Famiglia e bambini

Quando “è consigliabile” che i genitori chiedano aiuto ad un professionista?

05 Novembre 2020

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Genitori non si nasce, non è solo un modo comune di dire, in realtà genitori si diventa giorno dopo giorno. Non esiste un vero e proprio debutto ma può accadere in momenti diversi della vita: per alcuni coincide con la decisione di interrompere l’assunzione o l’utilizzo di anticoncezionali, per altri il “sogno” inizia fin da piccoli e può diventare anche uno degli obiettivi del proprio futuro, per altri ancora quando si incomincia a parlarne all’interno della coppia, altri lo realizzano quando si trovano di fronte al fatto compiuto e la situazione “ormai” capitata obbliga ad affrontare l’argomento a livello singolo e di  coppia.

MOTIVI PER RICHIEDERE UN COLLOQUIO

I motivi per cui una famiglia può richiedere supporto a un professionista per questo specifico argomento sono molteplici e non sempre riferibili a momenti stressanti o coincidenti con la “nascita” di eventuali problemi.

Ci si può rivolgere ad un professionista per essere aiutati ad affrontare alcuni eventi di vita, o anche perché l’esperto può insegnare a raccontare un evento quando lo si deve spiegare ad altri, sia esso una situazione negativa per esempio un lutto importante, o positiva  come una nascita o un’adozione, o un tema “ostico e permeato da vergogna” come possono essere la sessualità e l’amore, infine, ci si può avvicinare ad uno psicologo per essere aiutati come “genitori” ad educare o durante specifici momenti di difficoltà educative e relazionali.

Crescere un figlio non è mai un compito facile e nessuno ci ha mai insegnato ad esplorare uno dei mandati della nostra vita: procreare, salvaguardare la propria specie ed accudire/educare il proprio figlio (Veglia, 2005).

Non ci si deve accusare o incolpare dopo un possibile errore.

Si è tutti esseri umani, la cosa importante è sempre riuscire a “ripartire”

e trovare la strada maggiormente indicata per la soluzione all’eventuale problema.

 

QUANDO RIVOLGERSI AD UN PROFESSIONISTA?

  • Quando è bene dire ad un figlio che è stato adottato? Come spiegarlo? Possono essere utili dei libri?
  • Cosa “sta procurando” attriti o incomprensioni in famiglia?
  • Mamma e papà si separano come si può evitare che i figli vivano questo evento come un “distacco”? E se pensasse di esserne la causa?
  • Come avvicinare il proprio bambino agli eventi di vita negativi? Come potrebbe essere “spiegato” un lutto improvviso? Come superarlo come persona e/o nucleo famigliare?
  • Genitori e sessualità: come si può spiegare la sessualità ai figli? La differenza tra amore e sesso? A che età si deve educare ed avvicinare?
  • A causa di un incidente in macchina non si riesce più a guidare o a salire sul veicolo. Cosa si può fare? Cosa accade ai pensieri ed alle emozioni poco prima di dover fare un viaggio? Mentre si sta fermi al semaforo?
  • Quando un figlio "non parla più". Una volta era così espansivo mentre oggi si chiude in camera, non racconta più niente e se chiedo mi “risponde: NO”.
  • Se si trova nella sua cartella, di scuola, delle sostanze; ci si deve arrabbiare? Altre volte, una domanda tipica, può essere: "cosa sta succedendo?" Da quando ne fa uso? Con che frequenza? Sarà dipendente?
  • Un altro problema potrebbe essere l’aver visto il proprio figlio fumare con gli amici. Come comportarsi?
  • In che modo si potrebbero valutare/interpretare “diversamente” gli eventi accaduti? Quando si “ripensa” ad una discussione come riuscire a farlo in modo il più possibile oggettivo?
  • Da quando si è lasciata/o con la/il sua/sua ex non riesce più interagire con le altre persone. Ha poca fame, non dorme e se dorme lo "fa"male. Cosa si può fare da genitore per star vicino ed aiutare a “superare” questa esperienza negativa?
  • Insorgono delle paure o fobie. Un esempio può essere la paura di salire su un ascensore e quindi preferire fare le scale ma ora si è trovato un bellissimo attico al 10° piano o “ si diventa un atleta” o come superare questa paura?
  • Si osservano difficoltà alimentari. Non mangia più, vedere il cibo fa star male, ecc. Non è proprio un’ossessione ma deve, per esempio, calcolare tutte le calorie della giornata e fare molte ore di sport. Prima non era così, cosa sta accadendo?
  • E' arrivata una valutazione di DSA-ADHD-Q.I. limite come parlarne in famiglia?

Queste sono solo alcune delle possibili domande che con l’aiuto di un professionista ricevono una risposta.


POSSIBILI SCOPI DELL’INTERVENTO FAMIGLIARE

Può essere utile chiedere degli incontri per riuscire, in un luogo neutro, a dare un significato o osservare attraverso “nuova” modalità una difficoltà relazionale, emotiva e/o cognitiva.

Insieme si potranno valutare molteplici strategie, scegliere quella che sembra essere la migliore, provare ad attuarla misurando i progressi famigliari dove gli esperti si trovano nel gruppo stesso: psicologo o psicoterapeuta, maestri della tecnica/ del metodo/ dell’educazione mentre i genitori lo sono in riferimento al loro ruolo e per la conoscenza del proprio figlio.


COLLOQUIO CONOSCITIVO E PERCORSO FAMIGLIARE

Gli incontri, di prassi avvengono con cadenza quindicinale, sono coperti da segreto professionale e vengono condotti “senza giudizio”. Certo, è vitale, avete letto bene, gli psicologi e gli psicoterapeuti, per loro formazione, devono imparare a “NON” giudicare.

Servono circa tre/quattro incontri per comprendere la difficoltà o la problematica descritte, presentare la strategia seguita fino al momento presente e provare, insieme, a formulare un piano da attuare, durante il percorso, per raggiungere l’obiettivo o provare nuove strategie.


Che differenza c’è tra consulenza, supporto e terapia famigliare?

CONSULENZA FAMIGLIARE

Si compone di incontri, che di solito hanno cadenza settimanale, della durata di circa 50-60 minuti e si strutturano in circa 2/3 colloqui al massimo, cui possono partecipare l’intera famiglia o anche solo uno o due componenti. L’obiettivo è fornire indicazioni pratiche volte al superamento delle difficoltà per un miglioramento della “vita” famigliare.

È una relazione che tende ad aiutare e favorire il proseguo della “convivenza” e il benessere dell’intero nucleo.

Al termine del percorso di consulenza famigliare o le difficoltà sono state superate e tutte le “relazioni” sono rientrate nella normalità o se così non fosse si possono valutare due possibili alternative: SUPPORTO o PSICOTERAPIA FAMIGLIARE.

SUPPORTO FAMIGLIARE

Se si sceglie di propendere verso questo percorso psicologico, agli incontri è preferibile la presenza del nucleo familiare intero, anche se è comunque possibile ammettere alla partecipazione uno solo o due componenti. L’intervento in oggetto prevede una strutturazione dettagliata, solitamente durante i primi colloqui si definisce un obiettivo, si delineano le risorse, si individuano le difficoltà interne alla relazione o al nucleo e si stabilisce anche la durata che in genere prevede circa una decina di incontri con cadenza settimanale o quindicinale.

TERAPIA FAMIGLIARE

Questo intervento si propone di risolvere le difficoltà interne al nucleo (di un singolo o del “gruppo”) con la partecipazione di tutta la famiglia. Durante questo percorso le persone saranno ascoltate, verrà riconosciuta e normalizzata la loro difficoltà o la problematica che riportano. Non bisogna “incolpare” nessuno né trovare il “colpevole” ma confrontarsi in una modalità il più aperta possibile per riuscire a trovare collaborando tutti insieme una strategia volta al benessere a tutto tondo. Anche la famiglia, così come il singolo, ha le proprie risorse interne ma quando si discute da troppo tempo, soprattutto se contemporaneamente sono presenti difficoltà a relazionarsi, spesso si perdono di vista le risorse positive o, addirittura, si pensa che non siano più presenti, aspetto invece solo da “rispolverare” e ritrovare.

La famiglia deve avere la volontà di collaborare, altrimenti anche semplicemente la presenza della difficoltà di un solo componente si potrebbe ripercuotere su tutto il nucleo.

La famiglia è un gruppo sempre in divenire, è una risorsa per tutte le persone, durante tutto il percorso della vita e le sue fasi, bambini, adolescenti ed adulti, perché l’uomo è un animale sociale e ha bisogno di creare relazioni extra personali ma anche di avere una base sicura cui rifugiarsi nei momenti di bisogno o dove “esultare” e ridere dei traguardi raggiunti nella propria vita.

 

Bibliografia:

Alberto Pellai, 2018, Zitta! Le parole con cui fare pace con la storia da cui veniamo. Ed. Mondadori.

Fabio Veglia, 1999, Storie di vita: narrazione e cura in psicoterapia cognitiva. Ed. Bollati e Boringhieri.

Fabio Veglia, 2005, Manuale di educazione sessuale. Interventi e percorsi. Vol. 2. Ed. Centro Studi Erickson.

 

Dott.ssa Federica Ciocca

Psicologa e psicoterapeuta

Riceve a Torino, in provincia ed online

 

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