Buongiorno, mi trovo in una situazione difficile, mio figlio di 14 anni, a breve 15, non si impegna a scuola. Sta frequentando il primo anno del liceo classico, le materie gli piacciono ma non abbastanza da impegnarsi tutti i giorni e i risultati sono molto scarsi. Ai colloqui qualche insegnante propende per la bocciatura, altri sono fiduciosi sul fatto che prima o poi si impegnerà. Di fondo è molto distratto, a volte assente. Sì impegna molto nello sport, ha amici che frequenta spesso e con i quali appare gioioso, a volte in casa lo sembra poco. Ha un fratello gemello con cui va molto d'accordo e con cui si relaziona molto più che con noi o con la sorella di 7 anni. È sempre stato incostante con lo studio, a differenza del fratello che si è sempre impegnato con buoni risultati. Io e il padre siamo sempre a controllare, punire togliendo telefono e videogiochi, limitando le uscite ma niente sembra avere effetto, anzi non c'è niente che lo scuota dal suo torpore scolastico. Gli stiamo chiedendo se vuole cambiare scuola e dice che non vuole, che queste materie gli piacciono. Non abbiamo più molte idee su come affrontare la situazione. Ringrazio anticipatamente
Buongiorno, capisco quanto possa essere faticoso per voi vedere vostro figlio così poco coinvolto, soprattutto quando le capacità sembrano esserci ma non riescono a tradursi in impegno costante. Da quello che racconta, non sembra tanto una mancanza di interesse quanto piuttosto una difficoltà nel mantenere attenzione, motivazione e continuità, aspetti molto delicati in questa fase dell’adolescenza. Il fatto che nello sport e con gli amici sia sereno e partecipe è un segnale positivo: ci dice che le risorse ci sono, ma probabilmente hanno bisogno di essere “agganciate” anche nell’ambito scolastico, magari comprendendo meglio cosa lo blocca o lo allontana dallo studio.
In questi casi, un breve percorso psicologico può aiutare a capire cosa c’è dietro questa fatica (motivazione, metodo di studio, aspetti emotivi o attentivi) e a trovare strategie più efficaci, alleggerendo anche voi genitori dal peso del continuo controllo e dei conflitti.
Se vuole, possiamo approfondire insieme la situazione in uno spazio dedicato, così da individuare il modo migliore per aiutarlo concretamente.
Ricevo anche online.
Un caro Saluto
Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo
Torino
La Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo offre supporto psicologico anche online
Buongiorno Signora Emy, quello che descrive non sembra solo un problema di volontà o regole, più un equilibrio complesso tra motivazione, attenzione e fase evolutiva. Il fatto che suo figlio sia coinvolto nello sport, abbia relazioni positive e dica che le materie gli piacciono è un elemento molto importante. Probabilmente sono presenti risorse adeguate per l'impegno ma per esserne certi, tali risorse andrebbero valutate in opportuno contesto.
Per quanto riguarda le strategie educative basate su controllo e punizione queste non producono effetti, ce lo conferma la letteratura, gli studi condotti a disposizione. Spesso è più efficace l'ascolto, la comprensione. Per affrontare questo delicato momento crede sia utile chiedere aiuto ad un professionista? Un confronto con un professionista potrebbe dare risposte alle sue domande, dare significato al suo disagio individuare modalità più efficaci per sostenere suo figlio.
Se le può essere utile io resto disponibile online per un confronto su quanto è emerso. Sperando di esserle stata d'aiuto, le auguro il meglio.
Dott.ssa Ursula Fortunato
Roma
La Dott.ssa Ursula Fortunato offre supporto psicologico anche online
Salve signora, capisco la fatica e il senso di smarrimento che descrive è naturale sentirsi senza molte strade da percorrere in questa situazione. Tuttavia, accanto alla preoccupazione per i risultati, potrebbe essere utile provare ad allargare un po’ lo sguardo e chiedersi non solo quanto suo figlio si impegni, ma anche come stia in questo momento della sua vita. Il fatto che in alcuni contesti appaia più sereno e in altri più spento, così come la presenza di un fratello con caratteristiche diverse, sono elementi che a volte meritano di essere ascoltati con curiosità più che letti subito in termini di volontà o mancanza di impegno. Quel senso di “assenza” o di scarso investimento nello studio, in alcuni ragazzi, può anche avere a che fare con vissuti di fatica, di incertezza o di poca fiducia nelle proprie capacità, più che con una semplice svogliatezza. In questo senso, oltre al confronto in famiglia e con la scuola, potrebbe essere uno spunto valutare anche la possibilità di offrire al ragazzo uno spazio di ascolto dedicato, dove possa sentirsi libero di esprimersi e, se necessario, essere accompagnato a dare un po’ più di senso a ciò che sta vivendo. Resto dell’idea che non si tratti tanto di trovare subito la soluzione giusta, quanto di provare a porsi domande leggermente diverse, che possano aprire nuove piste di comprensione.
Buonasera Emy, capisco la sua preoccupazione e anche la fatica che state vivendo come genitori. Quando un figlio sembra non impegnarsi, è facile sentirsi impotenti e viene quasi spontaneo controllare di più o spingere perché qualcosa cambi. Da quello che racconta, però, suo figlio non è un ragazzo spento, vive momenti in cui sta bene, come nelle relazioni e nello sport. Questo è un elemento importante, perché ci dice che l’energia c’è, ma probabilmente fatica a canalizzarla nello studio. Potrebbe esserci altro: fatica, senso di inadeguatezza, difficoltà nel metodo di studio, oppure un modo per non confrontarsi con qualcosa che lo mette in difficoltà. Spesso più si spinge, più potrebbe chiudersi o allontanarsi, non per disinteresse, ma perché si sente sotto pressione. Forse può essere utile provare, pian piano, ad entrare un po’ di più nel suo mondo, cercando di capire cosa vive e ciò che non riesce ad esprimere. Dott.ssa Franca Russo