempio, hanno bisogno di mantenere un’alta stima di sé, di vedersi come individui rispettabili, competenti e affidabili. Ciò li  induce, infine,  a dare una visione distorta del mondo per potersi sentire bene con sé stessi. Un’altra esigenza fondamentale è quella di giustificare il comportamento precedente. In determinate condizioni ci si può spingere a commettere azioni che potrebbero apparire sorprendenti o paradossali, ovvero preferire le persone e le cose per cui si è sofferto, piuttosto che quelle associate con il benessere e il piacere.

Noi esseri umani abbiamo sorprendenti facoltà logiche e cognitive, che usiamo per costruirci una nostra visione del mondo. Lo studio del modo in cui procediamo a realizzare le nostre concezioni sul mondo è detto approccio cognitivo alla psicologia sociale, o meglio ancora cognizione sociale.

Il compito, tuttavia, non è sempre facile o immediato, perché spesso il problema è la non conoscenza di tutti gli elementi necessari a giudicare una data situazione. Ogni giorno prendiamo tantissime decisioni, anche se non disponiamo di dati sufficienti. Inoltre, possiamo trovarci con le nostre aspettative sul mondo sociale, in conflitto con la percezione che abbiamo di esso.  Questo meccanismo è alla base del fenomeno cosiddetto della “profezia che si auto avvera”.

Per esempio, se penso che un esame mi andrà male, anche se io vorrei tanto superarlo, ma il pensiero di un fallimento è in grado di influenzare pesantemente il verificarsi proprio del fallimento.

Naturalmente, oltre alle motivazioni sopra evidenziate, possono esserci molti altri fattori che influenzano la nostra visione del mondo quali istinti biologici, paura, promessa di ricompense, ecc. senza dimenticare la potenza significativa di un’altra potente  motivazione generale  che si esprime attraverso un sempre presente bisogno di controllo sul nostro ambiente.

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