Adolescenza

Ho perso fiducia in mio figlio

Cecilia

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Salve, non ho mai pensato di essere perfetta, ma, sebbene alterni, i rapporti coi miei figli mi davano fiducia e sostegno. Mia madre era molto severa e poco dolce ed io purtroppo ho ereditato da lei la poca capacità di gratificare e la ruvidezza dei modi, a volte sono brusca e scostante. Ma ho sempre avuto, o credevo di avere un bel rapporto con i miei figli, soprattutto il maggiore, più aperto, mi raccontava sempre tutto e credevo di avere un bel dialogo con lui (questo non significa che non ci fossero scontri, alcuni anche intensi). Quest’anno, in quarta liceo, a fine novembre, dopo un serie di forche che io ho cercato di comprendere, ha deciso di lasciare la scuola. Lo ha comunicato sia a me sia a suo padre. Io l’ho presa molto male, suo padre in maniera molto più disinvolta e sebbene contrariato ha accettato di buon grado la sua scelta. Io invece ho subito sia la scelta del figlio che l’inerzia del padre (siamo separati). Ora ho perso fiducia in mio figlio, tra questa bella pensata e altre trovate non proprio geniali e altre bugie mi hanno fatto perdere molta della stima che avevo di lui. Ora non va a scuola, ma lo sveglioi tutte le mattine come se ci andasse e lo porto con me a lavoro, dove sinceramente si annoia lui e agita me. Sono meno disponibile e sebbene cerchi di essere abbastanza oggettiva ed equilibrata mi rendo conto che pretendo di più in casa … del resto non fa nulla, almeno potrebbe contribuire … ecc … lavoro al momento non si trova e poi il mio desiderio è che finito quest’anno lui riprenda gli studi come promesso. Però non sono più così fiduciosa e gli sto più col fiato sul collo, diciamo che ne lascio scorrere meno. La situazione attuale però un po’ mi spaventa, un ora/giorno viene e cerca conforto, non sempre riesce ad ottenerlo, dipende da cosa ha combinato poco prima, un ora/giorno manifesta tutto il suo odio sia a parole sia coi modi. L’altro giorno perché non ho accondisceso ad una sua richiesta mi sono beccata del: ti odio, mi fai schifo non ti voglio più, tutto ciò che dici non mi interessa, del resto faccio ciò che tu mi hai insegnato e mille altri insulti. Questa continua alternanza di comportamenti, questa totale svogliatezza, questa assenza di interessi, questa assoluta arroganza e prepotenza mi stressano profondamente e accentuano i miei difetti (rudezza nei modi e rigidità nei comportamenti). E questo è un aspetto. Dall’altra parte c’è la consapevolezza di tante cose, del suo stato di malessere generale, della sua insicurezza e della sua richiesta d’aiuto. E’ come se avessi a che fare con due persone, una che cerca in me protezione, e quando la cerca, spesso la trova, e una che cerca ad ogni costo di prevaricarmi e di farmi subire ad ogni costo le sue scelte accusandomi costantemente di essere io il despota della questione. A questa seconda persona mi ribello e cerco di ristabilire le regole, i ruoli e le priorità. Il risultato è che io vivo malissimo, salvo brevi momenti e lui pure. Io lo leggo come il mi aguzzino e lui pure, insomma sono sfinita e non ho più risorse. Ho bisogno di consigli utili, pratici, su come gestire questa fase difficile sperando che si concluda presto e al meglio. Come fare a mantenere le regole di sempre, sebbene non rigide, cercando di aiutare lui nel suo confuso e caotico modo di autogestirsi e cercando di non soccombere io. Non liquidatemi con “signora questa è l’adolescenza” perché fra tutti i ragazzi che conosco lui è l’unico che deliberatamente ha voluto prendersi l’anno sabbatico ed è l’unico che rischia di non finire il liceo senza alcuna ragione ma per il solo gusto di andare contro corrente e contro i consigli di tutti: insegnanti, compagni di classe, amici, parenti ecc … oltretutto si vergogna della sua scelta tanto è che se incontriamo per strada persone e gli chiedono come va a scuola lui risponde bene e si comporta come se in realtà lui fosse ancora a scuola.

9 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Cecilia, comprendo la sua disperazione per la condotta di un figlio che non soddisfa i genitori e che si trova in un periodo di particolare rifiuto e stasi riguardo alle proprie responsabilità. La prima cosa concreta che può fare per sbloccare un comportamento apatico e disinteressato per la vita che sta vivendo suo figlio è quello di rivedere e rivalutare il tipo di rapporto che ha stabilito fino ad ora con lui. Probabilmente ora ci sono aspetti che impediscono una chiara e trasparente comunicazione tra di voi : da una parte si trova il disagio di un figlio che trova molte difficoltà nel crescere e che ha rinunciato a mantenere un comportamento responsabile e collaborativo; dall’altra parte è presente un genitore che si sente in “difficoltà” nel guidare la crescita positiva e soddisfacente del giovane figlio. E’ risaputo che in adolescenza il caos, il disordine della vita è necessaria per trovare poi chiarezza, identità personale e sociale nonché la sicurezza che proietta poi la persona verso le scelte future. Ho la netta sensazione che tra voi due, madre e figlio, in ciascuno di voi, ci sia tanta rabbia, una rabbia atavica che nasce dal passato e quando non vi è la rabbia si affaccia la “depressione”, il senso di impotenza nel risolvere le difficoltà che si incontrano. Quindi, Cecilia, le consiglio prima di tutto di fare venire a galla, fare esprimere al proprio figlio i reali vissuti emotivi che lo hanno portato all’abbandono scolastico,quelli che lo rendono apatico, disordinato, caotico ma anche aggressivo nonché fare emergere le vere motivazioni che lo portano a negare con le altre persone il fatto di avere lasciato la scuola. Soprattutto lo guardi con gli occhi di chi accetta di aiutarlo per superare le difficoltà, lo ascolti di più e non lo metta a confronto con gli altri ragazzi perché ogni ragazzo è “unico”. Coerentemente, tenga ferme le proprie posizioni senza vivere e sfogare la rabbia per le aspettative insoddisfatte, non si lasci cadere nel tranello della rabbia espressa da suo figlio. E, per potere fare tutto questo, lei come genitore ha bisogno di trovare prima di tutto la sicurezza , la stima e la fiducia in se stessa per essere in grado poi di trasmettere e comunicare al proprio figlio la fiducia e la stima per affrontare e superare le difficoltà che incontra nel percorso della crescita. Cordiali saluti
Gentile Cecilia, ho letto attentamente quanto da Lei prospettato e non ho intenzione di liquidarLa con “è l’adolescenza”!! Però trattasi proprio di tale periodo anche se sicuramente è un’adolescenza un po’ troppo turbolenta ed aggressiva!! Altri adolescenti hanno comportamenti ed atteggiamenti ‘apparentemente’ meno manifesti ed eclatanti ma possono ‘scivolare’ lo stesso - e nel contempo diversamente - in situazioni preoccupanti. Pertanto Le consiglio di evitare di fare confronti con altri ragazzi di Sua conoscenza. Le dico subito che fare a braccio di ferro con Suo figlio non risolve un bel niente!! Bisogna essere fermi ma trovare punti di incontro e cercare delle soluzioni che possono andar bene per entrambi. Se Lei in questo periodo si sente molto stressata e vive grande preoccupazione, senso di rabbia e paura per le vicende relative a Suo figlio, provi a prendere in considerazione misure alternative. Ad esempio: farlo stare un periodo presso il padre. Lo proponga ad entrambi e ne discuta con loro. Il ragazzo, in questo periodo, potrebbe aver più bisogno di identificarsi e confrontarsi con la figura maschile-paterna. Inoltre, può proporre a Suo figlio di consultarsi con una terza persona (insegnante, amico fidato più grande, zio, psicologo) per avere dei riferimenti comportamentali/emotivi e qualche consiglio per orientamento scolastico. Comunque qualsiasi scelta Lei decida di fare Le suggerisco di avere molta calma e soprattutto molta pazienza e non perda fiducia in Suo figlio. Questo periodo può durare un bel po’ di tempo ma fisiologicamente passerà!! Se ritiene che non riuscirà a mantenere un adeguato equilibrio nell’interagire con Suo figlio, Le consiglio di consultare uno psicologo per farsi aiutare. La saluto cordialmente
Gentile Cecilia, non vuole sentirsi dire che "questa è l'adolescenza", ma può accettare di leggere che il mestiere del genitore è il più difficile al mondo? Anche questo è un luogo comune, me ne rendo conto, ma il mio è soltanto un modo per farla riflettere sul fatto che "consigli utili, pratici su come gestire questa fase difficile" non ce ne sono. O meglio, non esistono "regole" precise adattabili ad ogni situazione. Lei ha descritto bene le sue caratteristiche di madre ("rudezza nei modi e rigidità nei comportamenti"), ma questo non è sufficiente per capire bene la relazione che ha creato con suo figlio. E parlando di relazione viene da sè il fatto che non si tratta di diventare consapevoli soltanto di che madre è stata ed è tuttora, ma anche di che persona è suo figlio, di cosa pensa, di cosa sente e di che cosa è fatta la vostra relazione. E poi c'è il padre, siete separati, ma anche lui ha un ruolo nell'educazione e nella crescita di suo figlio. Andrebbe esplorato il momento della separazione, come è avvenuto, com'è stata gestita, quali sono state le reazioni del ragazzo (o bambino?). Credo che tutto questo possa essere affrontato con un percorso di consapevolezza, per il quale mi rendo disponibile (vista la sua zona di provenienza), eventualmente si senta motivata in questo senso. La saluto cordialmente.
Buon giorno Cecilia, capisco lo sconforto, la fatica e soprattutto la paura, un genitore ha sempre paura di aver sbagliato e di sbagliare, vorrebbe sapere qual'è l'atteggiamento giusto e la scelta giusta. Penso che anche suo figlio vorrebbe saperlo. Anche lui vorrebbe sapere qual'è la decisione giusta, cosa deve fare e come farlo. Credo che lei voglia essere un buon genitore e lui un buon figlio, entrambe volete sapere la cosa giusta e questo è indice di un legame molto forte e radicato. Forse l'intoppo sta quando lei dice "ho perso fiducia in mio figlio", da quanto dice si evince che le scelte che fa il ragazzo, lei le paragona a sè e al vostro rapporto, come una cartina tornasole di quanto fatto fino ad ora. Bhe, non è esattamente così! Comprendo che lei non condivida la scelta di suo figlio di interrompere la scuola e anche il timore che non riprenda, sono legittimi e plausibili. Nello stesso tempo, non deve credere che questa scelta sia un gesto di rifiuto o ribellione, forse è un ritiro, appunto, un senso di incapacità, una paura che lui ha. Forse può cercare di aprire un dialogo con lui, più franco possibile, dove lei esprime anche le sue varie parti in conflitto, quella amorosa e preoccupata e quella arrabbiata, infuriata, indignata. Può fargli comprendere che vorrebbe saper essere un ottimo genitore, che sa sempre tutto, ma non è così. La strada la si trova percorrendo. Può esplicitargli che anche lei ha paura ed è normale che ce l'abbia lui, che se molla la scuola sicuramente ci sono delle difficoltà e non è mollando che le risolve. Insomma, cercare di ricreare un dialogo ma soprattutto di rimettere insieme le vostre due parti, quelle arrabbiate, rifiutanti e quelle che chiedono aiuto, vicinanza, ecc. Entrambe hanno diritto ad esserci e possono essere integrate, dando buoni frutti. Il fatto che entrambe viviate questi due aspetti contrapposti, ci dice che c'è un gran legame e talvolta proprio questo rende difficile le scelte, perchè mette in primo piano il timore di deludere l'altro. Concordo con lei che su certe cose deve essere ferma, non dura, ma ferma, la ribellione è anche un modo per testare i confini, se lei si mostra facilmente corruttibile, mostra di non avere fiducia in lui, di non tenerci abbastanza e di non essere lei stessa solida. Per potersi fidare di qualcuno, si ha bisogno di sapere che c'è, è affidabile e forte! Parlando di ritiro e di due parti, poi mi viene in mente che lei è separata e suo marito ha reagito in modo sereno alla scelta, quasi indifferente o passivo. Anche questo crea un doppio binario, una confusione nel ragazzo, che non è facile da affrontare. La mamma ed il femminile, pretendono da lui, chiedono delle cose, il maschile si ritira e acconsente passivo! Questa è anche un'età in cui suo figlio ha bisogno dell'identificazione con un modello maschile, per sapere chi è. Quindi, visto quello che può fare lei è da una parte cerca di coinvolgere di più il suo ex marito, per fargli prendere un ruolo attivo, anche solo nel passare del tempo col ragazzo, dall'altra lei deve essere ferma nelle sue decisioni ma anche rassicurarlo e mostrargli che ha fiducia in lui e vede le sue capacità. Ce la può fare! Ce la potete fare! Per cui, coraggio, ci vuole pazienza ed energia. Ma lo faccia con maggiore leggerezza, ci vuole determinazione, ma anche fiducia,in sè e in suo figlio. Vedrà che le sue energie daranno buoni frutti. Buon lavoro!
Buongiorno Cecilia, mi sembra che la sua difficoltà nella gestione di questo rapporto stia invadendo molto la sua vita con le preoccupazioni. I segni che suo figlio mostra possono essere di disagio e probabilmente anche lui è smarrito. Per dare un parere e delle indicazioni bisognerebbe valutare la situazione nel dettaglio. Tuttavia, le posso dire che nell'adolescenza si ha molto bisogno della guida dei genitori, che sono gli adulti di riferimento: con il confronto e con la messa in discussione di quello che viene detto dai genitori i ragazzi sperimentano le loro strade per diventare degli adulti autonomi. E' proprio questo il processo che aiuta a crescere: avere dei confini stabili da parte dei genitori (realizzati con regole,valori, ecc..) e cercare di superarli in modo costruttivo e creativo. Naturalmente non si può fare questo senza attivare un dialogo in cui l'adolescente si possa prendere i suoi spazi di libertà e responsabilità. La comprensione e il sostegno devono accompagnarsi alla sicurezza di alcuni principi, stando attenti a non proporsi in modo incerto o confusivo perchè altrimenti si possono prendere libertà che non giovano a nessuno. Ogni adolescente è diverso, per questo credo che la cosa migliore per lei sia di riferirsi ad un colloga che possa sostenerla in questa fase delicata, per darle dei suggerimenti e aiutarla: gli adolescenti sfidano molto i nostri equilibri e per poterli aiutare è bene sapere quali punti nostri vanno a toccare.. Le auguro di risolvere presto questo problema per poter tornare a godere del vostro rapporto.
Mi pare che lei abbia preso bene in mano la situazione, le serve un po più di coraggio e di pazienza, la virtù dei forti della quale suo figlio sembra che sia carente. Tollerando ciò che suo figlio non riesce a tollerare diventerete più fori entrambi. Non ci sono consigli che valgono per tutti nello stesso modo. Una relazione forte e significativa si costruisce nell'apertura e nel dono totale di sé all'altro. La vostra è una relazione assimettrica. Suo figlio si fida di lei e solo. Sappiamo che nell'adolescenza si mettono in discussione i nostri ruoli e le nostre certezze. E' importante cambiare insieme a lui. No avere paura del cambiamento.
Cara Cecilia, è vero, in parte le problematiche che lei riscontra nel rapporto con suo figlio sono da imputare all'adolescenza. Tuttavia credo che l'abbandono scolastico e il disagio sperimentato dal ragazzo non vadano sottovalutati. Quello che mi lascia perplessa è il fatto che voglia coprire lui stesso l'abbandono scolastico di fronte agli altri, e lo utilizzi piuttosto con lei come richiesta di attenzione e sfida allo stesso tempo. La separazione tra lei e suo marito non deve essere stata cosa facile per lui, anche se non indica precisamente quando questa sia avvenuta. Forse non è tutto perduto, varrebbe la pena provare a parlare con lui della possibilità di confrontarsi con uno psicologo, accettando l'anno sabbatico che ormai è andato perduto e provando a fare qualcosa per ritrovare il desiderio di riprendere la scuola in modo più positivo l'anno venturo. Non gli metta ansia, lo lasci maturare, sopporti questi mesi e provi a chiedere il sostegno di uno psicologo (può recarsi lei stessa per prima chiedendo una consulenza e un sostegno per capire come sia meglio affrontare il tutto). Forse suo figlio ha solo bisogno di essere coccolato, di essere accolto da una mamma forte, che sa sopportare i suoi sbalzi d'umore e che è pronta ad ascoltare e accogliere anzichè giudicare e imporre. Provi a cambiare atteggiamento e non si impunti subito sul fattore scuola, se suo figlio inizierà a stare meglio allora l'anno prossimo sarà lui stesso a voler riprendere gli studi. Spero di esserle stata d'aiuto.
Cara Cecilia, "esplosioni" simili da parte dei figli sono frequenti in adolescenza, ancor di più e forse più gravi quando vi è una separazione pregressa. Personalmente lavoro in un centro che si occupa di tali problematiche dello specifico e tutto ciò che ha a che fare con il post-divorzio e tutela della genitorialità. Tali problematiche vanno necessariamente affrontate attraverso una consulenza. Nel caso tu fossi interessata non esimerti dal contattare il centro presso il quale lavoro.
Buongiorno Cecilia, più che "questa è l'adolescenza" mi sentirei di dirle che suo figlio sta passando un momento evolutivo assai difficile e che cerca aiuto, sebbene spesso mostrando il suo lato più aggressivo ed attaccante, specialmente nei suoi confronti. Suppongo che, così come anche lei dice, quello di lasciare la scuola sia stato un gesto di ribellione forte, che sì può essere ricondotto alla fase adolescenziale, ma è stata anche una scelta che lo ha danneggiato, l'ha isolato dai compagni, e rischia di continuare a precludergli la possibilità di crescere e studiare. Insomma, mi sembra che dietro questi gesti di ribellione adolescenziale si celi sia un disagio che forse andrebbe visto in quanto tale, sia un pericolo abbastanza grande, ossia quello di attaccare i legami penalizzando in primis se stesso. Se lei dice che suo figlio si vergogna di aver lasciato scuola, forse è perchè dentro di sè il ragazzo sente di aver perso qualcosa così facendo, e che si attribuisce la responsabilità della decisione presa. Le consiglierei vivamente di aprire un dialogo con suo figlio basato sugli elementi di disagio che egli sta esprimendo (per esempio sul fatto che si vergogna di dire agli altri che non va più a scuola), anche se mi rendo conto che può essere difficile resistere ai suoi attacchi aggressivi. Inoltre, le suggerisco di prendere in seria considerazione l'eventualità di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che si occupi di soggetti in età adolescenziale, e di parlare con suo figlio della possibilità di intraprendere un percorso psicologico, in cui poter riflettere sul suo modo di agire e di sentire. In bocca al lupo

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