Famiglia e bambini

I miei genitori non accettano che io abbia una relazione con un non credente.

Samantha

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Cari dottori, sono in una situazione davvero esasperante.
Ho 22 anni, vengo da una famiglia di cristiani e da ormai due anni sto con un ragazzo non credente.
A differenza dei ragazzi che ho sentito e frequentato in precedenza, con lui ho avuto tutte le mie prime esperienze, anche il mio primo rapporto sessuale, senza forzature, semplicemente perché volevo, perché sentivo e sento tutt'ora che lui è il ragazzo con cui vorrei passare la mia vita. È maturo e responsabile, cose che più di tutto mi hanno convinta a donarmi a lui.
Questo i miei non lo accettano, sanno che abbiamo avuto rapporti perché hanno invaso la mia privacy leggendo conversazioni private, perché avendo loro nascosto la relazione per un anno (sapevo che non volevano per me un fidanzato non credente e perciò volevo parlargliene quando la relazione sarebbe stata abbastanza solida, ma mi hanno battuta sul tempo e ancora non so come) non si fidano di me ed essendo i miei genitori hanno il diritto di vegliare su di me.
Da quando l'hanno saputo ovviamente il rapporto già complicato si è logorato, è come se avessi ucciso loro la vecchia me e in realtà io fossi un'assassina.
Lui continua a rimanermi accanto, con i miei che mi vietavano cose che le persone della mia età fanno da sempre, come star con lui e gli amici a capodanno, andare al mare insieme, o dormire a casa sua.
So che i miei lo fanno per proteggermi, ma ho 22 anni, ora lavoro e porto soldi a casa, mi sento dire che non lo rispetto, che non me ne frega nulla della famiglia, che faccio solo le cose come voglio io.
In realtà voglio loro molto bene e non sono andata via di casa per questo, lavoro sempre, anche quasi tutti i festivi, esco poco per poter lavorare e do parte del mio stipendio a loro per la casa perché ci vivo anche io. Questa situazione mi sta logorando, dopo un anno sembrava si stesse ammorbidendo, ma ora che è uscito fuori l'argomento capodanno hanno ripreso a fare storie, addirittura vorrebbero venire a prendermi all'una sotto casa dell'amica da cui festeggeremo.
Non accettano che io dorma fuori casa se non non per necessità, e io dormo fuori casa ogni weekend per motivi di lavoro, perché dove lavoro è lontano da casa e non ho trasporti comodi per il weekend. Ovviamente per loro dormo da un'amica...
Sia io che lui abbiamo parlato più volte con loro ma le loro motivazioni riguardano la religione, e per questo non riescono ad accettare la cosa, nemmeno dopo aver visto che il mio ragazzo nonostante tutte queste assurdità per me c'è sempre.
Loro sono contro la convivenza, cosa che lui vuole assolutamente prima del matrimonio. Io mi trovo a metà tra i due, costantemente, con lui sto bene ma in casa vivo malissimo, ho due sorelle più piccole che amo infinitamente e penso a loro quando nella testa mi dico "basta, vado a vivere da sola".
Mi sento impazzire, non so più con chi parlare.

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Samantha,


mi permetto di darti del tu vista la giovane età.


Immagino debba essere proprio difficile vivere questa situazione, in mezzo a due corde che tirano ognuna nella propria direzione: genitori da una parte e il tuo fidanzato dall'altra.


Diventare adulti non è mail facile. Non è facile per te, che ti trovi a dover scegliere, sapendo che qualsiasi direzione prenderai farai star male qualcuno; non è facile per i tuoi genitori che (ipotizzo) forse hanno difficoltà in questo momento a vederti grande, e quindi capace di scegliere per se stessa; non è facile per il tuo ragazzo, che c'è e continua ad esserci affrontando che la pensa diversamente da lui


Mi concentrerei su una cosa: cosa vuoi tu? di cosa hai bisogno tu? e seguirei quella strada. Non è facile, ma puoi farcela!


Un saluto.


 

Gentile Samantha,


potrebbe esserti molto utile in questo momento della tua vita parlare con uno psicoterapeuta che possa aiutarti a chiarirti le idee.


Mi sembra che il vero problema, più che il non essere credente del tuo ragazzo, sia per te trovare spazio e autonomia dai tuoi genitori.


Tieni presente che preoccuparsi per i figli non vuole dire invaderne la privacy. Come sottolinei tu giustamente, hai già ventidue anni, non sei più minorenne e non è più un loro compito vegliare su di te, non così, sicuramente non leggendo le tue conversazioni private né vietandoti di stare con il tuo ragazzo o con i tuoi amici. Proteggere i propri figli, al contrario, vuol dire fidarsi di loro e permettergli di fare liberamente le loro scelte.


Mi sembra prioritario per te trovare i tuoi spazi e questo non significa non voler bene alla tua famiglia né tantomeno non rispettare i tuoi genitori. Credo che potrebbe essere funzionale a questo fine, ancora prima della convivenza, valutare l’idea a cui tu stessa hai pensato di andare a vivere da sola.


 

Cara Samantha, 


Per come lo descrivi è un argomento molto delicato in famiglia e una situazione non facile per te. 


Ti consiglio di trovare uno psicologo/psicoterapeuta (forse meglio se con un approccio sistemico relazionale) che ti possa aiutare ad attraversare queste difficoltà. In questo percorso scoprirai bene qual’è il tuo punto di vista e quali sono i tuoi bisogni. Partendo da questi cercherete i modi per far capire a tutti la tua posizione provando di non ferire nessuno, e potrai capire meglio qual’è la miglior cosa da fare per te. 


Rimango a tua disposizione se hai qualsiasi dubbio. 


 

Ciao Samantha


credo che la religione conti poco nel tuo problema, mi pare più un atteggiamento possessivo dei tuoi genitori. Puoi fare con calma un discorso ai tuoi dove ribadisci i tuoi principi e ti prendi le tue responsabilità anche difronte alla sfera sessuale senza ipocrisie e sotterfugi. La cosa importante è il rapporto col tuo fidanzato. È con lui che devi stabilire modalità e obiettivi di relazione senza mortificare le tue convinzioni e le tue credenze.


 


 

Cara Samantha,


capisco che la sua situazione sia piuttosto complicata e si percepisce la profonda lacerazione che sta vivendo provando a tenere insieme diversi aspetti della sua vita: il suo amore e la sua famiglia. Sembra una ragazza molto responsabile e amorevole nei confronti dei suoi affetti. Peccato che i suoi genitori non possano vedere la bella persona che hanno contribuito a crescere. Se nella sua comunità religiosa c'è un sacerdote ecc. di sua fiducia e di fiducia della sua famiglia, potrebbe chiedere di poter fare da mediatore. Se non fosse così, non vedo altra strada che essere fedeli a se stessi, qualunque cosa questo significhi. Se la lacerazione continuasse ad essere troppo dolorosa, si faccia aiutare da un professionista a tenere insieme i pezzi, fuori e dentro di lei.


Un caro saluto.


 

Buongiorno Samantha, 

la sua situazione è comprensibilimente difficile da gestire in quanto si trova impossibilitata a vivere con serenità la sua relazione sentimentale per il mancato appoggio necessario dei suoi genitori.
Lei riesce a mettersi nei panni dei suoi genitori e capisce le motivazioni del loro atteggiamento ma non riceve altrettanta comprensione per la sua condizione.

È legittimo che si senta a disagio e abbia bisogno di un supporto per gestire al meglio questa situazione difficile.

Le consiglierei di richiedere di intraprendere un percorso psicologico per capire come gestire al meglio questa fase della sua vita e ricercare delle soluzioni condividisibili anche dai membri della sua famiglia che le permettano di stare meglio.

Resto a disposizione.

Carissima, il Suo racconto mi ha fatto pensare alla storia di Pinocchio. Il cammino verso l'autonomia spesso richiede di tagliare il cordone psichico e ciò non vuol dire allontanarsi, ma decidere a quale distanza porsi emotivamente nelle varie situazioni di vita, ovvero scegliere in modo consapevole. Pinocchio non arriverà mai a scuola, ma diventerà lo stesso un bambino, anche attraverso le proprie scelte sbagliate incontrando delle figure che gli consentiranno di crescere. Le indicherei di rivolgersi a uno psicologo della Sua zona per farsi aiutare in questo momento di disagio. Eventualmente potrebbe valutare con i suoi genitori un percorso famigliare per migliorare la comunicazione tra di voi. Un cordiale saluto. 

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